#30O Ancona – Se vivere è un lusso, la pace è finita
In 10mila alla manifestazione regionale nella giornata di sciopero generale di venerdì 30 ottobre
A distanza di un anno, da quell’inizio autunno segnato dalla sollevazione al fianco della resistenza palestinese, che nelle Marche videro per ben due volte il porto assediato nell’ondata di mobilitazioni del Blocchiamo tutto, le piazze di Ancona sono tornate a tracimare, travolte ancora da una straordinaria partecipazione popolare di massa.
Sono probabilmente trascorsi più di vent’anni dall’ultimo corteo convocato in occasione della proclamazione di uno sciopero generale, nell’arco mattutino, che poteva vantare presenze così numerose come quelle che hanno affollato le strade del capoluogo venerdì 30 ottobre.
Una giornata iniziata presto con lo stato d’agitazione nelle scuole e nelle università: ad Ancona studentesse e studenti si sono dati appuntamento davanti al liceo artistico Mannucci, da dove, insieme al collettivo Metropolis, hanno raggiunto il concentramento della manifestazione regionale in corteo.
Uno sciopero studentesco che ha investito licei e istituti della città, nonostante gli ormai attesi tentativi di ostruzionismo e intimidazione da parte di presidi e dirigenti, come verificatosi al liceo Galilei.
Come pure il resto della regione, grazie allo sforzo di coinvolgimento e attivazione dei collettivi che animano gli Studenti Autorganizzati Marche, da Fano a Porto San Giorgio, da Macerata a Jesi, passando per Fabriano.



“Le monde est à nous”: una componente, quella giovanile e studentesca, assolutamente protagonista con un compatto e gioioso spezzone di testa – che seguiva le sole delegazioni sindacali Usb e delle altre formazioni di base.
Una buona adesione quella riscontrata nei luoghi di lavoro, una dinamica di astensione che si è diffusa trasversalmente fra ambiti e settori diversi della quale si poteva ritrovare traccia nelle differenze di composizione e nel carattere popolare della dimostrazione di protesta.
Alla partenza si è voluto tributare un omaggio nel ricordo di Sofiane Boutraa e Kabir Mohidul, coinvolti nel recente drammatico incidente a Fincantieri, le ultime vittime di sfruttamento e precarietà non più tollerabili. Un minuto di silenzio che si è tramutato in un grido collettivo di dolore e rabbia, che pretende giustizia.
“Contro economia di guerra e carovita” recitava lo striscione di apertura, racchiudendo il nucleo di motivazione politica centrale che ha mobilitato le migliaia di persone che da piazza Ugo Bassi, quartiere Piano, ha proseguito fino in centro città.
Subito dietro quello studentesco, lo spezzone sociale aperto dai Csa Marche, che con una formula evocativa hanno voluto restituire espressione al movimento generazionale che si sta rivoltando contro quella “grammatica d’oppressione” che non intende più riconoscere.
Gruppi informali, associazioni e semplici cittadini: un forte messaggio antimilitarista e di ferma opposizione alle guerre globali per la supremazia occidentale perduta, una persistente testimonianza collettiva di solidarietà con il popolo palestinese e con tutti i popoli oppressi nella lotta per liberazione e autodeterminazione.



In piazza anche comitati che si battono per la tutela ambientale e la salvaguardia del territorio, come attivisti Stop Edison da Jesi e militanti di Fermiamo il disastro ambientale da Falconara Marittima, “per generalizzare la mobilitazione contro guerra e fossile”. Uno spazio, quello dell’iniziativa a difesa dei territori, cruciale in una regione sconvolta dallo scandalo della speculazione sulla ricostruzione post-terremoto.
Una dozzina di carrelli vuoti hanno sfilato in corteo, a simboleggiare la lotta contro il carovita che nel meridione ha assunto i contorni di una battaglia civile, di popolo.
All’altezza della rotatoria di piazzale Italia, i carrelli vuoti, incatenati fra loro, hanno formato una ‘barricata contro il carovita’ chiudendo l’accesso a via De Gasperi e bloccando la viabilità cittadina, già congestionata.
Prima del termine del corteo anche un’azione di sanzionamento della sede locale di Banca d’Italia.
La manifestazione si è sciolta lentamente in piazza Stamira, che alcune centinaia di giovani e giovanissime hanno deciso spontaneamente di presidiare oltre la conclusione ‘ufficiale’, continuando a bloccare la circolazione e la partenza degli autobus dalla fermata adiacente.
Un blocco stradale improvvisato, che è dimostrazione, anche alle latitudini di provincia, di una diffusa disponibilità a mobilitarsi, prendere parte ad azioni dirette di massa, confliggere.










