Scuola e università

Scuola: allarme psicosi e messaggi falsi nelle chat

La strategia della paura per spegnere la voce degli studenti

In queste ore si sta registrando un fenomeno inquietante e diffuso in numerose regioni d’Italia, dalle grandi aree metropolitane fino a territori come le Marche e diverse province del Centro-Nord.
Nelle chat studentesche e sulle piattaforme social circolano con insistenza messaggi allarmanti, dal tenore esasperato e violento: appelli a compiere incendi nelle scuole, minacce di stupri, bande di migranti con machete che dovrebbero assaltare le scuole o scendere in piazza e altri testi di questo tenore.

Si tratta, è bene ribadirlo con forza, di messaggi totalmente falsi, strumentali e fabbricati ad arte.
Una vera e propria operazione di disinformazione volta a generare un clima di terrore e psicosi collettiva, che sta avendo pesanti ripercussioni sulla vita quotidiana delle comunità scolastiche.
Analizzando il contesto, appare evidente come questi contenuti falsi non siano semplici atti di goliardia o bravate isolate, ma rispondano a una precisa strategia di delegittimazione.

Da giorni le scuole e le piazze italiane sono attraversate da un grande fermento: migliaia di studenti stanno mobilitandosi spontaneamente per esprimere il proprio dissenso, discutere, occupare, creare spazi di confronto e rivendicare i propri diritti.

È proprio questo protagonismo giovanile, vivo, radicale e radicato nella realtà dei territori, che queste campagne di terrore mirano a depotenziare.
Diffondere il panico associando la protesta studentesca al clima di terrore vuole screditare la spontaneità e la legittimità delle mobilitazioni, trasformando agli occhi dell’opinione pubblica un movimento di protesta politica e sociale in un mero pericolo per l’ordine pubblico.

In questo modo si fornisce un ulteriore e comodo pretesto alle autorità e alle forze dell’ordine per giustificare una presenza ancor più massiccia, pervasiva e invasiva attorno agli istituti scolastici e nelle piazze.
La militarizzazione del controllo sociale trova così una sponda perfetta nella paura alimentata da questi messaggi fabbricati ad hoc.
Città blindate, comitati per l’ordine e la sicurezza convocati d’urgenza e una cappa di sospetto preventivo finiscono per soffocare il diritto a manifestare e a esprimere il dissenso.

È fondamentale non cadere nella trappola della paura e smascherare la natura strumentale di questi contenuti.
Di fronte a chi tenta di criminalizzare il dissenso giovanile attraverso la fabbricazione del terrore, è necessario smascherare queste operazioni che hanno la sola conseguenza di giustificare un controllo poliziesco sempre più stretto sulla scuola e sulla società.

I giovani dopo molto tempo sono tornati protagonisti e sono riusciti a far sentire la loro voce, non hanno di certo bisogno di badanti, guardie e men che meno carcerieri.

Eventi in programma