Data center, la nuova colonizzazione delle big tech
Il 10 ottobre a Milano si è svolta la prima manifestazione nazionale. L’intervista a Enrico Duranti, Comitati Stop Data Center Lombardia
(Nella foto di copertina la manifestazione Stop data center il 2 ottobre scorso a Rho)
Dalla manifestazione nazionale del 10 ottobre a Milano alle proteste negli Stati Uniti, crescono le mobilitazioni contro i data center: i complessi che ospitano server, sistemi di archiviazione, apparati di rete e impianti di raffreddamento.
Per funzionare hanno bisogno di elettricità, connessioni in fibra ottica, sistemi di sicurezza e, a seconda delle tecnologie impiegate, acqua per il raffreddamento.
In alcune parti del territorio italiano, come nell’hinterland milanese è chiaro che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sta producendo velocemente trasformazioni materiali profonde.
Nell’interesse di chi si sta costruendo tutto questo?
E’ chiaro chi ne ricava profitto, ma i costi ambientali e sociali su chi ricadono?
Al territorio ospitante rimane da fare i conti con l’occupazione del suolo, le nuove opere elettriche, le trasformazioni urbanistiche, il rumore opprimente e la pressione sulle risorse energetiche e idriche.
Sabato 10 ottobre 2026, in piazza della Scala a Milano, comitati territoriali e cittadini si sono mobilitati contro la proliferazione dei data center in Lombardia – dopo il corteo a Rho la settimana precedente, il 2 ottobre – chiedendo di fermare le nuove autorizzazioni fino a quando non saranno disponibili regole chiare, valutazioni complessive degli impatti e strumenti effettivi di partecipazione pubblica.
La domanda sollevata in piazza è semplice e diretta: la trasformazione dei territori in piattaforme per l’economia digitale risponde ai bisogni delle comunità che li abitano oppure esclusivamente alle strategie di espansione dei grandi gruppi tecnologici internazionali?
Ne parliamo con Enrico Duranti, uno dei portavoce del Comitati Stop Data Center Lombardia
– Ascolta l’intervista
