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Il primo sciopero del mondo della cultura

L’agitazione venerdì12 giugno – L’intervista a Federica Pasini, del collettivo “Mi Riconosci?”

Il 12 giugno 2026 il mondo della cultura italiana ha scritto una pagina nuova della propria storia.
Per la prima volta lavoratrici e lavoratori di musei, biblioteche, archivi, teatri, editoria, spettacolo e produzione culturale hanno incrociato le braccia in uno sciopero generale nazionale per denunciare precarietà, salari insufficienti, esternalizzazioni e mancanza di tutele.
Una mobilitazione che ha attraversato l’intero paese, coinvolgendo decine di città e numerose istituzioni culturali, dai musei statali alle biblioteche civiche.
Lo sciopero, promosso da diverse organizzazioni sindacali e sostenuto da associazioni di categoria, rappresenta il punto di arrivo di anni di denunce sulle condizioni del lavoro culturale in Italia.

Al centro delle rivendicazioni vi sono il riconoscimento della dignità professionale di chi opera nel settore, l’aumento delle retribuzioni, il contrasto alla precarietà e alle false partite IVA, la re-internalizzazione dei servizi culturali e maggiori investimenti pubblici nella cultura.

“Mi Riconosci?”, associazione nata per dare voce alle professioniste e ai professionisti dei beni culturali e per denunciare fenomeni come il lavoro povero, gli abusi del volontariato sostitutivo e la progressiva svalutazione delle competenze culturali è la realtà che più a contribuito alla costruzione della mobilitazione. Negli ultimi anni l’associazione è diventata uno dei principali punti di riferimento nel dibattito sul lavoro culturale in Italia.

In questa intervista Federica Pasini, attivista di “Mi Riconosci?” , racconta le ragioni dello sciopero, le criticità strutturali che attraversano il settore e le prospettive di una mobilitazione che chiede non solo migliori condizioni di lavoro, ma anche un diverso modello di gestione e valorizzazione della cultura.
Perché dietro i numeri di un comparto che genera miliardi di euro ogni anno esistono migliaia di lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente riconoscimento, diritti e dignità.

– Ascolta l’intervista

Il sito dell’associazione ‘Mi riconosci?’

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