La nuova Asia occidentale dopo la guerra imposta all’Iran e il memorandum
Dopo le violazioni dell’intesa e la ripresa degli attacchi Usa seguiti dalla reazione iraniana contro le basi militari nel Golfo, una nuova fase di stallo – L’intervista a Lorenzo Forlani, giornalista freelance e analista politico
Siamo giunti al quarto giorno consecutivo di bombardamenti statunitensi contro la repubblica islamica dell’Iran, che ha reagito colpendo le basi militari Centcom nel Golfo.
La ripresa degli attacchi è avvenuta nell’ultimo giorno delle cerimonie funebri per l’Ayatollah Khamenei, quando la linea ferroviaria che collega Teheran e Mashhad è divenuta obiettivo dell’aggressione Usa, in violazione dei termini del memorandum of understanding e profanando il periodo di lutto per le esequie solenni della guida suprema.
Con la tumulazione a Mashhad, città natale di Khamenei, si sono concluse le celebrazioni durate sei giorni che hanno attraversato l’Iran, da Teheran passando per Qom, fino a raggiungere le città sacre di Karbala e Najaf in Iraq. I funerali solenni del capo politico e spirituale iraniano, a cui hanno preso parte milioni di persone, sono stati al contempo una sfida vinta sotto il profilo logistico-organizzativo – una sfida complessa considerati i rischi per la sicurezza – e una dimostrazione di forza e compattezza da parte della repubblica islamica.

Prima della ripresa delle ostilità, gli Usa e i paesi del Golfo avevano contravvenuto ad un’altra clausola del memorandum, quella relativa all’amministrazione dello stretto di Hormuz nei primi 60 giorni.
L’Irgc (Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica) ha reagito con colpi di avvertimento, dichiarando chiuso lo stretto al transito navale. Gli Usa hanno replicato annunciando nuovamente il ‘blocco del blocco’ (con Trump che ha già smentito la proposta del supposto pedaggio del 20%, ndr), che a livello militare non sono in grado di garantire, perché la flotta statunitense staziona a una considerevole distanza dall’istmo, fuori dal raggio di azione delle difese iraniane.
‘La guerra che trasforma‘, la guerra imposta all’Iran, ha senza dubbio radicalmente trasformato l’Asia occidentale, ha sconvolto gli equilibri nell’area del Golfo e ha visto emergere una nuova potenza – non solo – regionale, quella rappresentata dalla repubblica islamica, capace di stabilire un’equazione di deterrenza che non ha precedenti, così come i contenuti del memorandum riflettono inequivocabilmente.

L’Asse della Resistenza, l’alleanza politico-militare delle milizie e dei gruppi armati che combattono Israele e l’occidente, formatasi per tramite della Forza Quds, è espressione della proiezione dell’influenza iraniana nella regione.
Alti rappresentanti persiani nel corso di questi ultimi mesi non hanno mai mancato di riaffermare come “la risoluzione dei fronti aperti dalle forze della Resistenza”, dal Libano all’Iraq, dallo Yemen alla Palestina, fosse tema essenziale nell’approccio negoziale.
E’ dentro questa cornice che va interpretata la centralità della questione libanese, menzionata non a caso al primo punto del memorandum.
Attorno al cessate il fuoco nel paese dei cedri si è sovrapposto un canale diplomatico parallelo intrapreso dagli Stati Uniti, che per le autorità libanesi sta assumendo i contorni di una capitolazione davanti alle pretese israelo-americane. Una complicazione nel disegno diplomatico iraniano, ma che poggia sulle fondamenta fragili offerte da un governo ormai di fronte all’anticamera di una guerra civile, e da un esercito che non può e non vuole procedere al disarmo di Hezbollah.
Hezbollah che si è dimostrato ancora una volta capace di respingere il tentativo di invasione israeliana, anche attraverso l’utilizzo di soluzioni tecnologico-militari – come i droni FPV a fibra ottica – che hanno sorpreso l’esercito occupante privo di difese: le perdite sioniste sono ingenti, solo da fonti ufficiali sono un migliaio, potrebbero essere anche il triplo.



Pubblichiamo la prima e la seconda parte dell’intervista di approfondimento insieme a Lorenzo Forlani.
La terza puntata verrà pubblicata nei prossimi giorni – Ndr
– Ascolta l’intervista a Lorenzo Forlani, giornalista freelance, analista politico esperto di Libano e Asia occidentale
[Prima parte]
[Seconda parte]

