25 aprile. Contro la guerra, partigiani e disertori
Le iniziative militanti nelle Marche nell’81° Festa della Liberazione
“Il 25 aprile, la Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo, per noi non è mai stata una celebrazione vuota, un esercizio di memoria una volta l’anno. Il senso profondo e vero di questa giornata vive nella capacità di tenere insieme la Resistenza di ieri con le lotte di oggi.”
Una giornata densa di appuntamenti militanti nelle Marche, quella dell’81esimo anniversario della Liberazione d’Italia dal nazifascismo. Fin dal mattino momenti di ricordo collettivo dei combattenti partigiani: a Pergola, Squola Spa ha preso parte prima alle celebrazioni ufficiali in piazza IV Novembre e poi recandosi autonomamente in piazzale Marko Petrovic e Carlo Giuliani, davanti al cippo in onore del partigiano jugoslavo della ‘Metaurense’. Lo Spazio Autogestito Arvultura e Senigallia Antifascista si sono ritrovati in località San Silvestro, Senigallia presso la lapide che omaggia Aldo Camoranesi della Brigata Gap di Ancona, dietro allo striscione “Il 25 aprile è la festa della Liberazione ma non per questa amministrazione”, contestando la giunta comunale.



A Civitanova Marche l’Officina Popolare Jolly Roger ha convocato la commemorazione al cimitero comunale; oltre ai fazzoletti rossi, bandiere della Palestina e un drappo “Palestina libera”, a ribadire come quei valori di libertà e autodeterminazione vivano oggi nelle esperienze di resistenza in Asia occidentale.
“Contro guerre e genocidi, Partigiani e Disertori”, questo recita lo striscione che ha aperto la passeggiata resistente fino al memoriale per il disertore e partigiano Umberto Cerretani, organizzata dal Csa Officina Trenino a Porto San Giorgio.
“Resistenza è stata anche rifiuto di obbedire. Oggi quella memoria è attuale: di fronte a guerre che non ci appartengono, la diserzione è una scelta politica. Oggi la guerra non è più “alle porte”, è già dentro le nostre vite. Mentre il mondo assiste al genocidio in Palestina e alle bombe Israeliane e Usa contro Libano e Iran, anche le nostre città diventano ingranaggi di un’economia di guerra, sacrificando territori e comunità agli interessi dell’industria bellica e alle speculazioni legate all’industria del fossile.
Eppure, proprio come allora, c’è chi diserta la propaganda di guerra e prova a inceppare i meccanismi attraverso la costruzione di conflitti sociali capaci di spezzare il fragile consenso governativo e l’immobilismo delle opposizioni.
La Resistenza continua ogni volta che scegliamo di non essere complici”.



Le strade di Fano si sono riempite di centinaia e centinaia di persone, tutte riunite dietro allo striscione “Fano è Partigiana! Contro guerra e riarmo”. Sotto al comune, punto di partenza del corteo, la parte istituzionale, dai numeri miseri e che da sempre vive la giornata come un momento dovuto da far durare il meno possibile, ha tentato di schierare la polizia per tenere alla larga il corteo vero, lo spezzone sociale fatto di uomini e donne, studenti e studentesse: tentativo andato a vuoto.
Dopo i primi interventi il collettivo femminista Sisters on the block ha distrutto degli elmetti militari comunicando un messaggio chiaro: “odia le guerre ama le lotte!”
Il percorso, seppur breve, è stato animato da interventi e cori, carico di contenuti e azioni simboliche come quando tutte e tutti hanno stracciato le cartoline precetto per la leva militare al grido “disertiamo le vostre guerre”, su iniziativa degli Studenti Autorganizzati Marche. La conclusione al monumento ai caduti della Resistenza, senza proseguire fino a quello in memoria delle vittime di tutte le guerre, rifiutando ogni velleità di equiparazione.
Qui c’è stato l’incontro e l’abbraccio simbolico con il partigiano di 104 anni Giacomo Serrani a sancire quel filo rosso che lega le lotte per la Liberazione di ieri a quelle di oggi.
“La diserzione delle centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi, che dopo l’8 settembre rifiutarono la guerra e scelsero la lotta partigiana vive nel rifiuto delle guerre e del genocidio di oggi.
Il sacrificio di chi ha rischiato tutto per la Libertà ieri, vive nella determinazione di chi sa che solo con le lotte possiamo fermare le guerre imperialiste di oggi. Lo spirito di chi ha scelto di schierarsi ieri, vive nella scelta, ferma e risoluta, di chi decide di disobbedire alla propaganda di guerra e di sabotare i suoi ingranaggi oggi.
La decisione di prendere le armi ieri per liberarsi vive nella consapevolezza che solo il conflitto e la mobilitazione sociale possono liberarci oggi.”



A Pesaro un corteo resistente organizzato dai collettivi antifascisti della città “contro fascismo e imperialismo”, partecipazioni sociali ai cortei cittadini a Fabriano, con il Laboratorio Sociale Fabbri, e a Jesi, dietro lo striscione dello Spazio Comune Autogestito Tnt “Contro guerre e genocidi Noi non ci arruoliamo”.
Nel pomeriggio a Falconara Marittima l’ormai tradizionale appuntamento di cultura popolare alternativa e antifascista, il FalKatraz Festival, giunto alla sua diciannovesima edizione.
Un gran concerto di giovani band emergenti del territorio, laboratori della falegnamoteca, banchetti artigiani, graffiti a cura della Jassart sulla “murata che resiste”, interventi di MusicaEmotiva, dell’associazione Ipazia, di Fermiamoildisastroambientale.
“Non sappiamo se alla vigilia della ripartenza della Flotilla la storia si ripeterà, se saremo ancora in grado di bloccare tutto. Sappiamo che non possiamo restare indifferenti, complici, e che la nostra resistenza inizia però da qua, dai nostri territori, nel nostro quotidiano, nelle lotte del presente che noi vogliamo ispirate a quelle del passato.
Perchè oggi essere solidali con Gaza significa andare oltre il pur giusto sostegno alle iniziative umanitarie di la, significa fare qualcosa di molto pratico e concreto di qua: è tempo di ricomporre le mobilitazioni contro la crisi climatica, a difesa dei territori, e contro l’economia di guerra, a partire dai nodi più specifici e concreti, e dalle rivendicazioni più urgenti e materiali. Essere partigiani. Parteggiare. Non complici, ognuno come può e secondo le sue forze e possibilità può opporsi, resistere, ribellarsi, rifiutarsi di essere complice… come ci diceva Wilfredo Caimmi.”






