I volti della guerra: il rischio ecologico
Le ferite degli ecosistemi nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico. Intervista ad Emanuela Fanelli, biologa e professoressa associata dell’Università Politecnica delle Marche
(Nell’immagine di copertina la ‘Spiaggia Rossa’, Sahel Sorkh, sull’isola di Hormuz. Il suolo ricco di ossido di ferro, dopo piogge intense, genera uno spettacolare fenomeno naturale / AP)
La guerra non causa soltanto uccisioni di uomini e donne, crisi energetica e instabilità economica.
Produce anche un danno ambientale profondo, spesso invisibile, che nel caso del conflitto in Asia Occidentale colpisce il mare, gli ecosistemi e la biodiversità marina del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi strategici nella logistica di una fetta importante del pianeta.
Negli ultimi mesi bombardamenti, attacchi a petroliere, affondamenti di mercantili, esplosioni, navi ancorate e acque minate hanno acceso l’allarme tra biologi marini, climatologi ed esperti ambientali.
Secondo diverse analisi internazionali, l’aumento degli incidenti navali e della presenza militare sta amplificando il rischio di sversamenti petroliferi, contaminazione delle acque, inquinamento acustico causato dai sonar militari e distruzione di habitat estremamente fragili, dove vivono specie vulnerabili.
Al centro del conflitto nell’area c’è lo Stretto di Hormuz, attraversato da traffici che coinvolgono circa un quinto del petrolio mondiale e da una quota fondamentale del gas naturale liquefatto globale: lo stretto è oggi anche un punto critico dal punto di vista ecologico.
Le tensioni geopolitiche hanno già provocato incidenti ambientali e dispersioni di idrocarburi, mentre numerosi studi segnalano che il prolungamento della situazione attuale potrebbe avere conseguenze durature sugli ecosistemi marini dell’intera regione.
Per comprendere meglio quali siano gli effetti ambientali di questo conflitto sul mare e sugli equilibri biologici del Golfo Persico, ne parliamo con la professoressa Emanuela Fanelli, biologa e professoressa associata dell’Università Politecnica delle Marche, esperta di cetacei, ecosistemi marini e impatti ambientali.
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