Contro il saccheggio dell’Albania
La natura antisistemica del movimento che osa sfidare il potere – Intervista con Valeria Parracino, coordinatrice progetti Celim in Albania
Le immagini dello scorso 30 maggio quando una guardia di una compagnia privata ha portato via un manifestante sotto gli occhi della polizia albanese immobile hanno scoperchiato una realtà densa di contraddizioni e di tensioni irrisolte.
Nell’area protetta di Pishë Poro-Narta, nel delta del fiume Vjosa, nella zona di Zvërnec a nord di Valona, dal mese di aprile sono iniziati lavori che hanno devastato le dune costiere, habitat naturali di grande valore ecologico e scaricato tonnellate di cemento per aprire strade e cantieri, circondati da filo spinato.
Nel mese di maggio sono iniziate le proteste contro questi lavori “propedeutici” alla costruzione di resort e complessi di lusso.
Già a partire dal 2020 il tentativo di costruzione dell’aeroporto internazionale di Valona aveva interessato i luoghi dell’area protetta all’interno di uno scenario legislativo tutto incentrato sulla facilitazione a poter violare le aree protette a favore di investimenti per il turismo extra lusso: la legge speciale sugli investimenti strategici del 2015 e le modifiche a febbraio 2024 della legge sulla aree protette vanno esattamente in questa direzione con il risultato che proprio le aree protette diventano le più minacciate da speculazioni immobiliari extra lusso travestite da investimenti per il paese.
Da quel 30 maggio nel paese delle aquile si è prodotto e si sta producendo qualcosa di particolarmente interessante. La battaglia a difesa di un luogo si è trasformata in un tempo brevissimo in una protesta generale e generalizzata contro un intero sistema di potere, incarnato dal partito socialista di Edi Rama al potere come dal partito democratico di Berisha all’opposizione.
Un movimento autonomo e trasversale che tiene insieme e amplifica allo stesso tempo lotte per pensioni e salari, contro la precarietà lavorativa e abitativa, contro un modello di sviluppo incentrato solo sul turismo di lusso e la ricchezza per pochi, contro la corruzione e la paura.
Uno degli slogan principali delle manifestazioni che si fanno sempre più numerose e radicali, è “Domani di più”, a sottolineare la natura propulsiva e complessiva di una lotta, di un movimento reale contro il saccheggio, la privatizzazione e la svendita del paese.
A fronte di tutto questo la risposta governativa appare scomposta quanto grottesca.
Il primo ministro Edi Rama in tentativi tanto ridicoli quanto preoccupati tenta di screditare le mobilitazioni parlando di lotte finanziate da greci, serbi e russi fino ad arrivare ad accusare l’Iran di condurre in Albania una “guerra ibrida”.
Tentativo di delegittimazione in Albania da parte del governo e dei media che va di pari passo con il silenzio assordante dei media italiani su quella che rappresenta una delle più grandi mobilitazioni degli ultimi decenni. Nonostante questo, comunque, la diaspora albanese in Italia ha organizzato e continua a organizzare momenti di piazza in solidarietà e complicità con le lotte dall’altra parte dell’Adriatico.
Di tutto questo abbiamo parlato con Valeria Parracino, coordinatrice dei progetti Celim (Centro Laici Italiani per le Missioni) in Albania.
– Ascolta l’intervista
