Lavoro

Fincantieri Ancona, una tragedia dentro la filiera degli appalti

Sfruttamento, precarietà e insicurezza all’origine della morte di Sofiane Boutraa e del grave ferimento di un altro operaio

La morte di Sofiane Boutraa e le gravissime condizioni del collega riaprono una questione che nelle aziende della cantieristica navale ad Ancona non è nuova: quella della sicurezza dentro la lunga catena di appalti e subappalti.
La tragedia è arrivata poco dopo le ore 22.00 di martedì 29 settembre, quando nello stabilimento Fincantieri al porto di Ancona il turno non era ancora finito.
Una fiammata ha investito i due lavoratori impegnati all’interno di una nave in costruzione: Sofiane Boutraa, 55 anni è morto per le ustioni riportate, il collega Kabir Mohidul è rimasto gravemente ferito ed è ricoverato in situazione critica al Centro grandi ustionati di Pisa.

Il giorno successivo il cantiere si è fermato, per 8 ore di sciopero su due turni, principalmente si sono fermati i lavoratori diretti di Fincantieri per chiedere più sicurezza, formazione e un ripensamento dell’organizzazione del lavoro.
Gli altri operai, quelli delle ditte di subappalto, sono rimasti fuori, sapendo che per due giorni si sarebbe parlato dell’incidente e poi sarebbero tornati a lavorare alle solite condizioni.

La dinamica dell’incidente è ancora oggetto di indagine e la procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e lesioni colpose gravissime.
Ma c’è una domanda che va oltre la dinamica della fiammata che ha travolto i due operai: in che condizioni e con quali tutele si lavora all’interno del cantiere, vanto del capoluogo marchigiano?

Intanto va ricordato che Fincantieri è un gruppo industriale, da tempo quotato in borsa, il cui principale azionista è CDP Equity S.p.A. che detiene il 64,79% di Fincantieri. CDP Equity è interamente controllata da Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nel 2025 Fincantieri ha acquisito da Leonardo la divisione Underwater Armaments & Systems (UAS), confluita nella società Fincantieri WASS Submarine Systems e che, da come si legge nel sito web, ha come settori di competenza: sistemi di difesa subacquei, soluzioni complete con tecnologie acustiche e di rilevamento, progettazione e realizzazione di siluri pesanti e leggeri, sistemi di difesa antisiluro destinati a proteggere mezzi subacquei e di superficie, sistemi sonar innovativi per applicazioni militari e civili, sistemi di lancio per siluri e contromisure per navi e sommergibili.
Una storia del gruppo sempre più lontana dalla costruzione di navi.

Al cantiere di Ancona i dipendenti diretti di Fincantieri sono meno di un quarto rispetto a quelli delle ditte in subappalto: nello stabilimento ci sono 755 dipendenti Fincantieri, mentre i lavoratori delle ditte esterne possono arrivare a circa 4.000 unità. Il sistema degli appalti e subappalti, in sé, è a “norma di legge” però produce una filiera talmente lunga e frammentata da rendere difficile capire chi abbia realmente il controllo delle condizioni di lavoro, del rispetto dei diritti dei lavoratori, dei salari, della formazione, dei tempi e delle procedure di sicurezza.

Un sistema che produce sicuramente una certezza: tanto sfruttamento.
Tanti lavoratori delle ditte esterne raccontano di lavorare 6 giorni su 7, di non avere gli straordinari, di non avere le ferie.

Riportare direttamente dentro Fincantieri i lavoratori oggi impiegati dalle aziende esterne può garantire sicurezza?
Lavorare dentro una nave in costruzione è un mestiere ad alto rischio: lavori a caldo, saldatura, taglio dei metalli, movimentazione di materiali pesanti, lavori in quota, rumore, polveri, sostanze chimiche e, soprattutto, spazi strettissimi dove in estate tutto è bollente.
La sicurezza non può essere considerata soltanto una questione di dispositivi individuali.
Un casco, una maschera, una tuta ignifuga o un paio di guanti sono indispensabili, non bastano se l’organizzazione complessiva del lavoro ha creato lavoratori di serie a, serie b e serie c.

Come si esce da questa situazione che produce morti e sfruttamento?
Non c’è una ricetta preconfenzionata e definitiva, in tutti questi anni non sono state utili le denunce, non lo sono state le vertenze sindacali. Ma sicuramente il primo passo, tanto urgente quanto necessario, è bloccare il meccanismo malato dei subappalti che produce sfruttamento, precarietà e insicurezza.

Eventi in programma