Le responsabilità politiche dell’Unione Europea verso il petrolstato azero e la multinazionale Socar
Pollution & Genocide #2 – Intervista con Teresa Di Mauro, verso il 14 giugno a Bruxelles
Alla vigilia della partecipazione dalle Marche alla manifestazione del prossimo 14 giugno a Bruxelles, sede della Commissione e del Parlamento Europeo, riproponiamo un secondo focus a cura del Laboratorio Falkatraz per Fermiamo il disastro ambientale dopo la recente intervista con Linda Maggiori.
“Anche se viviamo in territori lontani dai bombardamenti la guerra è intorno a noi. La guerra arruola le nostre vite, le nostre risorse, le nostre città. La guerra espropria beni e ricchezze dirottati dai bisogni sociali alle casse dei produttori di armi, delle lobby del fossile e delle big tech. La guerra piega la cultura e l’informazione alla sua propaganda. La guerra uccide, distrugge e nel contempo trasforma, impone la sua economia, cambia il mondo sulla base delle strategie di sopravvivenza ed espansione dei capitali e dei mercati.” (La guerra che trasforma)
Con Teresa Di Mauro contestualizziamo la nascita del petrolstato azero dal crollo dell’Unione sovietica alle attuali complicità dell’Unione Europea e del governo Meloni, il farsi di una dittatura dinastica del fossile tra guerra e nuove rotte dell’oil&gas, il ruolo del nuovo Ceo di API/IP in quota Socar e tanto altro, che coinvolge direttamente i nostri territori e non solo.
Teresa Di Mauro è una giornalista indipendente. Lavora principalmente tra il Caucaso meridionale e l’area mediterranea, occupandosi di questioni sociali e di genere, migrazioni e crisi climatica. Collabora con la Rai, la Radiotelevisione svizzera internazionale e L’espresso, oltrechè con Voice Over Foundation, coautrice del cortometraggio ‘The gas propaganda‘ sul Tap in Puglia.
“In questa lotta asimmetrica dobbiamo unire i territori colpiti dalle nuove rotte dell’oil&gas dalle Marche contro la raffineria Api alla Puglia contro il raddoppio del Tap passando per la dorsale adriatica del gasdotto tra Abruzzo e Emilia Romagna e oltre, su per il centro mitteleuropeo. Vanno ricomposte le mobilitazioni contro la guerra, in solidarietà verso la Palestina, quelle ecologiste e contro la crisi climatica nei punti reali di conflitto materiale che emergono qui ed ora, e per il prossimo futuro. Possiamo opporci alla guerra e nel contempo cominciare a costruire un futuro diverso. Le strategie di guerra ricalcano le strategie del fossile: con la guerra la crisi climatica è stata totalmente oscurata e le lobby del fossile hanno ripristinato centralità, potere e ampi margini di azione. Le catene del fossile attraversano i nostri territori: li occupano, li devastano, ma sono anche alla portata delle nostre azioni. Opporsi all’arruolamento nella guerra significa immediatamente dare centralità alle mobilitazioni e alle azioni contro le catene del fossile, riaffermare con la pratica l’urgenza dell’uscita dal fossile attraverso modelli energetici decentrati, compatibili con l’eco-ambiente e controllabili dal basso. Sostegno al genocidio in Palestina e alla politica estera di Trump e Nethanyiau, mantenimento dei parametri economici di austerity, politiche di riarmo e blocco del green new deal, nuovi finanziamenti alla guerra di Zelensky e smantellamento imposto delle ultime forme di welfare state nazionale. Urge inchiodare la Commissione Europea alle proprie complicità e responsabilità specifiche e generali, a partire dall’approvazione dell’acquisizione Socar del gruppo Api/Ip dello scorso febbraio, che ha legittimato il Golden Power governativo dello scorso marzo, di cui ancora attendiamo e pretendiamo la desecretazione e pubblicazione delle prescrizioni, dopo oltre tre mesi.”
– Ascolta l’intervista con Teresa Mauro
