Abusi di poliziaRepressione

Dopo l’uccisione di Fakir, il tempo della rabbia e della rivolta a Bologna

L’intervista con Federico, Actamedia Bologna

Il 19 luglio a Bologna nel quartiere Pilastro viene ucciso da due agenti di polizia un uomo di quarantadue anni, Fakir Abderrahim. Nelle ore successive si diffonde un video girato dai residenti in cui si vedono i due poliziotti sopra il corpo ammanettato dell’uomo che cerca di divincolarsi prima di spirare.
Inutile il tentativo di rianimazione avvenuto troppo tardi, quando Fakir ha già smesso di respirare ed ha mani e piedi legati e il volto tumefatto e irritato dallo spray al peperoncino.

Quel video inizia a circolare fino a diventare virale e viene condiviso anche da Actamedia, un canale di informazione autonomo e indipendente che da subito assume un ruolo centrale, dando spazio al grido di giustizia dei familiari e raccontando da dentro le manifestazioni partecipate e determinate che hanno attraversato Bologna negli ultimi giorni.

Il periodo successivo all’omicidio di Fakir infatti è il tempo della rabbia e della rivolta di chi abita le periferie dove troppo spesso l’unico volto delle istituzioni è incarnato dalle forze di polizia e dove abusi e razzismo sono all’ordine del giorno. Lunedì 20 luglio, il giorno dopo l’omicidio, c’è la prima grande manifestazione con migliaia di persone che riempono piazza Nettuno per poi partire in corteo dove i partecipanti esprimono l’indignazione collettiva rimanendo in strada fino a tarda notte.

Quella stessa notte si è tenuto un importante sciopero dei lavoratori dell’interporto di Bologna lanciato dal Si Cobas in cui sono stati bloccati i cancelli e fermati per ore i camion con le merci.
Il 22 luglio c’è stata un’assemblea molto partecipata in Bolognina organizzata da collettivi e realtà cittadine e per ultimo domenica 26 luglio di nuovo migliaia di persone si sono riversate in strada, questa volta al Pilastro, per chiedere verità e giustizia per Fakir.

In queste giornate di lotta erano presenti tanti giovani e tanti migranti di seconda o terza generazione, molti e molte delle quali avevano animato le lotte dell’autunno scorso contro il genocidio in Palestina, oggi come allora il sentimento di ingiustizia e la voglia collettiva di resistere ancora attraversano Bologna e le nostre città. Dentro queste giornate di lotta è nata la proposta di un’assemblea nazionale a Bologna il 12 settembre per ampliare la mobilitazione contro abusi di polizia e razzismo di stato.
Di questo abbiamo parlato con Federico di Actamedia.

– Ascolta l’intervista

Il sito di Actamedia

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