Storie di disagio abitativo: la Senigallia che (non) si vede

Il comunicato dello Spazio Autogestito Arvultura

Dall’inizio della pandemia come Spazio Autogestito Arvultura, abbiamo organizzato uno sportello sociale che si occupa anche del problema della casa. Ultimamente abbiamo seguito due casi ben rappresentativi di una Senigallia che non si vede, un pezzo di città fatto soprattutto d’immigrati, ma non solo, la quale vive spesso una condizione economica-sociale precaria e difficile.

Una giovane coppia residente a Senigallia da più di due anni, lavori precari con contratti a termine, lei incinta di nove mesi. In primavera si trovano senza casa e una conoscente compagna di un senigalliese cui è intestato l’affitto di un piccolo appartamento, offre loro una sistemazione in una soffitta di pochi metri quadrati chiedendo in cambio una cifra leggermente sotto i 400 euro, ovviamente in nero.

Segnaliamo la situazione ai servizi sociali ma senza esito. Per fortuna la signora, che nel frattempo ha partorito, trova una sistemazione molto precaria nella minuscola abitazione della madre che vi convive con il compagno. Nel frattempo nell’altra abitazione vengono “alloggiati” sempre subaffittando altri due immigrati. Per fortuna alla fine la coppia riesce a trovare una casa in affitto, togliendosi da questa situazione difficile.

Una pratica diffusa in città, quella del subaffitto in nero – soprattutto a stranieri, perché più ricattabili – che molti conoscono ma di cui pubblicamente nessuno parla. E le istituzioni fanno orecchie da mercante.

Ancora più delicata l’altra vicenda: famiglia d’immigrati, residente da più di due anni, con quattro minori a carico, una con problemi di salute. Lui fa lavori precari. Ricevono uno sfratto esecutivo perché il proprietario vuole riprendersi l’appartamento nel quale la famiglia abitava da due anni, grazie ad un contratto di comodato d’uso gratuito e ovviamente, l’affitto in nero, non più pagato da sei mesi.

Visto che di mezzo ci sono ben quattro minori – relazionandoci con i servizi sociali a conoscenza della vicenda – si riesce a fare rinviare lo sfratto allo scorso 2 luglio. La mattina ci presentiamo davanti al portone, dove poco dopo arrivano l’ufficiale giudiziario, la funzionaria dei servizi sociali, il proprietario con l’avvocato, due rappresentanti della Caritas e due agenti della Digos.

Inizialmente il clima è teso, ma alla fine si riesce a trovare un accordo per dare tempo fino il venerdì alla famiglia di traslocare per un breve periodo presso una struttura ricettiva al Brugneto trovata dai servizi sociali e nel frattempo si proverà a cercare un’alternativa.

Fin qui la cronaca. Scusate la lunghezza. Ora però alcune considerazioni:

Sappiamo che Senigallia è una città la cui economia è incentrata sul turismo. Esiste un mercato immobiliare, dove imperversa la scelta di affittare l’eventuale secondo appartamento di proprietà ai turisti e lasciarlo libero fuori stagione. Al massimo si affitta, spesso in nero, da settembre a maggio alla famiglia di turno, il più delle volte immigrata, ma anche giovani o persone sole, per poi mandarle via all’inizio dell’estate.

L’edilizia pubblica è ridotta al minimo. Uno scenario che va avanti da anni, di fronte al quale l’amministrazione comunale di turno poco o nulla fa. Certamente non si hanno molti strumenti ma alcuni interventi si potrebbero fare. Per esempio utilizzare una parte del bilancio comunale per il welfare municipale, peccato che il Governo Meloni ha cancellato il finanziamento del fondo affitti destinato alle famiglie che hanno difficoltà economiche. I soldi poi venivano dirottati alle Regioni le quali a loro volta li distribuivano ai Comuni.

Nonostante questo, però, un fondo affitti si potrebbe mantenere, è una questione di volontà politica. La giunta del capoluogo regionale – stessa maggioranza della nostra – ha recentemente deliberato 245.000 euro, consistenti in 500 euro per chi ha affitti inferiori a 700 euro e un ISEE inferiore a 13.894.

Certamente una cifra una tantum sa di elemosina, ma c’è chi fa peggio. Infatti, chi governa la nostra città ha pensato bene di eliminare 15.000 euro dalla voce “fondo affitti”. Intanto però appartamenti di lusso sul mare vengono su come edera. Di nuovo, questioni di scelte politiche, di dove investire i soldi pubblici. Noi pensiamo che vadano investiti sul sociale a cominciare dal rifinanziamento del fondo affitti.

Spazio Comune Autogestito Arvultura

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