No Tav – Saremo dappertutto. Eravamo dappertutto
L’intervista a Stefano del movimento No Tav dopo la manifestazione di sabato 25 luglio e le giornate di mobilitazione in occasione del Festival Alta Felicità
Con queste “parole d’ordine” il movimento No Tav aveva annunciato la marcia verso i cantieri della devastazione dello scorso sabato 25 luglio. E così è stato.
Una giornata di lotta determinata che è riuscita a portare le ragioni di una battaglia trentennale fin dentro i quattro cantieri, anche quello di Chiomonte considerato un fortino inespugnabile.
Quello che è ne seguito in termini di propaganda del conformismo politico e mediatico che ha ormai raggiunto livelli strutturali, ricalca in gran parte copioni già visti e rivisti, ma mostra, in contro luce, anche aspetti importanti.
La retorica dell’attacco allo stato, rinvigorito anche ieri dalle parole di Mattarella, dimostra, a saper leggere tra le righe, come la realtà, nei fatti, sia capovolta: è lo stesso stato, in tutte le sue declinazioni, politiche, giudiziarie e amministrative a non voler fare un passo indietro rispetto ad un’opera, il Tav, che viene ritenuta sempre più inutile e obsoleta, in tutte le sue varianti di progetto, oltre ad essere devastante nel suo impatto ambientale e sociale.
La difesa per principio dell’opera, portata avanti negli anni dai governi di tutti i colori, dimostra la sua natura tutta politica, legata a chi decide sui territori, a chi può decidere dello sviluppo di un determinato territorio.
La resistenza e la lotta della comunità valsusina, una comunità politica, sociale ed umana, non certo solamente geografica o territoriale, deve essere spezzata, perché ne val del prestigio e dell’autorità dello stato e del suo monopolio ad imporre la decisione.
La vendetta, quella più immediata, si è consumata fin da lunedì, quando migliaia di persone sono state identificate e perquisite all’uscita del campeggio, ma già sabato pomeriggio centinaia di persone erano state sottoposte a identificazione di massa, tramite foto e video, alla stazione di Bruzolo.
Tra le migliaia di persone identificate, a due cittadini tedeschi entrambi di vent’anni il giudice ha disposto l’arresto in carcere con il meccanismo della flagranza differita.
Il movimento No Tav, nella conferenza stampa di lunedì a seguito della schedatura di massa, ha risposto come sempre, rivendicando le giornate di lotta e sottolineando come l’obiettivo delle azioni sono i cantieri, non le persone che li difendono che d’altronde stanno diventando sempre più forze di occupazione in quei territori.
La lotta in Val Susa si allarga e rilancia. Per il tre ottobre il movimento ha organizzato una grande marcia popolare nella bassa Val Susa, tra Sant’Ambrogio e Avigliana, in quei territori che saranno interessati da una pesante devastazione ambientale, fatta di decine di chilometri di nuovi cantieri.
E’ proprio di questa mattina la notizia che il prefetto di Torino, attraverso lo strumento delle ordinanze, neanche pubblicate tramite gli appositi canali istituzionali, ma appese ai pali della luce, ha vietato il campeggio libero in tutto il territorio di Susa e Bussoleno. Proprio quei territori dove da oggi fino a domenica era previsto un nuovo campeggio No Tav.
Gli organizzatori hanno deciso di spostare il campeggio a Venaus, territorio non sottoposto ad ordinanze fino a quel momento.
A quel punto decine di poliziotti hanno circondato il nuovo campeggio senza nessuna motivazione. Alla fine, per legittimare un abuso di potere puro e semplice, l’ordinanza è stata estesa anche al comune di Venaus.
Alle 16.30 si è svolta una conferenza stampa per denunciare quanto accaduto: “Non ci interessa in questa sede aggiungere nient’altro se non che il campeggio si farà […] Ci vediamo intanto al presidio di Venaus. Se non ci lasciano nessuno spazio, noi saremo ovunque.”
Di tutto questo abbiamo parlato con Stefano, movimento No Tav
– Ascolta l’intervista
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