Internazionale

L’impatto geopolitico e sociale dell’industria turistica

Intervista a Matteo Lupoli, ricercatore e autore di ‘Ecologia e politica del turismo balneare. Natura e lavoro a buon mercato a Rimini e Durazzo’

Nell’ambito della quarta edizione del festival “Imbrattare il futuro”, svoltosi il 3, 4 e 5 luglio 2026 a Porto San Giorgio presso il Csa Officina Trenino 211, è stata ospitata la presentazione del volume ‘Ecologia e politica del turismo balneare. Natura e lavoro a buon mercato a Rimini e Durazzo’ (Orthotes Editrice, Napoli, 2026) alla presenza dell’autore Matteo Lupoli, ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna.

Nel suo lavoro, Lupoli analizza il fenomeno turistico in tutta la sua complessità e ambivalenza.
Se da un lato l’industria turistica è uno dei settori più rilevanti e in espansione dell’economia globale, dall’altro plasma l’identità profonda dei territori attraverso un processo di sfruttamento che si traduce nella precarietà del lavoro, nella privatizzazione degli spazi costieri, nel consumo intensivo di suolo e risorse e nella conseguente marginalizzazione delle comunità residenti, configurandosi come una vera e propria dinamica storica di trasformazione geopolitica e sociale.

L’autore mette a confronto due modelli che rappresentano momenti diversi dello stesso processo storico e territoriale: Rimini (il modello consolidato), che rappresenta la fase matura in cui i meccanismi di sfruttamento e specializzazione dello spazio (come le concessioni balneari) sono ormai così radicati da essere percepiti come “naturali” e strutturali dal tessuto locale; Durazzo (il modello in divenire) rappresenta invece la fase ancora aperta, che permette di osservare le dinamiche di appropriazione costiera e la mobilitazione della forza lavoro nel loro farsi, prima che si stabilizzino in infrastrutture definitive.

Lupoli ha inoltre documentato le imponenti e prolungate proteste scoppiate in Albania a giugno, nate in risposta al via libera del governo di Edi Rama a un progetto turistico di lusso guidato dalla famiglia Trump-Kushner nell’area protetta di Narta e sull’isola di Sazan; un piano che minaccia ecosistemi vergini a favore degli oligarchi dell’edilizia.

Le manifestazioni, inizialmente animate da istanze ambientaliste, si sono presto trasformate a Tirana e Valona in una rivolta sistemica e transgenerazionale.
Oggi il movimento contesta apertamente la corruzione, un modello di sviluppo basato sulla cementificazione selvaggia e, più in generale, trent’anni di duopolio politico.

– Ascolta l’intervista



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