La guerra che trasforma – Il laboratorio
La restituzione dei lavori del laboratorio politico svoltosi sabato 6 giugno presso lo Spazio Autogestito Grizzly di Fano, a cura della redazione di Glomeda.org
Laboratorio politico a cura di Glomeda.org
Sabato 6 giugno – Spazio Autogestito Grizzly, Fano
LA GUERRA CHE TRASFORMA
Per una prospettiva politica autonoma, dentro e contro il regime di guerra
Pubblichiamo le registrazioni audio degli interventi di introduzione al laboratorio politico ‘La guerra che trasforma’, interventi introduttivi che sono frutto della riflessione collettiva interna alla redazione e alla comunità sociale e politica dei Centri Sociali delle Marche, che delineano la traccia della discussione e approfondiscono i temi che si è scelto di condividere e mettere al centro del confronto collettivo ospitato dal laboratorio.
Nei prossimi giorni proseguiremo nella pubblicazione di ulteriori contributi, per restituire l’articolazione tematica e la ricchezza del dibattito.
– L’intervento di Ilaria, Spazio Autogestito Grizzly sulla campagna ‘Don’t touch my Grizzly!’ a difesa dello spazio sociale
– L’intervento di Michele, Glomeda.org
– L’intervento di Paolo, Centri Sociali Marche
La guerra non è e non è mai stata solo un fatto militare, sia essa “tradizionale”, ibrida o cibernetica, sia essa asimmetrica o boots on the ground.
La guerra è un dispositivo molto più complesso rispetto alla sua “semplice” dimensione bellica, che investe profondamente l’agire sociale e le sue relazioni, così come le forme di vita.
La guerra, o meglio, il regime di guerra nel quale a livello globale siamo pienamente immersi, è un apparato totalizzante, un meccanismo totale innescato dalle singole vicende militari, che sta ridefinendo complessivamente la forma del vivere sociale.
Una ridefinizione radicale che sta travolgendo, con intensità diverse ed effetti differenti a seconda delle latitudini, il mondo per come lo conoscevamo fino a pochi anni fa. […]
Proprio in questo scenario di condizionamento profondo, sorge l’urgenza di rivendicare un posizionamento politico e culturale autonomo rispetto allo scenario bellico attuale.
Affermare una postura autonoma non vuol dire rifugiarsi in una neutralità astratta, ma al contrario significa dotarsi di una presa di parola chiara e netta, che sia riconoscibile nella sua radicale incompatibilità, che sfidi l’indicibile e sia capace di misurarsi con la cruda materialità dei conflitti globali in corso e delle conseguenze da questi indotte.
La guerra che trasforma – Per una prospettiva politica autonoma, dentro e contro il regime di guerra
– Il testo di presentazione












