Emergenza e fragilità strutturale: disastro fra Abruzzo e Molise
Crisi ambientale e cementificazione: quando la sostenibilità fa rima con irresponsabilità – Intervista ad Augusto De Sanctis, Forum H2O Abruzzo
(Nell’immagine di copertina l’acqua si riversa violentemente dalla Diga del Liscione dopo che sono state spalancate le paratie, Larino (Campobasso) Molise, 1 aprile 2026)
Abbiamo interpellato Augusto De Sanctis del Forum Abruzzese H2O attorno alle tematiche aperte poste dall’emergenza che ha colpito Abruzzo e Molise tra fine marzo e inizio aprile 2026: una sequenza di eventi – alluvioni, frane diffuse, crolli infrastrutturali – che riporta al centro del dibattito pubblico il tema della gestione del territorio e del consumo di suolo.
L’intervista offre una lettura critica delle cause strutturali che amplificano gli effetti della crisi climatica. Non si tratta solo di “maltempo”, ma di un sistema territoriale fragile, spesso aggravato da scelte urbanistiche e amministrative che continuano a privilegiare nuove edificazioni anche in aree già compromesse.
Si mette in discussione la narrazione della “gestione sostenibile”, evidenziando una contraddizione ormai evidente: mentre si moltiplicano dichiarazioni e piani sulla sostenibilità, prosegue la cementificazione.
Il caso di Vasto diventa emblematico. Secondo i dati contenuti negli atti ufficiali comunali, già oggi il 15% del territorio risulta cementificato o asfaltato, con oltre 9.000 immobili inutilizzati. Nonostante questo, sono previsti ulteriori interventi edilizi per decine di ettari.
Le associazioni di difesa ambientale abruzzese in questi giorni hanno denunciato una situazione “irresponsabile”, aggravata da criticità idrogeologiche già manifeste: frane diffuse, allagamenti ricorrenti e aree ad alto rischio. Il quadro si inserisce in una dinamica più ampia che riguarda l’intera costa adriatica abruzzese e non solo.
Località come Martinsicuro presentano percentuali di suolo consumato che sfiorano il 33%, a fronte di una media nazionale intorno al 7%. In territori già esposti ad erosione costiera e all’innalzamento del livello del mare, la prospettiva di nuove costruzioni – anche di grande impatto – appare in evidente contrasto con qualsiasi strategia di adattamento climatico.
Dalla cronaca degli eventi più recenti – come il crollo del ponte sul fiume Trigno durante la piena – a un’analisi strutturale che chiama in causa pianificazione urbanistica, trasparenza amministrativa e responsabilità politica.
Emerge una domanda di fondo: è possibile continuare a costruire come se nulla fosse, in territori già fragili e sempre più esposti agli effetti della crisi climatica?
Si restituisce una disamina supportata da dati e allo stesso tempo molto chiara con atti ufficiali e casi concreti, dove la riflessione invita a superare “l’emergenzialità” dell’evento singolo che va considerato come il risultato di scelte precise, scellerate e perpetrate nel tempo.
– Ascolta l’intervista con Augusto De Sanctis, Forum Abruzzese H2O
