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Asktasuna resiste. In 60mila alla manifestazione contro lo sgombero

La cronaca del corteo nazionale “Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”

Decine di migliaia di persone hanno partecipato sabato 31 gennaio alla manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

In tantissime e tantissimi hanno raggiunto il capoluogo piemontese, una straordinaria partecipazione, più forte delle intimidazioni, della militarizzazione e della blindatura della città. Blocchi e controlli serratissimi a tutti i varchi di accesso, già dalle giornate precedenti. Sono state quasi ottocento le identificazioni compiute presso stazioni ferroviarie, caselli autostradali, strade urbane ed extraurbane, all’aeroporto di Caselle.

Tre maxi spezzoni, partiti rispettivamente da Porta Susa, Porta Nuova e Palazzo Nuovo, si sono ingrossati attraversando la città prima di riunirsi all’altezza di Piazza Vittorio Veneto; tre distinti cortei che si sono ricongiunti in un’imponente fiumana umana sul lungo Po, da dove la manifestazione è proseguita fino al quartiere Vanchiglia, procedendo per Corso San Maurizio, prima di deviare il percorso. L’obiettivo: dirigersi verso lo stabile di Askatasuna, raggiungere il civico 47 di Corso Regina Margherita.

Qui i manifestanti sono stati raggiunti da un fitto lancio di lacrimogeni. La testa del corteo ha reagito con il lancio di petardi e fuochi d’artificio, mantenendo la posizione, fronteggiando un ingente schieramento di forze dell’ordine. I manifestanti hanno poi respinto le cariche della polizia e l’avanzata di una dozzina di mezzi blindati.

I militanti hanno resistito fino a costringere le forze dell’ordine a indietreggiare e a subire una controcarica. Cassonetti e barricate in fiamme, assaltato e bersagliato con materiale pirotecnico e lancio di oggetti lo sbarramento di mezzi militari. Un blindato della polizia ha preso fuoco. Dopo duri scontri e prolungati fronteggiamenti la manifestazione è rimasta compatta nonostante le provocazioni, i caroselli di automezzi, gli idranti e i lanci di lacrimogeni ad altezza uomo e a poca distanza. Il corteo ha infine proseguito per Corso Regio Parco prima di terminare in Corso Novara.

Per oltre due ore, è stato messo in crisi un possente dispositivo poliziesco che da un mese opprime un intero quartiere e che sabato ha messo sotto assedio l’intera città.

Sul fronte repressivo si contano ventiquattro denunce, tre arresti, trenta fogli di via, dieci avvisi orali e sette divieti di accesso ai locali pubblici. I tre arrestati sono stati scarcerati, due destinatari dell’obbligo di firma e uno della detenzione domiciliare.

Quella di sabato a Torino è stata una grande, determinata risposta di massa all’intollerabile repressione da stato di polizia, al restringimento degli spazi di libertà e d’espressione nello stato di guerra.

Una giornata di riaffermazione collettiva della legittimità del conflitto sociale.

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