Io non ti credo più
Pubblicato il report annuale di Antigone su giustizia minorile e IPM. L’intervista a Sofia Antonelli, ricercatrice e curatrice del report
E’ di recente pubblicazione il report di Antigone su giustizia minorile e istituti penali per minorenni chiamato “Io non ti credo più”. Dal rapporto emerge il fatto che non siamo di fronte ad un’esplosione di criminalità giovanile, ma ad una criminalizzazione dei giovani che va avanti da tempo dentro una cornice securitaria in cui spesso vengono utilizzati casi di cronaca per creare emergenze e indicare nemici da cui doversi difendere.
Queste narrazioni fomentano un sentimento diffuso di insicurezza che ha molto a che fare con la percezione e molto poco con la realtà, traducendosi a livello normativo in strumenti repressivi come i decreti sicurezza, il decreto Rave e il decreto Caivano che colpisce i giovani con effetti molto pesanti.
Il decreto Caivano è entrato in vigore ad ottobre 2023 dopo un grave fatto di cronaca e il report di Antigone ci mostra gli effetti a distanza di pochi anni dalla sua approvazione.
Per la prima volta si registra una situazione di sovraffollamento negli IPM, non perché sono aumentati i reati giovanili ma perché molti comportamenti che una volta rientravano in un ambito di gestione educativa ora trovano solamente una risposta repressiva e penale, questo nel paese più anziano d’Europa.
Il report pone l’attenzione su tanti aspetti di criticità che vanno dall’utilizzo preoccupante di psicofarmaci tra i giovani detenuti alla gestione delle rivolte negli istituti di pena tra cui quelle avvenute al Beccaria.
Particolare importanza viene data alla situazione dei minori stranieri non accompagnati che sono sovrarappresentati all’interno della popolazione carceraria giovanile, non perché commettano un maggior numero di reati ma perché sottoposti ad un ulteriore processo di criminalizzazione, basti pensare alle narrazioni sui “maranza” e sulla musica trap. I minori stranieri non accompagnati hanno più probabilità di finire negli istituti di pena anche perché finiscono con facilità in contesti di marginalità dopo la fuoriuscita da percorsi di accoglienza sempre più smantellati e costruiti su una logica emergenziale che spesso crea esclusione anziché integrazione.
– Di questo abbiamo parlato con Sofia Antonelli, ricercatrice di Antigone e curatrice del report.
