Hormuz scandisce il tempo dell’economia globale
Geopolitica, energia e mercati. Intervista a Valentina Marzioni, ‘The Lady In Finance’
Macroeconomia e scenari globali si intrecciano in questa intervista a Valentina Marzioni, conosciuta online come ‘The Lady In Finance’, professionista nel mondo dell’asset management e brand developer.
Lavora ogni giorno tra finanza tradizionale e digital asset, parallelamente, svolge attività di divulgazione e formazione sui temi della finanza decentralizzata e dell’innovazione economica.
In un dialogo inconsueto con una figura che opera a queste latitudini, approfondiamo uno dei nodi più critici posti dal conflitto in Asia Occidentale: il choke point dello stretto di Hormuz e l’impatto globale che ne consegue. Secondo Mohsen Khezri, docente alla London School of Economics, lo stretto, ora sotto controllo militare da parte dell’Iran, è “l’orologio economico della guerra”.
Se lo shock petrolifero è già realtà, dentro una crisi energetica ben più grave di quella del 1979, la prosecuzione delle ostilità sta causando ripercussioni sulle catene di approvvigionamento industriale, determinando una sfida globale che dall’energia investe per intero i flussi di produzione e consumo fino a mettere in discussione la sicurezza alimentare.
Una crisi, quindi che non resta confinata al piano geopolitico, ma si riflette direttamente sull’economia mondiale, influenzando andamento dei mercati e politiche monetarie.
Se da un lato le banche centrali in Europa e negli Usa devono far fronte a condizioni di stagflazione, che manifestano l’estrema vulnerabilità occidentale; dall’altro, la strategia di pianificazione economico-finanziaria della Cina, unita al suo potenziale di influenza politica – come dimostrato dagli stretti rapporti con la repubblica islamica – le permette di assorbire gli effetti della crisi e riaffermare la sua posizione di dominanza globale.
– Ascolta l’intervista (realizzata il 26.03.26)
