Un 8 marzo contro patriarcato e guerra
La cronaca delle piazze femministe nelle Marche
Fano, Ancona e Pesaro. Le tre città più popolose delle Marche, domenica 8 marzo, hanno visto scendere in strada centinaia di donne in corteo. Mobilitazioni che hanno messo al centro la lotta al patriarcato e alla guerra. In un contesto internazionale sempre più segnato dalla guerra combattuta sul campo, le piazze di domenica hanno espresso il netto rifiuto della propaganda bellica e della corsa al riarmo, in Italia come in Europa.
“Femministe contro le guerre imperialiste” era lo striscione in testa al corteo di Pesaro.
“Se il governo ci vuole arruolate, noi rispondiamo con la diserzione allo stato di guerra”, una rivendicazione che ha risuonato costantemente negli interventi e nei cori delle manifestanti.
Tre cortei che hanno visto partecipazione attiva e protagonismo da parte di tante giovani, studentesse e studenti.



Dal capoluogo alle due città della provincia pesarese, la necessità di una presa di parola pubblica per rivendicare diritti, bisogni e desideri di chi vive l’oppressione di genere.
Nel corso dei cortei le studentesse hanno denunciato con forza i tentativi di impedire l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, mentre trasformano i luoghi della formazione e del sapere in caserme attraverso un mascherato ma ormai palese indottrinamento all’obbedienza e alla pacificazione, in un contesto di costante militarizzazione.
Se “NO!” vuole davvero significare “No!”, la questione del consenso libero e autodeterminato non può ridursi a merce di scambio elettoralistica o appiattirsi su contenuti che acriticamente ricalcano posizioni che non esprimono altro al di fuori di interessi di bottega dentro una polemica parlamentare di piccolo cabotaggio.



“Fight like a girl” era il messaggio che apriva la manifestazione di Fano.
Non uno slogan identitario, ma una necessità di immaginare e praticare percorsi di lotta autonomi che sappiano tenere insieme istanze femministe, lotte sociali per i diritti e le libertà, nel quadro della battaglia complessiva contro lo sfruttamento.
Slogan, cori e cartelli che dimostrano presa di coscienza del momento storico che viviamo: il tentativo continuo e costante attraverso decreti legge, pacchetti sicurezza, ddl antisemitismo, di costruire uno stato di polizia, silenziando il dissenso e mettendo in discussione la libertà di manifestare.
Una giornata internazionalista al fianco della Resistenza delle donne palestinesi, che lottano, ogni giorno, contro il genocidio e la pulizia etnica.
“Donna, vita, libertà” per sottolineare la complicità e la solidarietà con le donne iraniane, protagoniste di battaglie contro il regime teocratico e ora costrette a difendersi dalle bombe di Usa e Israele che i media occidentali definiscono strumento di “liberazione”.
Piazze anticapitaliste che hanno avuto la capacità di denunciare il legame inscindibile tra patriarcato e capitalismo nelle nostre società.
A Fano il corteo si è concluso con un messaggio che è già un’indicazione politica e una consapevolezza precisa: non è certo con l’introduzione di nuovi reati che strumentalizzano di nuovo i corpi delle donne, non è certo con il reato di femminicidio e con l’ergastolo che si batte e combatte la violenza patriarcale.
Solo l’autonomia delle lotte delle donne e delle giovani potrà costruire percorsi di libertà contro la cultura del possesso e della subordinazione al dominio classista e patriarcale.















