Sabotare l’assenza
Tre testi palestinesi, per una lettura di parte, in grado di restituire voce a chi è sistematicamente silenziato, di Libreria Indipendente Sabot
(Nell’immagine di copertina ‘I’m still alive’, opera dell’artista gazawi Maisara Baroud, ndr)
Il gruppo di lettura della Libreria indipendente Sabot, realtà nata e cresciuta all’interno dello Spazio Autogestito TNT di Jesi, ha scelto negli ultimi mesi di dedicare un ciclo a tre testi di autori e autrici palestinesi.
Da sette anni la nostra selezione non è mai stata neutrale, proprio come lo spazio dal quale nasce questa esperienza. Il progetto della libreria muove proprio dalla volontà di approfondire tematiche sociali e geopolitiche, connettendo il desiderio di lettura della realtà di chi attraversa il TNT con l’impegno militante portato avanti dai compagni e dalle compagne.
È giusto che la letteratura e la produzione artistica e culturale siano intrattenimento, ma sappiamo anche come possano acquisire un valore aggiunto diventando strumenti per ripensare e trasformare la realtà, soprattutto quando si intrecciano con un impegno politico e sociale.
Pensiamo che la forza della nostra libreria stia proprio nel suo posizionarsi; in un ambiente culturale che spesso cerca la neutralità e l’equidistanza noi scegliamo di dare visibilità, insieme a molte altre realtà, a ciò che il potere vuole rendere invisibile.
Tornando alla proposta lanciata al gruppo di lettura: scegliendo tre testi contemporanei palestinesi continuiamo ad esprimere il rifiuto verso la narrazione egemone, provando a restituire la complessità e la strenua resistenza di un popolo che da decenni subisce un processo di cancellazione.
Il filo conduttore che ha attraversato queste letture è il concetto di assenza: da ormai settant’anni è proprio questo l’obiettivo strategico di chi vorrebbe cancellare la Palestina dalla storia e dalle mappe.
Questi i tre libri scelti per il percorso di lettura, un diario, un romanzo e un saggio per affrontare la questione da tre diversi punti di vista e attraverso una molteplicità di linguaggi:
- “Diario da Gaza” di Wi’am Qudaih (Tamu Edizioni)
“I tuoi occhi si abituano alla vista del sangue e le tue orecchie alla tragedia delle storie”.
Wi’am Qudaih è una studentessa di diciannove anni della Striscia di Gaza. In Diario da Gaza, scrive mentre tutto intorno crolla. L’autrice racconta la quotidianità dell’assedio dopo il 7 ottobre, tra sofferenza e sogni calpestati. In queste pagine emerge un’assenza brutale: quella di una visione del futuro.
Scrivere diventa per lei l’unico modo per non farsi inghiottire dal vuoto che l’occupazione cerca di scavare intorno alla sua vita.
- “Il libro della scomparsa” di Ibtisam Azem (Hopefulmonster Editore)
Cosa succede quando nella propria vita scompare il nemico? Ibtisam Azem lo racconta immaginando uno scenario distopico dove da un giorno all’altro tutti i palestinesi scompaiono senza lasciare nessuna traccia.
Il romanzo è ambientato a Tel Aviv, la voce narrante focalizza l’attenzione su due personaggi: l’israeliano Ariel e il palestinese Alaa, due amici che vivono nello stesso condominio. Durante il corso della storia conosciamo altri personaggi e i loro sentimenti su quanto accaduto. L’autrice nel corso del testo descrive le reazioni, le ipotesi per spiegare l’accaduto e le prime risoluzioni politiche. Quello che più colpisce è l’assoluta staticità di chi rimane ad osservare e l’estrema crudezza di chi sostiene che si sia risolto un problema.
Torneranno i palestinesi a riabitare le loro terre? “un diritto non è perso finché c’è qualcuno che lo rivendica”: la cancellazione, per quanto desiderata dall’oppressore, non è mai definitiva finché resiste la memoria.
- “Vittime perfette e la politica del gradimento” di Mohammad El-Kurd (Fandango Libri)
Con Vittime perfette Mohammad El-Kurd porta una critica frontale alla narrazione occidentale.
L’autore analizza come i media impongano ai palestinesi di essere “vittime accettabili” per meritare solidarietà.
Ma cosa succede se queste vittime provano rabbia? Se disprezzano l’oppressore?
El-Kurd sottrae al lettore il conforto del pietismo e rivendica per il suo popolo il diritto alla soggettività politica, alla resistenza e alla verità, senza dover chiedere scusa per il proprio dolore.
Allora chiedo ancora: e se le nostre vittime perfette in realtà disprezzassero chi ha ucciso le loro famiglie? […] Questo sentimento velenoso compromette il vostro status di vittima? Riscrive la storia per assolvere il soldato? Giustifica il crimine?
La nostra scelta come libreria Sabot e come Spazio Comune Autogestito TNT è chiara: rifiutiamo di considerare il popolo palestinese solo come un insieme di vittime da soccorrere.
Se l’obiettivo dell’occupazione è produrre assenza — di terra, di diritti, di futuro — la nostra risposta è amplificare la loro presenza.
Leggere questi libri significa allora stare al fianco di chi non accetta di sparire, perché finché c’è una voce che racconta e una comunità che ascolta il silenzio è sabotato!
Libreria indipendente Sabot – Spazio Comune Autogestito TNT
