Se in Calabria il diritto alla salute lo decidono gli Stati Uniti
Il rapporto della regione meridionale con Cuba, tra minacce Usa e servilismo del governo. L’intervista a Claudio Dionesalvi, militante de “La Base” Cosenza
La scorsa settimana il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto si è incontrato con Mike Hammer, l’incaricato d’affari statunitensi a Cuba e Terrence Flynn, il console generale Usa a Napoli.
Sul piatto della discussione il diktat statunitense di interrompere ogni collaborazione con la Repubblica di Cuba. Nello specifico i due funzionari del governo hanno intimato al governatore di interrompere quel programma sanitario che ha visto, a partire dal 2022, la presenza di quattrocento dottori e dottoresse cubane in vari ospedali calabresi.
La sanità calabrese, commissariata dal 2010, in questi ultimi anni ha evitato il collasso completo anche grazie alla solidarietà cubana e all’impegno e alla professionalità dei sanitari inviati in Italia.
La collaborazione tra la regione Calabria e Cuba in materia sanitaria se può sembrare un aspetto marginale e locale, in realtà, nel contesto globale di pressioni, sanzioni ed intimidazioni statunitensi verso tutti i paesi che “collaborano” con l’isola caraibica, assume tutt’altra centralità e rilevanza se contestualizzato nei rapporti, subalterni e servili, tra il governo italiano e quello americano.
– Ne abbiamo parlato con Claudio Dionesalvi, militante de “La Base” Cosenza e collaboratore de Il Manifesto.
