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Pollution & genocide: il ruolo della Socar, nuovo padrone di Api/Ip

La videointervista a Linda Maggiori, giornalista e autrice di inchieste sulla compravendita del gruppo Api/Ip e sul traffico di armi nei porti italiani

“Pollution & Genocide”, come recitava il grande striscione esposto davanti alle grate dei portoni chiusi del ministero delle imprese e del made in Italy a Roma lo scorso 7 marzo, è il titolo della prima di alcune iniziative che ‘Fermiamo il disastro ambientale’ propone verso la diciannovesima edizione del Falkatraz Festival, il prossimo 25 aprile “tra passato e presente, forti delle nostre radici, fermi nelle contraddizioni di oggi”.

Venerdì 10 aprile il Laboratorio Sociale Falkatraz a Falconara Marittima ha ospitato nuovamente Linda Maggiori, giornalista che da tempo segue le vertenze ambientali falconaresi e non, e una delle firme più autorevoli nel denunciare le politiche di riarmo e i traffici di armi dai porti italiani (quello di Ancona compreso) verso Israele.
Recentemente autrice di un primo capitolo di inchiesta sulla vendita di Api/Ip alla multinazionale azera Socar, Linda Maggiori ha trattato il tema dell’ economia di guerra e del business del petrolio: oltre ad aggravare la crisi climatica e a contaminare interi ecosistemi, il petrolio alimenta guerre e genocidi in tutto il mondo”.

Così ‘Fermiamo il disastro ambientale’ ha introdotto i temi dell’incontro:

È il combustibile che muove caccia, carri armati e navi da guerra.
Guerra e capitalismo fossile, traffico di armi e disastro ambientale, porto di Ancona e raffineria di Falconara. Relazioni complesse e constatazioni di fatto che oggi si incarnano nel ruolo geopolitico del nuovo padrone di casa che a breve arriverà
.

La multinazionale di stato azera Socar, che continua a rafforzare la sua penetrazione in Europa, dall’Italia all’Ungheria, e i suoi tanti business con Israele, la Russia, gli Usa, la Turchia, una filiera della internazionale nera del sovranismo, che dietro l’ideologia della presunta difesa degli interessi nazionali, sa curare bene gli affari di pochi sulla pelle di molti…

E in tutto questo insiste l’anomalia di Falconara che non si piega, perché il futuro della nostra città non può decidersi in segrete stanze, perché dobbiamo rompere il silenzio sul golden power calato da oltre un mese, dopo oltre un anno di mobilitazioni.

In pochi mesi hanno permesso la vendita del principale comparto energetico privato nazionale, proprio nel bel mezzo di una crisi energetica internazionale, dell’impennata del prezzo del petrolio, di una deriva inflazionistica annunciata. Senza considerare il processo per disastro ambientale ed altri reati, i riesami in corso all’Autorizzazione Integrata Ambientale, e quelli sulle bonifiche e la messa in sicurezza operativa e in emergenza, che coinvolgono la raffineria di Falconara.

Oggi torniamo a reclamare la desecretazione, almeno di quella parte di prescrizioni che riguardano le giuste e necessarie bonifiche che coinvolgono la raffineria di Falconara: gli interessi privatistici del “segreto industriale” come i diktat della “sicurezza nazionale” di fronte a una guerra non dichiarata, contraddicono la dovuta trasparenza pubblica e costituiscono un grande questione democratica che non può più essere elusa.

Oggi è il momento di ricomporre le mobilitazioni contro la crisi ecoclimatica e a difesa dei territori, e quelle contro la guerra e il genocidio in Palestina, a partire dai nodi più specifici e concreti, e dalle rivendicazioni più urgenti e materiali.
E in questo mese di silenzi da parte delle istituzioni a tutti i livelli, è tempo di rilanciare nuove mobilitazioni.
Questo alla vigilia del nuovo viaggio diplomatico del presidente del consiglio Giorgia Meloni in Azerbaigian.

– Ascolta la videointervista

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