Guerra in Iran. Niente da festeggiare
Una nuova corrispondenza con Minoo Mirshahvalad, ricercatrice in Sociologia dell’Islam presso l’Università di Copenhagen
(Nella foto di copertina la cerimonia funebre di massa delle 165 vittime, alunne assassinate insieme alle loro maestre e al personale, di un raid aereo su una scuola elementare a Minab il 28 febbraio 2026 – NdR)
Ad una settimana dall’attacco di Usa e Israele all’Iran la situazione è tutt’altro che definita e risolta, come ripetono in continuazione i vertici politici e militari dei due paesi.
Se da un lato, ovviamente, non ci sono né certezze né garanzie di come e quando finirà la guerra e di quali saranno gli sviluppi futuri, sia nella repubblica islamica, sia in tutta l’Asia sud occidentale – che in Europa ci ostiniamo a chiamare impropriamente Medio Oriente – dall’altro ci sono alcune linee di tendenza chiare emerse in questi giorni, al di là dell’aspetto “sui campi”.
Fin dal primo momento, e con maggiore intensità, dopo l’uccisione di Ali Khamenei, abbiamo visto come tutti i media occidentali hanno dato grande risalto a quella parte di diaspora iraniana che gioiva non solo per la morte della “guida spirituale”, ma soprattutto per il presunto inizio del processo di liberazione dell’Iran.

Allo stesso modo, pochissimo spazio e legittimazione, all’interno del milieu della diaspora, è stato dato a chi, da sempre al fianco delle lotte e delle rivolte del popolo iraniano, è consapevole, che nessuna guerra imperialista porterà a processi di liberazione ed emancipazione.
In queste settimane sono rimasti inascoltati appelli e prese di posizione che denunciavano, con sempre maggiore forza, la deriva bellica che Usa e Israele, con il silenzio complice dei paesi europei e del Golfo, stavano mettendo in atto.
La totale delegittimazione da parte degli stessi attori istituzionali del diritto internazionale e degli organi sovranazionali, la completa sudditanza e marginalità dei governi d’Europa, sono, di nuovo, una realtà sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo realizzato una nuova corrispondenza con Minoo Mirshahvalad, ricercatrice in Sociologia dell’Islam presso l’Università di Copenhagen, a distanza di un mese dal primo contributo che avevamo raccolto.
– Ascolta l’intervista
