#28F L’opposizione sociale ancora in piazza
Il racconto multimediale della manifestazione contro il decreto sicurezza, i ddl antisemitismo che criminalizzano la solidarietà con la Palestina e le misure di detenzione ed esclusione che colpiscono i migranti in Italia e in Europa
“Blocchiamo il pacchetto sicurezza, Contro lo stato di polizia, solo le lotte liberano”.
Nello striscione d’apertura il senso autentico di questa giornata di piazza.
Opporsi con tutti i mezzi necessari al piano del governo di silenziare e impedire la libertà di lottare con la consapevolezza profonda che solo la potenza del conflitto sociale è in grado di rompere il clima da stato di polizia, che decreto dopo decreto, vogliono imporci.
Lottare, non testimoniare. Sabotare concretamente lo stato di guerra, interno ed esterno.
Disertare la propaganda bellica del riarmo. Costruire l’autonomia dei movimenti.






Il corteo, aperto da studenti e studentesse delle Marche, ha attraversato le vie principali del centro della città. Di nuovo protagonista un mondo giovanile, sempre più bersaglio di questo governo.
Ridurre all’obbedienza scuole e università, controllare e disciplinare gli spazi di socialità e aggregazione, dentro una costante propaganda di guerra. Contro tutto questo, determinazione e consapevolezza della necessità di ricostruire legami sociali di resistenza e disobbedienza, dentro e fuori i luoghi del sapere e della formazione.
In piazza quanti negli ultimi anni hanno rinnovato e sostenuto le mobilitazioni in solidarietà con il popolo e la resistenza palestinese, quella solidarietà collettiva che i disegni di legge di “contrasto all’antisemitismo” in discussione in parlamento vorrebbero messa al bando come già accaduto in Inghilterra e Germania. Insieme alle realtà di base che si battono per i diritti di cittadinanza, che intendono rilanciare l’iniziativa sociale “contro discriminazione e apartheid istituzionale”, opponendosi ai recenti provvedimenti di governo e unione europea in materia di migrazione.
Le notizie gravissime della mattinata, con l’attacco di Usa e Israele all’Iran, la ripresa di bombardamenti massicci sulla Palestina e sul Libano, il tentativo costante di “destabilizzare per controllare” quell’area di mondo, chiariscono, ancora di più, come tutti i provvedimenti repressivi interni siano finalizzati a silenziare l’opposizione sociale allo stato di guerra permanente in cui i governi ci stanno trascinando da tempo.
Una giornata di mobilitazione, quella di ieri nella nostra regione, in continuità, anche se con intensità e partecipazioni diverse, con quelle, che da settembre in poi, hanno bloccato Ancona, il suo porto e le sue strade, con una costante comune: volontà e disponibilità a mobilitarsi, dal basso, in autonomia e con forza, contro governi, nazionali e internazionali, che, con complicità attiva ed enormi responsabilità politiche continuano a portarci in guerra, come se niente fosse, e a restringere diritti e libertà ogni giorno.








































