Fra la quarta e la quinta guerra nel Sud del Libano
Una conversazione con Amel, studente sud libanese che vive in Italia, sul fronte aperto a nord dei territori occupati nel quadro della guerra imposta da Israele e Stati Uniti all’Iran
(Nell’immagine di copertina i funerali di Hassan Nasrallah, terzo Segretario Generale di Hezbollah, Camille Chamoun Sports City Stadium, Beirut, 23 febbraio 2025)
Il 1° marzo Hezbollah ha lanciato sei razzi nel nord di Israele, pochi giorni dopo l’inizio della guerra israelo-americana contro l’Iran. La risposta israeliana è stata rapida, con la dichiarazione di una nuova invasione militare nel sud del Libano, l’obiettivo quello di “eliminare completamente Hezbollah una volta per tutte”. Perché Hezbollah ha scelto di riaprire il fronte libanese?
Molti hanno visto l’azione di Hezbollah come “una mossa suicida e disperata”, specialmente considerando l’intensità della guerra imposta, i problemi interni libanesi e la situazione post-bellica di Hezbollah: tutti questi fattori non supportavano la decisione di entrare in una nuova guerra.
Ma la situazione sul campo negli ultimi quindici mesi, dall’accordo unilaterale di cessate il fuoco del 27 novembre 2024, ha spinto Hezbollah a diventare parte di questa guerra regionale.
Un altro fattore importante è stata l’inevitabilità di una nuova guerra sul fronte libanese; poiché né Israele accetterà che Hezbollah possa rimanere armato ai suoi confini, né Hezbollah, in quanto rappresentante del popolo del Libano meridionale, accetterà che la sua sovranità e il suo territorio rimangano aperti a incursioni israeliane quotidiane, a tempo indeterminato. Così la guerra diventa inevitabile, e l’unica domanda sarebbe stata quando sarebbe avvenuta. Qui, Hezbollah ha scelto di collegare il fronte libanese a quello iraniano nel tentativo di ottenere maggiori vantaggi, di ripristinare l’equazione di deterrenza con Israele, e di riportare lo status del sud del Libano a quello antecedente al 7 ottobre 2023.
Potresti farci un quadro dell’attuale situazione sotto il profilo strategico militare al confine?
Dalle informazioni che è possibile ottenere attraverso i canali di comunicazione indipendente a supporto dell’ ‘Axis of the Resistance’, Hezbollah sta dando una dimostrazione formidabile di resistenza sul campo.
Dall’inizio della nuova guerra, Israele ha mobilitato più di 100.000 riservisti lungo il confine libanese; poi alcune unità sono entrate nei villaggi sulla prima linea del fronte, proprio come accaduto nella guerra del 2024. Nel frattempo, i combattenti di Hezbollah stanno difendendo i loro villaggi contro una nuova invasione di terra, la quinta nella storia del Libano meridionale dopo il 1978, il 1982, il 2006 e il 2024.
Questa volta, sembra chiaro che i sionisti siano determinati a spingersi il più a nord possibile nel sud del Libano e che cercheranno di eliminare qualsiasi presenza militare, civile o politica di Hezbollah sul campo; come alcuni funzionari israeliani hanno dichiarato, l’intenzione è quella di stabilire una zona cuscinetto priva di residenti libanesi che potrebbe estendersi per più di 10 chilometri lungo il confine.
Un obiettivo che Israele ha a lungo cercato di raggiungere dopo il fallimento del suo sogno di espandere la sua entità nel territorio libanese (“Grande Israele”), come accaduto nelle alture del Golan e in Cisgiordania. Fino al momento della stesura di questo articolo, la guerriglia continua tra l’esercito israeliano e i combattenti di Hezbollah, che sono riusciti, ormai da un mese, a resistere e mantenere le linee del fronte, impedendo ai sionisti di espandere la loro occupazione, anche in considerazione dell’impegno sul fronte principale contro l’Iran. Quanto alla forza missilistica, sembra che Hezbollah abbia riacquistato la sua potenza in questa guerra, soprattutto nel momento in cui le batterie di difesa israeliane sono occupate a intercettare i missili iraniani. La portata dei razzi di Hezbollah ha raggiunto per la prima volta i 200 km, a indicare un recupero organizzativo e militare rispetto alla guerra precedente di due anni fa.
Nel corso di questa settimana, l’esercito israeliano ha sofferto le più gravi perdite relative a mezzi corazzati degli ultimi decenni tra le colline e le valli del Libano meridionale. Secondo fonti di Hezbollah, i suoi combattenti sarebbero riusciti a distruggere più di 28 carri armati Merkava in meno di 24 ore, tra il 25 e il 26 marzo. Le stime indicano che il numero totale di carri pesanti persi dall’inizio di marzo avrebbe raggiunto circa quota 50, cifre che nessuno avrebbe potuto immaginare solo due settimane fa – dati aggiornati al 26 marzo, ndr.
Questi numeri sono figli dell’impressionante e sorprendente prestazione militare di Hezbollah nella guerra attuale, seguita all’esito sgradito dell’ultimo conflitto nel 2024; e dopo 15 mesi di logoramento da parte israeliana della leadership, della capacità combattente e missilistica di Hezbollah durante un cessate il fuoco unilaterale tra novembre 2024 e marzo 2026. Questo oltre alle pressioni libanesi interne sull’organizzazione affinché si disarmasse a sud e a nord del fiume Litani. Tutte queste circostanze potevano suggerire che l’organizzazione fosse militarmente segnata, alimentando la presunzione israeliana nel lanciare una nuova invasione via terra “per portare a termine il lavoro”. Tuttavia la resistenza eroica sul terreno e in aria con attacchi per mezzo di droni e razzi, e le perdite umane e materiali subite dagli invasori, hanno scioccato la leadership israeliana che ha iniziato ad abbassare i toni trionfalistici riguardo ai propri obiettivi e ha compreso di essere stata quella a cadere nella trappola e non il contrario.
Qual’ è la posizione politica assunta dal governo libanese in questa nuova fase di aggravamento della crisi, sia a livello interno che nelle relazioni internazionali?
Il governo libanese ha atteso solo poche ore prima di proclamare la messa al bando delle attività militari di Hezbollah, ordinando all’esercito libanese di fermare qualsiasi combattente armato con l’accusa di aver sfidato l’autorità dello stato; questo se solo quest’ultima avesse davvero la capacità di dare esecuzione alle proprie disposizioni. Pochi giorni dopo, il presidente libanese ha annunciato un’iniziativa per avviare negoziati diretti con Israele per la prima volta dal 1983. Queste reazioni estreme da parte della classe dirigente libanese sono il risultato della sua completa sottomissione e del suo desiderio di allineare il Libano al campo sionista-americano, anche a costo del sacrificio di una parte del popolo libanese nel sud, lasciato in preda all’occupazione e all’aggressione sionista. L’attuale governo libanese sta quindi cercando l’approvazione americana in cambio della trasformazione del Libano meridionale in una nuova Cisgiordania.
Questa alleanza tacita tra il governo libanese e l’esercito israeliano ha portato alcuni a paragonarla alla collaborazione del regime francese di Vichy con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale; un paragone che non appare più così esagerato.
Il 7 novembre 2024 era stato siglato il cosiddetto “cessate il fuoco” operante sul fronte libanese. Puoi raccontarci cos’è accaduto durante questo lungo periodo di supposta cessazione delle ostilità?
Dal 7 novembre 2024 il sud del Libano ha vissuto in una condizione di cessate il fuoco “di facciata”, a seguito di un accordo tra il governo libanese e Israele, mediato dalla Francia e dagli Stati Uniti. Secondo tale accordo, le parti avrebbero dovuto cessare ogni ostilità e l’esercito libanese avrebbe dovuto dispiegarsi a sud del fiume Litani. Ciò che è realmente accaduto in quest’ultimo anno e mezzo è stata una tregua unilaterale, con Israele che ha continuato ad occupare cinque posizioni sul confine libanese.
Israele ha proseguito, invadendo centri abitati quotidianamente, bombardando e distruggendo case e rapendo chiunque voglia interrogare o intimidire. Anche droni israeliani hanno continuato a far esplodere auto regolarmente. Da quando il cessate il fuoco è iniziato nel Sud, gli aerei israeliani hanno ucciso più di 500 libanesi, che, per fare solo un esempio, corrispondono a un terzo del numero di libanesi uccisi durante la guerra di luglio 2006. Tutto ciò sta a indicare che lo stato di guerra è proseguito ufficiosamente.
Una parte significativa del sud del Libano è diventata una città fantasma, con villaggi distrutti e abitanti sfollati. Ciò che è accaduto è stata una indiretta continuazione della guerra; è stata anche un’occupazione indiretta. L’aspetto significativo di questa occupazione è che essa differisce dall’occupazione del sud del 1982, terminata con la liberazione nel 2000. A quel tempo l’esercito israeliano era militarmente presente al centro del Libano meridionale e usò un esercito di agenti libanesi per facilitare l’occupazione e gestire la popolazione. La situazione oggi è diversa, dal momento che l’esercito israeliano non ha di fatto basi nel sud (a eccezione delle cinque posizioni occupate), ma è riuscito a creare una zona cuscinetto di decine di villaggi distrutti e disabitati. I droni e l’aeronautica israeliani hanno volato nei cieli del sud 24 ore al giorno, decidendo chi vive e chi muore, quali case saranno bombardate e quali rimarranno in piedi. La situazione non è diversa rispetto a ciò che accadde nel sud tra il 1982 e il 2000, tranne per il fatto che la tecnologia odierna permette a Israele di occupare la stessa area senza forze di terra sul campo. La parte orientale del Libano meridionale (cioè a sud del fiume Litani) si trova di fatto ad oggi in condizioni di sfollamento di massa e di occupazione indiretta.
Possiamo analizzare politicamente le dinamiche e le tensioni interne che hanno circondato il cessate il fuoco?
La tregua è stata garantita da Francia e Stati Uniti per la sua attuazione; la Francia è però, come tutta l’Europa, troppo debole per costringere Israele a fare alcunché, mentre gli Stati Uniti sono un alleato e un complice della macchina da guerra israeliana, finanziandola con denaro e rifornendola di bombe. L’amministrazione statunitense è inoltre più sionista di Israele stesso. Poche settimane dopo che il cessate il fuoco è divenuto operativo e dopo decine di violazioni da parte di Israele, tutti in Libano avevano compreso come i ripetuti appelli agli Stati Uniti fossero inutili.
All’interno del Libano, le forze di destra (la destra cristiana libanese è stata storicamente un’alleata di Israele) e le forze liberali hanno sfruttato i risultati della guerra per controllare il governo e aumentare la pressione su Hezbollah. Un nuovo presidente e un nuovo governo vicini agli Stati Uniti sono stati eletti nel febbraio 2025 (quattro mesi dopo la fine della guerra). Da quel momento il nuovo governo ha iniziato a fare pressioni su Hezbollah affinché disarmasse ed è stato nominato un direttore della banca centrale vicino agli Stati Uniti, oltre all’avvio di un coordinamento tra l’esercito libanese e quello statunitense.
Tutti questi eventi interni dimostrano come gli alleati dell’America sono riusciti a sfruttare i risultati della guerra in Libano per ottenere guadagni in termini politici.
Ciò che sta accadendo oggi è cheil Libano è di fatto entrato in un’era di tutela americana; l’amministrazione Trump ha nominato a gestire il caso libanese un ufficiale di nome Tom Barak. Originariamente uomo d’affari che ha trattato gli affari libanesi usando la logica imprenditoriale trumpiana (nome anche presente negli Epstein files), questo ufficiale ha ora il potere di decidere il futuro del Paese, e un gran numero di politici libanesi lo trattano come fosse il governatore de facto, rappresentante dell’impero americano. Molte forze in Libano stanno tentando di riportare la nazione nell’orbita americana, come era prima della mini-guerra civile del 1958, quando era parte del Patto di Baghdad di ispirazione americana ed era base per lo sbarco dei Marines.
Quali valutazioni si possono fare sulla condizione interna di Hezbollah, che si è trovata all’interno di un processo di ristrutturazione, dopo una fase di difficoltà segnata dalla perdita di supporto interno e di figure chiave dell’organizzazione?
Hezbollah ha sofferto duri colpi durante la guerra fra il 2023 e il 2024: ha perduto il fulcro della sua leadership fondativa e la prima generazione dei suoi funzionari, guidati dal suo segretario generale Hassan Nasrallah; ha perso anche migliaia di combattenti a seguito delle esplosioni dei cercapersone e di raid aerei.
La guerra si è conclusa con un’implicita sconfitta che Hezbollah non ha pubblicamente riconosciuto, ma la realtà sul campo nel sud e l’equilibrio del potere politico interno libanese indica che la guerra è terminata con una sconfitta, una sconfitta che ha indebolito Hezbollah, ma non ha determinato la sua fine.
Dal febbraio 2025 il nuovo governo libanese sta progettando di disarmare completamente Hezbollah sotto lo slogan “Nessun potere è concesso al di fuori del potere statale”. Esso è in parte riuscito a ottenere la fine della presenza di Hezbollah a sud del fiume Litani, ma solo con il suo consenso.
Lo scontro recente, tuttavia, ha avuto luogo a nord del fiume Litani (la parte settentrionale del sud del Libano), dove il partito rifiuta di consegnare le armi prima che Israele si ritiri dalle cinque posizioni occupate sul confine, venga costretto a porre fine agli assassini e venga obbligato a rispettare la tregua firmata nel novembre 2024. Questa richiesta, che è impossibile soddisfare per i motivi menzionati prima, non ha impedito al governo libanese di perseguire fortemente i suoi sforzi di disarmo con il pretesto che sarà l’esercito libanese a difendere il territorio nazionale. Tale affermazione crolla se solo si considera il dimensionamento e l’armamento dell’esercito libanese, a cui è proibito acquistare determinate tipologie di arma per decisione degli Stati Uniti.
Dunque il governo libanese, spinto dal supporto statunitense, prova a sfruttare gli esiti della guerra nel tentativo di porre fine all’organizzazione militare di Hezbollah e per eliminare qualsiasi minaccia per Israele in cambio di una assoluta libertà d’azione per gli israeliani. Così l’alleanza tra i liberali libanesi e la destra cristiana libanese, supportata dall’aggressione israelo-americana, rimane al potere attraverso il sacrificio del popolo e della terra del Libano meridionale sotto costante minaccia di occupazione e bombardamenti, tentando invano di impedir loro di possedere i mezzi di resistenza e di autodifesa.
