Le guerre partono da qui. Blocchiamole
Venerdì 6 febbraio, mille persone in corteo ad Ancona contro guerra e riarmo
Ieri 6 febbraio 2026 è stata una giornata importante contro la guerra, il riarmo e la complicità dei governi e della autorità portuali. In Italia, Grecia, Germania, Francia, Spagna, Turchia e Marocco decine di scali mediterranei e del Nord Europa sono stati chiusi dai lavoratori portuali al transito delle armi.
Nel nostro paese, la mobilitazione ha visto coinvolti i porti principali, dal Nord al Sud. Una giornata che portava dentro, nel discorso e nell’immaginario, il ricordo vivo delle mobilitazioni dell’autunno a sostegno della Palestina e della sua Resistenza. Contro il genocidio d’Israele e la complicità dei governi nazionali e internazionali.
Da quei mesi di settembre e ottobre il mondo è cambiato con una velocità impressionante, ma quello che ci restituisce lo sciopero internazionale di ieri, è la consapevolezza che solo la lotta ed il conflitto, a partire dai nostri paesi, sempre più hub di transito e attori determinanti della produzione di armamenti e tecnologia militare, possono essere in grado di fermare la macchina bellica e una sempre più sfacciata propaganda a favore della guerra e del riarmo, come soluzione “naturale” ed inevitabile.






In piazza collettivi, comitati e associazioni, attiviste e militanti al fianco di UPAD, Unione Portuali Autonomi Dorici, e di Usb; presente uno spezzone dei Centri Sociali delle Marche e degli Studenti Autorganizzati Marche. Proprio nel fuoco delle lotte dell’autunno i lavoratori portuali del capoluogo dorico hanno deciso di creare un meccanismo di autorganizzazione sindacale, e prendere parola in maniera diretta e autonoma su quello che succede nel porto e sulle loro condizioni di lavoro, fuori da meccanismi di delega e rappresentanza indiretta.
Un migliaio di persone ha attraversato il porto di Ancona in corteo, riappropriandosi di un’area blindata e sottratta alla città. Un risultato importante e significativo, oltre ogni retorica. Una piazza che ha visto una presenza giovanile e studentesca di rilievo al fianco delle realtà sociali e politiche della regione. Una mobilitazione in piena continuità con le lotte che nelle ultime settimane e negli ultimi giorni stanno attraversando il nostro paese e che parla direttamente al governo e ai suoi tentativi sistematici di chiudere ogni spazio di agibilità politica e sociale ai movimenti e alla loro capacità autonoma di lottare e non di testimoniare, di sabotare gli ingranaggi della guerra e non di essere spettatori passivi.












