
Da anni ormai, come un mantra, ci ripetono che la guerra è alle porte dell’Europa: Siria, Ucraina, Iran, Libano, per non parlare del genocidio a Gaza e la pulizia etnica in tutta la Cisgiordania.

Quello che politici, mass media e opinionisti asserviti non dicono, però, è che in realtà e da tempo, la guerra è già all’interno dell’Europa e dell’Italia: la corsa continua e costante al riarmo, la riconversione di intere filiere industriali da civili a belliche, l’appoggio complice dei governi tramite la vendita di sistemi d’arma e d’intelligence, le decine di basi Nato e Usa da cui parte la guerra nel nostro paese. Da anni viviamo dentro un’enorme propaganda che vorrebbe convincerci che la guerra è una cosa normale, inevitabile e impossibile da fermare. In Italia come in Europa, quotidianamente, assistiamo al tentativo, esplicito o sotterraneo, di imporre il ritorno alla leva militare come fatto necessario e indispensabile.

Tutto questo avviene mentre, parallelamente, l’Italia si trasforma progressivamente in uno stato di polizia, attraverso una sequenza di pacchetti sicurezza e decreti legge. Il ddl “antisemitismo” ne rappresenta solo l’ultimo esempio: strumenti che mirano a imporre silenzio e obbedienza all’opposizione sociale, limitandone lotte, mobilitazioni e conflitti.

Il 25 aprile, la Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo, per noi non è mai stata una celebrazione vuota, un esercizio di memoria una volta l’anno. Il senso profondo e vero di questa giornata vive nella capacità di tenere insieme la Resistenza di ieri con le lotte di oggi.

La diserzione delle centinaia di migliaia di giovani e giovanissimi, che dopo l’8 settembre rifiutarono la guerra e scelsero la lotta partigiana vive nel rifiuto delle guerre e del genocidio di oggi. Il sacrificio di chi ha rischiato tutto per la Libertà ieri, vive nella determinazione di chi sa che solo con le lotte possiamo fermare le guerre imperialiste di oggi.

Lo spirito di chi ha scelto di schierarsi ieri, vive nella scelta, ferma e risoluta, di chi decide di disobbedire alla propaganda di guerra e di sabotare i suoi ingranaggi oggi. La decisione di prendere le armi ieri per liberarsi vive nella consapevolezza che solo il conflitto e la mobilitazione sociale possono liberarci oggi.
CI VEDIAMO IN PIAZZA
