{"id":8973,"date":"2026-11-03T13:23:52","date_gmt":"2026-11-03T12:23:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8973"},"modified":"2026-11-03T13:34:07","modified_gmt":"2026-11-03T12:34:07","slug":"ricostruzione-castelli-di-carte-disuguaglianze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/11\/03\/ricostruzione-castelli-di-carte-disuguaglianze\/","title":{"rendered":"Ricostruzione, Castelli di carte, disuguaglianze"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se le inchieste e le cronache giudiziarie<\/strong> di questi giorni sulla ricostruzione nelle Marche rappresentano <strong>solo la punta dell&#8217;iceberg<\/strong>, il vero abisso da esplorare non si trova nei capi d&#8217;imputazione o nei confini tra ci\u00f2 che \u00e8 legale e ci\u00f2 che \u00e8 illegale.<strong> Il cuore marcio della ricostruzione post-sisma risiede altrove: nella gravit\u00e0 politica e morale delle scelte compiute.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 un equivoco di fondo che il potere ama alimentare: l&#8217;idea che un atto, per il solo fatto di essere formalmente legittimo, procedure alla mano, sia anche giusto o accettabile per la collettivit\u00e0. <br>\u00c8 qui che<strong> il discorso si sposta dal perimetro del tribunale a quello della democrazia<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La vera voragine che ha inghiottito le risorse e il futuro delle aree interne<\/strong> non \u00e8 fatta soltanto di reati da perseguire, ma di <strong>decisioni politiche scientemente prese<\/strong>. <br>\u00c8 legale \u2013 o comunque tollerato dalle pieghe di una legislazione d&#8217;emergenza scritta su misura \u2013 decidere a chi assegnare le priorit\u00e0, quali filiere economiche proteggere e quali territori condannare all&#8217;oblio. <br><strong>\u00c8 una scelta politica decidere di drenare fondi immensi verso i grandi circuiti della speculazione edilizia<\/strong>, lasciando che le briciole arrivino a chi la montagna la abita ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi dieci anni abbiamo visto applicare <strong>una legalit\u00e0 a geometria variabile<\/strong>, che si \u00e8 trasformata nell&#8217;<strong>alibi perfetto per legittimare le disparit\u00e0 di classe<\/strong>.<br>Quando chi detiene il potere sceglie di usare la scure burocratica contro la piccola tettoia del ristoratore o la casetta mobile di una famiglia in difficolt\u00e0, quando blocca un progetto per una presa di corrente non prevista, sta operando una scelta di gravit\u00e0 inaudita: sta stabilendo che <strong>la norma vale come clava contro gli ultimi<\/strong>, mentre<strong> si piega, si interpreta o si riscrive per assecondare i piani dei grandi costruttori<\/strong>. <br><strong>Le regole non sono uguali per tutti<\/strong>; la legge viene invocata come dogma inflessibile per strangolare il tessuto sociale minuto, mentre ai piani alti si banchetta sotto la copertura di delibere e varianti <em>&#8220;a norma di legge&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 qui che si consuma la frattura pi\u00f9 profonda.<\/strong> Ci\u00f2 che fa rabbia non \u00e8 solo l&#8217;eventuale illecito del singolo faccendiere, ma <strong>il sistema di potere che ha reso normale e strutturale lo sfruttamento di una tragedia collettiva<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le responsabilit\u00e0<\/strong> apparentemente sommerse \u2013 perch\u00e9 protette dalla discrezionalit\u00e0 politica \u2013 <strong>riguardano la direzione impressa a un intero territorio<\/strong>. <br>Scegliere di <strong>spopolare l&#8217;Appennino<\/strong> trasformandolo in una riserva di caccia per interessi estranei alla comunit\u00e0, <strong>preferire la cementificazione<\/strong> d&#8217;<em>\u00e9lite<\/em> alla cura del suolo e delle persone, e trattare i diritti fondamentali come beni di lusso accessibili solo a chi ha liquidit\u00e0 non sono reati da codice penale: <strong>sono scelte politiche scellerate<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Finch\u00e9 continueremo a misurare la decenza di una classe dirigente esclusivamente sulla base delle sentenze dei giudici, faremo il gioco di chi governa. <br>Di fronte a un presidente di regione che <em>&#8220;sente le voci&#8221;<\/em> e un commissario speciale alla ricostruzione che si vanta del lavoro fatto senza un minimo di decenza, il vero banco di prova non \u00e8 stabilire se un favore o un appalto abbiano varcato o meno la soglia del penale, ma giudicare <strong>la gravit\u00e0 inaccettabile di un sistema che ha istituzionalizzato la disuguaglianza sociale<\/strong>.<br><br>In questi giorni in molti \u2013 noi per primi \u2013 hanno accostato la parola <em>&#8220;silenzio&#8221;<\/em> a ci\u00f2 che sta accadendo. <br>In realt\u00e0 sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di<em> &#8220;silenzi&#8221;<\/em> al plurale: oltre a <strong>quello pi\u00f9 evidente e grave dei media nazionali<\/strong>, ne riscontriamo infatti uno pi\u00f9 locale, a <em>&#8220;km zero&#8221;<\/em>. <br>Parliamo del <strong>silenzio dei sindaci dei territori del cratere<\/strong>. <br>Di fronte a quanto sta emergendo ci si aspetterebbero prese di posizione dure, barricate e un dibattito acceso. <br>E invece no: quasi sempre le reazioni si limitano a vaghe esternazioni di preoccupazione per i cantieri a rischio stop \u2013 un tema fondamentale, cruciale certo per il futuro di molte famiglie, ma che non pu\u00f2 e non deve esaurire l&#8217;intera discussione politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se la reticenza della stampa nazionale<\/strong> si spiega soprattutto con <strong>una forma violenta di autocensura preventiva<\/strong> e con la storica marginalit\u00e0 delle Marche, <strong>da dove nasce invece il silenzio locale?<\/strong> <br>Proviamo a fare un&#8217;ipotesi che ha ben poco di azzardato: <strong>nasce dalla paura<\/strong>.<br><strong>Il sistema fortemente verticistico<\/strong> impostato dalla gestione commissariale ha creato una dinamica perversa, in cui ogni amministratore teme che il minimo gesto di dissenso possa far crollare l&#8217;intera impalcatura. <br>\u00c8 un meccanismo ben poco democratico nel quale il sindaco di un piccolo comune \u2013 pur <strong>senza voler assolvere nessuno dalle proprie gravi responsabilit\u00e0<\/strong> \u2013 difficilmente trova il coraggio di rischiare l&#8217;isolamento o di essere tagliato fuori dal <em>&#8220;giro che conta&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>E qui una macabra ironia della sorte si fa sottile, quasi simbolica<\/strong>. <br>Avete presente cosa succede quando si costruiscono <em>Castelli di carte<\/em>? Basta una singola carta posizionata male, una minima vibrazione del tavolo, perch\u00e9 tutto venga gi\u00f9 all&#8217;improvviso. <br>Oggi la ricostruzione assomiglia tragicamente proprio a quella fragile struttura: <strong>una serie di fragili <em>Castelli di carte<\/em> sorretti e dominati per l&#8217;appunto dalla figura dell&#8217;omonimo commissario<\/strong>. <br>Tutti temono di sfiorare anche soltanto una carta per paura di far crollare tutto, senza rendersi conto che restare fermi a guardare un impianto che non regge pi\u00f9 non far\u00e0 altro che travolgere tutti al primo soffio di vento.<br><br>Ci auguriamo che ci si renda conto il prima possibile, dopo dieci anni sarebbe anche ora, che <strong>la stragrande maggioranza delle persone non voleva <em>Castelli<\/em>, si sarebbe accontentata delle case<\/strong>. <br>Perch\u00e9 se nei primi anni il timore era quello di far cadere nell&#8217;oblio cosa aveva causato il terremoto, <strong>ora il rischio da scongiurare \u00e8 quello del silenzio che potrebbe avvolgere questa versione malata della ricostruzione<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se le inchieste e le cronache giudiziarie di questi giorni sulla ricostruzione nelle Marche rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg, il<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8974,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[347],"tags":[350,317,351,348],"class_list":["post-8973","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-terremoto-centro-italia-2016","tag-350","tag-latest","tag-ricostruzione","tag-terremoto"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8973","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8973"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8973\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8981,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8973\/revisions\/8981"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8974"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8973"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8973"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8973"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}