{"id":8963,"date":"2026-10-28T16:59:28","date_gmt":"2026-10-28T15:59:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8963"},"modified":"2026-10-28T17:05:44","modified_gmt":"2026-10-28T16:05:44","slug":"la-logistica-armata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/10\/28\/la-logistica-armata\/","title":{"rendered":"La logistica armata"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Il caso scuola del porto di Ravenna. L&#8217;intervista con Linda Maggiori, giornalista e attivista<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per conoscere numeri e dati della filiera il giornalismo di inchiesta utilizza le informazioni che le istituzioni sono obbligate a rendere note.<br><strong>Il caso del porto di Ravenna sta facendo scuola<\/strong>:<strong> <\/strong>l\u2019agenzia delle dogane ha bloccato per mesi l\u2019accesso ai dati, fino a quando,<strong> il 16 ottobre 2026, \u00e8 arrivata<\/strong> <strong>la sentenza del consiglio di stato<\/strong> che ha respinto l\u2019appello <strong>confermando l\u2019obbligo di rendere accessibili i dati <\/strong>aggregati sulle quantit\u00e0 di materiali d\u2019armamento e componenti militari transitati dallo scalo romagnolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La vicenda era cominciata nel gennaio 2026<\/strong>, quando la giornalista Linda Maggiori aveva presentato una richiesta di accesso civico generalizzato per conoscere i quantitativi di componenti d\u2019armi imbarcati dal porto di Ravenna. <strong>L\u2019agenzia delle dogane aveva opposto un diniego complessivo, invocando la sicurezza nazionale<\/strong>, la difesa e le relazioni internazionali. Il tribunale amministrativo regionale dell\u2019Emilia Romagna a luglio aveva riconosciuto il diritto di conoscere i dati quantitativi, lasciando invece fuori dall\u2019accesso le informazioni sui Paesi di provenienza e destinazione. <br><strong>Le dogane avevano quindi presentato appello, respinto<\/strong> dal consiglio di stato con la sentenza n. 6259\/2026.<br>Il punto centrale della decisione riguarda la necessit\u00e0 di dimostrare un pregiudizio concreto alla sicurezza pubblica o ad altri interessi protetti dalla legge. <br><br><strong>Non basta richiamare genericamente ragioni militari per sottrarre all\u2019accesso informazioni aggregate sui quantitativi di materiale bellico.<\/strong> I giudici hanno inoltre richiamato il fatto che altre amministrazioni doganali, tra cui quella di Livorno, avevano gi\u00e0 fornito dati analoghi.<br>La sentenza non rende pubbliche automaticamente tutte le informazioni sui traffici militari, n\u00e9 impone di divulgare le destinazioni dei carichi. Stabilisce per\u00f2 un principio rilevante: <strong>la riservatezza non pu\u00f2 trasformarsi in un segreto generalizzato<\/strong> e il diritto di accesso deve essere valutato sulla base di motivazioni concrete e proporzionate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 una questione che va oltre il caso ravennate<\/strong>. Senza dati accessibili, infatti, diventa difficile per giornalisti, cittadini e associazioni <strong>verificare il ruolo dei porti nella filiera bellica, comprendere la dimensione dei traffici e chiedere conto alle istituzioni<\/strong> delle proprie decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Con Linda Maggiori ricostruiamo i passaggi<\/strong> che hanno portato alla sentenza del consiglio di stato.<strong><br>&#8211; Ascolta l&#8217;intervista<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-audio\"><audio controls src=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/lindamaggiori201026.mp3\"><\/audio><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alcuni giorni dopo la sentenza <strong>\u00e8 uscito il libro <em>&#8216;La logistica delle armi. Dai porti al genocidio: la rotta mondiale della filiera bellica<\/em>&#8216;<\/strong>, dove Linda Maggiori ricostruisce la rete di trasporti, aziende, infrastrutture e procedure che permette alle armi e ai materiali militari di raggiungere i luoghi dei conflitti. <br><strong>Un\u2019inchiesta che guarda all\u2019Italia e al ruolo dei porti<\/strong>, interrogandosi sulle responsabilit\u00e0 politiche, economiche e giuridiche che accompagnano questi traffici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questo libro parla anche di portuali, ferrovieri, militanti e attivisti che scelgono di non restare a guardare<\/strong> e che si mobilitano per impedire il passaggio dei carichi militari.<br>A febbraio 2026 lo sciopero congiunto di 22 porti nel Mediterraneo ha segnato un punto cruciale nella <strong>solidariet\u00e0 internazionale dei lavoratori contro la guerra<\/strong>.<br><strong>Il 30 ottobre<\/strong> con lo sciopero generale, nato dall&#8217;iniziativa internazionale indetta dai portuali e dai sindacati, <strong>ci si oppone al piano <em>Rearm Europe<\/em> e alla mobilit\u00e0 militare<\/strong> che vuole convertire porti, ferrovie e aeroporti in infrastrutture belliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gli appuntamenti nelle Marche per la presentazione del libro<\/strong> sono il 14 novembre a <strong>Fano<\/strong> allo <em>Spazio Autogestito Grizzly<\/em> e il 19 novembre ad <strong>Ancona<\/strong> presso la sede dell&#8217;<em>Ambasciata dei Diritti<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso scuola del porto di Ravenna. 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