{"id":86,"date":"2021-01-29T19:46:00","date_gmt":"2021-01-29T18:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=86"},"modified":"2026-04-11T13:55:54","modified_gmt":"2026-04-11T11:55:54","slug":"flowing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2021\/01\/29\/flowing\/","title":{"rendered":"Flowing"},"content":{"rendered":"\n<p id=\"dfcc\"><\/p>\n\n\n\n<p id=\"3bb3\">A quasi un anno dal primo lockdown abbiamo ritenuto necessario tentare di <em>\u201corganizzare\u201d<\/em> all\u2019interno di un documento quella miriade di riflessioni, interrogativi e percezioni che nel corso dei lunghi mesi di pandemia ci siamo un po\u2019 caoticamente scambiati al nostro interno. In questo difficile tentativo di razionalizzazione abbiamo scelto di concentrarci su alcuni profili tematici che riteniamo di maggiore utilit\u00e0 per le prospettive di intervento con le quali pensiamo che dovremo misurarci nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p id=\"3bb3\">La prima domanda che ci siamo posti nell\u2019apprestarci a realizzare questa ricostruzione scritta della nostra riflessione \u00e8 stata: da dove cominciamo? Risposta tutt\u2019altro che semplice nella vorticosa mole di questioni che la pandemia ha posto sul terreno. Abbiamo allora deciso di seguire un criterio <em>\u201ccronologico\u201d<\/em> e di partire dalla primissima percezione, non emotiva ma politica, che l\u2019avvento della pandemia ci ha suscitato, ovvero la profonda vulnerabilit\u00e0 dell\u2019economia globalizzata che l\u2019infinitesimale vita del virus \u00e8 riuscita a mettere cos\u00ec bruscamente in crisi.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"1-vulnerabilita-e-tenuta-del-sistema\"><strong>1. VULNERABILITA\u2019 E TENUTA DEL SISTEMA<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p id=\"1-vulnerabilita-e-tenuta-del-sistema\">Una crisi, tutto sommato, anche prevedibile, seppur non nelle modalit\u00e0 e nelle dimensioni planetarie in cui essa si \u00e8 manifestata. In realt\u00e0 avevamo gi\u00e0 assistito in altre occasioni, in particolare in occasione della crisi dei mutui <em>subprime<\/em>, come allo svilupparsi di uno specifico focolaio di crisi possa, in breve tempo, corrispondere una sua rapida generalizzazione. Non si tratta evidentemente di mere coincidenze: o meglio, i fattori che di volta in volta possono innescare una crisi di ordine generale possono anche essere contingenti o occasionali, ma in ogni caso essi insistono su una vulnerabilit\u00e0 che, invece, \u00e8 permanente e sistemica. <br>E\u2019 la stessa dimensione globale dell\u2019economia capitalistica che inevitabilmente produce nuove variabili di crisi ed espande quelle che precedentemente restavano confinate in aree delimitate, creando le condizioni che determinano un rapido effetto <em>\u201ccontagio\u201d<\/em>, attraverso la diffusione dei fattori di crisi all\u2019interno delle indistricabili catene economiche. Sarebbe, tuttavia, un errore confondere il concetto di<em> \u201cvulnerabilit\u00e0\u201d<\/em> con quello di <em>\u201cfragilit\u00e0\u201d<\/em>. In realt\u00e0 la pandemia ha fatto emergere potenzialit\u00e0 di assorbimento delle variabili di crisi di gran lunga superiori a quelle ipotizzabili sotto il peso della propaganda ideologica dell\u2019austerity seguita alla crisi del 2008. <br>Pur nell\u2019evidente difficolt\u00e0 di mettere tempestivamente a punto una strategia globale e pur lasciando sul terreno anche pezzi importanti degli asset di produzione, nel corso dei mesi le strategie si sono affinate fino a garantire una tenuta complessiva del sistema, in funzione della quale sono state immesse nelle catene economiche risorse finanziarie fino a poco tempo fa inimmaginabili. <br>Risorse che, tuttavia, non sono <em>\u201ca perdere\u201d<\/em>: nella crisi generata dalla pandemia le risorse economiche destinate a sostenere i consumi e ad evitare la precipitazione del conflitto sociale non corrispondono ad una ridistribuzione delle ricchezze, ovvero ad un trasferimento verso il basso di una parte consistente delle ricchezze detenute dalla classe dominante. Gran parte delle risorse messe in circolazione per fronteggiare la crisi restano, infatti, vincolate ad una dinamica di indebitamento e, quindi, ad un meccanismo di <em>\u201crestituzione\u201d<\/em> o in termini prettamente monetari o in termini di investimenti e <em>\u201criforme\u201d<\/em> in grado di garantire ai capitali finanziari nuovi mercati e nuovi margini di azione e valorizzazione. <br>Non \u00e8 un caso che tra le molteplici ipotesi di intervento per fronteggiare la crisi non sia mai stata contemplata la possibilit\u00e0 di un intervento volto direttamente ad azzerare o ridurre drasticamente il debito pubblico degli Stati, nonostante generalmente si tratti di un debito gi\u00e0 pagato e riprodottosi attraverso la trappola degli interessi.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"2-implementazione-del-processo-di-destrutturazione-dello-stato-di-diritto\"><strong>2. IMPLEMENTAZIONE DEL PROCESSO DI DESTRUTTURAZIONE DELLO STATO DI DIRITTO<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p>Il processo di destrutturazione dello Stato di diritto e di dismissione del suo impianto culturale, normativo e istituzionale, gi\u00e0 in atto da tempo, ha trovato nella crisi sanitaria mondiale una straordinaria occasione di accelerazione. Non si tratta in questa sede di entrare nel merito dei provvedimenti adottati e delle molteplici valutazioni che attengono al tema della necessit\u00e0\/strumentalit\u00e0\/proporzionalit\u00e0\/efficacia delle singole misure. Comunque si valutino le misure adottate, il risultato non cambia. <br>La pandemia ha oggettivamente prodotto le condizioni politiche, ideologiche e sociali che hanno consentito in un arco temporale pi\u00f9 che mai breve di portare l\u2019affondo fino ai gangli primari dello Stato di diritto. <br>L\u2019accentramento dei processi decisionali e la corrispondente marginalizzazione delle istituzioni parlamentari, la sospensione del diritto alla libera circolazione, il rientro repentino e prepotente non solo nella nostra quotidianit\u00e0, ma anche nell\u2019immaginario del <em>\u201cpossibile\u201d<\/em> e dell\u2019 <em>\u201cattuale\u201d<\/em>, del dispositivo del <em>\u201ccoprifuoco\u201d<\/em> sedimenta un passaggio che travalica le misure stesse per precipitare nella<em> \u201cratifica\u201d<\/em> sociale e politica della crisi generale e strutturale dello Stato di diritto. La frattura delle garanzie fondamentali proprie dello Stato di diritto e del costituzionalismo moderno \u00e8 penetrata a fondo nell\u2019ordinamento, andando ben oltre le misure restrittive degli spostamenti e delle attivit\u00e0 commerciali, che inevitabilmente per il loro impatto sociale hanno catalizzato l\u2019attenzione generale. Nel corso dei mesi, mentre i fari erano puntati su misure comunque di natura temporanea, in quanto esse stesse disfunzionali ai processi di valorizzazione capitalistici, la normativa <em>\u201cpandemistica\u201d<\/em> ha aggredito strutturalmente, con modifiche stabili e destinate a consolidarsi nel tempo, dispositivi giuridici fondamentali dello Stato di diritto. Le garanzie tipiche dell\u2019ordinamento penale, i diritti di difesa dell\u2019imputato e le garanzie processuali hanno subito un tracollo straordinario; i diritti del cittadino nei confronti della pubblica amministrazione hanno registrato un arretramento verticale, l\u2019accesso a servizi fondamentali \u00e8 diventato un terno al lotto rimesso alla discrezionalit\u00e0 di dirigenti, poliziotti, capi degli uffici giudiziari e baroni di varia natura. La normativa sugli appalti e sugli insediamenti industriali \u00e8 stata <em>\u201csemplificata\u201d<\/em>, favorendo l\u2019aggiramento della normativa ambientale. <br>La prassi storicamente consolidata in base alla quale in presenza di eventi catastrofici di diversa natura, vengono adottati provvedimenti di amnistia e di indulto volti a decongestionare i luoghi di reclusione e ad allentare il carico giudiziario, \u00e8 stata <em>\u201cspettacolarmente\u201d<\/em> violata: carceri e cpr sono rimasti chiusi e di fronte alla necessit\u00e0 di diluire il carico giudiziario l\u2019integralismo repressivo ha pensato bene di allungare i termini di prescrizione dei reati e, persino, di allargare i termini di durata delle misure cautelari. <br>Pandemia e crisi dello Stato di diritto non sono in un rapporto di causa\/effetto: la pandemia ha, per\u00f2, generato un impulso di accelerazione nel processo gi\u00e0 in corso con il quale i prossimi mesi dovremo fare i conti perch\u00e9 inevitabilmente pone il tema della conflittualit\u00e0 ad un altro livello, con ci\u00f2 che ne consegue sotto il profilo organizzativo e politico.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"3-differenze-di-classe\"><strong>3. DIFFERENZE DI CLASSE<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p>Sono bastati pochi giorni dalla proclamazione del primo lockdown per far emergere in tutto il suo spessore materiale il peso delle differenze di classe, la brutalit\u00e0, violenza e vivacit\u00e0 della struttura classista della societ\u00e0, che il virus ha di nuovo messo a nudo con formidabile potenza. <br>Alla nitidezza con la quale il virus ci ha restituito l\u2019immagine di una societ\u00e0 pi\u00f9 che mai divisa in classi e radicata nelle disuguaglianze come dimensione strutturale del sistema economico e degli assetti sociali, non \u00e8 corrisposta quella diffusa conflittualit\u00e0 di classe necessaria per imprimere una svolta all\u2019andamento della crisi. <br>Questo non significa che sia mancata la reattivit\u00e0 sociale: al contrario sono stati molteplici gli eventi ed i percorsi che hanno messo in campo una risposta da parte del corpo sociale maggiormente colpito nelle sue primarie condizioni di vita e che hanno dato voce al bisogno diffuso di riaprire spazi di azione da parte delle stratificazioni sociali pi\u00f9 precarizzate ed espropriate di prospettive per il proprio futuro. <br>Tutto ci\u00f2 costituisce una sedimentazione di estrema importanza perch\u00e9 offre un tessuto ed un campo di intervento con i quali possiamo e dobbiamo misurarci. E\u2019 per\u00f2 necessario, proprio per tentare di individuare con la maggiore congruit\u00e0 possibile i percorsi praticabili, analizzare tale contesto con estrema oggettivit\u00e0 e massima aderenza alla realt\u00e0. Non abbiamo bisogno di rappresentazioni gratificanti o di racconti leggendari: abbiamo bisogno di leggere il reale, il che, gi\u00e0 di per s\u00e9, \u00e8 alquanto complesso. <br>Senza avere la pretesa di addentrarci qui in un\u2019analisi complessiva e dettagliata delle dinamiche sociali che hanno caratterizzato questo primo anno di pandemia, ci sembra tuttavia di oggettiva evidenza che la risposta sociale non \u00e8 riuscita a rompere l\u2019egemonia politica <em>\u201cdi classe\u201d <\/em>esercitata dal capitale e ad esprimere la propria autonomia, ovvero ad individuare e imporre i propri interessi, inevitabilmente divaricanti rispetto a quelli non solo del grande capitale, ma anche dell\u2019imprenditore della via accanto che al suo bisogno di profitto non disdegna certo di piegare la vita dei<em> \u201csuoi\u201d<\/em> dipendenti e di far lavorare in nero con salari da fame qualche immigrato senza permesso di soggiorno. Ovviamente ci sono ampi settori di autoimprenditoria, piccole attivit\u00e0, micro esercizi economici che in realt\u00e0 sotto il profilo materiale appartengono al campo degli sfruttati: affinch\u00e8 a tale condizione materiale corrisponda una soggettivazione di classe \u00e8, per\u00f2, pi\u00f9 che mai necessario rompere l\u2019egemonia politica della classe dominante, quell\u2019egemonia che spesso riesce a funzionalizzare ai propri interessi il disagio economico e <em>\u201cculturale\u201d<\/em> di questa composizione sociale. <br>Ma per rompere tale egemonia politica, costruita attraverso una costante ed organica azione di classe da parte del capitale, \u00e8 necessario riaffermarsi ed agire come classe, tanto pi\u00f9 nella fase di crisi e di profonda ristrutturazione che stiamo attraversando. Ci\u00f2 implica necessariamente tornare a misurarsi in maniera organica con il tema dell\u2019autonomia di classe, ovvero con una narrazione che sia in grado di restituirle visibilit\u00e0 e centralit\u00e0 e con una pratica che sia capace di materializzarne gli effetti sul terreno concreto dell\u2019azione. <br>Siamo perfettamente consapevoli del fatto che tale prospettiva si radica in processi sociali complessi, che certo non dipendono da mere scelte volontaristiche o semplicemente dal campo di azione di frammenti di una soggettivit\u00e0 ad oggi quanto mai marginale e debole. <br>Ciononostante, continuiamo a credere che ogni punto di soggettivazione, grande o piccolo, stabile o instabile che sia, abbia il compito di affrontare questa necessit\u00e0 e funzionalizzare ad essa la propria sfera di azione. <br>I grandi processi che incarnano lo scontro di classe sono il prodotto di molteplici concause e variabili che interagiscono tra loro: in questo pluriverso di fattori, per quanto grande esso sia, ci siamo anche noi, le nostre scelte, i nostri rischi, le nostre speranze, e, quindi, il nostro <em>\u201cdiscorso\u201d<\/em>, cio\u00e8 la sequenza di contenuti e azioni che riusciamo a mettere in campo. L\u2019esercizio dell\u2019autonomia di classe non \u00e8 un punto di arrivo, ma un punto di partenza, un processo nel quale esso costituisce nel contempo strumento di analisi, di individuazione degli obiettivi e di elaborazione di una visione, senza la quale restiamo schiacciati nell\u2019estemporaneit\u00e0 dell\u2019intervento e nell\u2019inaggirabile difficolt\u00e0 di sedimentare un accumulo esponenziale, che abbia un <em>\u201cRT superiore ad 1\u201d<\/em>. <br>Nel contesto della pandemia la difficolt\u00e0 di assumere una visione di parte e di declinarne gli interessi ha prodotto degli evidenti corto-circuiti. <br>Dentro il costrutto totalizzante del <em>\u201clockdown\u201d<\/em> non si \u00e8 riusciti a declinare una visione autonoma del tema delle <em>\u201caperture\/chiusure\u201d<\/em>, cos\u00ec che luoghi che dovevano essere chiusi, come le fabbriche lombarde, sono rimasti aperti, costando la vita o la salute di lavoratrici e lavoratori, mentre luoghi che dovevano essere aperti, come gli istituti carcerari ed i cpr, sono rimasti chiusi, ai danni della vita e della salute della popolazione detenuta e di quella migrante. Allo stesso modo le gravi criticit\u00e0 emerse in ambito scolastico, che avrebbero consentito di riportare sul terreno la miseria dell\u2019istruzione pubblica, il suo asservimento ai privati e l\u2019espulsione di ogni possibilit\u00e0 di ricerca autonoma, si sono spesso rovesciate in una paradossale difesa della sacralit\u00e0 delle istituzioni scolastiche e nella loro valorizzazione. <br>Riportare al centro del ragionamento il tema della classe e della sua autonomia \u00e8, prima di ogni altra cosa, un metodo, un criterio di lettura della realt\u00e0 ed uno strumento di individuazione, al suo interno, degli interessi di classe, ovvero degli obiettivi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"373\" src=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/traffic-light.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-87\" srcset=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/traffic-light.jpeg 800w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/traffic-light-300x140.jpeg 300w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/traffic-light-768x358.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"4-la-flow-class\"><strong>4. LA \u201c<em>FLOW-CLASS<\/em>\u201d<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 possibile ricentralizzare il tema della classe senza assumere la necessit\u00e0 di riportare al centro del ragionamento il tema dello scontro primario tra Capitale e Lavoro. <br>Ovviamente parlare oggi di classe e di scontro tra Capitale e lavoro ci impone, all\u2019interno di una visione materialistica della storia, di misurarci con il significato attuale di <em>\u201cclasse\u201d<\/em> e di <em>\u201clavoro\u201d<\/em>, assumendo i cambiamenti verticali che sono intervenuti nel corso degli ultimi decenni nell\u2019organizzazione produttiva e nella strutturazione sociale. <br>Su entrambe le questioni abbiamo certamente bisogno di approfondire l\u2019analisi e di elaborare nuove letture che consentano ai contenuti concettuali di essere effettivamente aderenti alla realt\u00e0 viva in cui si dipana la nostra quotidianit\u00e0. Non \u00e8, n\u00e9 potrebbe essere, tra gli obiettivi di questo contributo affrontare tale piano analitico e teorico. Riteniamo, tuttavia, che, pur nella complessit\u00e0 del contesto, alcuni dati di fondo, immediatamente leggibili, ci vengano ogni giorno <em>\u201crestituiti\u201d<\/em> dalla realt\u00e0 che viviamo e, con ancora maggiore contrasto e chiarezza, proprio dalla realt\u00e0 estremizzata, o meglio, mutuando il linguaggio del virtuale, dalla realt\u00e0 <em>\u201caumentata\u201d<\/em> a cui ci costringe la pandemia. Spesso e volentieri quando si parla di classe si finisce in tortuose riflessioni sulla sua composizione, che a loro volta decadono nel vano tentativo di immortalare tale composizione in un\u2019istantanea efficace. Tentativo, dicevamo, vano perch\u00e9 non \u00e8 possibile catturare in una rappresentazione statica un fenomeno che, invece, \u00e8 dinamico, in costante movimento e trasformazione. <br>Al contrario, proprio di questa dinamicit\u00e0 dovremmo farcene una ragione, assumerla come il tratto distintivo della classe nella nostra epoca. Nell\u2019accezione classica, classe e composizione di classe si radicavano all\u2019interno di rapporti di produzione facilmente schematizzabili, che coinvolgevano figure sociali tendenzialmente stabili ed omogeneizzate dallo stesso sistema di produzione e di sfruttamento. <br>La realt\u00e0 che viviamo oggi \u00e8, sotto questo profilo, rovesciata, completamente rimodellata dalla rivoluzione digitale, grazie alla quale il capitalismo ha interamente ridefinito i dispositivi di sfruttamento e di estrazione delle ricchezze. L\u2019avvento dell\u2019era digitale non ha semplicemente modificato la realt\u00e0, ma ne ha prodotto un\u2019altra dove il confine stesso descritto da Marx della sussunzione reale del lavoro al capitale \u00e8 stato travalicato a vantaggio di quella che potremmo definire la sua<em> \u201csussunzione organica\u201d<\/em>, realizzata attraverso una vera e propria fusione dell\u2019umano e del macchinico all\u2019interno dei nuovi dispositivi dello sfruttamento digitalizzato. <br>La composizione di classe nell\u2019epoca dello sfruttamento digitalizzato presenta inevitabilmente caratteristiche inedite: diverso \u00e8 il modo di produrre, diverso \u00e8 il rapporto con i mezzi di produzione e diverse sono le figure sociali che la compongono, delle quali entra a far parte a pieno titolo anche il nostro <em>\u201cio digitale\u201d<\/em>, che non \u00e8 semplicemente una proiezione virtuale del nostro io fisico, ma \u00e8 molto di pi\u00f9, vive di una sorta di vita propria, lavora costantemente alla raccolta ed al trasferimento dei dati estratti dalla nostra esistenza (e da quella di tutti coloro che entrano nel nostro campo relazionale), all\u2019interno della <em>\u201cfabbrica\u201d <\/em>virtuale, dove i dati vengono espropriati, valorizzati e trasformati in ricchezza. <br>Nell\u2019epoca digitale i processi di valorizzazione si basano essenzialmente su un sistema di <em>\u201cflussi\u201d<\/em>: flussi di merci, di dati, di informazioni, di capitali. La<em> \u201cclasse\u201d<\/em> non si sottrae a questa dinamica generale: anche la classe in fin dei conti \u00e8 un <em>\u201cflusso\u201d<\/em> di persone, dati, conoscenze, abilit\u00e0, cooperazione sociale, che transita costantemente dalla sfera virtuale a quella fisica e che viene canalizzato nei processi di valorizzazione. <br>Mentre nella classe a composizione prevalentemente operaia il cuore del sistema di sfruttamento era nel controllo del luogo e dei tempi di produzione, nella <em>\u201cflow-class\u201d<\/em> il dispositivo primario di sfruttamento poggia sulla capacit\u00e0 di controllo e di organizzazione del <em>\u201cflusso\u201d<\/em>, che non \u00e8 un prodotto della classe, ma la classe stessa messa a lavoro. La <em>\u201cflow-class\u201d<\/em> \u00e8 costantemente messa a lavoro, perch\u00e8 il flusso deve essere continuo, senza perimetri n\u00e9 di orario, n\u00e9 di luogo: \u00e8 attraverso la <em>flow-class<\/em> che il capitalismo estrattivo riesce a perseguire le proprie finalit\u00e0 di sfruttamento e appropriazione. <br>Nella <em>flow-class<\/em> le figure sociali coinvolte possono cambiare, modificarsi, alternarsi: ci\u00f2 che deve essere salvaguardato \u00e8 il <em>\u201cflowing\u201d<\/em> e non la sedentariet\u00e0 delle figure che lo alimentano. <br>Ed \u00e8 proprio in rapporto al <em>\u201cflowing\u201d<\/em> che finiscono con il configurarsi le differenze e le appartenenze di classe. L\u2019appartenenza di classe e, quindi, in ultima analisi, la sua composizione, non \u00e8 misurabile in rapporto alla mera propriet\u00e0 dei mezzi di produzione o alla natura subordinata o meno dell\u2019attivit\u00e0 svolta. <br>Essa si definisce sulla base della differenza intercorrente tra chi ha il potere di gestire, organizzare e finalizzare il <em>flowing<\/em> e chi \u00e8 costretto a scorrerci dentro mettendo a frutto le proprie capacit\u00e0 di navigazione per evitare di affogare o di finire arenato in un argine, senza garanzie e senza diritti; tra chi da quel <em>flowing<\/em> ricava ricchezze, garanzie e status sociale, e chi \u00e8 costretto alla precariet\u00e0, alla povert\u00e0, alla negazione dei bisogni primari; tra chi difende e sostiene la finalizzazione del <em>flowing<\/em>, e chi, invece, ritiene necessario deviarla e, in ultimo, sovvertirla. <br>E se la classe <em>\u201cin s\u00e9\u201d<\/em> assume le caratteristiche di un flusso dinamico di persone, vite e conoscenze, la classe <em>\u201cper s\u00e9\u201d<\/em>, ovvero il processo di soggettivazione, assume tendenzialmente le caratteristiche della capacit\u00e0 di <em>\u201cre-direct\u201d<\/em> del flusso, ovvero della sua deviazione, anche se inizialmente parziale e limitata, dalle finalit\u00e0 alle quali esso \u00e8 preordinato. <br>Per questo oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 prioritario riaffermare con forza il tema dell\u2019autonomia, del suo esercizio e dei processi volti alla sua organizzazione ed espansione. Il flusso travolge e valorizza tutto ci\u00f2 che ne fa parte, anche le forme di <em>\u201cdialettica critica\u201d<\/em>, laddove questa non si traduca in una deviazione, strozzatura, ostruzione del flusso. Riportare al centro della narrazione e dell\u2019azione il tema dell\u2019autonomia di classe non \u00e8 semplicemente una scelta: \u00e8 una necessit\u00e0 per recuperare la capacit\u00e0 di individuare obiettivi che, seppur contingenti e parziali, siano collocati all\u2019interno di una visione strategica e progettuale, senza la quale la critica finisce inesorabilmente con l\u2019essere costantemente disarticolata, canalizzata in finzioni universalistiche dove le classi spariscono a vantaggio della <em>\u201cpersona\u201d<\/em> atomizzata o, tuttalpi\u00f9, inserita in una specifica<em> \u201ccategoria\u201d<\/em> di esseri umani avulsi dalle condizioni materiali di esistenza, dal<em> \u201cflusso\u201d<\/em> che li subordina e ne determina la vita. Nella <em>\u201crealt\u00e0 aumentata\u201d <\/em>della pandemia e della crisi, le differenze di classe e la struttura classista della societ\u00e0 emergono con rinnovata potenza, creando le condizioni per la riapertura di un <em>\u201cdiscorso\u201d<\/em> sociale sul tema delle classi. <br>Il che inevitabilmente implica riportare al centro della nostra visione la contraddizione primaria tra Capitale e Lavoro, dove per\u00f2 il concetto di <em>\u201clavoro\u201d<\/em> deve essere liberato dalle sue declinazioni classiche per assumere il contenuto dei rapporti di produzione generati dagli attuali processi capitalistici di valorizzazione ed estrazione delle ricchezze. <br>Ci\u00f2 significa che quando parliamo della relazione confliggente tra Capitale e Lavoro parliamo in realt\u00e0 del conflitto strutturale tra il Capitale e la societ\u00e0 messa al lavoro, ovvero tutta quella composizione sociale costretta al <em>flowing<\/em> deciso, gestito e organizzato dal Capitale. <br>Una dimensione confliggente che non pu\u00f2 essere semplificata nella rappresentazione di uno scontro tra il Capitale e la Vita. In realt\u00e0 non \u00e8 corretto neppure dire che il Capitale sia contro la vita perch\u00e9, al contrario, essa costituisce l\u2019insostituibile fonte dei processi di valorizzazione. <br>Che poi tali processi determinino la distruzione della vita, questo \u00e8 un altro discorso: le multinazionali del petrolio non sono <em>\u201ccontro\u201d<\/em> i combustibili fossili per il semplice fatto che, per valorizzarli, ne devono determinare il consumo e, quindi, la <em>\u201cdistruzione\u201d<\/em>. <br>Lo scontro non \u00e8 tra il Capitale e la Vita, ma tra il Capitale e la Vita messa al lavoro, ovvero la vita dentro i rapporti di produzione, dentro le relazioni di cooperazione\/condivisione da cui il Capitale estrae valore e dentro le quali, proprio per il fatto di essere, in ultimo, relazioni sociali, possono determinarsi i processi di soggettivazione conflittuale. Processi di soggettivazione che, nell\u2019epoca dello sfruttamento digitale e globalizzato, sono tutt\u2019altro che semplici. L\u2019attuale dimensione estrattiva dello sfruttamento, non deve trarci in inganno accreditando l\u2019idea di un Capitale sostanzialmente arroccato in una mera posizione di <em>\u201csorveglianza\u201d<\/em> di un sistema altrimenti <em>\u201cautonomo\u201d<\/em>. In realt\u00e0 se \u00e8 vero che il controllo e la sorveglianza svolgono un ruolo fondamentale nel capitalismo del ventunesimo secolo, \u00e8 altrettanto vero che la sorveglianza non \u00e8 affatto sufficiente a definire complessivamente il capitalismo della nostra epoca ed i soggetti che compongono la sua classe. <br>Lungi dall\u2019attestarsi sul mero ruolo di controllore, il Capitale, attraverso le sue piattaforme, che ad oggi costituiscono il suo primario impianto organizzativo, ha la regia dei flussi, organizza, gestisce e impone i processi di valorizzazione su scala planetaria, possiede le chiavi algoritmiche del sistema. Per questo le dinamiche di soggettivazione ed i relativi percorsi organizzativi sono complessi e necessitano di una visione progettuale. <br>E\u2019 anche vero, per\u00f2, che laddove queste dinamiche si determinino possono poi contare su potenzialit\u00e0 inedite, derivanti proprio dalla dimensione di cooperazione sociale che sta alla base del sistema di sfruttamento e dalla stessa dinamicit\u00e0 del <em>\u201cflowing\u201d<\/em> che mette in relazioni conoscenze, figure sociali e abilit\u00e0 molteplici, che vede uscire ed entrare nella <em>flow-class<\/em> con una mobilit\u00e0 prima sconosciuta anche soggetti appartenenti alla classe avversa, con il loro patrimonio di esperienze e conoscenze. Le prospettive di soggettivazione sono complesse e dense di difficolt\u00e0. <br>Ciononostante complessit\u00e0 e difficolt\u00e0 non possono diventare un alibi, la giustificazione di una prassi che, anche quando mette in campo azioni e iniziative, di fatto esprime un approccio deterministico che oscilla tra la speranza di un fatale evento salvifico, l\u2019illusione di <em>\u201cacchiappare\u201d <\/em>la manifestazione giusta, che determiner\u00e0 la svolta che poi non c\u2019\u00e8 mai, l\u2019attesa di una precipitazione generale che magicamente torni a legittimare la necessit\u00e0 storica di un cambiamento rivoluzionario. <br>In realt\u00e0 la precipitazione generale c\u2019\u00e8 stata, ci siamo dentro: chi, solo fino a pochi mesi fa, avrebbe potuto immaginare la dimensione di crisi che stiamo vivendo? <br>Eppure anche nella crisi di ampie proporzioni che stiamo attraversando i processi di soggettivazione e, quindi, di esercizio, seppur parziale e frammentato, dell\u2019autonomia di classe, stentano a prodursi, mentre il Capitale, ancora una volta, rivela un\u2019ampia capacit\u00e0 di mettere in campo mezzi materiali e dispositivi di propaganda ideologica con i quali riesce ad assorbire il contraccolpo ed a riprogettare dentro la crisi le proprie catene di valorizzazione. L\u2019illusione di una crisi generale che di per s\u00e9 determini l\u2019insorgenza di processi rivoluzionari ci ha sempre tradito. Quando questo si \u00e8 verificato \u00e8 perch\u00e9 dentro la crisi agivano processi di soggettivazione gi\u00e0 in atto, visioni in grado di dare una lettura di classe della crisi, connessioni organizzative in grado di dare sostanza ad obiettivi programmatici che, seppur contingenti e di fase, erano in grado di esprimere gli interessi di classe e di sedimentarne l\u2019egemonia. <br>Dentro la pandemia dobbiamo tornare a misurarci con tutto questo, perch\u00e9 \u00e8 la crisi stessa, le contraddizioni che essa rende evidenti, ad offrirci le condizioni per riannodare i fili di un discorso, per iniziare a ricostruire il dispositivo primario del nostro agire politico, ovvero l\u2019interazione tra una visione generale ed un piano programmatico contingente, capace di dare a quella visione la concretezza di obiettivi immediatamente praticabili. Dobbiamo fare questo assumendo fino in fondo i nostri limiti, sapendo che siamo solo dei punti sparsi all\u2019interno di processi incommensurabilmente superiori a noi. <br>Eppure da questo vogliamo e dobbiamo ripartire. Senza l\u2019ansia disperante di chi bloccato in un\u2019isola spera di riuscire a salire su qualche motoscafo di passaggio ed, invece, con la serenit\u00e0 di chi, accettata l\u2019idea che se vuole lasciare l\u2019isola deve costruirsi l\u2019imbarcazione, inizia a mettere insieme i pezzi della zattera.<\/p>\n\n\n\n<p>Dire che \u00e8 necessario ricostruire una visione e riportare al centro della nostra narrazione il tema della classe, della sua autonomia e dello scontro tra Capitale e Lavoro nell\u2019accezione che abbiamo sopra specificato, non significa ricadere nel vizio storico della costruzione di una gerarchia delle contraddizioni e delle criticit\u00e0 che vivono e si sviluppano all\u2019interno del sistema. Lo abbiamo premesso nella parte iniziale del documento: nell\u2019economia globalizzata e finanziarizzata ogni elemento di crisi pu\u00f2 essere dirompente ed assumere una portata generale. Ma quando parliamo di classe e dello scontro tra Capitale e Lavoro, non parliamo dei punti di crisi che si sviluppano all\u2019interno del sistema, ma del sistema stesso, del contesto generale dentro cui le contraddizioni si sviluppano ed assumono i propri connotati. <br>Le narrazioni meta-storiche, che collocano le contraddizioni al di fuori dello specifico contesto materiale in cui si determinano e le riducono a caratteristica di una generica ed astratta storia umana, non ci appartengono. Sfruttamento, oppressione di genere, razzismo sono indubbiamente fenomeni che oltrepassano di gran lunga la storia del capitalismo. Ma come essi si sono materialmente manifestati nel corso della storia e, quindi, ci\u00f2 che essi sono effettivamente stati, la dimensione concreta, viva dell\u2019oppressione che hanno generato, \u00e8 stata di volta in volta determinata dal contesto generale, economico, culturale, politico e istituzionale, che ha caratterizzato ogni singola epoca. <br>A titolo meramente esemplificativo, i dispositivi razziali all\u2019epoca dell\u2019impero romano non erano uguali a quelli costruiti con l\u2019avvallo del darwinismo sociale durante la rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo, n\u00e9 avevano la medesima funzione. Riportare al centro le caratteristiche del sistema che occupa la nostra epoca non \u00e8 un modo per ridimensionare le contraddizioni che si muovono al suo interno o la loro specificit\u00e0, ma, al contrario, per assumerle pienamente nella loro concreta dimensione storica, senza la quale esse tendono a diventare astratte e rituali, assorbite in una narrazione universalizzante che formalmente le valorizza, ma in realt\u00e0 le depotenzia disincarnandole dalle specifiche responsabilit\u00e0 ed implicazioni riconducibili al sistema dentro cui esse si producono.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"5-meta-temi\"><strong>5. META-TEMI?<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p id=\"1b3b\">La contraddizione climatica riveste evidentemente un ruolo di primaria importanza, sia per gli effetti di ordine generale che essa produce, sia per il fatto che essa \u00e8 destinata inesorabilmente ad approfondirsi e dilatarsi, essendo geneticamente connessa ai processi estrattivi di valorizzazione capitalistica. <br>Inoltre, proprio dalla crisi climatica si producono le condizioni per rielaborare una visione progettuale nella quale non solo il superamento della crisi, ma anche il superamento della stessa condizione di alienazione dell\u2019esistenza umana dal suo contesto naturale, animato o inanimato che sia, si radica nella necessit\u00e0 di un rovesciamento del sistema economico e di una diversa relazione tra il vivente umano ed il vivente non umano. Il che, tuttavia, non significa che ci siano <em>\u201cordini naturali\u201d<\/em> ai quali dovremmo rimetterci. <br>Non esiste alcun <em>\u201cordine naturale\u201d<\/em>, ma solamente un insieme di equilibri e disequilibri che si sono prodotti nel tempo quali conseguenze dirette di sconvolgimenti, interazioni, trasformazioni, indotti da eventi naturali o artificiali. Il rischio che dentro la necessit\u00e0 di ripensare le interrelazioni nel vivente si finisca direttamente o indirettamente con l\u2019accreditare l\u2019idea o anche solo la percezione di un preesistente ordine naturale a cui doversi conformare \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo, con tutte le conseguenze che esso implica. <br>Il costrutto ideologico degli <em>\u201cordini naturali\u201d<\/em> nel corso della storia ha sempre servito la causa dei totalitarismi, degli ordinamenti etici, degli integralismi e non quella dell\u2019emancipazione e dei processi di liberazione. <br>Non esiste alcuna Madre Natura a cui dobbiamo obbedire, n\u00e9 alcun ordine naturale a cui dobbiamo sottometterci: se ci fosse sarebbe anch\u2019esso nel campo del sovvertibile, di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere cambiato, trasformato, rovesciato. Non esistono altri confini se non quelli del progetto stesso: \u00e8 al suo interno che immaginiamo relazioni diverse, che assumiamo gli equilibri da rispettare e quelli da rompere, che abbattiamo quella piramide che pone al suo vertice l\u2019essere umano e le sue gerarchie, a vantaggio di un piano tutto orizzontale del vivente dove le interazioni sono determinate dai bisogni reali e non da quelli indotti dal profitto.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"356c\">Tornando, dunque, al tema della crisi climatica ed ecologica, \u00e8 evidente l\u2019importanza che essa assume nell\u2019attuale contesto storico: ne \u00e8 consapevole anche il capitalismo pi\u00f9 lungimirante che, non a caso, anche al costo di una seria conflittualit\u00e0 intercapitalistica, sta cercando di costruire una strategia per fronteggiarla, sia sul versante organizzativo, che sul versante culturale ed ideologico. <br>Ciononostante non pensiamo che la questione climatica possa costituire un<em> \u201cmeta-tema\u201d<\/em>, la lente generale con cui leggere il tutto ed a cui ricondurre il tutto. E questo non perch\u00e9 la crisi climatica non sia abbastanza importante, ma perch\u00e9 crediamo che l\u2019approccio <em>\u201cmeta-tematico\u201d<\/em> sia sbagliato in s\u00e9, in quanto da un lato riproduce il vizio della gerarchia delle contraddizioni, finendo con il piegare a se stesso ogni analisi ed ogni pratica dell\u2019obiettivo, e dall\u2019altro perch\u00e9 tende ad escludere o marginalizzare quell\u2019articolazione dell\u2019intervento che \u00e8, invece, vitale all\u2019interno di una realt\u00e0 complessa per riuscire a generalizzare l\u2019azione ed estendere le possibilit\u00e0 di conflitto. Il medesimo discorso pu\u00f2 essere fatto in riferimento al tema del reddito. <br>Dentro la crisi economica indotta dalla pandemia il tema del reddito assume un\u2019importanza fondamentale ed \u00e8 strategico in questo momento potenziare e diffondere i percorsi di sindacalismo di base e di auto-organizzazione di lavoratrici e lavoratori: senza tali percorsi, che si radicano gi\u00e0 nei contesti lavorativi, non avremmo gli strumenti di base per poter agire sul versante della crisi economica. <br>Anche in questo caso, per\u00f2, il reddito non pu\u00f2 diventare il meta-tema in cui far confluire il tutto. <br>Certo, attraverso l\u2019espressione <em>\u201creddito indiretto\u201d<\/em> possiamo farci rientrare un sacco di cose perch\u00e9, in fin dei conti, ogni cosa che comporti un onere economico incide sul reddito, ed ogni lotta tesa ad escludere quell\u2019onere si traduce in una battaglia per il reddito indiretto. <br>Ma questa ipertrofia del tema invece di determinarne il potenziamento, rischia di diventarne una patologia, di renderlo pi\u00f9 evanescente e meno efficace, tanto pi\u00f9 alla luce della oggettiva difficolt\u00e0 di mettere in campo un\u2019azione dispiegata, concreta ed efficace di pari latitudine. <br>Con l\u2019ulteriore conseguenza di confondere il piano pi\u00f9 strettamente rivendicativo con quello pi\u00f9 complessivo, piani che, invece, pur all\u2019interno di una relazione organica, dovrebbero assumere luoghi e profili politico-organizzativi specifici. Pi\u00f9 che di meta-temi a cui assegnare il compito di ridurre ad un unico concetto una molteplicit\u00e0 di contenuti, avremmo bisogno in questo momento di costruire una prima piattaforma sociale dell\u2019emergenza, che non abbia l\u2019ambizione di riassumere tutti gli obiettivi che soggettivamente vorremmo perseguire, ma di individuare alcuni obiettivi di portata generale che all\u2019interno del contesto contingente possano assumere una funzione propulsiva e creare le condizioni per una reale ed efficace attivit\u00e0 di agitazione sociale.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"6-solo-allora-l-angusto-orizzonte-giuridico-borghese-puo-essere-superato-e-la-societa-puo-scrivere-sulle-sue-bandiere-ognuno-secondo-le-sue-capacita-a-ognuno-secondo-i-suoi-bisogni-k-marx-critica-del-programma-di-gotha\"><strong>6.<\/strong>\u00a0\u201c\u2026<strong><em>solo allora l\u2019angusto orizzonte giuridico borghese pu\u00f2 essere superato, e la societ\u00e0 pu\u00f2 scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacit\u00e0; a ognuno secondo i suoi bisogni!<\/em><\/strong>\u201d (K. Marx &#8211; Critica del programma di Gotha)<\/h6>\n\n\n\n<p>Nel definire gli obiettivi programmatici di fase \u00e8 importante tenere sempre presente la visione generale da cui muoviamo e, con essa, l\u2019idea di futuro che vogliamo evocare. <br>Questo non significa perdersi in pedanti descrizioni di una fantomatica <em>\u201csociet\u00e0 del domani\u201d<\/em>, ma scegliere il nostro immaginario, parlare non dell\u2019architettura, ma della proiezione, delle tensioni che disegnano ci\u00f2 che desideriamo. Non \u00e8 indifferente ci\u00f2 che noi scegliamo per evocare un futuro possibile. <br>Ed \u00e8 proprio sul terreno delle evocazioni che negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una particolare parabola del discorso sulla <em>\u201ccura\u201d<\/em>, che, estendendone il concetto, ne ha fatto, in ultimo, un paradigma generale di definizione della futura organizzazione sociale. Ma che cosa dovrebbe essere la cosiddetta <em>\u201csociet\u00e0 della cura\u201d<\/em>? Il concetto di cura, quando non \u00e8 riferito allo specifico contesto sanitario, rimanda alla sfera delle relazioni personali, al rapporto particolare che si instaura tra persone che condividono un legame affettivo e sentimentale, un vissuto comune che, per l\u2019appunto, distingue quel rapporto da altri in cui non si determina la stessa condivisione. <br>Ma il medesimo concetto tradotto in un paradigma di organizzazione sociale, che cosa significa? Le esperienze storiche a riguardo non sono affatto incoraggianti, visto che generalmente il <em>\u201cprendersi cura\u201d<\/em> dei propri cittadini ha costituito il fondamento ideologico dei pi\u00f9 beceri regimi totalitari. <br>Il che non \u00e8 un caso. La <em>\u201ccura\u201d<\/em> entra nell\u2019intimit\u00e0 delle persone, nelle loro debolezze, nella loro riservatezza, nei loro rapporti di prossimit\u00e0. Un\u2019organizzazione sociale che si prende cura di noi, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, \u00e8 un\u2019organizzazione sociale pericolosa, che si assume un compito etico e penetra nelle viscere delle nostre relazioni. Noi non vogliamo una societ\u00e0 che ci <em>\u201cama\u201d <\/em>o comitati di salute pubblica che<em> \u201cci vogliono bene\u201d<\/em>. Noi vogliamo una societ\u00e0 solidale, capace di rispondere ai bisogni delle persone e di garantire una vita degna. Noi vogliamo una societ\u00e0 di persone libere e uguali, dove la <em>\u201ccura\u201d<\/em>, intesa come tutela della salute, \u00e8 garantita da strutture sanitarie avanzate, personale qualificato e da una diversa cultura del corpo e del curare. Una societ\u00e0 che ci liberi davvero dal<em> \u201clavoro di cura\u201d<\/em> che, come tutti i lavori, \u00e8 una maledizione anche quando lo svolgiamo per alleviare le sofferenze di una persona cara, e che liberandoci da esso ci dia anche la possibilit\u00e0 di liberare gli affetti dall\u2019oppressione dell\u2019impianto ideologico catto-colpevolista che induce a misurare l\u2019intensit\u00e0 degli affetti sull\u2019intensit\u00e0 del sacrificio. <br>La societ\u00e0 dell\u2019armonia generale, dell\u2019amore di tutti verso tutti, in cui ognuno sente il bisogno di prendersi cura di tutti gli altri \u00e8 una favola, neppure bella, anzi angosciante. <br>Questo perch\u00e9 la vita vera \u00e8 un\u2019altra cosa: per fortuna in una societ\u00e0 per quanto avanzata, per quanto liberata, continueranno ad agitarsi odi e amori, tensioni e incompatibilit\u00e0, conflitti per cambiare le cose, perch\u00e9 non esiste una fine della Storia ed ogni organizzazione sociale \u00e8 inevitabilmente oggetto di un costante processo di cambiamento. Ricondurre la visione del futuro che noi desideriamo all\u2019idea di una <em>\u201csociet\u00e0 della cura\u201d<\/em> \u00e8 una scelta che, a nostro avviso, determina un grave arretramento dell\u2019immaginario ed una torsione della nostra idea di societ\u00e0 sul versante etico, sull\u2019imposizione di ci\u00f2 che la persona deve <em>\u201cprovare\u201d<\/em> nei confronti degli altri, anzich\u00e9 su ci\u00f2 che la persona <em>\u201csceglie\u201d<\/em> di fare per gli altri. <br>Un paradigma che non ha nulla a che fare con una visione materialistica del processo storico e con l\u2019urgente necessit\u00e0 di calare nelle contraddizioni materiali un\u2019efficace e chiara narrazione delle nostre prospettive. Sicuramente ci verr\u00e0 detto che la nostra interpretazione \u00e8 una malevola forzatura, e che <em>\u201csociet\u00e0 della cura\u201d<\/em> \u00e8 solo un modo diverso di rappresentare un\u2019idea di societ\u00e0 alternativa, ben descritta nei suoi tratti fondamentali e nei suoi principi generali. Sar\u00e0 pur cos\u00ec, ma il problema vero che si pone nel proporre un paradigma generale di definizione di un progetto non \u00e8 nella descrizione del progetto, ma in ci\u00f2 che quel paradigma \u00e8 in grado di per s\u00e9 di comunicare, esprimere e rappresentare, perch\u00e9 \u00e8 proprio per questo che esso viene scelto e utilizzato. <br>Gli effetti di un\u2019evocazione prescindono dagli intenti di chi l\u2019ha espressa e sono i primi che devono essere valutati, non i secondi. Assumere l\u2019idea della<em> \u201ccura\u201d <\/em>come il viatico prefigurativo della societ\u00e0 che vorremmo, come la chiave di definizione generale dei suoi rapporti interni e dei suoi assetti organizzativi, ha implicazioni rilevanti perch\u00e9 ne modifica radicalmente la rappresentazione, portandola dal campo materiale delle sue strutture al campo <em>\u201cetico\u201d <\/em>delle relazioni e delle responsabilit\u00e0 individuali. <br>Ci\u00f2 risulta, peraltro, particolarmente pericoloso proprio all\u2019interno del contesto che stiamo vivendo: sia perch\u00e9 la trasformazione del concetto di <em>\u201ccura\u201d <\/em>in un paradigma generale di organizzazione sociale finisce con il produrre una retorica che depotenzia la cura vera di cui avremmo bisogno dentro una crisi sanitaria, che va ben oltre la pandemia ed attiene al sostanziale collasso della sanit\u00e0 pubblica; sia perch\u00e9 in questo momento avremmo bisogno di un\u2019operazione esattamente inversa per fronteggiare il dispositivo ideologico dominante che caratterizza questa fase, quello dello Stato-padre che entra nelle condotte personali e private dei<em> \u201csuoi\u201d <\/em>cittadini, d\u00e0 <em>\u201cvivamente\u201d<\/em> consigli, ordina comportamenti in base ai quali decide se punire o premiare, individualizza le responsabilit\u00e0 e, con esse, le colpe. <br>Noi non ci sentiamo n\u00e9 mistici, n\u00e9 idealisti: cerchiamo, per quanto possibile, di restare ancorati a quella pratica materialistica che pensiamo necessaria per perseguire una trasformazione radicale, quindi rivoluzionaria, delle nostre condizioni di vita. Crediamo che dentro le urgenze imposte dalla crisi non sia possibile arretrare l\u2019approccio teorico, i criteri di analisi ed i paradigmi delle proposte su versanti che ci riportano indietro nel tempo. Allo stesso modo pensiamo che dentro le urgenze della crisi dobbiamo liberarci dal complesso della mimetizzazione, che appare strumento pi\u00f9 facile di sedimentazione del consenso ma che, ad oggi, si traduce invece nella marginalizzazione e nel rifluire dei contenuti. <br>Nonostante le enormi difficolt\u00e0 che troviamo sul terreno, mai, quantomeno nella storia recente, \u00e8 stata cos\u00ec diffusa la consapevolezza delle iniquit\u00e0 strutturali del capitalismo, della capacit\u00e0 distruttiva del suo sistema economico e della precariet\u00e0 che esso ci impone. Il problema vero \u00e8 l\u2019assenza di un\u2019alternativa credibile, anzi, tanto credibile da accettare il rischio personale e collettivo di una rivolgimento generale. <br>Come ricostruire una simile alternativa \u00e8 una domanda che non pu\u00f2 avere una risposta perch\u00e9 essa \u00e8 un processo che si descrive nel suo stesso compiersi. Ci\u00f2 che per\u00f2 possiamo e dobbiamo chiederci \u00e8 quale pu\u00f2 essere il nostro ruolo all\u2019interno di quel processo. Noi pensiamo che per contribuire a quel processo sia necessario ripartire dalle fondamenta, recuperare la capacit\u00e0 di diffondere una visione chiara, individuabile e divulgabile della nostra progettualit\u00e0 e nel contempo proposte chiare, individuabili e divulgabili relative ad obiettivi contingenti ed immediati dettati dal contesto specifico all\u2019interno del quale andiamo ad agire. <br>Visione generale e obiettivi programmatici di fase, agitazione sociale e <em>\u201cpropaganda\u201d<\/em>: appunto, le fondamenta.<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\" id=\"7-uno-strumento-programmatico\"><strong>7. UNO STRUMENTO PROGRAMMATICO<\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p>La <em>\u201crealt\u00e0 aumentata\u201d<\/em> della pandemia, dove i processi in atto sono estremizzati e dotati di un\u2019eccezionale evidenza, offre tutte le condizioni per avviare la ricostruzione di quella interazione tra visione generale e piano programmatico di fase senza la quale il nostro agire rischia di restare inefficace o, comunque, di disperdersi senza sedimentare quel nuovo accumulo di lotte, idee e relazioni, di cui abbiamo urgente bisogno. <br>Alle polarizzazioni che la crisi inevitabilmente produce \u00e8 necessario offrire una lettura, una chiave di interpretazione capace di collocare le contraddizioni nella loro dimensione sistemica, cio\u00e8 nella struttura materiale, economica e politica che le produce. Nel contempo, per\u00f2, abbiamo bisogno che da quella lettura emergano indicazioni di azione concrete, praticabili e diffondibili. <br>Il che, a sua volta, richiede la capacit\u00e0 di assumere fino in fondo la straordinariet\u00e0 del contesto che stiamo vivendo. La pandemia non ha solo sconvolto la nostra quotidianit\u00e0, ma ha anche generato una dimensione \u201c<em>extra-ordinem<\/em>\u201d, dentro la quale le libert\u00e0 fondamentali sono state travolte e si \u00e8 consumata una rottura senza precedenti delle garanzie costituzionali e del relativo impianto culturale e normativo. <br>Le misure di distanziamento sociale, la limitazione della libert\u00e0 di circolazione ed il tracollo dei processi aggregativi producono una vasta ed ulteriore frammentazione del legame sociale a cui corrisponde una profonda difficolt\u00e0 di tenere aperti ed attivi anche i percorsi organizzativi pi\u00f9 elementari. <br>La straordinariet\u00e0 di tale condizione non possiamo rimuoverla, o estraniandola dal dibattito o declinando date e appuntamenti nel medio periodo sperando che per quel momento la situazione si sia risolta. <br>Anche laddove alcune misure di limitazione della libert\u00e0 di movimento venissero meno, la condizione di straordinariet\u00e0 continuer\u00e0 a protrarsi a lungo, alimentata dai disequilibri prodottisi sul terreno economico, sanitario, aggregativo e normativo. All\u2019interno del contesto <em>\u201cextra-ordinario\u201d <\/em>della crisi crediamo che sia strategico aprire spazi di convergenza su obiettivi comuni. <br>Un passaggio che a nostro avviso non si realizza semplicemente attraverso un potenziamento dei singoli percorsi specifici di attivismo sociale o attraverso la chiamata degli uni al concorso degli altri nelle iniziative messe in agenda. Allo stesso modo, per le ragioni che abbiamo gi\u00e0 detto, non crediamo che tale passaggio possa maturarsi semplicemente facendo convergere pi\u00f9 contenuti in un unico meta-tema. <br>Pensiamo, invece, che sia necessario riflettere sull\u2019elaborazione di uno strumento programmatico di fase, articolato in alcuni obiettivi che valutiamo come prioritari, non necessariamente perch\u00e9 lo siano in assoluto o perch\u00e9 essi debbano sovrapporsi agli specifici obiettivi individuati all\u2019interno dei diversi campi di intervento, ma perch\u00e9 sono quelli che nell\u2019immediato colgono i bisogni urgenti che emergono o possono emergere dal corpo sociale. Una sorta di piattaforma da condividere nelle azioni e nelle iniziative anche quando queste non attengono direttamente agli obiettivi in essa contenuti. <br>Una piattaforma, cio\u00e8, in grado di costituire un riferimento stabile, di capitalizzare le azioni diffuse nei territori, di consentire l\u2019individuabilit\u00e0 dei percorsi che ad essa si richiamano, individuabilit\u00e0 a cui sono strettamente connesse le sue potenzialit\u00e0 espansive. Non vogliamo in questa sede entrare nel merito specifico degli obiettivi che a nostro avviso dovrebbero comporre tale strumento programmatico. <br>All\u2019interno della nostra discussione abbiamo, tuttavia, individuato alcune traiettorie che pensiamo siano importanti sia in s\u00e9, sia per gli spazi di azione e condivisione sociale che esse possono garantire.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Reddito inteso come un ammortizzatore sociale universale in grado di garantire la continuit\u00e0 di liquidit\u00e0 a chi per scelta o necessit\u00e0 si ritrova a dover passare da un impiego all\u2019altro, a chi \u00e8 senza lavoro o a chi rientra nella categoria dei <em>\u201clavoratori poveri\u201d<\/em>. Reddito vuol dire dare diritti e dignit\u00e0 a tutta quella fascia di lavoratori autonomi, precari e non garantiti che oggi pi\u00f9 di altri sta subendo la crisi. <br>Per finanziare una politica di redistribuzione della ricchezza non serve pi\u00f9 solo lottare per una migliore finalizzazione delle risorse pubbliche, ma bisogna prendere i soldi da chi ne ha in abbondanza e da chi da questa crisi ha tratto profitto: tassare i giganti digitali e una patrimoniale sui grandi capitali finanziari e industriali. <br>Infine, non pu\u00f2 esistere un\u2019equa politica sul reddito senza l\u2019introduzione di un salario minimo che sia indipendente dal tipo di lavoro e dal relativo inquadramento contrattuale.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sanit\u00e0 pubblica, universale, gratuita, di qualit\u00e0 ma soprattutto territoriale e di prossimit\u00e0 in modo da uscire da un\u2019idea di cura ospedalocentrica. Assunzione di nuovo personale medico-sanitario, investimento, gestione e controllo pubblico sulla ricerca medico-scientifica e una battaglia serrata in grado di rimettere in discussione la titolarit\u00e0 dei brevetti e la propriet\u00e0 intellettuale dei farmaci, affermandone invece la libera produzione. <br>Farmaci come i vaccini dovrebbero essere considerati un bene comune e quindi sottratti al regime della propriet\u00e0 e del profitto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Scuola e istruzione non come difesa di una<em> \u201csacra e intoccabile istituzione\u201d <\/em>ma come la capacit\u00e0 di affrontarne i problemi strutturali a partire dall\u2019eliminazione delle classi-pollaio, da una messa in sicurezza degli edifici scolastici, fino all\u2019equiparazione degli stipendi di tutto il personale con quelli europei, passando per la sistematizzazione delle mille e assurde graduatorie e del superamento dello status di precari di molta parte del personale.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ambiente, cessare di finanziare con soldi pubblici le multinazionali del fossile, tassare le industrie inquinanti, denunciare\/disvelare le operazioni di <em>greenwashing<\/em> e affrontare il problema del trasporto pubblico nella prospettiva di una mobilit\u00e0 ecosostenibile, sicura e gratuita.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Garanzia di luoghi e percorsi di aggregazione, un problema gi\u00e0 presente soprattutto dopo le strette securitarie messe in atto prima da Minniti e poi da Salvini, che si \u00e8 drammatizzato durante la crisi pandemica. <br>La socialit\u00e0 libera, spontanea, autogestita \u00e8 stata completamente spazzata via, criminalizzata a favore di una <em>\u201csocialit\u00e0\u201d<\/em> relegata e obbligata a svolgersi dentro luoghi perimetrati da buttafuori e telecamere ed esclusivamente deputati al consumo e al profitto privato. La capacit\u00e0 di ricostruire un legame sociale, passa anche per il recupero di un vivere libero a partire dalle pi\u00f9 semplici quanto essenziali dimensioni ludico-conviviali, soprattutto per la fascia giovanile. Per questo \u00e8 necessaria una delegificazione degli ambiti di aggregazione in favore di una loro maggiore autonomia.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"4b00\">Ovviamente non si tratta di obiettivi <em>\u201cnuovi\u201d <\/em>o che non siano gi\u00e0 stati trattati nelle diverse occasioni di confronto e di dibattito, ma il fatto di comporli all\u2019interno di un unico strumento programmatico condiviso, di tradurli in una vera e propria campagna che si radica nei territori e negli obiettivi l\u00ec praticabili, di costruire una sinergia nelle azioni che abbia una reale capacit\u00e0 di divulgazione e di individuazione dei punti di riferimento, potrebbe produrre un salto di qualit\u00e0. <br>Ci\u00f2 anche perch\u00e8 gli obiettivi che in un determinato momento potrebbero risultare pi\u00f9 trainanti degli altri, trascinerebbero con s\u00e8 anche il resto della piattaforma, la sua conoscibilit\u00e0 e la sua diffusione. <br>Da questo punto di vista crediamo, ad esempio, che tutto il tema della sanit\u00e0 e dei vaccini, diversamente a quanto si \u00e8 verificato fino in questo momento, possa e debba diventare un tema prioritario di precipitazione delle azioni e del conflitto nelle prossime settimane, vista anche l\u2019ampia potenzialit\u00e0 di condivisione sociale sia dei contenuti, che delle pratiche.<\/p>\n\n\n\n<p id=\"0d34\"><em>Centri Sociali Marche<\/em><\/p>\n\n\n\n<p id=\"2a5d\"><em>Gennaio 2021<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi un anno dal primo lockdown abbiamo ritenuto necessario tentare di \u201corganizzare\u201d all\u2019interno di un documento quella miriade di<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":88,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-86","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-long-form"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=86"}],"version-history":[{"count":26,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7595,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/86\/revisions\/7595"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/88"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=86"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=86"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=86"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}