{"id":8417,"date":"2026-07-07T12:22:58","date_gmt":"2026-07-07T10:22:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8417"},"modified":"2026-07-07T12:24:44","modified_gmt":"2026-07-07T10:24:44","slug":"il-paradigma-vittimario-la-cattura-emotiva-del-capitale-mediatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/07\/07\/il-paradigma-vittimario-la-cattura-emotiva-del-capitale-mediatico\/","title":{"rendered":"Il paradigma vittimario: la cattura emotiva del capitale mediatico"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Un contributo di Enza Amici, Centri Sociali Marche, in occasione del laboratorio politico &#8216;La guerra che trasforma&#8217;, Fano, Spazio Autogestito Grizzly, 6 giugno<\/em><\/strong> <strong><em>2026<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(Nella foto di copertina un&#8217;immagine di scena dal film &#8216;La decima vittima&#8217; (1965), di Elio Petri) <br><\/em><br>Nel panorama politico e sociale contemporaneo, lo status di <em>&#8220;vittima&#8221;<\/em> ha subito una radicale mutazione strutturale. Da condizione oggettiva di sofferenza, oppressione o danno subito, la vittimizzazione \u00e8 stata estratta dalla sua dimensione reale per essere trasformata <strong>in un dispositivo primario<\/strong> <strong>di legittimazione e potere simbolico<\/strong> del discorso pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <em>\u201cparadigma vittimario\u201d<\/em> il soggetto compie un vero e proprio <em>&#8220;colpo di Stato morale&#8221;<\/em> <em>(riprendendo la genealogia della morale di Friedrich Nietzsche)<\/em>: non potendo agire concretamente sulle strutture materiali per cambiare la realt\u00e0, agisce sulla rappresentazione della propria condizione ribaltandone la narrazione. <br>Attraverso questo meccanismo, l&#8217;impotenza viene riscritta come <em>&#8220;bont\u00e0&#8221;<\/em>, la sottomissione come <em>&#8220;umilt\u00e0&#8221;<\/em> e l&#8217;incapacit\u00e0 di agire come titolo di nobilt\u00e0 spirituale. Pi\u00f9 si \u00e8 feriti, pi\u00f9 si \u00e8 <em>&#8220;buoni&#8221;<\/em>. <br>Questo processo non mira alla liberazione, ma all&#8217;istituzione di un tribunale permanente della coscienza, usando la colpevolizzazione dell&#8217;altro come strumento di ricatto emotivo e di autorit\u00e0 insindacabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il capitalismo contemporaneo (mediatico, digitale e finanziario) ha compreso l&#8217;immenso valore economico e politico di questa dinamica, procedendo a una vera e propria <strong>risacralizzazione utilitaristica<\/strong> della figura della vittima. Elevandola a icona sacra, il capitale blinda se stesso e neutralizza il dissenso attraverso diversi vettori:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>L&#8217;immunit\u00e0 dogmatica e il tab\u00f9<\/strong><br>La sofferenza della vittima viene trasformata in una verit\u00e0 indiscutibile. <br>Qualsiasi analisi logica, critica strutturale o contestualizzazione storica delle sue rivendicazioni, viene marchiata come <em>&#8220;blasfemia&#8221; <\/em>(mancanza di empatia o violenza verbale), silenziando il dibattito razionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Il lavaggio di coscienza rituale<\/strong><br>Le multinazionali e le istituzioni finanziarie non modificano i propri rapporti di forza (sfruttamento, delocalizzazioni, impatto ambientale), ma si <em>\u201cemendano\u201d<\/em> dalle proprie colpe strutturali celebrando e sponsorizzando la figura della vittima, estrapolata dal contesto sociale e di classe che genera la sua condizione (il cosiddetto <em>capitalismo woke<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>La frammentazione identitaria (Tribalismo)<\/strong><br>Lo spazio politico universale della cittadinanza o della classe viene balcanizzato in micro-comunit\u00e0 devote al proprio specifico trauma sacro. I gruppi non si alleano contro il sistema economico, ma competono tra loro per stabilire quale sofferenza sia pi\u00f9 <em>&#8220;sacra&#8221; <\/em>(la gara del vittimismo), azzerando la solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>La mercificazione del dolore<\/strong><br>Il trauma perde la sua tragicit\u00e0 storica e diventa un asset finanziario altamente redditizio. <br>Il dolore genera valore di scambio sotto forma di clic, visualizzazioni, finanziamenti e consenso elettorale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel contesto dei conflitti geopolitici moderni, la sacralizzazione della vittima cessa di essere soltanto uno strumento di marketing aziendale e diventa un <strong>dispositivo militare e strategico di primo ordine<\/strong>. <br>Il complesso militare-industriale e l&#8217;informazione spettacolarizzata convergono nella costruzione di una narrazione bellica fondata sulla polarizzazione assoluta, strutturata secondo precise funzionalit\u00e0 economiche e geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pensiamo allo <em>status di Vittima<\/em> riconosciuto per esempio ad Israele dopo il 7 ottobre o all\u2019Ucraina in seguito all\u2019invasione russa di alcuni territori, quanto questo sia bastato a riconoscere e imporre un <em>Diritto di Guerra<\/em> e l\u2019immunit\u00e0 etica assoluta. Ogni discorso di complessit\u00e0 storica \u00e8 stato svuotato e ogni dissenso e analisi di classe sono stati criminalizzati, giustificando spese militari e impiego di nuovi armamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per giustificare eticamente e finanziariamente un conflitto di fronte all&#8217;opinione pubblica, gli attori geopolitici devono ottenere preventivamente lo status di <em>&#8220;vittima assoluta ed aprioristica&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta che uno stato o una fazione vengono canonizzati dal clero mediatico come vittima sacra, si autoproclama immune da ogni responsabilit\u00e0 morale per le proprie azioni successive, comprese le violazioni del diritto internazionale o i crimini di guerra. <br>Da quel momento, le azioni militari successive (bombardamenti, embarghi, escalation) vengono sottratte ad ogni vaglio e presentate come <em>&#8220;atto dovuto&#8221; <\/em>di giustizia riparativa, rendendo la guerra l&#8217;unica opzione logicamente praticabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La retorica bellica contemporanea opera una sistematica semplificazione della realt\u00e0, sostituendo l&#8217;analisi dei fattori strutturali con una reazione emotiva e morale di fronte al dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I conflitti non vengono pi\u00f9 spiegati attraverso le categorie della geopolitica classica, della contesa sulle risorse energetiche, delle espansioni dei blocchi di potere o degli interessi di classe. <br>La storia viene azzerata e ridotta a una narrazione melodrammatica: uno scontro atemporale tra un <em>&#8220;carnefice&#8221;<\/em> metafisico e una <em>&#8220;vittima&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo svuotamento strutturale impedisce di comprendere le cause sistemiche della guerra. <br>Il Capitale mediatico agisce sull&#8217;opinione pubblica per indurla, catturandola nell&#8217;indignazione algoritmica, a reclamare la punizione del colpevole e a convogliare il consenso sulla permanenza del conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come osservato sul piano storico-sociologico <em>(riprendendo la critica di Marco Revelli all&#8217;uso del dolore dei &#8220;vinti&#8221;)<\/em>, il <em>Capitalismo di guerra<\/em> compie un sistematico tradimento della memoria dei traumi passati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La memoria storica dovrebbe raccogliere il dolore dei conflitti passati per elaborarlo in chiave difensiva e universale (<em>&#8220;mai pi\u00f9 la guerra&#8221;<\/em>). Il discorso bellico odierno compie l&#8217;operazione opposta: estrae il trauma storico e lo converte in <em>&#8220;vittimismo geopolitico ereditario&#8221;<\/em>, ovvero in un&#8217;arma retorica e identitaria per giustificare l&#8217;aggressivit\u00e0 nel presente. Il dolore di ieri diventa la cambiale in bianco per le atrocit\u00e0 di oggi, intrappolando i popoli in una catena infinita di risentimenti e vendette morali che legittimano la militarizzazione permanente della societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All&#8217;interno del capitalismo di guerra moderno, la sacralizzazione della vittima geopolitica funge da formidabile dispositivo di polizia interna nei paesi occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualsiasi analisi critica, inchiesta giornalistica indipendente o opposizione sociale che cerchi di indagare gli interessi economici e industriali dietro l&#8217;invio di armi o l&#8217;aumento delle spese militari viene immediatamente criminalizzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;opposizione alla guerra non viene confutata con argomenti politici, ma liquidata come <em>&#8220;mancanza di empatia&#8221;<\/em>,<em> &#8220;collaborazionismo col carnefice&#8221;<\/em> o <em>&#8220;insulto al dolore della vittima&#8221;<\/em>. <br>Il dissenso viene rimosso dal dibattito politico e dai media mainstream, neutralizzando preventivamente la nascita di movimenti internazionalisti di classe contro la guerra e il riarmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il fine ultimo di questa teologia bellica \u00e8 la stabilit\u00e0 economica del complesso industriale e finanziario che specula sulle armi e sulla ricostruzione, che converte il dolore in spesa militare indiscutibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D&#8217;altra parte \u00e8 la medesima dinamica, con la quale all&#8217;interno degli ordinamenti nazionali \u00e8 stato possibile liquidare in nome della<em> \u201cvittima\u201d <\/em>garanzie fondamentali dello stato di diritto e storiche battaglie contro il carcere e l&#8217;ergastolo. Da questo punto di vista le modifiche normative, in particolare nel campo penalistico, intervenute nel nostro paese risultano particolarmente eloquenti.<br>Proprio di recente la camera dei deputati ha approvato all&#8217;unanimit\u00e0 il disegno di legge costituzionale che introduce nell&#8217;art.24 della costituzione un nuovo comma con il quale si afferma che <em>\u201cla Repubblica tutela le vittime del reato\u201d<\/em>. <br><br>Come efficacemente osservato dalle Camere Penali, si tratta di una modifica che in realt\u00e0 \u00e8 unicamente destinata a comprimere le garanzie difensive dell&#8217;imputato, a ribilanciarle a vantaggio dei poteri repressivi dello stato: non a caso si \u00e8 scelto di inserire il nuovo comma proprio nell&#8217;art.24 della costituzione, ovvero nell&#8217;articolo originariamente pensato per tutelare le fondamentali garanzie dell&#8217;imputato. <br>Con il consenso di tutte le forze politiche il <em>\u201cpopulismo vittimario\u201d<\/em> ha conquistato un&#8217;altra tappa nella demolizione delle primarie garanzie giuridiche e del fondamentale principio di presunzione di innocenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfruttando lo stato di shock e l&#8217;identificazione emotiva con la vittima sacra, i governi possono approvare scostamenti di bilancio, tagli al welfare, riduzione dei diritti sociali, eliminazione di garanzie giuridiche fondamentali e trasferimenti miliardari verso l&#8217;industria degli armamenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se la spesa militare \u00e8 presentata come un dovere morale di soccorso alla vittima, essa cessa di essere una scelta politica contestabile e diventa un imperativo etico assoluto. La sofferenza sul campo di battaglia si traduce cos\u00ec direttamente in dividendi azionari per i mercati finanziari, chiudendo il circuito in cui l&#8217;impotenza dei molti genera l&#8217;accumulazione dei pochi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo <em>culto contemporaneo della figura della Vittima<\/em> viene amministrato capillarmente da agenzie tecniche <em>(<strong>Il Clero Algoritmico delle Big Tech)<\/strong><\/em> e istituzionali che operano come un nuovo clero secolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli algoritmi delle piattaforme digitali e i media mainstream detengono il monopolio della parola e gestiscono la liturgia digitale:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Canonizzazione selettiva<\/strong><br>Decidono quali vittime meritano visibilit\u00e0 globale sulla base di interessi geopolitici ed economici, relegando le altre all&#8217;invisibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Sacramenti e indulgenze digitali<\/strong><br>Standardizzano riti di espiazione rapidi e superficiali (hashtag, emoji, condivisioni) che offrono un surrogato di appartenenza etica senza richiedere alcun impegno politico reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; <strong>Inquisizione e scomunica<\/strong><br>Applicano forme di censura automatizzata e linciaggio morale <em>(deplatforming)<\/em> contro chiunque introduca complessit\u00e0 razionale nello scontro polarizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche a livello micro-sociale \u00e8 possibile osservare come il meccanismo della <em>sacralizzazione della Vittima <\/em>operi come processo di <em>Patologizzazione del dissenso<\/em>: le istituzioni (a partire dalla scuola) utilizzano lo strumento terapeutico e psicologico come dispositivo di ordine sociale e neutralizzazione politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questioni sistemiche e collettive (ansia da prestazione, stress da voto, burn-out educativo) vengono depoliticizzate e ridotte a fragilit\u00e0 emotive del singolo, da trattare con percorsi clinici o di <em>coping<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I diritti a una pedagogia sana o ad ambienti inclusivi vengono frammentati in piani didattici personalizzati basati sulla patologizzazione. Lo studente ottiene tutele non in quanto cittadino, ma in quanto <em>&#8220;paziente certificato&#8221;<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rabbia e il rifiuto, motori storici del processo emancipatorio di ogni individuo e di ogni societ\u00e0, vengono interpretati come deficit di regolazione emotiva. L&#8217;obiettivo diventa la pacificazione del soggetto (la <em>resilienza<\/em> coatta) per farlo adattare a un sistema disfunzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per produrre un reale cambiamento sociale, \u00e8 necessario il passaggio fondamentale dalla condizione psicopolitica di vittima (soggetto passivo che subisce la storia) a quella di <strong>agente<\/strong> (soggetto attivo che la determina).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il progetto di un\u2019opposizione autonoma contemporanea impone una ristrutturazione metodologica ed epistemologica fondata su direttrici teorico-pratiche interconnesse, volte a scardinare le attuali derive della soggettivazione politica. In primo luogo, si rende necessaria una radicale de-sacralizzazione del trauma, che si traduce nel rifiuto di accordare uno statuto di immunit\u00e0 etica o epistemica alla condizione di sofferenza; ci\u00f2 implica che ogni rivendicazione, anzich\u00e9 essere frutto della sentimentalizzazione dell\u2019esistenza, sia invece il prodotto di un&#8217;analisi storico-materialista. <br><br>Tale processo si salda alla collettivizzazione del disagio, un&#8217;operazione che contrasta l&#8217;isolamento clinico e la psicologizzazione individualizzante della crisi sociale per convertire l&#8217;ansia e lo stress atomizzati in vettori di mobilitazione e cooperazione conflittuale di gruppo. <br>Su queste basi, la re-politicizzazione dei diritti opera una transizione cruciale, sostituendo le istanze di risarcimento emotivo e le micro-pratiche di <em>care-taking<\/em> con una prassi orientata alla trasformazione macro-strutturale e alla conquista di riforme sistemiche durature. Infine, questo quadro teorico trova il suo sbocco operativo nel sabotaggio del rito digitale, inteso come superamento delle logiche del tribalismo algoritmico e dei simulacri dell&#8217;attivismo virtuale, al fine di riattivare e abitare spazi materiali di organizzazione e insorgenza politica reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uscire dal ruolo di vittima significa smettere di chiedere passivamente tutele e uscire dalla logica che impone di essere <em>\u201cvittime\u201d<\/em> per avere la legittimit\u00e0 di avanzare rivendicazioni costrette nella forma <em>\u201crisarcitoria\u201d<\/em> e iniziare, invece, a esercitare un&#8217;<strong>agency collettiva<\/strong> basata sull&#8217;intenzionalit\u00e0, sulla pianificazione strategica del futuro, sul conflitto politico materiale nel quale si radicano le rivendicazioni che nascono dallo scontro di classe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Enza Amici, Centri Sociali Marche<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un contributo di Enza Amici, Centri Sociali Marche, in occasione del laboratorio politico &#8216;La guerra che trasforma&#8217;, Fano, Spazio Autogestito<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8427,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[167],"tags":[320],"class_list":["post-8417","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contributi","tag-la-guerra-che-trasforma"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8417","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8417"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8417\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8430,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8417\/revisions\/8430"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8427"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8417"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8417"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8417"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}