{"id":8381,"date":"2026-06-24T18:44:04","date_gmt":"2026-06-24T16:44:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8381"},"modified":"2026-06-24T18:45:27","modified_gmt":"2026-06-24T16:45:27","slug":"la-guerra-delle-big-tech","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/06\/24\/la-guerra-delle-big-tech\/","title":{"rendered":"La guerra delle big tech"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><em><strong>Un contributo dello Spazio Comune Autogestito Tnt in occasione del laboratorio politico &#8216;La guerra che trasforma&#8217;, svoltosi a Fano, presso lo Spazio Autogestito Grizzly lo scorso 6 giugno<\/strong><\/em><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>I nuovi rapporti economici e politici tra stati e <em>big tech<\/em> sono sempre pi\u00f9 determinati dalla subalternit\u00e0 dei primi nei confronti delle aziende tecnologiche<\/strong>, descrivendo una nuova egemonia oligarchica che determina nuove prospettive politiche, culturali e geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se nel passato lo stato era il soggetto principale<\/strong> della determinazione dei processi e dei cambiamenti a favore delle ingegnerie civili e soprattutto militari,<strong> ora questa stessa direzione vede i poli invertirsi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lo strumento<\/strong> che contraddistingue queste nuove forme di subalternit\u00e0 <strong>\u00e8 riconducibile alla detenzione pressoch\u00e9 esclusiva di brevetti, infrastrutture, ricerca e sviluppo da parte delle b<em>ig tech<\/em><\/strong> che si configurano quindi come la <strong>nuova oligarchia del capitale<\/strong>, con la totale gestione da parte di privati di nodi tecnologici e strategici che finora sono storicamente stati prerogativa degli stati.<br><strong>Il paradigma tecnologico che si sta affermando<\/strong> in questa fase dello sviluppo digitale <strong>segna una nuova fase del capitalismo. <\/strong><strong>I colossi del digitale costituiscono oggi l\u2019unico soggetto con il quale lo stato pu\u00f2 dialogare <\/strong>per continuare ad essere competitivo nei mercati internazionali e nei confronti di altri stati in termini economici, di sicurezza interna e esterna, consolidamento del potere politico e, non in ultimo, in campo militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La relazione di quasi completa dipendenza dai servizi essenziali offerti dalle <em>big tech<\/em><\/strong><em> (datacenter, server, IA, satelliti, hardware e software) <\/em>da parte degli stati <strong>genera una supremazia totale<\/strong>, permettendo alle aziende che controllano le infrastrutture di <strong>determinare equilibri economi e politici<\/strong>, essendo capaci di orientare lo sviluppo tecnologico e potendosi quindi inserire all\u2019interno dei sistemi sociali come elementi fondamentali per indirizzarne visioni culturali, sociali e politiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel nuovo assetto del capitalismo digitale, <strong>le <em>big tech<\/em> si inseriscono come centrali nel campo della sorveglianza<\/strong> e quindi della capacit\u00e0 di modificare assetti sociali gi\u00e0 poco strutturati, inserendo forme di controllo e analisi che poco hanno a che vedere con l\u2019aspetto liberale del capitalismo dei decenni precedenti, ma che ora muove con pi\u00f9 determinazione verso un pi\u00f9 completo controllo degli equilibri geopolitici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La capacit\u00e0 di acquisizione dei dati, il controllo e la sorveglianza al centro dell\u2019uso civile delle tecnologie controllate dalle <em>big tech<\/em> sono centrali per le nuove strategie militari, creando <strong>una convergenza ormai indissolubile tra digitale civile e militare.<\/strong> <br>\u00c8 quindi evidente come <strong>dal controllo totale di infrastrutture, brevetti e propriet\u00e0 intellettuali <\/strong>da parte delle <em>big tech<\/em>, i rapporti con lo stato pendano da una sola parte, in modo particolare per quanto riguarda <strong>la ricerca in campo militare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se fin dall\u2019inizio del secolo scorso la relazione tra aziende private e stato \u00e8 stata sempre subordinata alle necessit\u00e0 di quest\u2019ultimo, <strong>nell\u2019epoca del digitale il rapporto cambia a favore di chi oggi detiene i mezzi di produzione delle nuove dimensioni della guerra.<\/strong><br><strong>Il coinvolgimento delle <em>big tech<\/em> negli scenari di guerra<\/strong>, non solo passa attraverso la fornitura di servizi, tecnologie e software, <strong>le porta a esserne soggetti immediatamente attivi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019evoluzione del modo di condurre attacchi militari<\/strong>, oggi, passa principalmente attraverso l\u2019acquisizione e l\u2019elaborazione di dati e metadati che solo le grandi aziende tecnologiche posseggono e sono in grado di analizzare in tempo reale, per poter determinare parametri e valutazioni di rischio, altrimenti impossibili per portare a termine un attacco. <br><strong>L\u2019egemonia sul possesso delle infrastrutture permette quindi a un esercito<\/strong> di analizzare, elaborare e predire in tempo quasi reale gli obiettivi, le possibili vittime e i danni causati dall\u2019attacco stesso, generando un processo di disumanizzazione sempre maggiore della guerra, di fatto coinvolgendo sempre meno risorse umane a favore di armi automatizzate. Allo stesso tempo per\u00f2, riducendo lo spazio dell\u2019intervento umano nelle tattiche e strategie di guerra, il rischio di escalation aumenta considerevolmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come noto, le principali fonti di ricchezza per le aziende tecnologiche risultano essere i dati, e <strong>i contesti bellici<\/strong>, dove la sospensione dei diritti e delle leggi \u00e8 elemento fondante per il proseguo del conflitto, <strong>risultano essere teatri di arricchimento per le grandi aziende tecnologiche.<\/strong> <br>La sorveglianza messa in atto grazie agli strumenti forniti, permette di accedere a informazioni apparentemente criptate e impossibili da utilizzare per chi non detiene la propriet\u00e0 dei codici (messaggi di testo, immagini, video, audio) permettendo cos\u00ec l\u2019individuazione di obiettivi militarmente significativi in un tempo minore, grazie alle IA. <br>Ovviamente <strong>la capacit\u00e0 di calcolo e di elaborazione di dati non \u00e8 scevra da effetti collaterali<\/strong>, che per\u00f2 sono riassorbiti dal contesto bellico in cui si collocano, permettendo alle aziende di <em>\u201csperimentare\u201d <\/em>sul campo le nuove tecnologie senza timore di ricadute di sorta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appare inoltre evidente come <strong>le direzioni d\u2019azione nei contesti di guerra assumono oggi traiettorie inedite<\/strong>, concentrando sempre di pi\u00f9 l\u2019attenzione su obiettivi non primariamente di ordine militare, ma, piuttosto, infrastrutturale, come per esempio i <em>datacenter<\/em> e tutti quei luoghi che risultano oggi strategici per l\u2019equilibrio di uno stato. L\u2019implementazione dell\u2019IA e delle tecnologie della sorveglianza per condizionare tanto la percezione sociale, quanto la conduzione di azioni militari deresponsabilizza l\u2019azione umana a favore dell\u2019IA, generando in ultimo <strong>una nuova prospettiva della percezione sociale delle guerre e dei meccanismi che le governano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato i contesti bellici produrranno sempre vittime, tanto civili, quando militari, le traiettorie attuali portano la direzione di senso verso un apparente minimizzazione dell\u2019implicazione umana, concentrando l\u2019attenzione sulle infrastrutture.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per preservare i propri profitti e il loro potere le <em>big tech<\/em> supportano quindi strategie belliciste<\/strong>, ma col loro controllo sul digitale civile e in particolare sulle piattaforme, il loro coinvolgimento non si limita al supporto delle attivit\u00e0 militari sul campo, ma utilizzando queste ultime in chiave propagandistica, facilitando la diffusione di contenuti utili ai loro interessi e oscurandone altri. <br><strong>Le direzioni economiche e strategiche che le aziende tecnologiche tracciano<\/strong> sono quindi lontane dal considerarsi neutrali nella ricaduta quotidiana sul singolo e sulla societ\u00e0. <br>Piuttosto, viene sempre pi\u00f9 delineandosi <strong>una traiettoria ideologica e politica da parte delle <em>big tech<\/em>, che mira <\/strong>non pi\u00f9 solo all\u2019egemonia dei mezzi di produzione, ma <strong>a ridefinire la visione stessa del mondo in chiave autoritaria ed oligopolistica, accentuando diseguaglianze e fratture sociali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per questo \u00e8 necessario un approccio critico nei confronti delle tecnologie <\/strong>che utilizziamo, che passi dalla consapevolezza che sui gesti che quotidianamente compiamo nel mondo digitale si giocano molti equilibri della politica e del capitale che proiettano un\u2019influenza tangibile in quello reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cambiando la polarit\u00e0 dei soggetti <\/strong>che determinano le condizioni sociali, economiche e politiche nell\u2019epoca attuale, <strong>anche i piani di conflittualit\u00e0 sociale devono modificarsi<\/strong>. <br>Da un lato, le tecnologie e i dispositivi dati in pasto all\u2019essere umano forniscono facilitazioni e immediatezza nel condurre la vita personale e sociale, ma queste non sono neutrali, n\u00e9 tanto meno prive di un orizzonte ideologico da parte di chi le produce. <strong>La necessit\u00e0 di descrivere orizzonti collettivi passa inevitabilmente per l\u2019assunzione dell\u2019esistenza di un nuovo soggetto, quello digitale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Analogamente alla dimensione militare, l\u2019<em>Io digitale<\/em><\/strong>, che \u00e8 diventato parte delle nostre esistenze senza che quasi ce ne rendessimo conto, <strong>\u00e8 produttore primario della fonte di ricchezza delle <em>big tech<\/em><\/strong>, costituendo una fonte pressoch\u00e9 infinita di dati e metadati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se da un lato le prospettive di un uso consapevole e mirato dei dispositivi, in un primo momento, sembrava essere una strada percorribile, ora, in funzione della sorveglianza e soprattutto della determinazione di obiettivi militari che questo comporta, <strong>appare necessario dare coscienza e autonomia a questa nuova soggettualit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si aprono scenari di nuove conflittualit\u00e0 <\/strong>tra una realt\u00e0 che sempre pi\u00f9 viene deformata dalle predizioni e dagli interessi dell\u2019oligarchia tecnologica e l\u2019impossibilit\u00e0 di generare fratture significative in questo universo, mettendoci <strong>al centro di una guerra asimmetrica<\/strong>, contro un nemico con risorse senza precedenti, ma che va combattuta. Se per Marx, la riappropriazione dei mezzi di produzione era elemento centrale e fondamentale per la rivoluzione del proletariato, ora che l\u2019essere umano \u00e8 esso stesso mezzo di produzione, <strong>appare necessario portare su un piano materiale l\u2019importanza della soggettualit\u00e0 digitale, autocosciente e autonoma.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il riconoscimento di questa nuova forma dell\u2019essere <strong>pone un nuovo piano conflittuale che passa per l\u2019autonomia tanto personale, in prima istanza, quanto poi collettiva che ne assume tutte le caratteristiche di una nuova classe sociale, una classe digitale.<\/strong> <br>Come per le big tech, i piani non sono separati. <br><strong>Reale e digitale, piuttosto coesistono e si autoalimentano<\/strong> l\u2019uno con la l\u2019altro, in una sorta di codipendenza, dove l\u2019azione umana resta ancora condizione fondamentale per l\u2019arricchimento del capitale (senza dati le<em> big tech<\/em> non hanno strumenti di coercizione). <br><br><strong>L\u2019assunzione di questa <em>\u201cnuova\u201d <\/em>soggettualit\u00e0 come elemento di classe pu\u00f2 determinare nuovi piani di conflitto<\/strong> che, unitamente, alle azioni nella realt\u00e0 materiale, possono innescare fratture sociali capaci di generare movimentazione e nuovi piani di rivendicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em><strong>Spazio Comune Autogestito Tnt &#8211; Jesi<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un contributo dello Spazio Comune Autogestito Tnt in occasione del laboratorio politico &#8216;La guerra che trasforma&#8217;, svoltosi a Fano, presso<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8382,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[167,260,290],"tags":[329,320,32],"class_list":["post-8381","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contributi","category-hacking-e-nuove-tecnologie","category-stato-di-guerra","tag-big-tech","tag-la-guerra-che-trasforma","tag-no-war"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8381"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8385,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8381\/revisions\/8385"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}