{"id":8219,"date":"2026-06-04T15:51:11","date_gmt":"2026-06-04T13:51:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8219"},"modified":"2026-06-04T16:04:18","modified_gmt":"2026-06-04T14:04:18","slug":"la-guerra-che-trasforma-listruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/06\/04\/la-guerra-che-trasforma-listruzione\/","title":{"rendered":"La guerra che trasforma l\u2019istruzione"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Per un\u2019autonomia studentesca capace di determinare le trasformazioni, anzich\u00e9 subirle &#8211; A cura di S.A.M. Studenti Autorganizzati Marche verso il laboratorio politico &#8216;La guerra che trasforma&#8217;, 6 giugno Spazio Autogestito Grizzly, Fano<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;La guerra non \u00e8 e non \u00e8 mai stata solo un fatto militare, sia essa \u201ctradizionale\u201d, ibrida o cibernetica, sia essa asimmetrica o boots on the ground. La guerra \u00e8 un dispositivo molto pi\u00f9 complesso rispetto alla sua \u201csemplice\u201d dimensione bellica, che investe profondamente l\u2019agire sociale e le sue relazioni, cos\u00ec come le forme di vita.\u201d<\/em> <strong><em>(<a href=\"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/05\/14\/la-guerra-che-trasforma\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/05\/14\/la-guerra-che-trasforma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La guerra che trasforma<\/a>)<\/em><\/strong><br><br><strong>La guerra trasforma anche il sistema della formazione.<br><\/strong>Non solamente perch\u00e9 cresce la presenza dell\u2019esercito nelle scuole o perch\u00e9 le universit\u00e0 collaborano sempre pi\u00f9 apertamente con industrie legate al comparto militare. <br>Questi elementi rappresentano gli <strong>effetti pi\u00f9 visibili di un processo molto pi\u00f9 complesso<\/strong>, che rischia di essere analizzato superficialmente se isolato dal quadro complessivo dentro cui si sviluppa.<br><br>La guerra, oggi, non agendo esclusivamente sul piano dei conflitti armati, produce una riorganizzazione complessiva delle nostre priorit\u00e0:<br>\u201c<em>la guerra non \u00e8 un Moloch, \u00e8 prima di tutto un articolato di rapporti di forza, rapporti di produzione e relazioni sociali, che segue linee di sviluppo imposte dal capitale, dove la posta in palio non \u00e8 primariamente la distruzione del nemico, ma la produzione, singolare e collettiva, di soggettivit\u00e0 disposte a obbedire passivamente e ad accettare \u2018naturalmente\u2019 la sua inevitabilit\u00e0.\u201d<\/em> <strong><em>(<a href=\"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/05\/14\/la-guerra-che-trasforma\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/05\/14\/la-guerra-che-trasforma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">La guerra che trasforma<\/a>)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Dentro questo processo trasformativo, scuola e universit\u00e0 vengono progressivamente ridefinite. <br><strong>L\u2019istruzione non \u00e8 mai neutrale rispetto al regime di guerra<\/strong> e, negli ultimi quindici anni, la scuola ha ceduto il passo a un sistema della formazione sempre pi\u00f9 integrato con imprese private e determinati settori economici considerati importanti o strategici. Gi\u00e0 la riforma del 2015, la <em>\u201cBuona scuola\u201d<\/em>, avanzava l\u2019idea che all\u2019istruzione pubblica dovessero partecipare gli sponsor privati.<br>Il modello didattico della <em>\u201cpersonalizzazione\u201d<\/em>, introdotto con l\u2019ultima riforma dell\u2019istruzione professionale (2017), ha funzionato come un vero e proprio cavallo di Troia, consentendo l\u2019ingresso nel sistema scolastico di aziende, interessi privati e filiere produttive in cerca di nuove opportunit\u00e0 di sviluppo e rilancio. <br><strong>Leonardo spa<\/strong> una delle maggiori produttrici al mondo di armi e sistemi bellici, <strong>collabora stabilmente con Istituti Tecnici Superiori, centri di formazione, scuole secondarie e atenei.<\/strong><br><br>L\u2019alternanza scuola-lavoro prima, i PCTO poi, oggi la FSL, lungi dall\u2019essere attivit\u00e0 formative, hanno rappresentato uno dei <strong>principali strumenti attraverso cui la formazione \u00e8 stata progressivamente orientata verso l\u2019adattamento diretto alle esigenze di mercato<\/strong>.<br>Oggi la scuola non si limita pi\u00f9 a trasmettere conoscenze: tende a orientare comportamenti e modi di pensare, sviluppa competenze specifiche, seleziona gli studenti in base alle loro prestazioni e trasforma le abilit\u00e0 in qualcosa di spendibile sul mercato. <br><strong>Ci\u00f2 avviene attraverso una ben precisa strategia<\/strong>: protocolli interministeriali fra i Ministeri della Difesa, del Lavoro, dell\u2019Istruzione, e fra i Ministeri e le diverse articolazioni delle Forze armate; protocolli fra gli Uffici Scolastici Regionali e l\u2019esercito; protocolli che le singole scuole siglano con le presenze militari sul territorio.<br><br><strong>Lo stesso processo di definanziamento dell\u2019istruzione viene asservito all\u2019economia di guerra<\/strong>: mentre le risorse per la scuola restano al minimo, i fondi pubblici vengono reindirizzati strategicamente verso la sicurezza e il riarmo. Per questo <strong>i cambiamenti che stanno attraversando il mondo della formazione non possono essere letti separatamente dalle trasformazioni che la guerra impone.<\/strong><br>Trasformazioni che agiscono anche su un piano pi\u00f9 sottile e pervasivo, quello della <em>&#8216;guerra cognitiva&#8217;<\/em>. <br><br><strong>La <em>guerra cognitiva<\/em> \u00e8 un insieme coordinato di tecniche di manipolazione, disinformazione, propaganda e depistaggio<\/strong> che hanno come obiettivo la normalizzazione della prospettiva di guerra.<br>Una tecnica di <em>soft power<\/em> elaborata dai <em>think tank<\/em> a servizio della Nato, come il <em>Nato Innovation Hub<\/em>, <strong>dove il sapere si piega al potere<\/strong>, quello della guerra (l&#8217;<em>Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle universit\u00e0<\/em> ne ha trattato diffusamente, in particolare nel suo secondo dossier del 2024).<br><br><strong>Nelle scuole, questo significa presentare il regime di guerra e il riarmo come naturali, inevitabili, persino desiderabili per la difesa della democrazia.<\/strong><br>Significa <strong>normalizzare la presenza di ex militari come relatori, trasformare l\u2019educazione civica in educazione alla difesa nazionale, censurare ogni voce critica<\/strong> contro le guerre imposte.<br><br>Si evidenzia infatti <strong>una sistematica opera di censura e marginalizzazione del dissenso<\/strong> da parte di atenei e scuole nei confronti di chi denunciava il genocidio palestinese; un tentativo di silenziamento a cui i collettivi studenteschi hanno risposto nell\u2019autunno attraverso il movimento <em>Blocchiamo Tutto<\/em>, promuovendo <strong>occupazioni e mobilitazioni diffuse a fianco della resistenza palestinese<\/strong>.<br><br>I programmi didattici, le esercitazioni di protezione civile, le celebrazioni delle forze armate: tutto concorre a costruire una rappresentazione del mondo in cui la guerra \u00e8 l\u2019unica risposta possibile all\u2019instabilit\u00e0 globale.<br>Lungi dall\u2019essere un\u2019aggiunta secondaria, la guerra cognitiva \u00e8 il cuore del dispositivo di trasformazione: <strong>mira a plasmare soggettivit\u00e0 che accettino passivamente la guerra, considerandola inevitabile e interiorizzando l\u2019obbedienza come valore.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario emerge una domanda politica centrale: quale spazio di autonomia resta oggi agli studenti?<br><strong>Per noi, l\u2019autonomia studentesca <\/strong>non si riduce all\u2019ottenimento di spazi di rappresentanza formale o a portare avanti pratiche identitarie e autoreferenziali. <br><strong>Significa,<\/strong> invece, <strong>rivendicare una postura conflittuale e anti-istituzionale: una prassi viva e in costante trasformazione.<\/strong> Significa interrogarsi sulla possibilit\u00e0 concreta di organizzarsi all\u2019interno delle dinamiche che stanno modificando il ruolo dell\u2019istruzione e la composizione sociale che la attraversa. <br><br>Le mobilitazioni, le occupazioni e i blocchi che hanno attraversato scuole e universit\u00e0 agli inizi dell\u2019ultimo anno scolastico <strong>hanno espresso una tensione diffusa e un rifiuto radicale della rappresentanza politica<\/strong>, incapace di comprendere davvero il portato di tali esperienze, nonch\u00e9 le contraddizioni materiali della popolazione studentesca. Significa, quindi,<strong> agire collettivamente nei luoghi decisionali, dare corpo a percorsi di autorganizzazione<\/strong> negli atenei, ad assemblee d\u2019istituto che siano davvero autogestite, a coordinamenti territoriali e spazi di autoformazione <strong>che rifiutino le logiche della rappresentanza delegata.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno delle scuole, <strong>questa autonomia pu\u00f2 assumere forme concrete e conflittuali<\/strong>: rifiutare le lezioni militari, decostruire i protocolli di sicurezza che addestrano all\u2019obbedienza, disertare la FSL e qualsiasi iniziativa della scuola caserma o a servizio delle aziende belliche.<br>E ancora, costruire reti di mutualismo, organizzare percorsi di controinformazione, <strong>diffondere una cultura antimilitarista e di decostruzione della propaganda<\/strong>, produrre narrazioni alternative che restituiscano centralit\u00e0 alla disobbedienza e alla solidariet\u00e0 internazionale.<br><strong>L\u2019autonomia studentesca pu\u00f2 cos\u00ec diventare una macchina di contro-condizionamento<\/strong> che opera dentro l\u2019aula e fuori dall\u2019aula, <strong>sottraendo la formazione a questa funzione di addestramento al capitalismo e alla guerra.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre quindi <strong>investire su una pratica organizzativa che sia essa stessa produzione di un altro modo di socialit\u00e0, studio e lotta.<\/strong> Solo cos\u00ec si pu\u00f2 contrastare la trasformazione della scuola sul suo stesso terreno, <strong>restituendo alla formazione la sua dimensione critica e collettiva.<\/strong><br><br>Il laboratorio politico del 6 giugno allo <em>Spazio Autogestito Grizzly<\/em> di Fano rappresenta un\u2019occasione per confrontarsi su questi nodi teorici e per gettare le fondamenta di una nuova capacit\u00e0 di azione collettiva.<br><strong>Non si tratta di chiedere permesso, ma di organizzarsi qui e ora, dentro e contro la guerra che trasforma l\u2019istruzione.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>S.A.M. &#8211; Studenti Autorganizzati Marche<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un\u2019autonomia studentesca capace di determinare le trasformazioni, anzich\u00e9 subirle &#8211; A cura di S.A.M. 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