{"id":8180,"date":"2026-05-27T18:10:07","date_gmt":"2026-05-27T16:10:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=8180"},"modified":"2026-05-27T18:34:34","modified_gmt":"2026-05-27T16:34:34","slug":"la-grammatica-del-vuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/05\/27\/la-grammatica-del-vuoto\/","title":{"rendered":"La grammatica del vuoto"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Ripubblichiamo una riflessione del collettivo Kamo di Modena che muove dal tragico episodio avvenuto una decina di giorni fa nella citt\u00e0 emiliana e dal dispositivo mediatico-politico che l&#8217;ha poi presa in ostaggio<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>(In copertina illustrazione di Fiorenzo Fierro)<br><\/em><br><strong><em>Da <a href=\"https:\/\/kamomodena.noblogs.org\">kamomodena.noblogs.org<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>0.<\/strong> Il pomeriggio di sabato 16 maggio la nostra citt\u00e0 \u00e8 stata ferita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>1.<\/strong> Su quel pavimento della via Emilia che conosciamo bene non \u00e8 stato lasciato solo del sangue di persone innocenti. Insieme ad esso, un terrore gi\u00e0 visto come modus operandi, e l\u2019orrore che la sua insensatezza comporta. Ma anche il coraggio di pochi, e la solidariet\u00e0 popolare di tanti. Senza distinzioni. <br><strong>Odio, amore, vita, morte: tutto mischiato.<\/strong> Nella consapevolezza che su quella strada, in quel momento, ci poteva essere chiunque di noi. Dei nostri amici, dei nostri affetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>2.<\/strong> In questi giorni di rabbia e paura legittime non vogliamo unirci ai <strong>latrati degli sciacalli e agli ululati delle scimmie<\/strong>. Le facili parole degli <em>\u201cimprenditori del click\u201d<\/em>, degli<em> influencer <\/em>governativi e delle anime belle di sinistra. Dei politicanti infami in cerca di visibilit\u00e0 e di quelli opportunisti in cerca di tornaconto. <br>Delle passarelle di Stato e dei pelosi giornalisti. <strong>Un teatrino politico e <em>\u201csocial\u201d<\/em> terrificante<\/strong>, a cui si aggiunge la miseria dell\u2019arrivo del circo fascista in citt\u00e0, tra mitomani razzisti vecchi e nuovi, patrioti di<em> tik tok<\/em> e inutili giustizieri della notte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa ferita, cominciamo a mettere insieme qualche parola difficile. Parziale, incompleta. <br>Ma ragionata \u2013 <em>\u00abprima pensare, poi parlare\u00bb<\/em>, ha detto una nostra giovane compagna. <br>Cercando di armarci di un punto di vista di parte, nostro. Strumento per disarticolare il dispositivo narrativo che, con riflesso pavloviano, ci porta a prendere posizioni gi\u00e0 preordinate da altri. <br>O, almeno, utile a non mischiarci all\u2019orgia di scimmie, sciacalli e pagliacci di cui sopra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>3.<\/strong> <strong>Salim El Koudri.<\/strong> <strong>Un trentenne solitario<\/strong>, laureato in economia. <strong>Disoccupato<\/strong>, senza lavoro per il quale ha studiato. Che vive ancora con i genitori, lavoratori immigrati da un paese a lui estraneo. <br>Senza amici, senza ragazza, senza legami con qualsiasi comunit\u00e0. Nessuno gli rivolge la parola, lui non la rivolge a nessuno. <strong>Vive isolato<\/strong> da tutti, rabbuiato, in un paesino di provincia di una citt\u00e0 di provincia, nel vuoto della pianura. <strong>Tormentato<\/strong> da fragilit\u00e0 psichiche importanti, trascurate seppur visibili, peggiorate sempre pi\u00f9. Una vita apparentemente comune che sembra passare, trasparente, inconsistente, <strong>come un\u2019ombra sulla terra<\/strong>, sui muri della citt\u00e0. Fino all\u2019esplosione, il sangue, l\u2019orrore sulla strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sembra che le origini e la religione, per dare logica a ci\u00f2 che \u00e8 successo, qua siano estremamente marginali, svianti, erronee. Se non come fattore che acuisce, ancora di pi\u00f9, <strong>il senso di fallimento e anomia che \u00e8 invece tratto eminentemente generazionale. Comune a tutto l\u2019Occidente capitalistico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>4.<\/strong> Il punto, tagliato con l\u2019accetta. <strong>La grammatica che Salim El Koudri ha trovato<\/strong> per decifrare il mondo e farlo finire, con s\u00e9, <strong>\u00e8 il frutto di una forma di vita e di societ\u00e0 disumana che impoverisce<\/strong>, svuota di ogni senso, di ogni prospettiva di senso. Di pienezza della vita e delle sue possibilit\u00e0 di liberazione dalla miseria in cui il rapporto sociale capitalistico ci costringe. <strong>La sperimentiamo ogni giorno. La viviamo quotidianamente. <br>\u00c8 la nostra, siamo noi.<\/strong> Colpisce la testimonianza di chi ci viveva a fianco o incontrava la sua ombra in paese. Vicini di casa, di condominio, che non ci avevano mai scambiato una parola in vita con lui, e lui a loro. <br>La barista cinese: <em>\u00abMi chiedeva sempre un caff\u00e8, poi si sedeva in un angolo e restava per ore da solo. Non parlava con nessuno e restava l\u00ec a smanettare col telefonino\u00bb.<\/em> Scrollava il cellulare, in silenzio, da solo, per ore, gli occhi fissi dentro la macchina, vuota. Chi non riconosce questa immagine, moneta comune del vivere oggi, evidentemente mente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>5.<\/strong> <strong>\u00c8 la forma di vita e di societ\u00e0 portata dagli immigrati, s\u00ec, quelli che vengono dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico. <\/strong>Quelli con le basi sui nostri territori da cui consentiamo che partano le loro di macchine, per macchiare di stragi altre citt\u00e0, dilaniare scuole e ospedali, radere al suolo <strong>popolazioni <em>\u201cnon elette\u201d<\/em>, ma che resistono. <\/strong>Abbiamo importato noi dagli Stati Uniti questo tipo di eventi, essendo loro la punta pi\u00f9 avanzata in questo processo di spappolamento a cui partecipiamo. Eventi che manifestano da decenni a cadenza quotidiana, in forme e sfumature diverse. Epidemie di Fentanyl, stragi a scuola o in manifestazioni pubbliche, suicidi di adolescenti, femminicidi seriali. Un impazzimento che si declina anche nella politica, interna ed estera, a ben vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>6.<\/strong> <strong>\u00c8 la forma di vita dell\u2019individuo-massa, dell\u2019orgia delle merci, dove fuori di s\u00e9 c\u2019\u00e8 tutto, ma dentro non rimane niente<\/strong> \u2013 se non forse un <em>\u00abresiduo irrisolto\u00bb<\/em>, come scriveva Alquati. <br><strong>Uno spazio di ambivalente possibilit\u00e0 di rifiuto di tutto quel niente<\/strong>, che non sappiamo che strade potr\u00e0 prendere: se di auto (e altrui) nichilistica distruzione o di liberazione di capacit\u00e0 soggettive e collettive. <br><strong>L\u00ec occorre cercare, e piegarne la direzione.<\/strong> In quell\u2019ultima ridotta da cui immaginare prospettive e percorsi di fuoriuscita dall\u2019alienazione e dalla violenza della vita capitalisticamente messa a valore. <br><strong>Quanto \u00e8 ancora irrisolto quel residuo, e quanto \u00e8 irrisolvibile? <br><\/strong><em>\u00abQui va posta una sfida forse decisiva: come pensare una risoggettivazione dell\u2019individuo\u00bb<\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.machina-deriveapprodi.com\/post\/per-la-critica-dell-individuo-massa\">si \u00e8 scritto di recente<\/a>, indicando l\u2019avanguardia di un campo di ricerca politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>7. L\u2019inferno \u00e8 vuoto. \u00c8 il vuoto. \u00c8 l\u2019esperienza incomunicabile del nulla.<\/strong> <br>Il diavolo di Dante non si trova a regnare sulle fiamme, tra le urla dei dannati, ma al centro del niente \u2013 un immenso, inesorabile, silenzioso lago ghiacciato, il Cocito. <br><strong>Salim El Koudri \u00e8 la cartina di tornasole, l\u2019estremo visibile, di un\u2019antropologia di massa, di una forma di produzione sociale che, come il ragazzo, \u00e8 essa stessa schizofrenica<\/strong>, che produce schizofrenia a livelli industriali \u2013 dagli algoritmi che comandano l\u2019economia a quelli dei social che fanno strame delle capacit\u00e0 cognitive umane, fino ai tempi della vita quotidiana, risucchiati e resi disumani, da essi. <br><strong>Produce isolamento dalle persone, dalle relazioni, dalle comunit\u00e0, ovvero isolamento totale dalla realt\u00e0. <br>Fino all\u2019esplosione della violenza orizzontale, insensata, senza prospettiva<\/strong>, pura violenza dei corpi e sui corpi che stanno a fianco ma che sembrano lontanissimi, altri. <br>\u00c8 puro etimo del massacro: la violenza omicidiaria come unico strumento di contatto (rovesciato e stravolto) con altri corpi. Produrre morte per dare senso alla vita. Dai tredicenni che progettano omicidi dei prof alle scuole medie, filmandone l\u2019accoltellamento, allo squartamento di gruppo di un immigrato in bicicletta, tanto per divertirsi, siamo all\u2019interno della stessa dinamica. <strong>Dentro allo stesso vuoto, quello della morte in perpetuo scrolling.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>8.<\/strong> <strong>L\u2019esplosione della violenza orizzontale \u00e8 il concreto della guerra generalizzata, fascista, portata sul piano della soggettivit\u00e0<\/strong> \u2013 se vogliamo, dell\u2019anima. <strong>Le relazioni di senso, umane, positive che si creano nella comunit\u00e0 di base<\/strong>, sul territorio, ovvero attraverso l\u2019esperienza condivisa, fino a quelle che si liberano nel donarsi agli amici, affetti, compagni, nella lotta per una vita radicalmente altra \u2013 che si liberano marxianamente nel valore d\u2019uso come movimento e non si alienano nel valore di scambio come forma di vita \u2013 <strong>sono le prime barriere a questa violenza, e possono diventare argini verticali di senso, e quindi di rottura, con l\u2019esistente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>9.<\/strong> Allora da questo punto di vista la questione delle risorse che l\u2019organizzazione sociale investe per cercare di intervenire, limitare, prevenire, \u00e8 certamente fondamentale, ma non \u00e8 risolutiva. <br>Perch\u00e9 nel miglior mondo capitalistico possibile si possono erogare tutte le risorse che si hanno, sia in sicurezza che svuota le strade che in percorsi medici che riempiono i CSM, ma <strong>se non si cambia la direzione, il senso dell\u2019organizzazione sociale complessiva, l\u2019esperienza umana che di quel senso si pu\u00f2 fare attraverso forme collettive, di comunit\u00e0 organizzate, di condivisione, di lotta, di liberazione<\/strong>, se non si cambiano la qualit\u00e0 dei rapporti sociali, se non si rovescia la forma di vita che questa societ\u00e0 produce in possibilit\u00e0 di fuoriuscita da questo modello mortifero, allora siamo certi che <strong>questo spappolamento continuer\u00e0 ad avvitarsi su stesso, sempre pi\u00f9 insensato, sempre pi\u00f9 violento, sempre pi\u00f9 vuoto<\/strong>, con sempre pi\u00f9 Salim El Koudri. Fino a farci sprofondare tutti nello stesso Cocito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>10.<\/strong> <em>\u00abSe si intravede il Nulla [\u2026] non si possono pi\u00f9 guardare le cose come se si trattasse di vederle cos\u00ec come sono. Anche, e soprattutto, se le cose sono gli uomini, e le donne, che si presentano come relazioni tra cose. Non: rendere visibile. Non pi\u00f9. Ma: vedere l\u2019invisibile\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>&#8211; <a href=\"https:\/\/kamomodena.noblogs.org\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/kamomodena.noblogs.org\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Leggi sul blog di Kamo Modena<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ripubblichiamo una riflessione del collettivo Kamo di Modena che muove dal tragico episodio avvenuto una decina di giorni fa nella<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8181,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[167],"tags":[317,165,323],"class_list":["post-8180","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contributi","tag-latest","tag-modena","tag-salim-el-koudri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8180"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8182,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8180\/revisions\/8182"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8181"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8180"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8180"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}