{"id":7746,"date":"2026-04-16T17:38:16","date_gmt":"2026-04-16T15:38:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=7746"},"modified":"2026-04-16T17:40:23","modified_gmt":"2026-04-16T15:40:23","slug":"ahmad-salem-condannato-perche-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/04\/16\/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese\/","title":{"rendered":"Ahmad Salem condannato perch\u00e9 palestinese"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Con il decreto sicurezza 2025 lo Stato punisce non i fatti, ma le parole, le immagini e l\u2019identit\u00e0 politica di chi guarda alla Palestina dalla parte degli oppressi &#8211; Il commento di Osservatorio Repressione<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p><em>Ripubblichiamo l&#8217;editoriale a cura di Osservatorio Repressione, <a href=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>originariamente apparso sul sito<\/strong><\/a> dell&#8217;omonima associazione di promozione sociale ieri, 15 aprile 2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/ahmad-salem-condannato-a-4-anni-a-campobasso-va-in-scena-il-processo-alla-parola-e-alla-solidarieta\/\"><strong>La condanna a quattro anni\u00a0<\/strong><\/a>inflitta ad\u00a0<strong>Ahmad Salem<\/strong>\u00a0non \u00e8 soltanto una sentenza severa. <br>\u00c8 qualcosa di pi\u00f9 preciso e pi\u00f9 grave: \u00e8 la dimostrazione di un salto politico e giuridico che in Italia si sta compiendo sotto i nostri occhi. Non siamo pi\u00f9 semplicemente nel terreno dell\u2019espansione del diritto penale. Siamo dentro un passaggio ulteriore, in cui il potere punitivo si emancipa progressivamente dal fatto materiale e comincia a colpire la parola, il contesto, il significato attribuito a un\u2019immagine, fino a investire direttamente la persona che si ha di fronte. Per questo il caso di Ahmad Salem non pu\u00f2 essere letto come una vicenda individuale. \u00c8 un caso paradigmatico. E il suo significato pi\u00f9 netto \u00e8 questo: Ahmad \u00e8 stato condannato perch\u00e9 palestinese.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa affermazione non ha nulla di enfatico. \u00c8 la conclusione razionale che si ricava dai fatti. <br>Ahmad Salem non \u00e8 stato fermato con armi, non \u00e8 stato sorpreso mentre preparava un attentato, non \u00e8 stato accusato sulla base di un piano operativo, di contatti clandestini, di sopralluoghi, di disponibilit\u00e0 logistiche, di passaggi materiali riconducibili alla preparazione di un\u2019azione violenta. <br>\u00c8 entrato in Questura per regolarizzare la propria posizione e chiedere protezione internazionale. <br>Ne \u00e8 uscito in manette. Da quel momento \u00e8 iniziata una vicenda che ha portato un giovane palestinese cresciuto nel campo di Al-Baddawi, cio\u00e8 in uno dei luoghi pi\u00f9 emblematici dell\u2019esilio forzato palestinese, in un carcere di alta sicurezza e infine a una condanna per terrorismo fondata essenzialmente sul contenuto del suo telefono e su alcune frasi pronunciate in un video.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il punto politico decisivo. Il contenuto del telefono di Ahmad non rimanda a un progetto di attacco sul territorio italiano. Rimanda alla Palestina. Rimanda a Gaza. <br>Rimanda a immagini di combattimento, di devastazione, di resistenza, di distruzione. <br>Rimanda, cio\u00e8, all\u2019universo visivo e simbolico di un popolo sottoposto a occupazione, assedio e sterminio. <br>Chiunque abbia seguito anche superficialmente questi mesi sa che quelle immagini hanno circolato ovunque: sui social, nei canali Telegram, nelle televisioni, nei siti di informazione, nei giornali. <br>Eppure, quando quelle stesse immagini si trovano nel telefono di un giovane palestinese, cambiano statuto. Non vengono pi\u00f9 lette come documenti di guerra, o come frammenti di realt\u00e0 storica, o persino come materiali di propaganda militare prodotti dentro un conflitto. <br>Diventano altro: diventano la prova della sua pericolosit\u00e0. Non \u00e8 l\u2019immagine in s\u00e9 a essere criminalizzata. \u00c8 il soggetto che la possiede.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui che emerge il carattere etnico e politico della sentenza. La difesa lo ha detto con chiarezza: se un identico materiale fosse stato trovato sul telefono di un cittadino ucraino, difficilmente si sarebbe aperto un processo per terrorismo. E non perch\u00e9 nel caso ucraino la guerra sarebbe meno dura o meno violenta, ma perch\u00e9 esiste una gerarchia politica delle resistenze legittime e di quelle da demonizzare. <br>Esistono popoli cui viene riconosciuto il diritto di combattere un invasore e popoli a cui quel diritto viene negato persino sul piano simbolico. I palestinesi stanno esattamente dentro questa seconda categoria. <br>A loro non si riconosce il diritto alla storia, ma solo il dovere della passivit\u00e0. <br>Se resistono, sono terroristi. Se raccontano la resistenza, sono propagandisti. <br>Se conservano immagini della propria terra devastata, sono sospetti. Se parlano con rabbia del genocidio, sono estremisti.<\/p>\n\n\n\n<p>La condanna di Ahmad Salem prende forma in questo quadro. <br>E proprio per questo non basta dire che si tratta di una sentenza ingiusta. <br>Bisogna dire di pi\u00f9: \u00e8 una sentenza che traduce nel diritto una precisa gerarchia politica e razziale. <br>Ahmad non viene giudicato solo per quello che ha fatto o non ha fatto, ma per il significato che il suo essere palestinese assume agli occhi di uno Stato e di un apparato giudiziario ormai completamente permeabili alla criminalizzazione della causa palestinese. Il palestinese, in questa costruzione, non \u00e8 un soggetto che porta con s\u00e9 un\u2019esperienza storica di espulsione, colonialismo e guerra; \u00e8 un portatore di pericolo. <br>\u00c8 questa la vera presunzione all\u2019opera nel processo.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui entra in gioco il secondo nodo, decisivo almeno quanto il primo: il decreto sicurezza del 2025. <br>Il cosiddetto \u201cterrorismo della parola\u201d non \u00e8 una formula polemica inventata per fare agitazione. <br>\u00c8 la descrizione, severa ma precisa, di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto sul piano normativo. <br>Con l\u2019introduzione dell\u2019articolo 270-quinquies.3 il governo ha spinto ancora pi\u00f9 avanti la gi\u00e0 pesante anticipazione della soglia penale prevista dalla legislazione antiterrorismo. <br>Se gi\u00e0 il reato di autoaddestramento segnava uno slittamento verso la punizione di condotte collocate prima dell\u2019azione, la nuova norma compie un passo ulteriore: punisce la detenzione di materiali ritenuti idonei all\u2019apprendimento di tecniche o metodi per compiere atti violenti o di sabotaggio, anche contro Stati esteri. In teoria sembra una disposizione rivolta a prevenire fatti gravissimi. In pratica, spalanca uno spazio enorme all\u2019arbitrio interpretativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tratto pi\u00f9 inquietante della norma \u00e8 proprio questo: non richiede pi\u00f9, in modo sostanziale, l\u2019accertamento di una concreta proiezione materiale verso l\u2019atto. Non chiede di dimostrare che quel materiale sia effettivamente inserito in un percorso operativo. Non impone la prova di un nesso univoco tra possesso e preparazione di un crimine. Consente invece di dedurre la pericolosit\u00e0 dal significato che l\u2019autorit\u00e0 attribuisce al materiale stesso e, soprattutto, al soggetto che lo detiene. <br>\u00c8 un diritto penale che non colpisce pi\u00f9 il fatto, ma il profilo d\u2019autore. <br>Non guarda pi\u00f9 a ci\u00f2 che una persona fa, ma a ci\u00f2 che rappresenta. <br>E quando il diritto penale assume questa forma, il passo verso il reato d\u2019opinione \u00e8 gi\u00e0 compiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Salem \u00e8 la dimostrazione quasi didascalica di questa trasformazione. <br>Il nuovo reato, nato nel clima politico del decreto sicurezza del 2025, trova una delle sue prime applicazioni proprio su un cittadino palestinese. Non su un soggetto colto nell\u2019atto di organizzare violenza in Italia, ma su un rifugiato che porta nel telefono le immagini della guerra che ha attraversato la sua esistenza. <br>Non \u00e8 difficile capire perch\u00e9: la norma \u00e8 stata costruita esattamente per questo tipo di utilizzo, per rendere punibile ci\u00f2 che prima sarebbe rimasto nel campo dell\u2019espressione, della propaganda, della rabbia politica, della semplice detenzione di materiali ambigui o contestuali. <br>\u00c8 il perfezionamento di un diritto penale delle intenzioni in cui l\u2019interprete statale \u00e8 libero di leggere come minaccia ci\u00f2 che, in altri contesti, verrebbe considerato informazione, testimonianza, persino memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 poi un altro aspetto che non si pu\u00f2 eludere. Il secondo capo d\u2019accusa riguarda alcune frasi pronunciate da Ahmad in un video diffuso su TikTok, in cui invitava alla mobilitazione contro il massacro di Gaza e denunciava l\u2019inerzia del mondo arabo e musulmano. Anche qui il nodo \u00e8 chiarissimo. <br>Quelle parole vengono isolate, ricondotte a un significato criminale, separate dal contesto storico in cui sono state pronunciate. Ma il contesto \u00e8 tutto. E il contesto \u00e8 un genocidio trasmesso in tempo reale. Il contesto \u00e8 la visione continua di corpi dilaniati, bambini decapitati, famiglie sterminate, ospedali distrutti, campi profughi bombardati. Pensare che la parola di un palestinese che reagisce a questo scenario possa essere valutata come se fosse enunciata nel vuoto \u00e8 gi\u00e0, in s\u00e9, un atto di violenza epistemica e politica. <br>Significa pretendere da chi subisce o osserva da vicino una catastrofe coloniale una neutralit\u00e0 che non si chiede mai a nessuno quando le vittime appartengono all\u2019universo morale riconosciuto dall\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questo punto di vista, il \u201cterrorismo della parola\u201d non \u00e8 soltanto una formula giuridica degenerata. <br>\u00c8 una tecnica di governo. Serve a produrre un effetto disciplinare pi\u00f9 ampio della singola condanna. <br>Dice a tutti che esiste una soglia oltre la quale nominare la violenza subita dai palestinesi, riconoscere il diritto alla resistenza, o anche solo conservare le immagini di quella realt\u00e0, pu\u00f2 diventare penalmente rischioso. In questo modo si ottiene un duplice risultato. Da un lato si colpiscono direttamente alcuni soggetti palestinesi, trasformandoli in casi esemplari. Dall\u2019altro si invia un messaggio all\u2019intero spazio pubblico: la solidariet\u00e0 deve essere sorvegliata, il linguaggio deve essere addomesticato, il dissenso deve essere ricondotto entro limiti accettabili.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questa prospettiva che la militarizzazione di Campobasso nel giorno della sentenza assume un significato che va ben oltre il folklore sicuritario. Non si trattava semplicemente di gestire un presidio. <br>Si trattava di mettere in scena un dispositivo. Centro cittadino blindato, chiusure al traffico, vendita di alcolici vietata, cestini sigillati, tombini coperti, controlli straordinari, cani anti-esplosivo: non era una misura di sicurezza proporzionata a un\u2019iniziativa gi\u00e0 svoltasi in altre occasioni senza incidenti. <br>Era la costruzione simbolica dell\u2019emergenza. Serviva a dire che attorno alla solidariet\u00e0 per Ahmad e alla causa palestinese esiste una minaccia intrinseca, un\u2019ombra di pericolosit\u00e0 che giustifica l\u2019eccezione. Prima si produce il clima d\u2019allarme, poi si fa apparire naturale la repressione. \u00c8 cos\u00ec che funziona ogni pedagogia autoritaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa vicenda, allora, non parla solo di Ahmad Salem. Parla dello stato della democrazia italiana. <br>Parla di un ordinamento che, sotto la pressione del paradigma sicuritario, sta sostituendo progressivamente il principio di offensivit\u00e0 con la sospensione preventiva del sospetto. Parla di un governo che ha scelto di usare la legislazione antiterrorismo come strumento per allargare il campo del punibile fino a comprendere le parole e i segni. Parla di una magistratura che, almeno in questo primo grado, ha avallato questa torsione. E parla di una specifica figura del nemico: il palestinese, soprattutto se povero, rifugiato, senza protezioni, viene trattato come corpo su cui sperimentare la massima anticipazione repressiva possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dire che Ahmad \u00e8 stato condannato perch\u00e9 palestinese significa dunque cogliere il nucleo reale della vicenda. Non \u00e8 uno slogan. \u00c8 la verit\u00e0 politica che emerge quando si guarda senza ipocrisie all\u2019impianto accusatorio, alla nuova norma, al contesto ideologico in cui essa nasce e alla selettivit\u00e0 con cui viene applicata. La sentenza di Campobasso non \u00e8 soltanto la condanna di un uomo. <br>\u00c8 l\u2019affermazione di un principio pericoloso: che la parola del palestinese, il suo dolore, la sua memoria visiva, la sua rabbia, possano essere trattati come materia criminale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 esattamente per questo che la partita non riguarda solo la sorte processuale di Ahmad Salem. <br>Riguarda tutti. Perch\u00e9 quando lo Stato si attribuisce il potere di trasformare immagini in armi, parole in terrorismo e identit\u00e0 in indizio, il confine che protegge la libert\u00e0 di espressione e il dissenso politico \u00e8 gi\u00e0 stato violato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Osservatorio Repressione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><a href=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\/ahmad-salem-condannato-perche-palestinese\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Ahmad Salem condannato perch\u00e9 palestinese<br><\/a>&#8211; Leggi su <em><a href=\"https:\/\/www.osservatoriorepressione.info\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">OsservatorioRepressione.info<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il decreto sicurezza 2025 lo Stato punisce non i fatti, ma le parole, le immagini e l\u2019identit\u00e0 politica di chi guarda alla Palestina dalla parte degli oppressi &#8211; L&#8217;editoriale di Osservatorio Repressione<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7747,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[245,252],"tags":[316],"class_list":["post-7746","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-palestina-libera","category-repressione","tag-ahmad-salem"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7746","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7746"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7746\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7752,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7746\/revisions\/7752"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7747"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7746"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7746"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7746"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}