{"id":6803,"date":"2026-02-18T19:08:30","date_gmt":"2026-02-18T18:08:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=6803"},"modified":"2026-02-27T14:55:42","modified_gmt":"2026-02-27T13:55:42","slug":"know-your-friends-appunti-dalle-utopiadi-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/02\/18\/know-your-friends-appunti-dalle-utopiadi-2026\/","title":{"rendered":"Know your friends. Appunti dalle Utopiadi 2026"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Riprendiamo e pubblichiamo un contributo originariamente apparso su <a href=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/know-your-friends-appunti-dalle-utopiadi-2026\/\">Offtopiclab.org<\/a> &#8216;Know your friends. Appunti dalle Utopiadi 2026&#8217; il 16 febbraio<br><\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p><em>Condividiamo alcuni appunti sulle giornate di febbraio a Milano: apertesi con la contestazione al passaggio della fiaccola olimpica gioved\u00ec 5, la liberazione dell\u2019ex PalaSharp (ora PalaUtopiadi) dal 6 all\u20198, la manifestazione popolare di San Siro venerd\u00ec sera e il corteo nazionale di sabato 7. In un\u2019ottica di rete ed ecologia organizzativa del movimento, non ripeteremo quanto hanno gi\u00e0 scritto in altri contenuti da diverse collettivit\u00e0 in questi giorni:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DUq3pX4jQys\/?img_index=1\">ZAM<\/a>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/anche-a-milano-si-vedono-le-stelle-un-racconto-delle-utopiadi-2026\/\">Napoli Monitor<\/a>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/p\/DUvJHe2jUpk\/\">Le Sberle<\/a>, i&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/02\/09\/il-mosaico-che-nasce-dalle-lotte\/\">Centri sociali delle Marche<\/a>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/ape-alveare.it\/una-foresta-ha-attraversato-milano\/\">APE Milano<\/a>,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.mountainwilderness.it\/editoriale\/milano-7-febbraio-contro-le-olimpiadi-per-la-montagna-e-per-il-diritto-di-manifestare\/\">Mountain Wilderness<\/a>&nbsp;\u2013 oltre che naturalmente il comunicato che abbiamo scritto assieme al resto del&nbsp;<a href=\"https:\/\/cio2026.org\/articoli\/know-your-enemy-cronache-dal-corteo-nazionale-di-milano\/\">Comitato Insostenibili Olimpiadi<\/a>&nbsp;stesso pubblicato domenica. Contributi fondamentali che compongono il discorso politico e pubblico che abbiamo cercato di portare in questi anni e che colleghiamo al ciclo di piazze e mobilitazioni apertesi, a livello locale, con lo sgombero del Leoncavallo, e, a livello nazionale, con gli scioperi per la Palestina dell\u2019autunno \u2013 arrivate fino al 31 gennaio a Torino, la nuova mobilitazione dei portuali del Mediterraneo il 6 febbraio e che in prospettiva vediamo nel prossimo 22 febbraio a Verona e nei cortei del 28 mar<\/em>zo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Proveremo a descrivere le Utopiadi e le piazze del 5-8 febbraio con alcune parole e concetti chiave, che ci possono aiutare a spiegarne ulteriormente il senso e approfondirne alcuni tratti con lo sguardo gi\u00e0 rivolto a domani.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Situazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Momento della vita, concretamente e deliberatamente costruito mediante l\u2019organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di avvenimenti, che genera l\u2019azione politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(Dal manifesto dell\u2019Internazionale situazionista, 1958)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occupazione di un vuoto o di uno spazio privatizzato; la liberazione dall\u2019abbandono e dalla speculazione, attraverso l\u2019azione diretta, di un edificio, stabile, impianto pubblico chiuso e poi lasciato a marcire in attesa del miglior offerente a cui svenderlo; il blocco di una infrastruttura o di un nodo della riproduzione sociale del capitale: tutto questo non \u00e8 mai invano. Avviene come atto collettivo, che genera l\u2019intervento politico e costruisce un nuovo tipo di spazio urbano, lo reinventa e con esso un nuovo tipo di relazioni. <br>E\u2019 l\u2019essenza delle <em>Utopiadi<\/em>, intese come momento della vita determinato da una comunit\u00e0 che reinventa l\u2019ambiente attorno a s\u00e9. In quanto tale, secondo i situazionisti che ben conoscevano la societ\u00e0 dello spettacolo che induce alla contemplazione passiva, esso \u00e8 gi\u00e0 un atto rivoluzionario \u2013 e non possiamo che concordare con loro. Per noi, ci\u00f2 in particolare ha significato rompere una seconda volta in maniera collettiva \u2013 pensiamo anche all\u2019Agor\u00e0 del Ghiaccio liberato per tre giorni a ottobre 2024 \u2013 quel ciclo di produzione del vuoto per favorire la rendita e la privatizzazione della citt\u00e0 pubblica, che sembra essere diventato il punto di partenza dei processi di estrazione dallo spazio urbano a Milano: una bolla di cui molt* non godono, se \u00e8 vero com\u2019\u00e8 vero che negli ultimi 15 anni la citt\u00e0 ha subito un ricambio sociale di oltre 450.000 persone. Azzardiamo una provocazione: e se la prossima volta ci prendessimo ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato <em>\u201cvalorizzato\u201d <\/em>per restituirlo alla collettivit\u00e0? A quel punto, la situazione concretamente e deliberatamente costruita, farebbe ancora pi\u00f9 male ai nostri avversari, mettendo in dubbio la loro stessa presenza nei nostri quartieri.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2026-02-11-at-11.36.56-1200x800.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7873\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Un mondo, molti mondi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Qualunque cosa sintetizziamo come \u201cil movimento\u201d \u00e8 in effetti una rete non sintetizzabile fatta di diverse altre reti, un\u2019ecologia di rete in evoluzione che a sua volta \u00e8 annidata in ecologie pi\u00f9 ampie che si sovrappongono in vari modi. [\u2026] una concezione ecologica della lotta e dell\u2019organizzazione non \u00e8 fatta per essere il progetto di un movimento futuro, ma una descrizione di quello che avviene gi\u00e0. [\u2026] Non si organizza una totalit\u00e0, ma ci si organizza nella totalit\u00e0. Sempre.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(R. Nunes,&nbsp;<em>N\u00e9 orizzontale, n\u00e9 verticale<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>La piazza di sabato 7 febbraio ha espresso bene questa considerazione di Rodrigo Nunes, filosofo politico e teorico dell\u2019organizzazione. Cosa significa? Che la cifra della mobilitazione del <em>Comitato Insostenibili Olimpiadi<\/em> \u00e8 stata ed \u00e8 precisamente questa pluralit\u00e0, che non va letta come sinonimo di eterogeneit\u00e0, perch\u00e9 si tratta di differenze che parlano un linguaggio comune (anche qui: non necessariamente condiviso, ma comprensibile gli uni agli altri) e che si danno obiettivi politici che si possono tenere insieme: radicali, concreti e immediati, ma carichi di futuro. Ma forse, azzardiamo, la consapevolezza che le mobilitazioni sociali sono ecologie complesse che non richiedono la\u00a0<em>reductio ad unum<\/em>\u00a0sta prendendo piede dal ciclo conflittuale degli ultimi due anni: piazze plurali accomunate da un\u00a0<em>rifiuto<\/em>, del sistema di rappresentanza e rappresentazione che ha prodotto gli orrori contro cui ci scagliamo; da un\u00a0<em>progetto politico<\/em>, la cui matrice \u00e8 l\u2019istanza di redistribuzione delle risorse verso il basso, nell\u2019intervento popolare diretto sulle proprie vite, a partire dagli ambienti urbani e non, nell\u2019opposizione della evoluzione (non usiamo volutamente i termini <em>\u201cdegenerazione\u201d<\/em> o <em>\u201cdistorsioni\u201d<\/em>) oligarchica delle democrazie liberali e in un nuovo internazionalismo, tutto da inventare, contro le aggressioni imperialiste globali e le oppressioni regionali, che ha per\u00f2 saputo recuperare un discorso\u00a0<em>anti-coloniale<\/em>\u00a0che sembrava archiviato dalla <em>\u201cfine della Storia\u201d<\/em>. <br><br>Infine, da un superamento progressivo di quella vera e propria ossessione contro il conflitto che ha caratterizzato gli ultimi 30 anni di una societ\u00e0 che si diceva\u00a0<em>traumatizzata<\/em>\u00a0dall\u2019eccesso di lotta politica del Novecento e che, invece, nei suoi 15-20-30enni si sta scoprendo pi\u00f9 traumatizzata dall\u2019assenza di questo. <br>In tutte le sue forme. Gi\u00e0, perch\u00e9 una piattaforma plurale non significa ecumenica, non pu\u00f2 tenere dentro la qualunque e ogni sigla o posizione, ma vede la compresenza non concordata di tante forme di protesta in ragione di un medesimo obiettivo di una piattaforma politica definita. <br>Gli zapatisti parlavano di <em>\u201cun mondo che contiene molti mondi\u201d<\/em>, per indicare la possibilit\u00e0 di una alternativa antagonista e plurale all\u2019ordinamento neoliberista contro cui sono insorti; dal movimento di liberazione curdo sono arrivate parole affini in questi anni di rivoluzione sociale in Siria del Nord-Est. <br>Ma il carattere della pluralit\u00e0 \u00e8, appunto, l\u2019antagonismo. Ed \u00e8 qui che abbiamo scelto di convocarci, come parte interna e non soggetti esterni di quella totalit\u00e0 dentro cui lottiamo, in quanto pezzi di societ\u00e0 che vogliono e devono essere liberati, secondo precise parole d\u2019ordine:\u00a0<em>Know your enemy<\/em>\u00a0 e\u00a0<em>Riprendiamoci la citt\u00e0, liberiamo le montagne<\/em>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1024x768.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6804\" srcset=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1024x768.png 1024w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-800x600.png 800w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-150x113.png 150w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-768x576.png 768w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Conflitto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci sono un sacco di motivi per cui proprio non posso fomentare azioni violente come gli scontri. Nessun motivo religioso. E\u2019 per questioni pratiche di politica. Per\u00f2 ti dico: non faccio mai passare in cavalleria una rivolta. Sono sempre il primo l\u00ec in comune o a testimoniare al Congresso e a dirgli: \u201cEcco, se tutto sto tempo trattavate con noi non succedeva\u201d. Funziona eh? Funziona di brutto. [\u2026] Rap Brown e le Black Panther sono tipo la cosa migliore che poteva capitare al movimento per i diritti civili<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(da una conversazione tra William Jackson, seguace di Martin Luther King, e Ward Churchill in&nbsp;<em>Pacifism as a pathology<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>E qui veniamo proprio al tema del conflitto. Chi ha vissuto cicli conflittuali reali sa perfettamente che, proprio come non esistono collettivi, gruppi, strutture e parastrutture\u00a0<em>esterne<\/em>\u00a0ai movimenti sociali intesi come\u00a0<em>processo sociale<\/em>\u00a0<em>che si organizza<\/em>, ogni forma del conflitto nasce e si esprime dentro una cornice sociale. Ne \u00e8 parte legittima. Ed \u00e8 sempre il risultato di una\u00a0<em>scelta<\/em>\u00a0\u2013 qui, caso mai, si pu\u00f2 discutere sulla opportunit\u00e0 o meno di praticare determinate forme di lotta in certi contesti piuttosto che in altri. <br>Eppure, ci\u00f2 che manca oggi e che il ciclo degli ultimi due anni sta recuperando \u00e8 precisamente una consapevolezza che mancava come l\u2019aria: <em>\u201cconflitto\u201d<\/em> non coincide necessariamente con <em>\u201cviolenza\u201d<\/em>, n\u00e9 <em>\u201cpacifico\u201d<\/em> \u00e8 sinonimo di <em>\u201cprivo di scontro\u201d<\/em>; eppure, queste equazioni definiscono il perimetro attuale dell\u2019uso di tali nozioni all\u2019interno di una societ\u00e0 che ha raggiunto un elevato grado di spoliticizzazione \u2013 il grande sogno dei governanti \u2013 e di rimozione. Questa rimozione ha riguardato soprattutto la<em> \u201csinistra\u201d<\/em>, compresa quella<em> \u201cradicale\u201d<\/em>. Movimenti plurali e decentrati possono manifestarsi\u00a0<em>simultaneamente\u00a0<\/em>attraverso dimostrazioni pacifiche, atti comunicativi, azioni di blocco illegale delle infrastrutture tramite la massa dei corpi scesi in strada \u2013\u00a0<em>do you remember<\/em>\u00a0 #blocchiamotutto? \u2013 e attitudine offensiva verso uno stato di polizia che si manifesta, concretamente e precisamente\u2026 nella polizia e nei carabinieri \u2013 nei loro reparti antisommossa e nella militarizzazione degli spazi urbani e di dissenso. <br><br>Di questo ci parla Torino, di questo ci parla una piazza molto diversa nella forma, ma non nei contenuti, come quella del 7 febbraio a Milano. Il dissenso democratico e la conflittualit\u00e0 rivoluzionaria, in tempi di post-fascismo al potere, viaggiano insieme. Un pacifista conflittuale come William Jackson, braccio destro di Martin Luther King, diceva correttamente di non aver mai <em>\u201cfatto passare in cavalleria\u201d<\/em> i\u00a0<em>riot<\/em>\u00a0o l\u2019autodifesa armata delle Pantere Nere. <em>\u201cPassare in cavalleria\u201d<\/em>, per chi non lo ricordasse, significa <em>\u201cignorare\u201d<\/em>, <em>\u201comettere\u201d<\/em>, <em>\u201cfar finta di niente\u201d<\/em>, ma anche indicare il comportamento scorretto di una persona alla quale \u00e8 stato prestato un oggetto che non viene pi\u00f9 restituito \u2013 nella guerra moderna, in cavalleria militavano nobili e ricchi, mentre nella fanteria prestavano servizio soldati di umili origini che nulla potevano contro i soprusi cui venivano sottoposti da parte dei <em>\u201ccavalieri\u201d<\/em>: ai fanti venivano sequestrati vesti, coperte, vettovaglie e tutto ci\u00f2 che potesse rendere pi\u00f9 confortevole la vita militare al <em>\u201ccavaliere\u201d.<\/em> Il tentativo di bloccare una tangenziale con una manifestazione di oltre 10.000 persone \u00e8 stato un gesto contenuto, ma dal valore altamente politico che pu\u00f2 rompere l\u2019assedio comunicativo della societ\u00e0 dello spettacolo odierna, divenuta capitalismo della sorveglianza, solo se tutt* tornano a fare del conflitto il proprio valore primario e a reinventarlo secondo forme che non delegittimano le altre.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-6805\" srcset=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1-800x533.png 800w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1-150x100.png 150w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1-768x512.png 768w, https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/image-1.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Comunicazione<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho fatto un dramma per sentirmi meglio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Solita tattica, nulla di serio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho fatto domanda per aver\u2005un\u2005premio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ho fatto tutto\u2005quello che non bisogna fare<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cerco l\u2019amore\u2005ma c\u2019\u00e8 solo in radio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Scrivo d\u2019amore, mi mandi allo stadio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Al tuo progresso non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 rimedio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La chiami comunicazione, ma sembra un assedio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(I Ministri,&nbsp;<em>Scatolette<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni delle <em>Utopiadi<\/em> e delle mobilitazioni nazionali contro le Olimpiadi insostenibili abbiamo vissuto un classico esempio di <em>\u201cassedio comunicativo\u201d<\/em>, come sempre nelle occasioni <em>\u201cmediaticamente\u201d<\/em> ghiotte per una industria della informazione intossicata dal sensazionalismo, disgregata dalla precariet\u00e0 di chi ci lavora e da una gestione padronale sempre pi\u00f9 autoritaria, che pretende di manipolare la realt\u00e0 senza rappresentarla o indagarla. La forza delle piazze del 6 febbraio a San Siro e del 7 a Corvetto \u00e8 stata precisamente l\u2019articolazione politica di un discorso costruito in pi\u00f9 di tre anni di controinformazione, presa di parola pubblica, produzione di un immaginario radicale e radicato nelle realt\u00e0 sociali e territoriali che hanno sub\u00ecto i Giochi olimpici \u2013 e qui ci riferiamo, con un po\u2019 di orgoglio, a\u00a0<em>Il Grande Gioco<\/em>\u00a0&#8211; tessitura di una rete plurale che ha saputo mettere insieme centri sociali e movimento antagonista, associazionismo critico e ambientalista, comitati ecologisti e di difesa dei territori, sindacati di base e inquilini, societ\u00e0 civile democratica e reti dello sport popolare. <br><br>Tra la realt\u00e0 e la diffusione su scala, ci passa naturalmente e da sempre la comunicazione, in grado di produrre immaginazione sovversiva rispetto all\u2019esistente, oltre il probabile, alzando l\u2019asticella del possibile.<br>Nelle piazze siamo letteralmente assediati dai professionisti della comunicazione e le immagini, vere o fittizie, si moltiplicano oltre ogni controllo per la bulimia da social media e connettivit\u00e0 permanente dei partecipanti. <br>Qui si pone un tema molto pi\u00f9 ampio e certo non nuovo, che non affronteremo in questa sede, che riguarda il rapporto tra mobilitazioni e iniziative politiche e, appunto, dimensione comunicativa. <br>Ma ci\u00f2 che ci interessa dire \u00e8 che, stante l\u2019asimmetria di mezzi e forze, i movimenti non devono essere ingenui, ma consapevoli che qualunque loro azione sar\u00e0 inevitabilmente sottoposta all\u2019assedio di un sistema mediatico impazzito, confusionario, incapace di processare l\u2019alto numero di informazioni che riceve, ingurgita, produce e che, per la logica stessa del capitalismo della sorveglianza, \u00e8 subalterno e amplifica il\u00a0<em>senso comune\u00a0<\/em>determinato dal potere. Per resistere e superare l\u2019assedio, per\u00f2, abbiamo degli strumenti di difesa e prevenzione di cui dobbiamo dotarci: la solidit\u00e0 di un immaginario che parla un linguaggio riconoscibile e riconosciuto, la forza delle relazioni costruite prima di scendere in piazza e che poi nelle strade si concretizzano nell\u2019azione diretta, sono ci\u00f2 che permette di non rendere le divergenze, legittime, un\u2019arma nelle mani della controparte. Perch\u00e9 questo punto \u00e8 quello pi\u00f9 importante: i nostri stanno da una parte, loro da quella opposta, oltre le linee dell\u2019assedio comunicativo, dei premi di produzione, del sensazionalismo della tv spazzatura, di media incapaci di distinguere, o che consapevolmente e opportunisticamente non distinguono, una torcia accesa nelle mani di un*attivista da un lacrimogeno sparato in faccia a manifestanti a volto scoperto.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/wp-content\/uploads\/photo_2026-02-16_11-45-04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7878\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/wp-content\/uploads\/DSF3523-1200x800.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7879\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Dove sono i nostri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Le diecimila persone che hanno attraversato le strade di Milano il 7 febbraio sanno benissimo che le sessantamila persone che erano il 31 gennaio a Torino sono dalla loro parte, sono con loro, cos\u00ec come chi \u00e8 defraudato dei suoi diritti pensionistici e dell\u2019assistenza sanitaria sa benissimo che i sessantamila manifestanti di Torino e i diecimila manifestanti di Milano sono dalla loro parte<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(Centri sociali delle Marche,&nbsp;<em>Il mosaico che nasce dalle lotte<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>Non esiste un\u00a0<em>fuori<\/em>\u00a0delle lotte e del conflitto sociale. Esiste un\u00a0<em>dentro<\/em>, si, ma questo \u00e8 rappresentato da chi decide di prendere in mano la situazione e agire. Eppure, nessun* ha diritto di parlare <em>\u201cdegli attivisti\u201d <\/em>o<em> \u201cdel movimento\u201d<\/em> o <em>\u201cdegli antagonisti\u201d<\/em> e poi, come fossero da un\u2019altra parte, <em>\u201cdegli abitanti\u201d<\/em>, <em>\u201cdella societ\u00e0 civile\u201d<\/em>, <em>\u201cdelle classi subalterne\u201d<\/em>. Nel 2014, il collettivo napoletano Clash City Workers scrisse un testo fondamentale per orientare l\u2019azione e l\u2019organizzazione della lotta in un\u2019analisi che tenesse conto della forma e dell\u2019articolazione delle classi subalterne oggi. Si chiama\u00a0<em>Dove sono i nostri<\/em>. E questa domanda-affermazione ci guida e ci ha guidato per non commettere errori di compromesso sulla nostra critica politica al modello olimpico, come paradigmatico di un capitalismo fossile che saccheggia le risorse collettive e di un neoliberismo urbanistico che rende le citt\u00e0 territori di estrazione di valore. In entrambi i casi, il risultato \u00e8 l\u2019<em>esubero dell\u2019umanit\u00e0 in eccesso<\/em>, la medesima che sostiene con il proprio lavoro e la propria esistenza lo stesso sistema di esclusione. Ecco, qui siamo noi e qui stanno i nostri. <br><br>Abbiamo detto che le Olimpiadi sono una declinazione particolare di quella mega-macchina che estrae ricchezze, reddito, risorse dal basso verso l\u2019alto. E questo<em> \u201calto\u201d <\/em>ha un nome preciso: sono i fondi immobiliari e speculativi, nazionali e stranieri, che saccheggiano e divorano pezzo per pezzo le nostre citt\u00e0; sono gli antichi\u00a0<em>rentier<\/em>\u00a0riciclati e i nuovi multiproprietari di case sottratte al mercato degli affitti e messe a disposizione delle piattaforme per affitti brevi o dei cosiddetti\u00a0<em>property managers<\/em>\u00a0che della turistificazione selvaggia fanno il loro business; sono gli imprenditori parassitari del turismo alpino invernale e i padroni della neve artificiale, a cui viene regalata l\u2019acqua bene comune. Nel mezzo, una classe dirigente che accorda la deprivazione mentre approva le zone rosse e legittima la profilazione razziale nei quartieri popolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Da questi anni di mobilitazione, dalle lotte di questo inizio febbraio e dalle <em>Utopiadi<\/em>, dalle praterie di presente e futuro aperto da riprenderci, torniamo a casa con una consapevolezza ancora pi\u00f9 forte di non voler lasciare indietro nessun* e, come abbiamo detto al termine della manifestazione nazionale di sabato 7,\u00a0<em>si parte e si torna insieme<\/em>\u00a0\u2013 complici e solidali con l* fermat* di quella, come di tutte le piazze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Know your enemy, know your friends<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/wp-content\/uploads\/WhatsApp-Image-2026-02-11-at-11.31.12-1200x800.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7876\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><em><strong>(da <a href=\"https:\/\/www.offtopiclab.org\/know-your-friends-appunti-dalle-utopiadi-2026\/\">Offtopiclab.org<\/a> Know your friends. Appunti dalle Utopiadi 2026, 16.02.26)<br><\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendiamo e pubblichiamo un contributo originariamente apparso su Offtopiclab.org &#8216;Know your friends. 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