{"id":6380,"date":"2026-01-26T19:06:31","date_gmt":"2026-01-26T18:06:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=6380"},"modified":"2026-02-11T16:45:24","modified_gmt":"2026-02-11T15:45:24","slug":"cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2026\/01\/26\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/","title":{"rendered":"Cronache di un disastro ambientale. La lotta dei movimenti contro la nocivit\u00e0 industriale a Falconara Marittima"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Pubblichiamo la versione estesa dell&#8217;articolo di Mattia Vignati uscito il 19 gennaio scorso su <a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le parole e le cose<\/a> &#8211; Con una nota a commento del Laboratorio Sociale Falkatraz<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p><em>Un testo quello di Mattia Vignati che colma un\u2019assenza, di cui sentivamo l\u2019urgenza. Non \u00e8 scontato ripercorrere in sintesi tutti o quasi i nodi cruciali di questa vicenda decennale, di questa \u201canomalia nel panorama marchigiano\u201d. <\/em><br><em>Forse serviva proprio uno sguardo esterno eppur partecipe, che non cade in una comoda neutralit\u00e0 di facciata, ma sa cogliere anche i limiti e le possibilit\u00e0 che possono dischiudersi, oppure no. <\/em><br><em>Queste parole sollecitano e interrogano tutte e tutti, dagli attivisti e i sostenitori del movimento, ai lavoratori, agli attori politici, sindacali e istituzionali, fino a tutto quello che c\u2019\u00e8 in mezzo e abita questa zona di sacrificio, gi\u00e0 impantanata dentro le conseguenze quotidiane del disastro ambientale, a rischio di un prossimo futuro segnato dagli effetti di una \u201cdeindustrializzazione nociva\u201d.<br>Ci fa anche molto piacere che in forma pi\u00f9 sintetica rispetto all\u2019interezza del testo e delle interviste sul campo, questo lavoro sia pubblicato nel sito leparoleelecose che in questi anni ha saputo mettersi in evidenza per l\u2019originalit\u00e0 delle riflessioni promosse specie nel campo ambientale, o meglio delle \u201cecologie della trasformazione\u201d. <\/em><br><em>Ci piace pensare che queste \u201ccronache di un disastro ambientale\u201d non si fermino ad un momento episodico, un testo chiuso e finito, ma rappresentino invece una leva che, sospinta da molti, possa ampliare e continuare la riflessione anche in momenti assembleari, collettivi e partecipati, come siamo soliti fare, ma che non bastano mai\u2026 <a href=\"https:\/\/falkatraz.noblogs.org\/post\/2026\/01\/22\/cronache-di-un-disastro-ambientale\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/falkatraz.noblogs.org\/post\/2026\/01\/22\/cronache-di-un-disastro-ambientale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Laboratorio Sociale Falkatraz<\/a> #fermiamoildisastroambientale<\/em><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong><em>(Articolo apparso originariamente su <a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le parole e le cose<\/a> il 19 gennaio 2026. Si ringraziano ancora l&#8217;autore e la redazione per la pubblicazione)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo una tradizione consolidata della sociologia economica italiana, il modello di sviluppo delle regioni del Centronord nella seconda met\u00e0 dello scorso secolo \u00e8 esemplificato dal <em>distretto industriale (1)<\/em>. <br>Intesi come sistemi territoriali di piccole e medie imprese fortemente specializzate in settori leggeri dell\u2019industria e strutturalmente votate all\u2019export, i distretti hanno a lungo costituito l\u2019ecosistema produttivo di intere aree del Paese, contribuendo alla diffusione del <em>made in Italy<\/em> e della sua mitologia. <br>Nelle Marche si sono storicamente affermati vari tipi di distretto industriale, come quello calzaturiero (tra le province di Fermo e Macerata), quello del mobile (nel pesarese) o quello della fede (tra Loreto, Recanati e Osimo): \u00e8 in questo contesto che lo sviluppo di Falconara Marittima (AN) appare come un\u2019anomalia. <br>Da piccola localit\u00e0 balneare dedita alla pesca e al turismo qual era ad inizio secolo, Falconara si \u00e8 trasformata in un importante crocevia logistico-funzionale e in un grande hub dell\u2019industria pesante nell\u2019arco di pochi decenni. In un\u2019area di circa 25kmq, infatti, Falconara ospita uno degli snodi pi\u00f9 importanti della ferrovia adriatica, l\u2019unico aeroporto internazionale della regione e grandi impianti industriali a ciclo continuato legati al petrolchimico, come lo stabilimento Montedison (chiuso e in stato di abbandono dal 1990) e la raffineria Api. <br>Attorno a questo tipo di industria, e in particolar modo alla raffineria, si sono poi sviluppate due filiere produttive, quella del fossile e quella del rifiuto, che hanno consentito alla citt\u00e0 di crescere e di attirare forza-lavoro dalle aree interne e dal Meridione, fino a diventare il centro a pi\u00f9 alta densit\u00e0 demografica della Provincia. <br>Parallelamente, le esternalit\u00e0 negative di tali attivit\u00e0 produttive \u2013 e la compresenza sul territorio della foce del fiume Esino, un elemento di per s\u00e9 inquinante \u2013 hanno reso Falconara una delle aree pi\u00f9 contaminate d\u2019Italia. Nel 2002, sotto la pressione dei movimenti ambientalisti e dei comitati cittadini, 1200 ettari di area marino-costiera e 108 ettari di suolo sono stati perimetrati come SIN <em>(2) <\/em>dal Ministero dell\u2019Ambiente, a seguito del riscontro di pesanti contaminazioni da idrocarburi (come IPA, BTEX e MTBE), metalli pesanti (tra cui nichel, piombo e cromo), solventi clorurati (come tetracloroetilene e tricloroetilene) e residui di lavorazione industriale quali ceneri di pirite e composti fosfatici derivanti dalla produzione chimica. <br>Letto attraverso le lenti dell\u2019ecologia politica, questo sviluppo rivela quindi la logica selettiva delle economie industriali capitaliste: concentrare le attivit\u00e0 pi\u00f9 nocive in territori ritenuti sacrificabili, noti in letteratura come<em>zone di sacrificio<\/em>. La storica dell\u2019ambiente Stefania Barca definisce questo processo <em>\u2039\u2039colonialismo ambientale (3)\u203a\u203a<\/em>, dal momento che scarica costi e nocivit\u00e0 su territori (e su corpi) giudicati socialmente ed economicamente marginali.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno degli attori centrali di questa dinamica di colonizzazione \u00e8 stata, senza dubbio, la raffineria Api. <br>Nata nel 1933 come deposito di carburanti e attiva nella raffinazione del petrolio dal 1950, lo stabilimento Api si estende a ridosso dei centri abitati per oltre 700.000mq e conta circa 300 dipendenti diretti. <br>Oggi la raffineria produce bitumi e carburante marino per le compagnie navali, con una capacit\u00e0 di raffinazione del greggio di oltre 3.9mln di tonnellate all\u2019anno e una capacit\u00e0 di stoccaggio che supera i 1.500.000mc. <br>La presenza quasi secolare dell\u2019impianto, il suo impatto visivo e la lunga storia di occupazione dei e delle falconaresi al suo interno fanno s\u00ec che la compenetrazione tra industria e territorio sia molto radicata. <br>Al punto che, come mi fa notare Fabrizio Recanatesi del centro sociale <em>Falkatraz<\/em>, <em>\u2039\u2039l\u2019identit\u00e0 cittadina \u00e8 strutturalmente legata all\u2019ascesa e al declino della raffineria, l\u2019identit\u00e0 di Falconara \u00e8 quella del cavallino dell\u2019API (4)\u203a\u203a.<\/em> Partendo dalla raffineria di provincia cresciuta nel boom del patto fordista tra capitale e lavoro, l\u2019Anonima Petroli Italiana \u00e8 diventata il principale player privato a livello nazionale nel settore energetico con <em>\u2039\u2039un mix\u203a\u203a<\/em>, sottolinea Recanatesi, <em>\u2039\u2039di capitalismo familistico all\u2019italiana e di capacit\u00e0 da multinazionale del petrolio\u203a\u203a. <\/em><br>Dopo l\u2019acquisizione di IP nel 2005, nell\u2019ultimo decennio la holding ha rilevato la raffineria di Treccate, vari depositi di bitumi e carburanti nel Paese e, soprattutto, la rete di distribuzione carburanti Total\/Erg e Esso, arrivando a controllare un indotto di oltre 4000 distributori e ad impiegare pi\u00f9 di 1400 dipendenti, con un fatturato di 9,6 miliardi di euro nel 2023.<\/p>\n\n\n\n<p>La crescita del marchio Api\/IP non si \u00e8 per\u00f2 tradotta in un significativo aumento del benessere per i e le falconaresi, e questo per almeno due motivi: il primo riguarda le ristrutturazioni tecnologico-organizzative implementate nella raffineria negli ultimi decenni, che hanno comportato una riduzione della presenza di manodopera autoctona all\u2019interno dello stabilimento; il secondo ha invece a che fare con la crescente evidenza degli impatti ambientali sul territorio causati dall\u2019attivit\u00e0 di raffinazione. <br>Nonostante il gruppo Api\/IP faccia suo, almeno nominalmente, il mantra del <em>decoupling<\/em> tra attivit\u00e0 climalteranti e crescita economica proprio della <em>green economy<\/em> \u2013 dichiarando di guardare alla sostenibilit\u00e0 come ad uno<em>\u2039\u2039strumento di competitivit\u00e0 (5)\u203a\u203a<\/em> &#8211; il polo petrolchimico genera da decenni inquinamento polisettoriale, contaminando acqua, aria e suolo del SIN di Falconara. La consapevolezza di questo danno ambientale si \u00e8 progressivamente diffusa tra la popolazione in parallelo ai vari incidenti occorsi all\u2019interno della raffineria negli ultimi quarant\u2019anni, quattro dei quali mortali <em>(6)<\/em>.<br>Nel 2018, in particolare, le esalazioni seguite all\u2019incidente ad uno dei pi\u00f9 grandi serbatoi d\u2019Europa (il TK-61), e alla conseguente fuoriuscita di 15.000 metri cubi di greggio, hanno reso fenomenologicamente incontrovertibile il danno ambientale della raffineria. Danno che era stato gi\u00e0 riconosciuto per decreto ministeriale nel 2014, quando i vertici del gruppo avevano concordato con il Ministero per l\u2019Ambiente le MISO (misure di Messa In Sicurezza Operativa) da implementare per bonificare l\u2019area SIN riguardante la raffineria. <br>Si potrebbe, insomma, affermare che a Falconara Marittima la mercificazione del rifiuto e dei prodotti della raffinazione di petrolio si siano dati tramite costante spoliazione del territorio secondo una logica predatoria nota anche come <em>\u2039\u2039accumulazione per contaminazione (7)\u203a\u203a.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dentro e contro tale processo di spossessamento del territorio, sono per\u00f2 sorti dei movimenti eco-sociali il cui protagonismo \u00e8 stato per certi versi un <em>unicum<\/em> a livello regionale. <br>Le prime opposizioni alla nocivit\u00e0 industriale nel falconarese si sono levate negli anni Novanta, dai comitati dei quartieri adiacenti alla raffineria (Fiumesino e, soprattutto, l\u2019ex quartiere operaio di Villanova). <br>Animati dai figli e dalle figlie degli operai, come Loris Calcina, e caratterizzati da una composizione sociale eterogenea, i comitati sono stati fra i primi ad impegnarsi in un\u2019attivit\u00e0 di informazione alla popolazione rispetto ai rischi dell\u2019esposizione alle sostanze idrocarburiche. La lotta contro la nocivit\u00e0 si \u00e8 poi estesa ad altre realt\u00e0 cittadine, come il centro sociale <em>Kontatto<\/em> (oggi <em>Falkatraz<\/em>) e l\u2019associazione ambientalista <em>Ondaverde<\/em> (nata come evoluzione del comitato di quartiere Villanova), riuscendo negli ultimi anni anche a superare la dimensione locale tramite la convergenza con i movimenti per la giustizia climatica nazionali (<em>Fridays For Future<\/em> e <em>Campagna per il Clima Fuori dal Fossile<\/em>) e l\u2019alleanza con altre vertenze attive nel Paese (tra cui Taranto, <em>NO Tap<\/em>, Civitavecchia, Ravenna\u2026). Negli oltre trent\u2019anni di impegno, questi movimenti sociali hanno adottato un repertorio d\u2019azione vasto e in grado di diversificare fra manifestazioni, sit-in, cortei, assemblee, report di divulgazione scientifica, iniziative culturali, esposti collettivi in Procura e azioni legali dal basso. Tra i risultati ascrivibili alle lotte, sia come conseguenza diretta delle loro rivendicazioni che come effetto indiretto delle loro azioni di opposizione e pressione, ci sono: il riconoscimento dell\u2019area SIN (una delle prime richieste avanzate dai comitati di quartiere maggiormente esposti), il blocco di iniziative di ampliamento della produzione estrattiva (come la realizzazione di due centrali turbogas nel 2004 e del rigassificatore nel 2011), il miglioramento delle tecnologie di monitoraggio delle esalazioni, l\u2019attivazione del registro tumori regionale e, soprattutto, la produzione e divulgazione di indagini epidemiologiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio sulla <em>riappropriazione dal basso dei saperi<\/em> si \u00e8 giocata \u2013 e si gioca tuttora \u2013 gran parte della lotta dei movimenti eco-sociali falconaresi. L\u2019associazione <em>Ondaverde<\/em>, come mi racconta l\u2019attuale presidente Roberto Cenci, \u00e8 nata nel 2009 con lo scopo esplicito di <em>\u2039\u2039ottenere e divulgare dati epidemiologici statisticamente credibili sullo stato reale della condizione di salute della cittadinanza\u203a\u203a<\/em>. <br>Nello specifico, Ondaverde richiedeva non tanto delle indagini <em>descrittive<\/em> \u2013 relazioni di dati, come le schede Istat o i ricoveri ospedalieri, utili a fotografare lo stato della salute della popolazione senza per\u00f2 ipotizzarne le cause \u2013 quanto degli studi <em>analitici<\/em>, come quelli prodotti dall\u2019Istituto nazionale tumori di Milano (INT) nel 2011 e come i report realizzati dall\u2019Istituto Superiore di Sanit\u00e0 attraverso lo studio SENTIERI. In particolare, l\u2019indagine dell\u2019INT, condotta su richiesta della Procura della Repubblica e a seguito di una raccolta firme cui aderirono oltre 3000 cittadini, correl\u00f2 per la prima volta un eccesso di mortalit\u00e0 statisticamente significativo per due patologie riconducibili all\u2019esposizione prolungata al benzene (le leucemie e i linfomi non Hodgkin) al fatto di risiedere entro un raggio di 4km dalla raffineria \u2013 certificando quindi l\u2019impatto della nocivit\u00e0 sulla salute della cittadinanza. L\u2019importanza di questi studi nella lotta emerge se li si legge nel contesto conflittuale fra i due diversi approcci al sapere e alla scienza che caratterizzano gli attori in campo: per i movimenti, l\u2019accesso al sapere viene visto come uno strumento di <em>politicizzazione (8) <\/em>della lotta contro la nocivit\u00e0 industriale, alla stregua di un dispositivo utile ad aprire lo spazio pubblico della discussione coinvolgendo attivamente la cittadinanza tanto a monte (tramite le raccolte firme o gli esposti collettivi) quanto a valle (tramite la divulgazione degli studi di cui si sono sempre fatti carico gli stessi movimenti); per le istituzioni e gli enti di controllo, al contrario, il sapere e la scienza vengono utilizzati in ottica <em>depoliticizzante<\/em>. <br>Le istituzioni tradizionali del sapere, come le scuole e l\u2019Universit\u00e0 Politecnica delle Marche, non sono infatti particolarmente interessate alla dimensione critica della conoscenza, e hanno storicamente formato figure professionali per industrie come la raffineria <em>(9)<\/em>. Per gli stessi attivisti, i contatti con gli istituti del sapere sono stati rari e perlopi\u00f9 circostanziati ad alcuni singoli che hanno messo a disposizione le loro competenze.<br> Attorno alla politica locale e regionale alberga invece da tempo, secondo gli attivisti, un clima di<em>revisionismo epidemiologico<\/em> volto ad ignorare \u2013 quando non a screditare \u2013 la mole di studi prodotti negli anni. <br>Ancor pi\u00f9 critica, se possibile, la valutazione degli enti di controllo (come ArpaM, Inail, Asur) e del Ministero per l\u2019Ambiente: oltre a denunciare l\u2019inefficienza e la non uniformit\u00e0 delle 3 centraline di monitoraggio delle esalazioni presenti nel SIN, i movimenti imputano alle autorit\u00e0 la gestione opaca dell\u2019Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) \u2013 rilasciata alla raffineria ad un mese dall\u2019incidente del 2018 e riesaminata 5 volte in sei anni a causa della sua reiterata violazione. <br>Gli stessi rapporti tra raffineria e vertici dell\u2019ArpaM sono attualmente oggetto di processo giudiziario, e ambiguo risulta lo stesso progetto di monitoraggio via app (odor.net) promosso dall\u2019Api nel 2019 <em>(10)<\/em>: secondo Recanatesi, oltre a muovere dall\u2019assunto opinabile di demandare alla cittadinanza l\u2019onere del monitoraggio, l\u2019operazione somigliava sinistramente ad una forma di istituzionalizzazione del movimento spontaneista delle segnalazioni di massa (\u2039<em>\u2039controllava pi\u00f9 noi che loro\u203a\u203a<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Comitato Mal\u2019aria<\/em>, nato nel 2013 da alcuni volontari di <em>Ondaverde<\/em> e divenuto negli anni il principale punto di raccordo tra le realt\u00e0 sociali e ambientaliste del territorio, decide di adottare un repertorio d\u2019azione volto proprio ad inchiodare alle loro responsabilit\u00e0 gli enti di controllo.<br>Con il primo esposto collettivo nel 2015 che denunciava le esalazioni riscontrate dai cittadini da settembre 2013, si inaugura quella che Cenci e Recanatesi chiamano <em>\u2039\u2039la stagione dei processi\u203a\u203a<\/em>, ovvero la fase della lotta in cui i movimenti, avvalendosi della consulenza legale dell\u2019Avv. Monia Mancini, hanno tentato di portare il conflitto fra i due approcci al sapere anche all\u2019interno di una sfera terza, quella teoricamente neutrale del sapere giuridico. <br>La speranza, per i movimenti, \u00e8 che la magistratura possa conferire uno statuto di verit\u00e0 incontrovertibile ai loro dati e, conseguentemente, costringere i responsabili a rispondere delle proprie azioni. <br>In questo quadro, se l\u2019esito del primo processo non \u00e8 stato risolutivo, ben pi\u00f9 promettente \u00e8 parsa la maxi-inchiesta seguita al grave incidente del 2018. Le 1052 denunce di esalazioni tossiche causate dalla fuoriuscita del greggio hanno infatti avviato l\u2019inchiesta <em>\u201cOro Nero\u201d<\/em>, che si \u00e8 poi tradotta nel processo iniziato nel 2025 a carico di diciassette persone, fra cui i vertici della raffineria e l\u2019ex direttore generale dell\u2019ArpaM. Oltre a vari reati contro la pubblica amministrazione, il processo muove l\u2019accusa di <em>disastro ambientale<\/em> che, per la prima volta, non si limita a contestare un incidente circostanziato bens\u00ec fa riferimento all\u2019accumulazione di nocivit\u00e0 sanitarie e ambientali riconducibili all\u2019attivit\u00e0 produttiva dello stabilimento. Secondo la Procura di Ancona, ad essere stata violata ripetutamente non \u00e8 soltanto l\u2019AIA ma anche il Decreto ministeriale del 2014 per le MISO e la bonifica dell\u2019area SIN di competenza della raffineria.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalle carte delle indagini si legge che le condotte reiterate, <em>\u2039\u2039motivate dalla volont\u00e0 di non compromettere l\u2019attivit\u00e0 produttiva, risparmiando gli ingenti costi per l\u2019ispezione, la manutenzione e l\u2019adeguamento\u203a\u203a<\/em> delle strutture, hanno generato la <em>\u2039\u2039diffusione incontrollata nell\u2019ecosistema di inquinanti pericolosi per l\u2019ambiente e per l\u2019uomo, in sintesi un quadro di disastro ambientale\u203a\u203a<\/em>. Nonostante la pesante accusa, l\u2019esito del processo \u00e8 attualmente incerto \u2013 e la scelta da parte del Ministero dell\u2019Ambiente e della Regione Marche di non costituirsi come parti civili (a differenza del Comune di Falconara Marittima) potrebbe non giocare a favore della cittadinanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che in questa lotta va riscontrata l\u2019assenza di un attore sociale importante: i lavoratori della raffineria e le loro rappresentanze sindacali. Secondo Cenci e Recanatesi, uno dei motivi di quest\u2019assenza \u00e8 da rinvenire nella mutata composizione sociale di chi lavora nella fabbrica: se, negli anni Settanta e Ottanta, la stragrande maggioranza di chi lavorava come interno alla raffineria \u2013 o come esterno nell\u2019indotto che le orbitava attorno (come facevano i padri di entrambi) \u2013 era falconarese, oggi almeno la met\u00e0 dei circa 300 lavoratori interni non \u00e8 autoctona o ha smesso di vivere in citt\u00e0. Per gli attivisti, insomma, lo storico legame che connetteva fabbrica e territorio si \u00e8 sfibrato a seguito delle ristrutturazioni tecnologiche e organizzative implementate dalla raffineria nell\u2019ultimo trentennio. <br>Tali trasformazioni hanno comportato, da una parte, la progressiva automatizzazione del processo produttivo che ha ridotto la proporzione di forza-lavoro impiegata nello stabilimento; dall\u2019altra, una ristrutturazione delle competenze dei lavoratori che si \u00e8 tradotta nella qualificazione interna della manodopera pi\u00f9 specializzata, stabilizzata con contratti ricchi e a lungo termine (come il CCNL dei chimici), e nell\u2019esternalizzazione della manodopera meno specializzata, appaltata ad altre imprese non locali. <br>Ora, come sottolineato da Feltrin e Leonardi (2023), l\u2019effetto complessivo di queste trasformazioni \u00e8 spesso quello di \u2039<em>\u2039una relativa \u201cdeterritorializzazione\u201d della forza lavoro della grande industria, che tende a essere meno radicata nelle comunit\u00e0 adiacenti alle fabbriche (11)\u203a\u203a<\/em>, le quali, al contrario, si ritrovano esposte a livelli significativi di nocivit\u00e0 industriale senza pi\u00f9 nemmeno i benefici in termini di impiego nelle fabbriche inquinanti. Ecco allora che le tensioni interne alla classe lavoratrice \u2013 tra chi lavora in tali fabbriche ma vive lontano da esse e chi vive vicino ma lavora in altri settori \u2013 tendono ad aumentare insieme alla <em>\u2039\u2039biforcazione tra luoghi di lavoro e territori\u203a\u203a<\/em> (Feltrin; Leonardi, 2023). Questo fenomeno parrebbe essersi verificato anche a Falconara, dove il rapporto tra movimenti e lavoratori non \u00e8 mai stato strutturato e si \u00e8 storicamente limitato a delle confidenze rilasciate agli attivisti, talvolta anche in forma anonima, da parte di singoli lavoratori preoccupati dalle politiche ambientali e di sicurezza della raffineria. <br>Non solo, secondo gli attivisti negli anni \u00e8 stata avallata contro di loro, in primis da alcune sigle sindacali interne alla raffineria, una narrazione demonizzante atta ad etichettarli come le principali minacce all\u2019occupazione dei lavoratori. Questa peculiare inversione di ruoli nel <em>ricatto occupazionale<\/em>, in cui a denunciare la presunta incompatibilit\u00e0 tra salute e posto di lavoro non \u00e8 il datore di lavoro ma i lavoratori organizzati, \u00e8 comprensibile sia considerando la totale assenza di piani per la giusta transizione dell\u2019area, sia considerando la storica inadempienza delle sigle sindacali nell\u2019informare pubblicamente sui rischi ambientali e sanitari della raffineria: un\u2019inadempienza che ha finito col lasciare ai movimenti tutto l\u2019onere di essere le <em>\u201ccassandre\u201d <\/em>delle sventure socio-ecologiche del territorio. <br>Di conseguenza, non solo non \u00e8 possibile parlare di ecologia operaia (Barca, 2019) nel caso di Falconara Marittima, ma va segnalata una situazione di conflitto latente tra movimenti e (alcune) sigle sindacali che non \u00e8 venuta meno neppure quando Api\/IP si \u00e8 accanita personalmente contro Roberto Cenci, denunciandolo due volte (nel 2019 e nel 2022 <em>(12)<\/em> ) per diffamazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli eventi della stretta attualit\u00e0 potrebbero per\u00f2 cambiare significativamente il quadro fin qui descritto. <br>Lo scorso 15 settembre, l\u2019agenzia di stampa internazionale <em>Reuters<\/em> ha diffuso la notizia dell\u2019imminente cessione del gruppo Api\/IP alla multinazionale azera degli idrocarburi SOCAR <em>(13)<\/em> per una cifra attorno ai 2,5 miliardi di euro. Una trattativa, quella tra Api\/IP e la compagnia di propriet\u00e0 dello Stato azero, largamente sottaciuta dagli enti e dai media locali nonostante le ricadute potenzialmente enormi sul territorio in termini di bonifiche e occupazione. Interrogati sul tema, gli attivisti ipotizzano che la stessa operazione di crescita e posizionamento nel mercato interno operata da Api\/IP nell\u2019ultimo decennio \u2013 i cui piani industriali relativi alla raffineria di Falconara non sono mai stati resi accessibili \u2013 potrebbe essere stata il preludio alla cessione. Una delle ipotesi pi\u00f9 probabili, in ogni caso, \u00e8 che la holding italiana abbia considerato troppo rischioso restare nel settore dell\u2019oil&amp;gas senza disporre dell\u2019accesso diretto alle materie prime in un contesto di crisi geopolitiche e di transizione energetica. <br>Al contrario, per SOCAR, l\u2019acquisizione di Api\/IP \u2013 definita dopo il fallimento della trattativa per l\u2019ex Ilva di Taranto \u2013 rientra nella strategia di penetrazione del mercato europeo e del Mediterraneo. In questo senso, pi\u00f9 che ad una raffineria che necessita di pesanti investimenti per essere ammodernata, la multinazionale azera del gas \u00e8 interessata alla capillarit\u00e0 della rete di distribuzione IP nel mercato italiano, e pu\u00f2 godere di un relativo placet dal Governo centrale, che non ha mai nascosto la propria speranza di rendere l\u2019Italia un hub del gas in Europa <em>(14)<\/em>.<br>In ogni caso, la cessione di un\u2019infrastruttura strategica per l\u2019approvvigionamento energetico del Paese ad un soggetto statale estero in un momento storico in cui gli spazi di mediazione internazionali vanno riducendosi, comporta per la questione falconarese un passaggio alla scala nazionale. <br>Tale mutamento di scala \u00e8 per\u00f2 un processo insidioso, che potrebbe anche non giocare a favore della lotta. <br>Da una parte, gli attivisti sperano di riuscire a dirottare l\u2019attenzione politico-mediatica dalle questioni inerenti alla compravendita a quelle riguardanti lo stato del SIN di Falconara Marittima: in questo senso \u00e8 da leggersi la richiesta, mossa al Ministero dell\u2019Ambiente e della Sicurezza energetica tramite question time <em>(15)<\/em>, di considerare l\u2019attivazione del Golden Power a garanzia delle bonifiche e della continuit\u00e0 occupazionale di chi lavora nella raffineria. Dall\u2019altra, i movimenti temono che il passaggio alla scala nazionale sia il preludio non ad una rinnovata attenzione per il sito di Falconara, bens\u00ec ad una sua ulteriore marginalizzazione. <br>Lo scenario che pi\u00f9 spaventa, in questo senso, \u00e8 quello della <em>\u2039\u2039deindustrializzazione nociva (16)\u203a\u203a<\/em>: il processo che si verifica quando il capitale, esaurita la possibilit\u00e0 di estrarre valore da un territorio, si ritira lasciando dietro di s\u00e9 le scorie eco-sociali della devastazione ambientale e della disoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Le richieste che i movimenti avanzano per scongiurare che la raffineria <em>\u2039\u2039faccia la fine della cattedrale nel deserto che gli sta di fianco (17)\u203a\u203a<\/em> sono due: <\/p>\n\n\n\n<p>i) la costituzione di un fondo di garanzia per le bonifiche tra acquirente e venditore come risarcimento per il territorio e come volano per un\u2019occupazione alternativa e <em>\u201cpulita\u201d<\/em>; <\/p>\n\n\n\n<p>ii) la nomina di un Commissario Straordinario per le bonifiche, che possa rompere anche l\u2019impasse in cui versano i lavori di bonifica della parte pubblica del SIN (ancora fermi alle caratterizzazioni).<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, potrebbe non essere azzardato affermare che il futuro socio-ambientale di Falconara si gioca oggi su un crinale incerto. Da una parte, la principale attivit\u00e0 produttiva cittadina \u00e8 delegittimata da un processo per disastro ambientale contro la sua propriet\u00e0; dall\u2019altra, il futuro acquirente non offre garanzie n\u00e9 sulla continuit\u00e0 produttiva-occupazionale n\u00e9 sulle bonifiche del sito. <br>Il tutto mentre le istituzioni latitano, le operazioni di bonifica procedono a singhiozzo e la popolazione continua a vivere e morire in uno dei siti pi\u00f9 contaminati del Paese. Tuttavia, se \u00e8 vero che le opportunit\u00e0 di ricomposizione della frattura tra territori e luoghi di lavoro tendono ad emergere in situazioni di crisi, <em>\u2039\u2039dove e quando le strutture che separano diversi segmenti della classe vengono scosse\u203a\u203a<\/em> (Feltrin, Leonardi, 2023), allora si pu\u00f2 ragionevolmente sperare che il tempo per la convergenza fra lavoratori e movimenti eco-sociali sia finalmente maturo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Mattia Vignati<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/#_ftn8\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/#_ftn8\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Cronache di un disastro ambientale. La lotta dei movimenti contro la nocivit\u00e0 industriale a Falconara Marittima<\/a><\/em><\/strong> <strong>\u2013 L\u2019articolo originale, uscito&nbsp;<strong>luned\u00ec 19 gennaio<\/strong><\/strong>&nbsp;<strong>sul sito di<\/strong> <strong><em><a href=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.leparoleelecose.it\/cronache-di-un-disastro-ambientale-la-lotta-dei-movimenti-contro-la-nocivita-industriale-a-falconara-marittima\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Le parole e le cose<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><em>Note:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>1. Becattini, G. (1991). Il distretto industriale marshalliano come concetto socio-economico. In Studi e<br>Informazioni Quaderni (34). 51-65<br>2. Sito di Interesse Nazionale<\/em><br><em>3. Barca, S. (2019). Ecologia operaia. In ecologiepolitiche.com<br>4. Il logo di API \u00e8 costituito da un cavallino<\/em><br><em>5. Fonte: <a href=\"https:\/\/ip.gruppoapi.com\/il-gruppo\/chi-siamo\/i-valori-e-la-mission-di-ip-gruppo-api\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/ip.gruppoapi.com\/il-gruppo\/chi-siamo\/i-valori-e-la-mission-di-ip-gruppo-api\/<\/a><br>6. Delle esplosioni hanno causato vittime nel 1981 (una), nel 1999 (due) e nel 2004 (una), il getto di vapore<br>ustionante ha ucciso un lavoratore esterno nel 2013.<br>7. D\u2019Alisa, G.; Demaria, F. (2013). Dispossession and contamination strategies for capital accumulation in the<br>waste market. In Lo Squaderno, 29. 37-39<\/em><br><em>8. Pellizzoni, L. (2011). The politics of facts: local environmental conflicts and expertise. In Environmental<br>Politics, 20(6). 765-775<\/em><br><em>9. Con la quale esistono rapporti consolidati e dimostrati dal recente open-day dello stabilimento a scuole e<br>Universit\u00e0 (<a href=\"https:\/\/www.anconatoday.it\/attualita\/raffineria-api-open-day-academy-manifestazione.html\">https:\/\/www.anconatoday.it\/attualita\/raffineria-api-open-day-academy-manifestazione.html<\/a>)<br>10. L\u2019applicazione prevedeva l\u2019attivazione di campionatori della qualit\u00e0 dell\u2019aria tramite segnalazione da parte<br>degli utenti.<\/em><br><em>11. Feltrin, L.; Leonardi, E. (2023). Organizzazione e convergenza: la composizione di classe tra sviluppo della<br>tecnologia e crisi ecologica. In globalproject.info.<br>12. In entrambi i casi a seguito di interviste concesse da Cenci a media nazionali (RaiNews nel 2019 e Striscia la Notizia nel 2022). In nessuno dei due processi, durati anni e costati parecchio in termini sia economici che<br>psicologici, Cenci \u00e8 stato giudicato colpevole.<br>13. Fonte: <a href=\"https:\/\/www.reuters.com\/business\/energy\/azerbaijans-socar-signs-deal-buy-refiner-italiana-petroli2025-09-23\/\">https:\/\/www.reuters.com\/business\/energy\/azerbaijans-socar-signs-deal-buy-refiner-italiana-petroli2025-09-23\/<\/a><\/em><br><em>14. Fonte: <a href=\"https:\/\/www.mase.gov.it\/portale\/-\/energia-pichetto-possiamo-essere-hub-del-gas-in-ue\">https:\/\/www.mase.gov.it\/portale\/-\/energia-pichetto-possiamo-essere-hub-del-gas-in-ue<\/a><br>15. A prendersi carico dell\u2019interrogazione \u00e8 in realt\u00e0 stato il Ministro per i rapporti con il Parlamento, fonte:<br><a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/tgr\/marche\/articoli\/2025\/11\/raffineria-api-ciriani-golden-power-possibile-sono-in-casodi-bonifica-8f4a417c-e00d-45b4-acb7-8b8c7bfda541.html\">https:\/\/www.rainews.it\/tgr\/marche\/articoli\/2025\/11\/raffineria-api-ciriani-golden-power-possibile-sono-in-casodi-bonifica-8f4a417c-e00d-45b4-acb7-8b8c7bfda541.html<\/a><br>16. Feltrin, L. et. Al. (2022) Noxious deindustrialization: Experiences of precarity and pollution in Scotland\u2019s<br>petrochemical capital. Environment and Planning C: Politics and Space, 40(4), 950-969<\/em><br><em>17. Qui Recanatesi fa riferimento al complesso Montedison, dismesso e abbandonato dopo la cessazione<br>dell\u2019attivit\u00e0 nel 1990<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo la versione estesa dell&#8217;articolo di Mattia Vignati uscito il 19 gennaio scorso su Le parole e le cose &#8211;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6382,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[16,132],"tags":[133],"class_list":["post-6380","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","category-api","tag-no-api"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6380","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6380"}],"version-history":[{"count":39,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6380\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6667,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6380\/revisions\/6667"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6380"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6380"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6380"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}