{"id":6058,"date":"2025-11-03T18:10:57","date_gmt":"2025-11-03T17:10:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=6058"},"modified":"2026-02-11T16:25:17","modified_gmt":"2026-02-11T15:25:17","slug":"la-dove-osano-i-movimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2025\/11\/03\/la-dove-osano-i-movimenti\/","title":{"rendered":"L\u00e0 dove osano i movimenti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>Sulla &#8216;singolarit\u00e0&#8217; della sollevazione per la Palestina, un patrimonio comune da preservare<\/em>. <em>Un documento dei Centri Sociali Marche<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In queste settimane abbiamo visto <strong>diversi tentativi di lettura e comprensione di quella mobilitazione straordinaria e dirompente, che si \u00e8 prodotta attorno alla Palestina, al fianco della sua Resistenza<\/strong>, contro il genocidio e a sostegno di quel processo di solidariet\u00e0 internazionale che ha rappresentato la <em>Global Sumud Flotilla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Crediamo, in questo tempo e a questo livello, che sia un esercizio utile<\/strong> <strong>provare ad individuare alcune linee di tendenza e alcune tracce fondamentali<\/strong> che hanno lasciato e stanno lasciando i diversi tentativi d\u2019interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto spesso, anche per riuscire a costruire e costruirci un ordine del discorso sensato abbiamo la necessit\u00e0 di provare a nominare quello che accade, soprattutto a livello sociale e politico. <br>Questa necessit\u00e0, per\u00f2, deve essere in grado non solo di dare un nome, ma anche di cogliere il segno, i solchi. Nominare prima di tutto \u00e8 riconoscere. In questi giorni abbiamo sentito in pi\u00f9 occasioni chiedersi <em>\u201cMa quello per la Palestina \u00e8 davvero un movimento?\u201d<\/em>, come se la dimensione di movimento dell&#8217;opposizione sociale dipendesse dalla definizione soggettiva di qualcuno. <strong>In realt\u00e0 sono solo i processi di cambiamento, l&#8217;impatto reale di una vicenda collettiva sulle condizioni materiali di esistenza, che sono in grado di assumere, e quindi, di riconoscere la nascita e lo sviluppo di un movimento.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 fuori dubbio che <strong>la dinamica di mobilitazione collettiva che si \u00e8 prodotta in difesa del popolo palestinese \u00e8 stata in grado di incidere addirittura su dimensioni globali, di bloccare realmente snodi fondamentali della vita economica e sociale del Paese e di riportare al centro dell&#8217;azione e dell&#8217;immaginazione la forza dell&#8217;autorganizzazione sociale<\/strong>: quella forza autorganizzante che nell&#8217;inerzia e nella complicit\u00e0 di tutta la matassa istituzionale (nazionale, europea e internazionale) ha scelto di agire in autonomia, di costruire un discorso pubblico egemone nelle e con le forme di lotta che si \u00e8 dato, di imporre temi, tempi e obiettivi con una spinta straordinaria, imprevedibile secondo i canoni classici di lettura politica. <strong>Tutto ci\u00f2 fa di una vicenda collettiva un movimento<\/strong>, <strong>un movimento che necessariamente \u00e8 figlio della storia a cui appartiene, interfaccia conflittuale dello stesso disciplinamento che decide di rompere e oltrepassare. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pensare che in una contemporaneit\u00e0 segnata da cambiamenti antropologici, dove la comunicazione non \u00e8 semplicemente strumento dell&#8217;organizzazione, ma essa stessa processo organizzativo in atto, i movimenti possano darsi secondo le fisiologie <em>\u201ctradizionali\u201d<\/em> significa in realt\u00e0 pensare e vivere in un altro tempo. <br>Se vogliamo davvero analizzare per rilanciare, capire per diffondere, dobbiamo entrare nelle dinamiche attuali, dotarci nell&#8217;epoca dell&#8217;intelligenza artificiale piuttosto che di un approccio geometrico-lineare, di <strong>un approccio <em>\u201cquantistico\u201d<\/em> capace di cogliere la correlazione dinamica che unisce le singole particelle di un fenomeno in un sistema di plurime interazioni che in ultimo compongono l&#8217;azione collettiva.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento si \u00e8 sviluppato e diffuso seguendo dinamiche, dispositivi e connessioni che hanno costantemente rielaborato gli input iniziali riposizionandoli ogni volta su un terreno pi\u00f9 avanzato. Questa volta non c&#8217;\u00e8 stato nessun <em>\u201ccentro\u201d <\/em>che avesse la pretesa di rappresentare e direzionare il tutto, nessun luogo che ambisse ad essere lo spazio generale di <em>\u201corganizzazione\u201d<\/em> delle possibilit\u00e0: ciononostante <strong>l&#8217;agire comune non si \u00e8 disperso in un caotico spontaneismo, ma ha trovato le proprie forme di auto-organizzazione ed ha perseguito efficacemente i propri obiettivi. <\/strong>Anche sul terreno dei contenuti sotto l&#8217;ombrello della questione palestinese i nodi conflittuali si sono diversificati mettendo a nudo la fine dell&#8217;illusione liberaldemocratica del diritto internazionale, l&#8217;intreccio inscindibile tra capitalismo, guerra, ingiustizia e genocidio, la crisi profonda dell&#8217;intero impianto istituzionale interno ed esterno, la legittimit\u00e0 della resistenza armata da parte di un popolo oppresso. Sul versante delle pratiche di lotta, nel volgere di poche settimane <strong>le mobilitazioni hanno ricostruito il senso ed il significato pi\u00f9 profondo dell&#8217;autonomia dei movimenti, restituendo al concreto terreno dell&#8217;azione l&#8217;esercizio dell&#8217;illegalit\u00e0 di massa e aprendo spazi di conflitto che nel cupo periodo dell&#8217;opposizione al ddl sicurezza apparivano irraggiungibili.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cos\u00ec, quasi a voler rendere di quell&#8217;autonomia una visione plastica e simbolica, nella nostra regione<\/strong> mentre si riempivano le piazze e si bloccava il porto con le principali vie di comunicazione, <strong>il <em>\u201ccampo largo\u201d <\/em>naufragava miseramente nell&#8217;ennesima tornata delle elezioni regionali<\/strong>, nonostante l&#8217;endorsement (del tutto fuori luogo) dei parlamentari che avevano partecipato alla Flotilla.<\/p>\n\n\n\n<p>Condizioni, caratteristiche e dinamiche all&#8217;interno delle quali si \u00e8 prodotto il movimento sulla questione palestinese non possono essere analizzate separatamente perch\u00e8 altrimenti si rischierebbe di non cogliere <strong>la dimensione complessiva del fenomeno e, con essa, la profonda discontinuit\u00e0<\/strong> che le mobilitazioni di queste settimane hanno segnato rispetto a precedenti vicende di <em>\u201cespressione\u201d <\/em>collettiva. Perdere di vista il dato della discontinuit\u00e0 significa perdere di vista gli elementi di novit\u00e0 con cui invece dobbiamo misurarci, che oggi ci costringono ad interrogarci sulle nostre prassi, sulle forme e le modalit\u00e0 con cui \u00e8 possibile costruire passaggi successivi senza perdere il legame con la dimensione reale del conflitto che si \u00e8 dato. Il che significa <strong>capire come essere propositivi e propulsivi restando per\u00f2 dentro la fisiologia e le caratteristiche del movimento che si \u00e8 prodotto.<\/strong> E questo non per creare modelli o idealizzare vicende, ma semplicemente perch\u00e8 questo \u00e8 il terreno materiale su cui oggi siamo chiamati a muoverci perch\u00e8 in esso si \u00e8 espressa una potenza sociale straordinaria. <\/p>\n\n\n\n<p>Eppure a pochi giorni da quelle mobilitazioni emergono gi\u00e0 le tentazioni nefaste di provare ad andare all&#8217;incasso, di estrarre da quell&#8217;enorme patrimonio pezzi di ricchezza comune da mettere al servizio dei propri obiettivi di parte. <strong>Appare davvero irreale che nel volgere di un cos\u00ec breve lasso di tempo emerga gi\u00e0 il tentativo di confinare quella potenza sociale nei recinti di strutture politiche e forme partitiche<\/strong>, impegnati da qui ad un tempo indefinito, in opzioni elettorali future. Opzioni istituzionali e istituzionalizzanti che peraltro si collocano in un tempo in cui il campo istituzionale \u00e8 oramai travalicato persino dai suoi reali padroni. <br><strong>Il vecchio vizio politicista che soffoca invece di liberare. Il vecchio tic del ceto politico che depotenzia e confina, invece di lasciar respirare e sedimentare.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma il problema non \u00e8 limitato al tentativo di insediare nel corpo del movimento fantomatiche rappresentanze che possano giocarsi la partita delle prossime elezioni politiche, riproponendo la visione sempre pi\u00f9 caricaturale e irrealistica della spasmodica ricerca di un nuovo condomino del palazzo di governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 il movimento possa fare passi in avanti \u00e8 necessario che in questa fase di grande accumulo facciano un passo indietro anche le visioni precostituite, le prassi che si ripetono nel tempo sempre uguali a se stesse, l&#8217;idea che le dinamiche di movimentazione sociale debbano trovare da subito una sintesi. <br><strong>E&#8217; necessario rompere lo schema classico che vede nella costruzione di un <em>\u201cluogo\u201d<\/em> centrale la possibilit\u00e0 di assumere la funzione ordinatrice di ci\u00f2 che \u00e8 stato e delle sue prospettive future.<\/strong> La costruzione in questa fase di sovrastrutture fatte di sigle che nel contempo si contendono la visibilit\u00e0 e si accreditano reciprocamente il ruolo di direzionamento, produce dinamiche regressive, molto probabilmente destinate a sfociare in una qualche rappresentazione di piazza, magari con numeri grottescamente gonfiati, che sistematicamente segna la fine di una storia. Anche laddove simili operazioni fossero produttive nell\u2019immediato di un qualche risultato, ci\u00f2 non servirebbe comunque ad evitare l\u2019effetto di chiusura e restringimento che esse portano con s\u00e9, l\u2019inefficacia di spazi di discussione che in realt\u00e0 di discussione e di confronto hanno ben poco, riducendosi ad una carrellata di microcomizi, volti a ratificare decisioni gi\u00e0 prese.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mobilitazioni per la Palestina sono state il risultato di un processo totalmente diverso, dove la discussione si \u00e8 sviluppata all\u2019interno delle molteplici maglie di un reticolato in movimento, individuando obiettivi e pratiche modulari all\u2019interno dei territori. <strong>Idee e proposte si sono sviluppate attraverso una comunicazione circolare che ha destituito lo schema comunicativo del<em> \u201ccentro verso la periferia\u201d<\/em>, conquistando cos\u00ec autonomia, agilit\u00e0 e tempestivit\u00e0. <\/strong>Ogni percorso che si \u00e8 dato in quelle settimane pur in assenza di luoghi generali di rappresentanza e coordinamento, ha concorso sinergicamente alla produzione del comune discorso pubblico e all&#8217;accumulo di eccedenze capaci di spostare ancora pi\u00f9 avanti gli obiettivi e le pratiche. <\/p>\n\n\n\n<p>I risultati ottenuti sono stati il frutto di una molteplicit\u00e0 di fattori e condizioni, comprese quelle di natura percettiva, che l&#8217;intelligenza collettiva \u00e8 stata capace di <em>\u201cprocessare\u201d <\/em>nel corso stesso dell&#8217;agire, del farsi movimento generalizzato e generalizzante. La molteplicit\u00e0 dei fattori, dei piani e delle circostanze intervenuti in questa processualit\u00e0 sociale fa s\u00ec che la straordinaria finestra di conflittualit\u00e0 sociale che si \u00e8 aperta costituisca una sorta di <em>\u201csingolarit\u00e0\u201d<\/em>, inscindibile dalle condizioni che l&#8217;hanno prodotta. <br>Immaginare che quella singolarit\u00e0 possa essere traslata, trasferita meccanicamente in altri contesti come in un grande gioco dei pacchi, \u00e8, a nostro avviso, una grave semplificazione di ci\u00f2 che abbiamo appena vissuto. <strong>Il problema non \u00e8 come riprodurre una singolarit\u00e0<\/strong>, cosa evidentemente contraddittoria in s\u00e9,<strong>ma come riprodurre i processi che sono in grado di generare una nuova e diversa singolarit\u00e0 su altri terreni.<\/strong> Ci\u00f2 nella consapevolezza che la parabola di una singolarit\u00e0 tende ad avere dinamiche e tempi diversi rispetto al classico concetto di<em>\u201cciclo di movimento\u201d<\/em> e che probabilmente sarebbe pi\u00f9 appropriato ragionare in termini di <strong><em>\u201cfluttuazione\u201d<\/em> della conflittualit\u00e0 sociale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;interrogativo primario con cui dobbiamo misurarci oggi \u00e8, dunque, <strong>come sviluppare proposte e immaginare passaggi che restino per\u00f2 dentro la fisiologia dei processi<\/strong> che si sono dati in queste straordinarie settimane di lotta, <strong>come salvaguardare l&#8217;autonomia cos\u00ec prepotentemente affermata e rivendicata dal movimento<\/strong>,<strong> come evitare di confondere il ruolo propulsivo della soggettivit\u00e0 con una sua deriva ordinatrice <\/strong>che oggi significherebbe togliere ossigeno laddove c&#8217;\u00e8 bisogno di aria, sovrascrivere percorsi con obiettivi esterni rispetto ai reali processi sociali, scegliere la certezza della riduzione rispetto al rischio degli ampi orizzonti che ci spaesano. Certo il problema \u00e8 complesso e le soluzioni non sono facili, ma la difficolt\u00e0 delle soluzioni non rende pi\u00f9 appetibile il ripiego su meccanismi che sappiamo gi\u00e0 perdenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Non crediamo che questo sia il momento di grandi assisi nazionali che magari immaginano di immettere come prospettiva di continuit\u00e0 delle mobilitazioni obiettivi che nascono in tutt&#8217;altri contesti, come quelli d&#8217;oltre oceano, e che a loro volta in quei contesti rappresentano una singolarit\u00e0 figlia delle specifiche condizioni che l&#8217;hanno prodotta. <strong>Ad oggi<\/strong>, se vogliamo individuare delle prospettive nel breve periodo,<strong> ci appare pi\u00f9 credibile e coerente con quello che abbiamo appena scritto, riflettere e concentrarsi sullo sciopero generale del 28 novembre<\/strong>,<strong> provare a capire<\/strong>, immaginando proposte e pratiche, <strong>come anche quella data possa entrare a fare parte del processo di accumulo delle nuove forme di conflittualit\u00e0 sociale<\/strong>, come il rifiuto della guerra, della sua economia e della sua propaganda possa andare a costituire un nuovo ed ulteriore volano di un agire comune e collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo sempre stati e ancora siamo materialisti. Questa frase, cos\u00ec semplice e diretta, molto spesso fraintesa o vilipesa, in realt\u00e0, ci permette di continuare a ragionare della e sulla realt\u00e0, dentro le sue contraddizioni e le sue ambivalenze.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Essere materialisti, prima di tutto, significa negare<\/strong>, profondamente e convintamente, <strong>ogni semplificazione deterministica e ogni riduzionismo.<\/strong> La realt\u00e0 sociale, le sue manifestazioni di lotta e di conflitto, come quelle opposte di obbedienza e di paura, non sono riducibili ad un volgare meccanicismo o ad uno sterile ideologismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E&#8217; solo nelle condizioni materiali che possiamo misurare l&#8217;efficacia delle nostre azioni e la giustezza degli obiettivi.<\/strong> E sono sempre le condizioni materiali che ci consegnano gli <em>\u201cindizi\u201d <\/em>di una pratica possibile, di un processo in atto, di una trasformazione che inizia ad attraversarci prima ancora che ne sentiamo gli effetti.<br>La realt\u00e0 materiale che ci restituisce <strong>la sollevazione contro il genocidio del popolo palestinese \u00e8 un patrimonio comune, un valore che genera valore<\/strong>, ma che ci impone anche il coraggio dell&#8217;azzardo, lo sforzo di comprendere la discontinuit\u00e0 per ricostruire la continuit\u00e0 delle lotte. Di quelle lotte che non sono un hobby o un previlegio, ma la cruda necessit\u00e0 di un&#8217;esistenza che non pu\u00f2 non desiderare di essere libera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Centri Sociali Marche<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; Il documento in formato pdf scaricabile <\/strong><\/p>\n\n\n\n<div data-wp-interactive=\"core\/file\" class=\"wp-block-file\"><object data-wp-bind--hidden=\"!state.hasPdfPreview\" hidden class=\"wp-block-file__embed\" data=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/la-dove-osano-i-movimenti_def.pdf\" type=\"application\/pdf\" style=\"width:100%;height:600px\" aria-label=\"Incorporamento di la dove osano i movimenti_def.\"><\/object><a id=\"wp-block-file--media-14117c2a-1dcd-4851-b1fc-b4c264eef938\" href=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/la-dove-osano-i-movimenti_def.pdf\">la dove osano i movimenti_def<\/a><a href=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/la-dove-osano-i-movimenti_def.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-14117c2a-1dcd-4851-b1fc-b4c264eef938\">Download<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla &#8216;singolarit\u00e0&#8217; della sollevazione per la Palestina, un patrimonio comune da preservare. Un documento dei Centri Sociali Marche In queste<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":6061,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[167,8,3],"tags":[246],"class_list":["post-6058","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-contributi","category-in-evidenza","category-long-form","tag-free-palestine"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6058","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6058"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6058\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6645,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6058\/revisions\/6645"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6061"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6058"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6058"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6058"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}