{"id":5474,"date":"2025-08-11T11:33:52","date_gmt":"2025-08-11T09:33:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=5474"},"modified":"2025-08-11T17:03:30","modified_gmt":"2025-08-11T15:03:30","slug":"urbiquita-intervista-a-lorenzo-tripodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2025\/08\/11\/urbiquita-intervista-a-lorenzo-tripodi\/","title":{"rendered":"Urbiquit\u00e0. Intervista a Lorenzo Tripodi"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Sul suo ultimo libro &#8216;Urbiquit\u00e0. La citt\u00e0 ovunque&#8217; (AgenziaX, 2024)<\/em><\/strong><\/h6>\n\n\n\n<p>Il collettivo del <em><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/officinatrenino\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.facebook.com\/officinatrenino\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Csa Officina Trenino<\/a><\/em> di Porto San Giorgio si occupa da anni di questioni urbane, soprattutto locali, ed ora ha invitato Lorenzo Tripodi, architetto, urbanista, videomaker e autore del saggio <em>\u201cUrbiquit\u00e0\u201d <\/em>per i tipi di Agenzia X. Tra i libri che abbiamo presentato sul tema \u00e8 forse il saggio pi\u00f9 teorico, ha il merito di costruire un quadro complessivo delle dinamiche della citt\u00e0 contemporanea, utilizzando pi\u00f9 armamentari teorici, la sociologia urbana ma anche gli studi sui media e la semiotica. L&#8217;occasione della presentazione \u00e8 un tentativo di alzare il tiro e rivelare un quadro d\u2019insieme che colga diverse dinamiche apparentemente disgiunte, ma che invece agiscono congiuntamente nel corpo sociale e nella forma urbana, per capire come \u00e8 cambiata la citt\u00e0 sotto i colpi del <strong>semiocapitalismo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questa intervista, condotta poco prima della presentazione, abbiamo chiesto a Lorenzo d\u2019illustrare per sommi capi i sui studi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>OT: Quando ci siamo conosciuti a Firenze negli anni <\/em><em>\u2018<\/em><em>90 eri Lorenzo degli Ogino, il collettivo di video maker Ogino Knauss (<\/em><a href=\"http:\/\/oginoknauss.org\/\"><em><u>oginoknauss.org<\/u><\/em><\/a><em>), parlaci del tuo percorso: come si \u00e8 innestato il lavoro con l<\/em><em>\u2019<\/em><em>arte, il cinema e i video, con la sociologia urbana.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>LP: Il mio percorso \u00e8 sempre stato a cavallo di due mondi, forse perch\u00e9 sono un gemelli, magari non c\u2019entra nulla ma illustra in maniera un po\u2019 divertente la situazione. Studente di architettura a Firenze, comincio a vivere la citt\u00e0 scontrandomi con il suo corpo fisico, poi l\u2019occupazione dell\u2019universit\u00e0, la pantera negli anni \u201890. Da un altro punto di vista ho l\u2019aspirazione, da sempre, ad avere un percorso pi\u00f9 artistico, lavorando con la musica, col cinema e la creazione del laboratorio di cinema mutante all\u2019interno dello spazio di un centro sociale occupato della citt\u00e0 <em>(il CPA Firenze Sud, n.d.O.T.)<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi due percorsi si sono sviluppati parallelamente, quindi ho ragionato sulle trasformazioni e i conflitti della citt\u00e0 con la prospettiva del filmmaker e con il punto di vista pi\u00f9 analitico dello studente di architettura che in seguito diventa ricercatore. A un certo punto questa dicotomia \u00e8 andata in cortocircuito, \u00e8 stata una sorta di epifania rendermi conto che i processi di cui mi occupavo, quelli di produzione dello spazio e quelli di produzione delle immagini andavano a convergere sempre di pi\u00f9, a diventare sempre pi\u00f9 simili, fino a portarmi ad analizzare le trasformazioni della citt\u00e0 proprio nella chiave interpretativa dei processi di trasformazione dell\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi ho lavorato su questo concetto della <strong>citt<\/strong><strong>\u00e0 <\/strong><strong>cinematica<\/strong>, dell\u2019<strong>urbanismo cinematico<\/strong>, che \u00e8 un\u2019urbanistica che guarda alla citt\u00e0 degli ultimi anni, in contrapposizione con quello che era il modello fordista, industriale. Negli anni del modernismo la citt\u00e0 era improntata sul modello della fabbrica fordista, la linea di produzione e la separazione degli spazi funzionali della citt\u00e0 ricalcava un po\u2019 la linea di produzione della fabbrica. Il mio tentativo di costruire una teoria della citt\u00e0 cinematica \u00e8 l\u2019ipotesi che la citt\u00e0 contemporanea (non pi\u00f9 tanto contemporanea, ma quella in cui ho cominciato a muovermi) ricalcava piuttosto il modello della produzione hollywoodiana, della <strong>t<\/strong><strong>imeline<\/strong>, della linea di montaggio, in cui l\u2019aspetto pi\u00f9 importante della produzione urbana era quella di produrre immagini, di organizzare il discorso delle immagini.<\/p>\n\n\n\n<p><em>OT: Noi siamo abituati a pensare che la citt<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>non sia un medium, invece a quanto pare si comporta come tale. Oltretutto cos<\/em><em>\u00ec <\/em><em>descritta sembra essere un modello sorpassato, una fase. Il libro parla di Firenze, Berlino e New York, luoghi in cui hai vissuto e studiato negli ultimi 30 anni, come altrettanti esempi di <\/em><em>\u201c<\/em><em>urbanistica verticale<\/em><em>\u201d <\/em><em>e di <\/em><em><strong>\u201c<\/strong><\/em><em><strong>logistica della percezione<\/strong><\/em><em><strong>\u201d<\/strong><\/em><em>, quest&#8217;ultimo un concetto che prendi da Paul Virilio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019<\/em><em>immagine \u00e8 veicolata dal palazzo iconico, dal cartellone pubblicitario, dall<\/em><em>\u2019<\/em><em>immaginario locale trattato come una cosa da impacchettare e vendere<\/em><em>\u2026 <\/em><em>Sono alcuni dei diversi modi di intendere il concetto d<\/em><em>\u2019<\/em><em>immagine che illustri nel libro. Sembra tuttavia che siamo entrati in una nuova fase: il controllo strategico delle immagini ora passa direttamente attraverso lo smartphone.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>LT: Appunto, il libro che ho scritto \u00e8 un libro tardivo, avrebbe dovuto essere probabilmente scritto vent\u2019anni fa, alla pubblicazione della mia tesi di dottorato, in cui mi ero occupato di spazio pubblico e di come si \u00e8 trasformato anche di fronte all\u2019incombere delle nuove economie simboliche, creative, e delle tecnologie della comunicazione. In realt\u00e0 poi ho continuato ad attraversare i paesaggi urbani, appunto muovendomi a vivere a Berlino, lavorando in diversi settori che hanno a che vedere con la citt\u00e0, per cui la prospettiva \u00e8 cambiata in maniera piuttosto netta.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019inizio la mia attenzione si era posta sulla dimensione verticale, ossia l\u2019idea che la produzione dello spazio urbano si sia spostata dalla dimensione logistica dello spazio orizzontale, cio\u00e8 dove metto le merci, dove costruisco, dove abito, alla dimensione verticale, una dimensione visiva: l\u2019idea della citt\u00e0 come sistema di schermi, quindi la pubblicit\u00e0, la visibilit\u00e0, gli eventi temporanei, i festival. La racconto in un ventennio di evoluzione che va dagli anni \u201870 fino al 2000, in cui diventa sempre pi\u00f9 importante conquistare l\u2019immagine dei luoghi, esibire il brand, fare marketing attraverso la produzione d\u2019immagini, attraverso gli eventi temporanei e la movida, dove quindi spostare creativi ed eventi nei contesti spaziali diventa sempre pi\u00f9 importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Mantenere il controllo sulle superfici espositive \u00e8 quello che io ho chiamato spazio pubblico come <strong>space of exposure<\/strong>. Spazio di esposizione in inglese rende pi\u00f9 il senso di esposizione fotografica, ovvero una citt\u00e0 che funziona come un set cinematografico. Sostanzialmente l\u2019importante \u00e8 mostrare, esibire i propri brand, valorizzare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un certo punto la citt\u00e0 cinematica \u00e8 stata\u2026 non dico travolta, ma sicuramente trasformata in maniera molto forte da un ennesimo processo: il fatto che gli schermi, l\u2019articolazione di superfici attraverso cui passano i messaggi, non \u00e8 pi\u00f9 necessariamente la cartellonistica stradale, la vetrina del negozio in centro, il presidiare spazi chiave, ma diventa estremamente importante anche mantenere il controllo su quelli che sono i canali digitali, la diffusione delle immagini.<\/p>\n\n\n\n<p>In un certo senso avviene questo passaggio drastico in cui lo spazio pubblico comincia a diventare meno rilevante rispetto alla possibilit\u00e0 di avere interazioni pubbliche nel web. Lo youtuber che lavora dalla sua cameretta riesce a influenzare il discorso pubblico, idem la ditta che non ha nessuna struttura ma che vende ovunque, semplicemente perch\u00e9 possiede una certa immagine, \u00e8 il modello Nike.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello Nike non esiste, \u00e8 un logo che assembla cose prodotte altrove, questo non significa che la produzione fisica e materiale non sia pi\u00f9 importante, ma che viene completamente spinta dietro un meccanismo di controllo dei flussi d\u2019immagine, giungendo alle piattaforme di oggi. Quindi l\u2019ultima parte del libro si dedica proprio a questo aspetto, al <strong>Platform Urbanism<\/strong>, che \u00e8 un riflesso urbanistico della <strong>Platform Economy<\/strong>, della nuova concentrazione di potere e di capacit\u00e0 di trasformazione e di controllo che deriva dalle piattaforme. Queste vengono da situazioni estremamente diverse, come racconta benissimo Cory Doctorow, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 nato per costruire hardware come la Apple, chi per distribuire i libri come Amazon, per distribuire informazioni come Google, ma alla fine sono diventati tutti dei sistemi ibridi, in grado di controllare una quantit\u00e0 enorme di potere, semplicemente attraverso<strong> l\u2019<\/strong><strong>effetto di rete (*)<\/strong>, che si riflette poi nella citt\u00e0, esistendo fisicamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzi tutto questo ha effetti drammaticamente e fisicamente oppressivi, tuttavia, i modi in cui le citt\u00e0 si trasformano dipende molto pi\u00f9 dalle strategie di una corporation che ha sede nella Silicon Valley e il conto in banca alle Cayman piuttosto che dalle decisioni che noi prendiamo sul luogo. Perch\u00e9 appunto, \u00e8 Airbnb a trasformare il mercato della casa nelle nostre citt\u00e0, \u00e8 Uber ad avere un impatto sulla mobilit\u00e0 nelle citt\u00e0 e cos\u00ec via.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>*<\/strong>Il <strong>network effect<\/strong> o effetto rete \u00e8 il processo per cui ogni nuovo utente di un prodotto o servizio aggiunge valore al servizio stesso. Di converso \u00e8 anche il meccanismo per cui \u00e8 difficile uscirne. Di qui il concetto di <strong>enshittification<\/strong>, termine inventato da Cory Doctorow: raggiunta una massa critica, le piattaforme peggiorano il servizio volutamente sapendo che gli utenti non hanno alternative, (n.d.O.T.)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>O.T.: La storia dello streetartist Blu, che fa cancellare il proprio murale a Berlino, \u00e8 ricostruita nel libro come esempio di una possibile resistenza. Ma la classe creativa, la creativit<\/em><em>\u00e0 <\/em><em>urbana, in questo processo risultano sempre sfruttate. La sussunzione opera vittoriosamente su tutto, i graffiti come altri segni dal basso sono stati riassorbiti nel sistema e non da ora.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Potrebbe essere deprimente considerare che, volenti o nolenti, l<\/em><em>\u2019<\/em><em>essere creativi, costruire immaginario, contribuisce al processo di sussunzione invece che a generare lo spirito critico atto a contrastarla. C\u2019\u00e8 uno spiraglio?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>LT: E\u2019 un nodo dolente. Sicuramente ci ho messo molto di pi\u00f9 a scrivere le pagine di conclusione cercando disperatamente qualcosa di propositivo, piuttosto che le 250 pagine precedenti, raccontando la catastrofe in cui siamo andati a infilarci. Indubbiamente \u00e8 uno scenario abbastanza fosco, lo vediamo. Con l\u2019accelerazione che c\u2019\u00e8 stata nell\u2019ultimo periodo, questi soggetti, che alla fine si riducono ad una casta di oligarchi psicopatici, hanno in mano la maggior parte di tutto questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una delle cose che racconto nel libro \u00e9 il processo continuo in cui la produzione sociale, collettiva, finisce per venire risucchiata e andare ad arricchire questi fortissimi meccanismi di estrazione di valore.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 interessante la storia di <strong>Blu<\/strong> perch\u00e9 in quanto artista che riceve una reputazione e un successo nella strada, ha il coraggio di fare un gesto: cancellare i suoi pezzi pi\u00f9 famosi. Il graffito pi\u00f9 iconico di Berlino viene cancellato dal suo stesso autore ed \u00e8 sicuramente un gesto di una potenza artistica enorme, che insegna qualcosa: dobbiamo avere il coraggio di riprenderci\u2026 di mettere il granello di sabbia nell\u2019ingranaggio. E\u2019 possibile sottrarci alle piattaforme? E\u2019 molto difficile smettere di avere un\u2019audience di migliaia di persone su Facebook, sapendo che purtroppo quello che tu fai e produci va a nutrire quel meccanismo, allo stesso tempo \u00e8 estremamente masochistica l\u2019idea di sottrarsi, di venirne fuori. Secondo me \u00e8 necessario farlo a questo punto, assolutamente. Io vengo da una generazione che ha fatto i primi <strong>Hack-I<\/strong><strong>t**<\/strong>, che ha cominciato veramente a cercare di costruire un\u2019infrastruttura autonoma orizzontale che fosse indipendente. Ad un certo punto abbiamo mollato il colpo, dicendo che non c\u2019era pi\u00f9 bisogno, il mainstream ci dava strumenti accessibili a tutti, usiamoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Credo che questi ultimi vent\u2019anni ci hanno insegnato che non funziona cos\u00ec, \u00e8 necessario tornare a rivendicare l\u2019infrastruttura comune, come dice ancora una volta Cory Doctorow: <em>\u201cseize the means of computation\u201d<\/em>, parafrasi del riprendersi i mezzi di produzione marxista. Secondo me \u00e8 necessario tornare a rivendicare la propriet\u00e0 collettiva dei mezzi di produzione che in questo momento sono sostanzialmente infrastrutture digitali.<br><br><em><strong>**<\/strong><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/858157059\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/vimeo.com\/858157059\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">L&#8217;Hack-It! 98 dall&#8217;archivio di Ogino:Knauss<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-video\"><video height=\"1080\" style=\"aspect-ratio: 1920 \/ 1080;\" width=\"1920\" controls src=\"https:\/\/www.glomeda.org\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/intervista_lortrip.mp4\"><\/video><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sul suo ultimo libro &#8216;Urbiquit\u00e0. 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