{"id":3319,"date":"2024-04-30T16:09:21","date_gmt":"2024-04-30T14:09:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=3319"},"modified":"2024-05-07T17:52:12","modified_gmt":"2024-05-07T15:52:12","slug":"eterotopie-lavorare-stanca-4-0-e-il-sesto-festival-della-libreria-indipendente-sabot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2024\/04\/30\/eterotopie-lavorare-stanca-4-0-e-il-sesto-festival-della-libreria-indipendente-sabot\/","title":{"rendered":"Eterotopie, Lavorare stanca 4.0 \u00e8 il sesto festival della Libreria Indipendente Sabot"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella scorsa edizione del festival Eterotopie ci siamo immersi nella letteratura fantascientifica, pensata come strumento in grado di rielaborare questo presente sempre pi\u00f9 monodimensionale e di dar vita a possibili futuri alternativi verso cui dirigere lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019anno abbiamo invece deciso di <strong>indagare la contemporaneit\u00e0 attraverso una delle sue dimensioni pi\u00f9 materiali: quella del <\/strong><em><strong>lavoro<\/strong><\/em>; un elemento su cui riteniamo sia necessario riflettere, o meglio, tornare a riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello del lavoro \u00e8 un tema complesso, articolato, oggi ancor pi\u00f9 difficile da decifrare nella sua interezza. Nella societ\u00e0 moderna infatti, come puntualmente analizzato da Marx, emergeva netta la divisione tra chi possedeva i mezzi di produzione e chi non aveva altra scelta che la vendita del proprio lavoro, tra l\u2019oppressore e l\u2019oppresso quindi. <strong>Oggi invece queste nette dicotomie appaiono rarefatte, pi\u00f9 difficili da ritrovare.<\/strong> Da un lato, l\u2019oppressore spesso non ha un volto o una definizione precisi, mascherato dietro algoritmi apientemente utilizzati da chi ne detiene il controllo; dall\u2019altra, l\u2019oppresso si trova sempre pi\u00f9 isolato, smarrito tra le difficolt\u00e0 individuali e incapace di riconoscersi in quella coscienza di classe che sola permette l\u2019emancipazione. <strong>Di conseguenza lo scontro di classe, un tempo tra borghesia e proletariato, risulta oggi offuscato, frammentato in tante piccole conflittualit\u00e0, spesso ridotte a questioni individuali e non sistemiche.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come la societ\u00e0, anche il lavoro risulta profondamente trasformato rispetto al periodo storico in cui Marx scriveva, ma non lo sono affatto i suoi processi di sfruttamento, di alienazione e di impoverimento generalizzato delle nostre vite. <strong>Oggi come allora lavorare stanca <\/strong>\u2013 come scriveva Pavese &#8211;<strong>, specialmente nella sua nuova dimensione 4.0, che rende il lavoro una componente sempre pi\u00f9 totalizzante delle nostre vite, ponendo sotto costante ricatto la nostra stessa sopravvivenza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa possono allora l\u2019analisi e la letteratura di fronte a tutto questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Sicuramente possono aiutare a diradare la nebbia, mostrando la realt\u00e0 per com\u2019\u00e8 e contribuendo alla <strong>costruzione di un immaginario di classe ad oggi perduto<\/strong>. Sappiamo bene che questo non rappresenta in s\u00e9 la soluzione &#8211; solamente l\u2019apertura di spazio di conflitto pu\u00f2 infatti mettere in discussione il sistema di sfruttamento capitalistico \u2013 ma lo riteniamo per\u00f2 un momento fondamentale per la riattivazione di processi di riconoscimento tra lavoratrici, lavoratori. <strong>Solo la realizzazione di essere parte di uno scenario condiviso infatti pu\u00f2 permettere di ricollocare la condizione individuale in quella collettiva della classe<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E come creare nuovi immaginari se non attraverso il racconto e la narrazione?<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 a partire dagli anni \u201870 in Italia si \u00e8 sviluppata una letteratura industriale e operaia, intenzionata a raccontare e a riflettere in prima persona sulla condizione lavorativa. Successivamente questo terreno sembrava essersi inaridito, rendendo sempre pi\u00f9 difficile trovare storie in grado di raccontare il lavoro di oggi dal punto di vista di chi per primo ne subisce lo sfruttamento. <strong>Oggi invece, se si guarda bene, la letteratura \u201cworking class\u201d (della classe lavoratrice e non solo operaia, come suggerirebbe la traduzione italiana) non \u00e8 morta e anzi in progressiva espansione<\/strong>. Molte case editrici stanno facendo un importantissimo lavoro di diffusione del genere, pensiamo ad Alegre grazie alla quale abbiamo conosciuto le storie di Cartwright, D.Hunter, Cash Carraway, ma anche di scrittrici e scrittori italiane come Prunetti, Baldanzi, Monteventi e molti altri. <strong>Se una certa cultura ha sempre tentato di rimuovere la vita di lavoratrici e lavoratori dal discorso letterario e culturale \u00e8 nostra intenzione rimetterla al centro, per continuare a sentirci scomodi tra le pagine dei libri che leggiamo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma oggi che lavoro c\u2019\u00e8 da raccontare?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quella in cui ci troviamo \u00e8 l\u2019era industriale 4.0, l\u2019era dell\u2019automazione, dell\u2019uso incontrollato della tecnologia per aumentare la messa a valore, la produttivit\u00e0 e la sorveglianza del nostro lavoro e delle nostre esistenze<\/strong>. Tutto questo \u00e8 supportato da una narrazione in cui non emerge alcuna criticit\u00e0, dove tutto sembra funzionare alla perfezione ed anzi contribuire al progressivo miglioramento della mondo in cui viviamo.<\/p>\n\n\n\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 per\u00f2 ben diversa: <strong>le molteplici conseguenze negative di questo sistema di sfruttamento ricadono sulla maggioranza delle persone, ovviamente aggiungendosi alle altre dimensioni dell\u2019oppressione, moltiplicando i livelli di sfruttamento e rendendo le nostre vite una \u201ctotalit\u00e0 lavorativa\u201d<\/strong>. Siamo sfruttati durante il tempo di lavoro standard, ma siamo sfruttati anche nel tempo libero, quando acquistiamo, ci divertiamo o interagiamo sui social. Ogni momento dell\u2019esistenza \u00e8 per il capitale un momento da poter mettere a valore, come i dati quotidianamente estratti dalle nostre attivit\u00e0 che diventano merce, producendo introiti immensi per chi li possiede e li rivende. <strong>Tutto questo ci fa essere costantemente<\/strong><strong>non solo consumatrici e consumantori, ma produttrici e produttori incosapevoli e non retribuiti<\/strong>. <strong>Le nostre vite vengono stravolte, progressivamente alienate, e non abbiamo adeguati strumenti di resistenza per combattere<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>E<strong>mblema di questo tempo \u00e8 il capitalismo delle piattaforme di cui Amazon, pronto ad insediarsi nella nostra comunit\u00e0 con uno dei suoi hub, \u00e8 una delle punte dell\u2019iceberg<\/strong>. Quello che aprir\u00e0 nel 2025 sar\u00e0 l\u201911\u00b0 centro di distribuzione dell\u2019azienda in Italia, garantendo s\u00ec numerosi posti di lavoro, ma a che condizioni e con quali conseguenze?<\/p>\n\n\n\n<p>Passando in zona Coppetella a Jesi il magazzino \u00e8 gi\u00e0 ben visibile, il nostro sguardo percepisce che il paesaggio \u00e8 cambiato. Ma molto del cambiamento \u00e8 ancora invisibile e non sembra essere ancora sufficientemente considerato. Amazon non \u00e8 qualcosa di nuovo, sappiamo gi\u00e0 quale sia il suo modello aziendale, basato sul paradigma dell\u2019ipersorveglianza, sul lavoro atomizzato e automatizzato. <strong>Tutti elementi questi con cui il capitalismo invade le nostre citt\u00e0 e le nostre vite, sotto la maschera della sicurezza, efficienza e produttivit\u00e0. Una formula questa che non rappresenta niente di nuovo: \u00e8 ancora il capitalismo che affligge la classe oppressa con ogni mezzo a sua disposizione<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 di questo che vogliamo leggere. <strong>Uno, cento, mille libri in grado di raccontare tutto questo, di renderlo immaginario, per pensare vie di fuga, rimboccarci le maniche e trasformarle in spazi di protesta, conflitto e opposizione<\/strong>. <strong>Lavorare s\u00ec, stanca, <\/strong><strong>e per questo \u00e8 necessario sovvertire l\u2019espressione, affermando invece che siamo stanchi di questo lavoro, dell\u2019alienazione, dello sfruttamento, della sorveglianza<\/strong>. Tutti elementi che contribuiscono all\u2019impoverimento delle nostre vite e dei nostri portafogli, costringendoci quotidianamente a dover fare i conti con i \u201cpadroni\u201d per soddisfare i nostri desideri. <strong>E allora il 17, 18 e 19 maggio vogliamo immaginare una realt\u00e0 e una societ\u00e0 senza questo lavoro, senza sfruttamento, senza schiavit\u00f9\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-28f84493 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:100%\">\n<div class=\"wp-block-group is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p><em>\u201cAl mattatoio <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ci crediamo <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per\u00f2 <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un giorno <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Alla scomparsa del lavoro <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma quando cazzo <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma quando\u201d <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>(Joseph Ponthus, <em>\u201cAlla linea\u201d<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il programma della tre giorni:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>[Tutti i giorni dalle 17.30: esposizione libri case editrici indipendenti, mostra \u201cLa studiosa precaria\u201d di <em><strong>Roz<\/strong><\/em> e video-istallazioni]<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Venerd\u00ec 17 Maggio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 19 presentazione del numero work\/lavoro della rivista &#8220;The Florence Review&#8221; con Diego Bertelli<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 21 presentazione del libro \u201cTrucioli\u201d con <em><strong>Matteo Rusconi<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>*** per tutta la giornata <em><strong>Didac<\/strong><\/em> dj-set<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sabato 18 Maggio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 8.30 <strong>Trekking<\/strong> a cura della Polisportiva Ackapawa<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 19 presentazione del libro \u201cSono Fame\u201d con <em><strong>Natalia Guerrieri<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 21.15 presentazione del libro \u201cIl Magazzino\u201d con <em><strong>Alessandro Delfanti<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>*** per tutta la giornata <em><strong>Nando the butcher<\/strong><\/em> (from Bloody Sound) dj-set<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Domenica 19 Maggio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 19 presentazione del libro \u201cIl pozzo vale pi\u00f9 del tempo\u201d con <strong>Ginevra Lamberti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ore 21.15 spettacolo teatrale \u201cCome Steve Mcqueen\u201d con <strong>Marco Bianchini<\/strong>, introdotto da <strong>Alberto Prunetti<\/strong> (in collegamento)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella scorsa edizione del festival Eterotopie ci siamo immersi nella letteratura fantascientifica, pensata come strumento in grado di rielaborare questo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3320,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[218,18],"tags":[147],"class_list":["post-3319","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eterotopie","category-libri-film","tag-eterotopie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3319","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3319"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3319\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3340,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3319\/revisions\/3340"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3320"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3319"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3319"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3319"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}