{"id":305,"date":"2022-03-22T13:01:19","date_gmt":"2022-03-22T12:01:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=305"},"modified":"2022-04-28T15:05:48","modified_gmt":"2022-04-28T13:05:48","slug":"disertare-limposizione-della-falsa-alternativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2022\/03\/22\/disertare-limposizione-della-falsa-alternativa\/","title":{"rendered":"Disertare l&#8217;imposizione della falsa alternativa"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Propaganda di guerra e stato d\u2019emergenza sullo sfondo della crisi ucraina<\/h6>\n\n\n\n<p><strong>E\u2019 possibile e avrebbe senso analizzare un\u2019opera cinematografica e gli attori protagonisti dopo aver visto solamente i minuti finali di un film?<\/strong> E\u2019 possibile e avrebbe senso analizzare un atto di guerra e gli attori in campo partendo dal momento in cui viene sparato il primo colpo? Senza neppure considerare una vicenda bellica nel suo complesso? Crediamo di no. Ma a questo stiamo assistendo dal 24 febbraio 2022. E\u2019 un piano della discussione che non intendiamo accettare e che non riteniamo possa essere rovesciato attraverso le analisi geopolitiche che intasano quotidianamente i media di ogni forma e colore. <strong>I media, partiamo da loro.<\/strong>  <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Proprio l\u2019imponente campagna di arruolamento \u2013 politico, culturale e sociale \u2013 a mezzo stampa \u00e8 uno dei nodi della questione.<\/strong> Lo \u00e8 ancor pi\u00f9 nel nostro paese in cui i mezzi di informazione mainstream si distinguono nel mondo \u2013 non solo <em>&#8216;occidentale&#8217; <\/em>\u2013 per volgare asservimento e spudorato appiattimento sulle posizioni governative. Questo punto, che non riguarda solo la crisi odierna e rispetto al quale si stenta ancora a trarne le dovute conclusioni, va ben oltre il mantra<em> \u201cLa verit\u00e0 \u00e8 la prima vittima della guerra\u201d<\/em>, frase per lo pi\u00f9 utilizzata da ogni giornalista come prologo alla pi\u00f9 becera propaganda. <strong>L\u2019arruolamento occidentale rispetto alla guerra in corso<\/strong> \u00e8 iniziato settimane prima che le armi iniziassero a sparare, una campagna mediatica senza precedenti volta a preparare il terreno per quanto sta accadendo nelle ultime settimane: <strong>una corsa al riarmo inedita per estensione e accelerazione<\/strong> che in Italia ha portato al voto della Camera di mercoled\u00ec 16 marzo ad aumentare le spese per la Difesa, leggi spese militari, al 2% del PIL, pari a 38 miliardi di euro annui, 104 milioni di euro al giorno. Tutto questo, per\u00f2, non \u00e8 altro che un\u2019accelerazione di un percorso gi\u00e0 in atto: <em>\u201cCi dobbiamo dotare di una difesa molto pi\u00f9 significativa e bisogner\u00e0 spendere molto di pi\u00f9 di quanto fatto finora\u201d<\/em>, aveva detto Mario Draghi il 29 settembre 2021 e senza contare l\u2019ultimo voto della Camera, le spese per le armi per il 2022 arrivavano a 26 miliardi di euro, un record storico per l\u2019Italia. Una corsa al riarmo fatta passare quasi in sordina e in ogni caso presentata come inevitabile, appelli istituzionali al reclutamento di foreign fighters, <strong>un coro unanime di <em>&#8216;armiamoci e partite&#8217;<\/em> diffuso a reti unificate.<\/strong> Una gara tra gli stati europei a chi \u00e8 pi\u00f9 interventista, che ha scavalcato senza alcun dibattito quella residua parvenza di formalit\u00e0 democratica e istituzionale \u2013 verso cui non nutriamo certo fiducia o speranza \u2013 che sarebbe richiesta per passaggi decisionali di questa portata. <\/p>\n\n\n\n<p>In Italia, inoltre, sia Draghi che Mattarella si sono contraddistinti per interventi caratterizzati da una durezza del tutto irrituale. Durezza che d\u2019altra parte trova riscontro nel linguaggio giornalistico e che contribuisce alla rappresentazione del quadro che ci troviamo di fronte. <strong>La persistente escalation narrativa sulla guerra atomica<\/strong> viene condita da continui appelli al <em>&#8216;No alla psicosi nucleare&#8217;<\/em>, ma come ci insegna Lakoff, ripetere di <em>\u201cnon pensare all\u2019elefante\u201d<\/em> produce esattamente l\u2019effetto contrario, e cos\u00ec quella che al momento \u00e8 poco pi\u00f9 di un\u2019ipotesi rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera. Aggiungiamo che in questo senso \u2013 e non solo \u2013 il campo \u00e8 stato preparato dai due anni di pandemia che hanno preceduto gli eventi del febbraio 2022: nel corso della crisi sanitaria il linguaggio di guerra \u00e8 stato usato a piene mani ed \u00e8 stato sufficiente traslarlo \u2013 amplificandolo \u2013 nel contesto attuale, dove la guerra non \u00e8 pi\u00f9 solo evocata. <strong>La guerra c&#8217;\u00e8, e la propaganda nomina eroi e traditori.                      <\/strong>                                                                                                    <\/p>\n\n\n\n<p>Questo scenario da Zio Sam nel nostro paese non poteva non essere arricchito da una misura che ci vede ancora una volta <em>&#8216;in prima linea<\/em>&#8216; in Europa: <strong>la dichiarazione di un nuovo stato di emergenza<\/strong>, fino a dicembre 2022. Uno strumento che abbiamo imparato a conoscere molto bene negli ultimi due anni e che \u2013 naturalmente \u2013 non ha alcun fondamento ed \u00e8 del tutto strumentale. Le problematiche derivanti dal conflitto in Ucraina, dall\u2019accoglienza dei profughi all\u2019approvvigionamento delle fonti energetiche, possono essere gestite al di fuori della cornice giuridica dell\u2019emergenza. Cornice giuridica che per\u00f2 \u00e8 stata imposta per legittimare l\u2019invio di armamenti a una fazione belligerante, un atto che certifica il sostanziale coinvolgimento bellico in spregio alle apparenze di osservanza costituzionale sopra richiamate. Oramai la condizione emergenziale appare un riflesso incondizionato, un muscolo involontario che si muove da s\u00e9, sebbene in realt\u00e0 spinto da chiare finalit\u00e0 politiche volte a<em> &#8216;gestire&#8217;<\/em> il climax bellicista in ogni sua forma. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo stato d\u2019emergenza \u00e8 condizione necessaria<\/strong> ad una governamentalit\u00e0 capace di prevenire prese di posizione contrarie e opzioni conflittuali, ma anche di rendere socialmente assimilabili ed ammissibili misure in campo economico ed ambientale che in condizioni ordinarie non sarebbero tollerate.  Tutto ci\u00f2 concorre alla creazione di una narrazione in cui viene presentata esclusivamente una falsa alternativa, un binarismo coattivo all\u2019interno del quale viene ricondotta qualunque presa di parola, anche il solo tentativo di problematizzare l\u2019analisi. <strong>Per questa ragione rifiutiamo l\u2019ordine del discorso e le alternative che esso ci pone.<\/strong> In questi giorni abbiamo assistito a come, ai minimi accenni di ragionamento complesso e non appiattito sulla difesa dei sacri e totemici valori occidentali (quali sono? dove trovano riscontro pratico? forse nei migranti lasciati morire nel Mediterraneo e ai piedi dei muri eretti sui confini degli stati europei o nel delirio di razzismo antirusso contro artisti e atleti in questi giorni?) sia scattato il meccanismo liquidatorio di etichettamento: sei con Putin. Questi attacchi \u2013 e qui sta il paradosso \u2013 vengono scagliati il pi\u00f9 delle volte da figure che hanno per anni appoggiato, sponsorizzato, avuto rapporti economici e politici con il leader russo e con la sua lobby. Naturalmente non parliamo solo di editorialisti alla moda o esponenti di lega o cinquestelle ma di un\u2019intera classe dirigente che ha finto di cadere dal pero, come se Putin fosse improvvisamente in preda ad un attacco di follia e non stesse al contrario perseguendo una strategia che \u00e8 parte di una traiettoria che non nasce certamente ieri. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per quanto ci riguarda non esiste alcun giustificazionismo o riduzionismo<\/strong> rispetto a quanto sta producendo Putin in termini di morte e distruzione, il nostro giudizio nei suoi confronti non \u00e8 maturato in qualche settimana; ma rifiutiamo anche la retorica della reductio ad Hitlerum, non solo perch\u00e9 inconsistente, ma soprattutto perch\u00e9 funzionale proprio a quel binarismo cui si accennava. In questo dualismo l\u2019altra parte in causa \u00e8 senza dubbio la NATO, perch\u00e9 se \u00e8 vero che a morire sono i civili ucraini, rappresentare lo scontro in atto limitandolo ad una guerra tra Russia e Ucraina \u00e8 quantomeno improprio. Le responsabilit\u00e0 della NATO non possono essere derubricate o fatte passare in secondo piano, e non solo per quanto sta accadendo ora. Sin dallo scioglimento del patto di Varsavia, e pi\u00f9 di recente, passando per la presidenza<em> &#8216;progressista&#8217;<\/em> dell&#8217;acclamato Barack Obama, in complicit\u00e0 con la<em> &#8216;rimpianta&#8217;<\/em> Angela Merkel, l&#8217;occupazione \u2013 non dimentichiamoci che sono molteplici gli strumenti per attuarla \u2013 dei territori e delle economie dei paesi dell&#8217;est \u00e8 stata violenta e fortemente militarizzata: <strong>ancora una volta non si pu\u00f2 fotografare solo la scena finale di un processo. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo ci porta inoltre ad un\u2019ulteriore considerazione: lo scontro in atto non \u00e8 \u2013 come viene ripetuto costantemente \u2013 tra due sistemi valoriali ed economici diversi ma<strong> \u00e8 tutto all\u2019interno del sistema capitalista<\/strong>, che non da ora sta cercando di ristrutturarsi anche attraverso conflitti in corso su scala globale. Ci\u00f2 che si vorrebbe rappresentato da Putin non si trova su un altro campo rispetto a quanto si vuole rappresentato dalla NATO, non si tratta che di espressioni di una medesima visione del mondo. Dovrebbe essere evidente, ma se cos\u00ec non fosse basti pensare alle guerre degli ultimi decenni e al differente metro di giudizio utilizzato in Jugoslavia, Afghanistan, Siria, Yemen, etc. Per questo non possiamo dimenticare un altro aspetto altrettanto evidente: noi \u2013 il<em> &#8216;noi&#8217;<\/em> inteso come soggetto politico che si pone una prospettiva di trasformazione della realt\u00e0, ma pure un<em> &#8216;noi&#8217; <\/em>pi\u00f9 indistinto di abitanti privilegiati (non sappiamo ancora per quanto) di questa parte del mondo \u2013 <strong>in guerra ci siamo da anni, ne siamo parte.<\/strong> Una guerra che ha avuto e ha fasi differenti, pi\u00f9 o meno cruente, ma che \u00e8 gi\u00e0 realt\u00e0.  Per tutte queste ragioni il nostro agire politico non pu\u00f2 tradursi in una mera richiesta di <em>&#8216;fine della guerra&#8217;<\/em>, perch\u00e9 questo implicherebbe comunque \u2013 a prescindere dalle argomentazioni \u2013 una conferma materiale della legittimit\u00e0 delle strategie espansionistiche occidentali e Nato. <strong>In questo riscontriamo i limiti del pacifismo<\/strong> che \u2013 comprensibilmente e spesso in maniera spontanea \u2013 ha trovato espressione nelle piazze di queste settimane. All\u2019interno del quadro mediatico, culturale e politico che abbiamo descritto non c\u2019\u00e8 spazio per questa posizione, tutto viene reso compatibile, il <em>&#8216;n\u00e9 \/ n\u00e9&#8217;<\/em>  si trasforma inevitabilmente in<em> &#8216;aut \/ aut&#8217;<\/em>. <strong>L\u2019unica chiave di lettura che crediamo efficace e coerente<\/strong>, e che in questi ultimi giorni si sta facendo spazio a fatica, grazie al tentativo di una presa di parola autonoma che inizia a prendere forma, \u00e8 quella della <em>diserzione<\/em>: una diserzione intesa in senso sia immaginifico che materiale, per sottrarsi dal regime discorsivo imposto e per un futuro in cui la guerra non rientri nel campo delle scelte possibili. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Centri Sociali Marche<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Propaganda di guerra e stato d\u2019emergenza sullo sfondo della crisi ucraina E\u2019 possibile e avrebbe senso analizzare un\u2019opera cinematografica e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":316,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","h5ap_radio_sources":[],"wp_social_preview_title":"","wp_social_preview_description":"","wp_social_preview_image":0,"footnotes":""},"categories":[58,8,15],"tags":[33,35,32],"class_list":["post-305","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-guerra-in-ucraina","category-in-evidenza","category-internazionale","tag-diserzione","tag-guerra-in-ucraina","tag-no-war"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":322,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305\/revisions\/322"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/316"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}