{"id":194,"date":"2022-03-11T15:41:20","date_gmt":"2022-03-11T14:41:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=194"},"modified":"2022-04-28T15:05:14","modified_gmt":"2022-04-28T13:05:14","slug":"contro-ogni-arruolamento-e-ogni-retorica-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2022\/03\/11\/contro-ogni-arruolamento-e-ogni-retorica-di-guerra\/","title":{"rendered":"Contro ogni arruolamento e ogni retorica di guerra"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u201cLa catastrofe \u00e8 la condizione di vita e il modo normale di esistenza del capitale nella sua fase finale\u201d. (Rosa Luxemburg)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo contro la guerra, non siamo pacifisti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La guerra \u00e8 la manifestazione pi\u00f9 brutale e violenta del dominio di classe.<\/strong> E\u2019 lo sfruttamento nella sua forma pi\u00f9 intensiva e contemporaneamente estensiva. E\u2019 ontologia del capitale, il pi\u00f9 brutale processo di distruzione e creazione. La guerra \u00e8 l\u2019esito logico di ogni suprematismo, di ogni nazionalismo, di ogni sovranismo: \u00e8 immanente alla forma stato stessa, alla sua inalienabile volont\u00e0 di dominio sull\u2019altro da s\u00e9 per domarlo, annichilirlo, annetterlo. Affermazione di potere, non di potenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Siamo contro la guerra<\/strong> perch\u00e9 crediamo fermamente nell\u2019autodeterminazione dei popoli, nel loro diritto a rivendicare autonomia e indipendenza. Questo vale per la societ\u00e0 ucraina, nei confronti dello stato aggredito come di quello aggressore, come vale per il sostegno popolare alle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Siamo contro questa guerra<\/strong>, perch\u00e9 siamo contro ogni forma di occupazione militare di un territorio. Non siamo noi a dover riaffermare il diritto delle popolazioni ad opporsi: \u00e8 un fatto che si esercita. Ogni popolazione si difende, se pu\u00f2 e come pu\u00f2, da un\u2019aggressione, a Kiev come nel Donbass. Ma sono le effettive condizioni di possibilit\u00e0 a fare la differenza. Ci\u00f2 che desta inquietudine sono le disgraziate sorti di questo lembo di terra, che sembrano avviluppare anche pulsioni di emancipazione. Sorti inestricabilmente legate ai feroci processi di accaparramento delle ricchezze e di ridefinizione del potere dopo la dissoluzione dell&#8217;Urss, condotti spesso nell&#8217;ombra e a mano armata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questa guerra non \u00e8 un dramma composto da un solo atto.<\/strong> E\u2019 l\u2019esito di una invasione militare, che Putin ha scatenato contro l\u2019Ucraina con il suo carico di drammatiche conseguenze, soprattutto nei confronti della popolazione civile. Sappiamo bene che un conflitto del genere muove e muover\u00e0 un\u2019enorme massa di profughi. Le istituzioni europee offrono alla propaganda il volto dell&#8217;accoglienza, della solidariet\u00e0 e dell&#8217;inclusione, ma ai confini della Polonia e degli altri paesi dell&#8217;Est \u00e8 il cupo profilo della fortezza Europa che ben distinguiamo, con l\u2019orribile razzializzazione, la discriminazione su base etnica, a seconda del colore della pelle, di quanti sono costretti a migrare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E\u2019 per\u00f2 anche l\u2019esito ultimo e prevedibile di un\u2019altra occupazione militare,<\/strong> quella della Nato, che attraverso le sue strategie espansionistiche &#8211; sempre collegate a rilevanti interessi economici &#8211; determina la militarizzazione dei territori e la loro sottrazione ai reali bisogni sociali, alimenta i nazionalismi e le politiche guerrafondaie, produce disequilibri che segnano la vita di intere popolazioni. Per quanto ci riguarda da sempre siamo per lo scioglimento del Patto Atlantico e per l\u2019uscita dell\u2019Italia dalla NATO, contenuto dal quale crediamo che non possa prescindere una reale presa di parola all\u2019interno dell\u2019attuale stato di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La storia \u00e8 complessa e non coincide mai con la narrazione bellica,<\/strong> n\u00e9 con quella di chi racconta ai russi una missione di pace, spedendo soldati al fronte per uno scontro fratricida, n\u00e9 con la narrazione atlantista. Quest&#8217;ultima fa di questo conflitto un\u2019ennesima guerra per procura ed uno scontro di matrice ideologica. La libert\u00e0, la democrazia, la societ\u00e0 aperta, in una parola il sistema liberale contro la violenza di uno stato autoritario, di un regime autocratico e illiberale. Il bene contro il male. Come ai tempi di Reagan e della cortina di ferro.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui per\u00f2 non ci sono n\u00e9 angeli n\u00e9 demoni, ma due politiche imperiali ideologicamente contrapposte ma economicamente, soprattutto finanziariamente, intrecciate. <strong>Non vi \u00e8 un fuori dalla globalizzazione, ma solo interessi capitalistici che si scontrano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ecco perch\u00e9 non saliamo sugli spalti dei supporter di Putin e neanche su quelli della Nato. Non abbiamo nulla a che fare con un autocrate, nazionalista, neozarista che s\u2019ispira a Pietro il Grande, n\u00e9 abbiamo intenzione di metterci l\u2019emetto e partecipare all\u2019esaltazione isterica occidentale per queste nuove radiose giornate di marzo, cantando le lodi di chi su politiche coloniali e imperialistiche ha costruito la propria supremazia mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si potrebbe dire che il problema forse \u00e8 proprio questo, la supremazia.<\/strong> L\u2019occidente sta tramontando. Il suo ruolo storico di demiurgo della geopolitica globale si \u00e8 esaurito. L\u2019idea di un mondo unipolare sotto la politica economico-culturale <em>\u201cmade in USA\u201d<\/em> e l\u2019ombrello militare della NATO non esiste pi\u00f9 da un pezzo. Non prenderne atto significa trascinare il mondo in una guerra globale permanente, all\u2019interno della quale i conflitti anzich\u00e9 essere mediati vengono premeditatamente alimentati ed approfonditi o, meglio ancora, vietnamizzati &#8211; Kiev come Kabul o Aleppo \u2013 in modo da renderli ancora pi\u00f9 lunghi e pi\u00f9 sanguinosi, quando questo risponde alle esigenze di ridefinizione geopolitica e delle aree di mercato e di approvigionamento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo stato di guerra non \u00e8 solo il piombo e il sangue lungo le strade di Kharkiv o Mariupol<\/strong>; non \u00e8 solo la durissima repressione che i manifestanti russi stanno subendo o la propaganda atlantica che sembra una brutta copia di quella maccartista; non \u00e8 solo la rinnovata e folle corsa verso gli armamenti in tutta Europa o la dichiarazione da parte del Governo Draghi di un nuovo e inaccettabile stato di emergenza. Lo stato di guerra \u00e8 anche la politica energetica che si mette l\u2019elmetto e va alla conquista di petrolio, gas e carbone. Questa \u00e8 una guerra per il fossile e contro la transizione ecologica. La smilitarizzazione non \u00e8 solo una politica contro le lobby economiche delle armi e contro il terrore nucleare, ma \u00e8 anche una politica ecologica, in quanto mette al bando quelle materie prime e quel sistema produttivo su cui si basa l\u2019industria bellica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non siamo pacifisti. Siamo contro la guerra. Ma siamo anche dentro la guerra.<\/strong> E\u2019 necessario cambiare la visuale perch\u00e9 le forme e le modalit\u00e0 di opposizione ad una guerra <em>\u201cestern<\/em>a\u201d non possono essere le stesse che \u00e8 necessario mettere in campo quando sei <em>\u201cdentro\u201d<\/em> lo stato di guerra. Dentro la guerra gli arruolamenti sono forzati, forse non con la coscrizione obbligatoria, ma con l\u2019imposizione del discorso dominante che funzionalizza il tutto, anche quel pacifismo che per non essere divisivo omette contenuti irrinunciabili, come l\u2019opposizione all&#8217;invio di armamenti, la contrariet\u00e0 alla Nato, la critica verso misure che sono destinate ad affamare i popoli piuttosto che i potenti, la necessit\u00e0 di confliggere con una nuova legislazione di emergenza che ripristina anche formalmente e ideologicamente la legittimit\u00e0 dello <em>\u201csforzo bellico\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro lo stato di guerra l\u2019idea di pace \u00e8 gi\u00e0 sussunta in partenza, \u00e8 l\u2019idea di una <em>\u201cpace armata\u201d<\/em> che si schiera con le ragioni di parte e con la responsabilizzazione nel conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In questo momento pi\u00f9 che di auspici di pace abbiamo bisogno di resistenza alla guerra, anzi di \u201crenitenza\u201d alla guerra come rifiuto da ogni arruolamento nel conflitto, <\/strong>come sottrazione dall\u2019etica del sacrificio come sostegno allo sforzo bellico che gi\u00e0 nella propaganda di guerra si sta facendo strada, chiedendoci di respirare di nuovo carbone e di sostenere un aumento dei costi per il soddisfacimento delle esigenze primarie inaccettabile.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cGuerra alla guerra\u201d<\/em> si sarebbe detto un tempo. Ma d\u2019altra parte in questo straordinario ritorno ai tamburi di guerra e in questa repentina resurrezione di linguaggi bellici rinverditi attraverso la comunicazione digitale, cosa \u00e8 davvero il vecchio e cosa \u00e8 davvero il nuovo?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Centri Sociali Marche<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa catastrofe \u00e8 la condizione di vita e il modo normale di esistenza del capitale nella sua fase finale\u201d. 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