{"id":1565,"date":"2023-03-27T14:53:10","date_gmt":"2023-03-27T12:53:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=1565"},"modified":"2023-03-27T14:55:16","modified_gmt":"2023-03-27T12:55:16","slug":"da-svb-a-credit-suisse-le-politiche-monetarie-usa-e-ue-fra-crisi-bancaria-e-bolla-delle-startup","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2023\/03\/27\/da-svb-a-credit-suisse-le-politiche-monetarie-usa-e-ue-fra-crisi-bancaria-e-bolla-delle-startup\/","title":{"rendered":"Da Svb a Credit Suisse: le politiche monetarie Usa e Ue fra crisi bancaria e bolla delle startup"},"content":{"rendered":"\n<h6 class=\"wp-block-heading\">Intervista ad Andrea Fumagalli, economista, docente di Economia Politica all&#8217;Universit\u00e0 di Pavia, redattore di Effimera<\/h6>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">1<em>. Relazione tra rialzo dei tassi d&#8217;interesse delle banche centrali e fallimenti di SVB e Signature. Il fallimento pu\u00f2 essere legato solamente alla dimensione particolare di quella banca come servizi erogati e clienti? (fornitore di servizi finanziari alle aziende tecnologiche \/ cosiddetta &#8220;banca delle startup&#8221;, salita dei tassi a cui corrisponde la diminuzione dei prezzi dei bond del tesoro) oppure i motivi vanno ricercati nella debolezza\/crisi strutturale del settore tecnologico e delle start up? (Favorite negli ultimi anni da bassi tassi d&#8217;interessi negli USA ed in Europa).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La crisi di SVB, Signature e First Republic Bank rientra nelle classiche crisi finanziari-creditizie. Negli anni Covid e immediatamente post-Covid, la SVB, in quanto banca regionale (quindi con dimensione inferiore a altri colossi statunitensi), ha raccolto parecchia liquidit\u00e0 sotto forma di depositi grazie alla favorevole congiuntura economica dei suoi clienti californiani (start-up tecnologiche). Ha investito tale liquidit\u00e0 in fondi ma soprattutto in titoli di stato a reddito fisso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre, nel periodo della presidenza Trump alcune forme di regolazione sono venute meno. Nel maggio del 2018 Trump, anche su pressione di banche come la stessa Svb, aveva alzato da 50 a 250 miliardi di attivo il tetto per le banche considerate troppo grandi per fallire (<em>too big to fail<\/em>), tornando indietro rispetto al Dodd Frank Act emanato dopo la grande crisi del 2008. In questo modo la stragrande maggioranza delle banche Usa ha potuto operare senza grandi controlli da parte della Fed e il fallimento della Svb \u00e8 anche il risultato di questa politica di eccessiva deregulation.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Infatti, quando il vento \u00e8 cambiato, i costi della logistica e i prezzi hanno cominciato ad aumentare erodendo i lauti margini di profitto precedenti, alcuni clienti di SVB si sono trovati in carenza di liquidit\u00e0 e hanno chiesto la restituzione dei depositi bancari. SVB si \u00e8 trovata in difficolt\u00e0, anche perch\u00e9, nel frattempo, i titoli a reddito fisso posseduti hanno cominciato a perdere valore in seguito all\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse deciso dalla Fed in funzione anti-inflazionistica. Tra valore dei titoli, soprattutto se a reddito fisso, e tassi d\u2019interesse c\u2019\u00e8 una correlazione inversa. La SVB o vendeva dei titoli svalutati con perdite in conto capitale per avere la liquidit\u00e0 da restituire ai clienti in difficolt\u00e0 oppure non restituiva i depositi. Quando tale situazione si \u00e8 risaputa, si \u00e8 verificata una corsa alla chiusura dei conti di depositi, creando il fallimento della Banca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse \u00e8 stata quindi una concausa della crisi creditizia Usa ma non la ragione principale. Quando la dinamica creditizia e finanziaria \u00e8 trainata dall\u2019attivit\u00e0 speculativa, come avviene oramai da pi\u00f9 di 40 anni, la crisi \u00e8 sistemica ed endemica e l\u2019instabilit\u00e0 dei mercati \u00e8 strutturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piuttosto, \u00e8 interessante notare lo scontro tra due prospettive (con tempistiche diverse). La FED adotta una politica monetaria restrittiva di medio periodo, con l\u2019obiettivo di ridurre l\u2019inflazione (pi\u00f9 da costi che da domanda) in un paio d\u2019anni anche a costo di raffreddare l\u2019economia pur di controllare e ridurre l\u2019aumento dei salari e la conflittualit\u00e0 dei lavoratori\/trici. L\u2019oligarchia speculativa internazionale, invece, preme per un non ulteriore aumento dei tassi d\u2019interesse per non influenzare negativamente gli indici di borsa. \u00c8 facile prevedere che la speculazione finanziaria la spunter\u00e0, a conferma della dipendenza delle banche centrali (altro che autonomia!) dalle convenzioni speculative dominanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>2. Pi\u00f9 in generale che relazione c&#8217;\u00e8 tra l&#8217;industria tecnologica ed il sistema bancario o meglio le forme di finanziamento\/indebitamento? Questo settore, molto esposto al rischio e quindi molto poco finanziato dal sistema bancario &#8220;tradizionale&#8221;, si pu\u00f2 reggere solo su finanziamenti erogati attraverso venture capital e quindi certi tipi di istituti di credito (tipo SVB)? E se \u00e8 cos\u00ec non siamo di nuovo di fronte solo all&#8217;ultimo episodio di un sistema, quello tecnologico ed in particolare delle start up, che rappresenta in realt\u00e0 una bolla?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire dagli anni \u201990 (Internet economy o Dot.com economy), l\u2019industria tecnologica ha usufruito di canali di finanziamento degli investimenti diversi da quelli tradizionali, pi\u00f9 interni al mercato finanziario, cercando di evitare il ricorso al credito bancario tradizionale. Due erano le modalit\u00e0 prevalenti: il ricorso al <em>venture capital<\/em> per quelle start-up tecnologiche non ancora quotate in borsa e l\u2019emissione di titoli azionari, una volta quotate in borsa. In entrambi i casi, era la liquidit\u00e0 creata dalla speculazione finanziaria a consentire il finanziamento degli investimenti. Il ricorso al credito si rendeva necessario solo quando vi era bisogno di ingenti quantit\u00e0 di liquidit\u00e0 per procedere a fusioni e a acquisizioni, la principale strategia per far crescere l\u2019impresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la crisi del 2008, la situazione \u00e8 leggermente cambiata, anche se la logica speculativa come forma di finanziamento rimane dominante. Il ricorso alle banche infatti avviene anche come luogo dove depositare la liquidit\u00e0 in eccesso a seguito di una congiuntura favorevole, a mo\u2019 di scudo protettivo. Ma il caso SVB ci mostra che tale precauzione non sempre funziona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>3. E ad oggi, secondo te, questa bolla \u00e8 esplosa o ci sono gi\u00e0 tutte le condizioni perch\u00e9 ci\u00f2 avvenga? Tutto questo quanto e come ha a che fare con le perdite per oltre 400 miliardi nel 2022 dell&#8217;industria tecnologica europea e del numero altissimo di licenziamenti del comparto tecnologico dal 2022 ad oggi?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 difficile rispondere a questa domanda. Dopo il forte aumento della bolla speculativa nel corso del biennio 2021-22, trainata dal capitalismo delle piattaforme che si \u00e8 fortemente avvantaggiato della sindemia da Covid-19, negli ultimi mesi si sono manifestate avvisaglie di una possibile nuova crisi finanziaria. Al momento, tuttavia, assistiamo a crisi locali di diversa natura. La situazione Usa \u00e8 diversa da quella europea, dove le banche in crisi si collocano su livelli dimensionali pi\u00f9 ampi. Credit Suisse ha pagato speculazioni farlocche, una gestione manageriale quasi criminale (con accuse di riciclaggio di denaro mafioso), che hanno portato ad un collasso prevedibile gi\u00e0 6 mesi fa. L\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse e l\u2019aumento dei costi di produzione (che in Europa, pi\u00f9 che negli Usa, ha prodotto un\u2019inflazione da profitti: <a href=\"https:\/\/effimera.org\/laccordicchio-sul-gas-di-bruxelles-e-linflazione-da-profitti-di-andrea-fumagalli\/\">https:\/\/effimera.org\/laccordicchio-sul-gas-di-bruxelles-e-linflazione-da-profitti-di-andrea-fumagalli\/<\/a>) sono stati la goccia che ha fatto straboccare il vaso pi\u00f9 che a riempirlo. Situazioni simili sono presenti per Alpha Bank (Grecia), alcune banche nordiche e BNP-Paribas (Francia: <a href=\"https:\/\/economictimes.indiatimes.com\/news\/international\/business\/credit-suisse-erupts-into-full-blown-crisis-as-rivals-back-away\/articleshow\/98679254.cms?from=mdr\">https:\/\/economictimes.indiatimes.com\/news\/international\/business\/credit-suisse-erupts-into-full-blown-crisis-as-rivals-back-away\/articleshow\/98679254.cms?from=mdr<\/a>). Se non si attiva una messa in sicurezza (come ha fatto il governo svizzero che ha costretto USB al salvataggio, pena la minaccia di nazionalizzazione del Credit Suisse), \u00e8 pi\u00f9 facile una crisi bancaria europea che americana. Ma tutto \u00e8 in movimento\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>4. Le risposte del governo USA al fallimento delle banche. Se, quanto e come, per ora, sono diverse le risposte rispetto al fallimento delle banche del 2008? (Intervento a sostegno dei correntisti, anche oltre i 250 mila dollari, ma non degli azionisti).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come gi\u00e0 scritto, sotto l\u2019Amminisrazione Trump c\u2019\u00e8 stata una deregulation nei controlli sugli stati patrimoniali delle Banche Usa. Il sostegno ai correntisti con depositi con pi\u00f9 di 250.000 dollari obbliga l\u2019intervento federale in caso di rischi di crack e ci\u00f2 deresponsabilizza gli azionisti principali (che possono sempre vendere le proprie azioni prima che crollino, come \u00e8 successo per la SVB). Il Tesoro e la Federal Reserve (Fed) per fronteggiare la crisi hanno gi\u00e0 erogato prestiti straordinari alle banche per 300 miliardi di dollari ai quali vanno aggiunti gli altri 115 erogati attraverso i consueti canali di finanziamento della Federal Reserve. Gli analisti fanno notare che la Fed ha gi\u00e0 fatto arrivare alle banche risorse pari alla met\u00e0 di tutti gli interventi stanziati durante la crisi del 2008. A ci\u00f2 si aggiunge l\u2019interesse delle altre grandi banche Usa a non scatenare un effetto domino. Nel caso di First Republic Bank (14\u00b0 banca Usa, pi\u00f9 importante di SVB), il salvataggio, oltre dai fondi FED, vede anche la partecipazione delle prime undici banche del paese. I quattro gruppi maggiori, JPMorgan, Citigroup, Bank of America e Wells Fargo, contribuiscono con 5 miliardi di dollari ciascuno. Altri 5 miliardi li verseranno due banche d\u2019affari, Goldman Sachs e Morgan Stanley. Toccher\u00e0 ad altre cinque banche, Mellon, State Street, PNC, Trust e US Bank, completare la cordata versando i rimanenti 5 miliardi. In Europa, interventi di queste dimensioni, coordinati dalla Banca Centrale, non sono possibili, perch\u00e9 vietati dal Trattato di Maastricht e dagli accordi di Basilea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>5. Prossime mosse delle banche centrali. Il 16 marzo la BCE si \u00e8 riunita per decidere di alzare, decisione gi\u00e0 scontata prima del fallimento di SVB, di nuovo i tassi d&#8217;interesse e la FED lo ha fatto il 22 marzo. Quali ricadute, a fronte di questi ultimi avvenimenti americani, potr\u00e0 avere un ulteriore aumento dei tassi, soprattutto in Europa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La BCE ha alzato i tassi di 50 punti base (0,5%) come precedentemente annunciato. Non poteva fare altrimenti, perch\u00e9, in caso opposto, correva il rischio di perdere credibilit\u00e0, un rischio che una Banca Centrale non si pu\u00f2 permettere. Occorre per\u00f2 notare che, a differenza delle precedenti dichiarazioni di aumento dei tassi, la governatrice Lagarde nella conferenza stampa non ha annunziato successivi aumenti. Ci\u00f2 potrebbe far credere che l\u2019aumento di questa settimana possa essere l\u2019ultimo, anche alla luce dei dati sull\u2019inflazione. Anche la FED ha mostrato maggiore cautela, aumentando i tassi d\u2019interesse di soli 25 punti base rispetto ai 50 che era trapelato essere il possibile incremento, anche se non in modo ufficiale. A conferma, come gi\u00e0 ricordato, della dipendenza delle scelte di politica monetaria dall\u2019oligarchia finanziaria che definisce le convenzioni speculative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>6. E la politica monetaria del rialzo dei tassi in nome di una supposta lotta all&#8217;inflazione non \u00e8 solo un modo diverso di dire austerit\u00e0?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a><\/a>Una politica monetaria restrittiva (via aumento dei tassi d\u2019interesse) ha sempre effetti recessivi mentre non \u00e8 pi\u00f9 vero il contrario. Nel contesto di un capitalismo finanziarizzato (economia finanziaria di produzione), l\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse ha effetti depressivi sugli indici azionari e quindi sulle plusvalenze speculative, incrementa il costo del denaro penalizzando, a parit\u00e0 di aspettative, gli investimenti, con la conseguenza di incidere negativamente sul livello della domanda aggregata. Tale situazione ha anche lo scopo di penalizzare il lavoro, rendendo la dinamica salariale stagnante e favorendo la precariet\u00e0 e l\u2019intermittenza di reddito. Si ottengono cos\u00ec gli stessi risultati di una politica d\u2019austerity ma con altre forme. Poich\u00e9 la politica d\u2019austerity incide sul bilancio pubblico, \u00e8 lo smantellamento dei sistemi di welfare e la riduzione degli investimenti pubblici a deprimere la domanda aggregata e il potere d\u2019acquisto del lavoro. Occorre infine dire che l\u2019inflazione di oggi non \u00e8 un\u2019inflazione da domanda n\u00e9 da costo del lavoro. Le sue cause si trovano piuttosto negli intoppi della produzione logistica all\u2019indomani della sindemia e nell\u2019aumento delle materie prime, per motivi speculativi pi\u00f9 che per scarsit\u00e0 di offerta. In tale ottica, la politica monetaria non ha effetto sull\u2019inflazione. Non vi \u00e8 pi\u00f9 un nesso tra quantit\u00e0 della moneta e livello di prezzo. Ne \u00e8 riprova la politica monetaria fortemente espansiva del \u201cquantitative easing\u201d che ha iniettato ingenti quantit\u00e0 di moneta nel sistema economico senza che ci\u00f2 generasse un aumento del tasso d\u2019inflazione. La ragione \u00e8 semplice: la moneta creata dalle politiche espansive \u00e8 stata assorbita dai mercati finanziari per aumentare il volume delle transazioni e far salire gli indici di borsa con lauti guadagni per i rentier finanziari e non \u00e8 stata utilizzata per espandere l\u2019attivit\u00e0 di investimento, nonostante la riduzione dei tassi d\u2019interesse, a causa di aspettative negative sulla domanda futura attesa (stagnazione salariale). Se l\u2019inflazione nei mesi futuri diminuir\u00e0 non \u00e8 per l\u2019effetto delle politiche monetarie ma perch\u00e9 vengono meno i fattori strutturali e reali che l\u2019hanno generata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista ad Andrea Fumagalli, economista, docente di Economia Politica all&#8217;Universit\u00e0 di Pavia, redattore di Effimera 1. 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