{"id":1323,"date":"2018-02-12T20:04:00","date_gmt":"2018-02-12T19:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=1323"},"modified":"2023-01-30T20:09:31","modified_gmt":"2023-01-30T19:09:31","slug":"qualche-considerazione-su-i-massacri-di-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2018\/02\/12\/qualche-considerazione-su-i-massacri-di-luglio\/","title":{"rendered":"Qualche considerazione su: \u201cI massacri di Luglio\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>di:\u00a0<strong>Francesco Filippini<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cAd Arbe ci misero nelle tende. L\u00ec hanno cominciato ad ucciderci con la fame. Le persone crollavano una dopo l\u2019altra. Portavano via i morti su barelle e li seppellivano senza vestiti. Trattavano male sia i vivi che i morti. Siamo sopravvissuti met\u00e0: tutti dei morti viventi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Gli italiani ci trattavano peggio delle bestie e non ci davano neppure l\u2019acqua. Ci trasferirono a Gonars. L\u00ec siamo venuti a sapere che mio padre era morto ad Arbe. Mi sentivo talmente male che non mi importava pi\u00f9 niente di morire. Ma, Dio mio, non si muore di tristezza. Mi sento sempre pi\u00f9 male. Dopo tutte le sofferenze patite, tornai a casa con mia madre e i miei fratelli e trovai tutto bruciato\u201d.<\/em><br><strong><br>Mirko Pantar<\/strong>&nbsp;(nato il 28-7-1932).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche quest\u2019anno siamo arrivati al 10 febbraio. Dal 2005, ogni 10 febbraio la storia si ripete, farsescamente, sempre uguale a se stessa: sui media mainstream viene dispiegata una versione monca e distorta di quel che accadde a Trieste, in Istria e in tutta quanta la \u201cVenezia Giulia\u201d nella prima met\u00e0 del ventesimo secolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La legge che nel 2004 ha istituito il \u201c<em>Giorno del ricordo<\/em>\u201d allude en passant alla \u201c<em>complessa vicenda del confine oriental<\/em>e\u201d, ma non vi \u00e8 alcuna complessit\u00e0 nel discorso che tale ricorrenza ha fissato e cristallizzato.<\/strong>&nbsp;Una vulgata italo-centrica, a dispetto della multi-culturalit\u00e0 insita in quelle regioni. Il Giorno del ricordo \u00e8 stato istituito al fine di \u201cconservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell\u2019esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della pi\u00f9 complessa vicenda del confine orientale\u201d. L\u2019inquadratura, ravvicinata e al tempo stesso sfuocata, si concentra sugli episodi di violenza chiamati, per metonimia, \u201cfoibe\u201d e sull\u2018\u201cesodo\u201d, ovvero l\u2019abbandono di Istria e Dalmazia, a cominciare dal 1945, da parte di una parte (non-tutta!) della popolazione italofona di quei territori. Nemmeno a dirlo le foibe vengono presentate come causa immanente dell\u2019esodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno del ricordo \u00e8 stato il punto di arrivo di un progetto di lungo corso, di un patteggiamento di Violante direttamente con Fini. Un \u201c<em>patteggiamento della memoria<\/em>\u201d tra \u201c<em>comunisti pentiti<\/em>\u201d e \u201c<em>fascisti in doppiopetto<\/em>\u201d. La rappresentazione perfetta del paese reale. Gli \u201cex comunisti\u201d volevano costruire la \u201cmemoria condivisa\u201d; i \u201cpost fascisti\u201d volevano semplicemente riabilitare i \u201c<em>ragazzi di Sal\u00f2<\/em>\u201d. La posizionep dei secondi \u00e8 politicamente coerente con la storia da cui provengono, \u00e8 l\u2019approccio dei politici di centro-sinistra che lascia di stucco, calpestando ogni buon senso e ogni principio storico: la memoria non \u00e8 e non pu\u00f2 essere condivisa, essendo un fatto parziale e di gruppo.<\/p>\n\n\n\n<p>A sciogliere questo nodo, con molta pazienza, ci provano le pagine di questo libro di&nbsp;<em>Giacomo Scotti<\/em>,&nbsp;<strong>I massacri di Luglio (<em>La storia dei crimini fascisti in Jugoslavia<\/em>)<\/strong>, che pur occupandosi prevalentemente di una piccola parte del territorio della Provincia di Fiume, dice qualcosa di una tragedia ben pi\u00f9 vasta provocata dal colonialismo fascista italiano nei territori dell\u2019ex Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoro che prova a stimolare una presa di coscienza collettiva sul confine orientale, tenendo presente che \u201cin Germania un tedesco su cinque \u00e8 a conoscenza dei campi di sterminio nazisti. In Italia, per essere ottimisti, una persona su mille conosce questo triste pezzo di storia italiana legato alla seconda guerra mondiale. E\u2019 assolutamente importante mantenere quindi la memoria e contribuire a ristabilire la verit\u00e0 storica&nbsp;(1)\u201d.<br><strong><br>\u00c8 il libro che vorresti avere sottomano quando, e sono sicuro che a molti di quelli che stanno leggendo questa recensione \u00e8 capitato, spunta qualcuno che sbraita \u201ce allora le foibe?1?1??\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intento di questo lavoro \u00e8 capire come sia andata e cosa sia successo sul confine orientale per mettere ogni evento al suo posto nella giusta concatenazione storica.&nbsp;<strong>L\u2019approccio \u00e8 quello di una minuziosa e paziente ricerca storica, terapia pi\u00f9 che mai utile nel tempo di quella che i Wu Ming&nbsp;<\/strong>(2)<strong>&nbsp;hanno chiamato \u201c<em>ideologia del Giorno del ricordo<\/em>\u201d, per disinnescare meccanismi difensivi che favoriscono reticenze e revisionismi.<\/strong>&nbsp;Governanti, capi di partito di qualsiasi colore, autori in cerca di notoriet\u00e0, ogni anno fanno a gara a chi la spara pi\u00f9 grossa per alzare sempre di pi\u00f9 il numero degli infoibati. Evidentemente questa spettacolarizzazione, non solo favorisce qualsiasi sciocchezza, ma impedisce un reale approfondimento degli eventi storici. Il merito di questo libro \u00e8 sicuramente quello di, documenti alla mano, provare a raccontare la storia nel suo realizzarsi, per informare il lettore, che solo in questo modo pu\u00f2 tentare di affrontare e misurarsi con il passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di foibe, sul confine orientale la storia sembra cominciare a Trieste nell\u2019aprile 1945. Il libro invece tratta il periodo che va dal 1940 per arrivare al 1945, quando \u00e8 proprio agli inizi degli anni 40 che l\u2019\u201ditalianizzazione\u201d forzata della popolazione \u00e8 al culmine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il volume si occupa della \u201cbonifica etnica\u201d, ossia la snazionalizzazione forzata delle popolazioni della Venezia Giulia operata dal fascismo ben prima, ovviamente, della fine della guerra.<\/strong>&nbsp;I tentativi di snazionalizzazione \u2013 dalla toponomastica nei territori occupati poi \u201caggregati\u201d e infine annessi alla Provincia di Fiume \u2013 iniziarono con un decreto del prefetto Temistocle Testa del 30 Aprile 1941.<\/p>\n\n\n\n<p>I lettori potrebbero pensare \u201cche cosa c\u2019entra tutto questo con le foibe?\u201d C\u2019\u00e8 evidentemente un elastico che lega i crimini italiani, spesso e soprattutto volentieri omessi, che questo volume descrive nel dettaglio, e quello che \u00e8 accaduto dopo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un libro che prova a seppellire definitivamente il mito auto-consolatorio e vittimistico degli italiani \u201cbrava gente\u201d, discorso che ha contribuito a nascondere sotto il tappeto molte infamie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso veicolato da questo mito presenta gli uomini delle truppe italiane, a confronto con i soldati tedeschi, come degli occupanti allegri e tutto sommato innocui. Un comandante cetnico, alleato degli italiani, rifer\u00ec: \u201cGli italiani non uccidono tanto come i tedeschi, ma distruggono tutto, cos\u00ec dopo muoiono tutti (gli slavi, ndr) per fame. Hanno saccheggiato e bruciato tutto dove sono arrivati. Hanno perfino smontato le campane delle chiese (3)\u201d. Ancora, lo storico del Boca annota \u201cAnche se la presenza dell\u2019Italia fascista nei Balcani ha superato di poco i due anni, i crimini commessi dalle truppe di occupazione sono stati sicuramente, per numero e ferocia, superiori a quelli consumati in Libia e in Etiopia [\u2026]. Nei Balcani il lavoro sporco lo hanno fatto interamente gli italiani, seguendo le precise direttive dei pi\u00f9 bei nomi del gotha dell\u2019esercito (segue una lunga sfilza di nomi in originale)&nbsp;(4)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il lavoro di Giacomo Scotti, con un continuo riferimento alle fonti, mostra come in Jugoslavia l\u2019esercito italiano ricorse anche all\u2019internamento dei civili nel quadro di un\u2019occupazione violenta ed esplicitamente razzista che non escludeva l\u2019incendio dei villaggi e la fucilazione di ostaggi civili, e che ha lasciato nelle popolazioni locali \u201cuno straccio di rancori e risentimenti nei confronti della comunit\u00e0 italiana, che ancora oggi stenta ad attenuarsi\u201d.<\/strong>&nbsp;L\u2019internamento concorreva al fine della \u201csbalcanizzazione\u201d del territorio. Era questo un vecchio proposito fascista \u2013 che oggi chiameremo pulizia etnica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito degli \u201c<em>italiani brava gente<\/em>\u201d, con le sue pratiche discorsive, ha evidentemente influenzato il \u201cGiorno del Ricordo\u201d, le cui frecce sono rivolte unicamente e, per l\u2019ennesima volta, contro i popoli della sponda Orientale dell\u2019Adriatico, contro i \u201cbarbari\u201d slavi, croati e sloveni, gli \u201cinfoibatori anti-italiani\u201d. Abbiamo cos\u00ec assistito e continuiamo ad assistere a una semina intensa di rancori e odio contro popoli che subirono gli atroci crimini del fascismo, una campagna che \u00e8 un ennesimo prodotto di falsa coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto il libro \u00e8 attraversato da una radicata e appassionata convinzione, che un giorno, forse nemmeno troppo lontano (ma questo dipende da noi!), cesseranno del tutte le rimozioni e le false revisioni, quando non ci saranno pi\u00f9 carte da nascondere in qualche \u201c<em>armadio della vergogna<\/em>\u201d, finir\u00e0 la leggenda del \u201c<em>fascismo che ha fatto anche qualcosa di buono<\/em>\u201d, e del confino descritto da Mussolini, e oggi da Berlusconi come luogo di villeggiatura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Note:<\/strong><br>1_ G. Scotti, I massacri di lugio, Red Star Press, Roma 2017, pp. 237.<br>2_I&nbsp;<em>Wu Ming<\/em>, insieme al collettivo&nbsp;<em>Nicoletta Bourbaki<\/em>, si sono occupati del confine orientale nel loro blog&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/\">https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/<\/a><br>3_G. Scotti, I massacri di lugio, Red Star Press, Roma 2017, pp. 234<br>4_Ivi, pp. 235.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.redstarpress.it\/index.php\/catalogo\/product\/view\/2\/81\">\u201c<strong>I massacri di luglio<\/strong>\u201d di Giacomo Scotto, Red Star Press 2017<\/a><br>Collana: Unaltrastoria<br>Pagine: 256 pp. illustrato con foto d\u2019epoca<br>Formato: 13\u00d720 cm brossurato con bandelle<br>Isbn: 9788867181124<br>Prezzo: 18.00 Euro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di:\u00a0Francesco Filippini \u201cAd Arbe ci misero nelle tende. L\u00ec hanno cominciato ad ucciderci con la fame. 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