{"id":1246,"date":"2017-11-15T20:26:00","date_gmt":"2017-11-15T19:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.glomeda.org\/?p=1246"},"modified":"2023-01-23T20:32:21","modified_gmt":"2023-01-23T19:32:21","slug":"la-lotta-e-armata-ed-deriveapprodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.glomeda.org\/index.php\/2017\/11\/15\/la-lotta-e-armata-ed-deriveapprodi\/","title":{"rendered":"La lotta \u00e8 armata, ed. DeriveApprodi\ufffc"},"content":{"rendered":"\n<p>di:&nbsp;<strong>Francesco Fanesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lotta armata o terrorismo? Violenza soggettiva o necessit\u00e0 oggettiva? Violenza d\u2019avanguardia o avanguardistica? Questi sono tra i quesiti che appassionati e studiosi affrontano da sempre quando si misurano con il tema della violenza intesa come \u201ccategoria del politico\u201d.&nbsp;<strong>La riflessione che Gabriele Donato ci propone nel suo \u201c<a href=\"http:\/\/www.deriveapprodi.org\/2014\/11\/la-lotta-e-armata\/\">La lotta \u00e8 armata<\/a>\u201d (Derive Approdi) un pregio lo ha ovvero non tenta \u2013 per quanto possibile \u2013 di propinarci l\u2019ennesimo giudizio di parte sulle dicotomie sopra citate attraverso sermoni sulle dottrine marxiste, leniniste, soreliane o quant\u2019altro<\/strong>; si limita a focalizzare un\u2019attenzione pi\u00f9 asettica possibile su di un ambito ben delimitato nel tempo e nello spazio: la nascita e lo sviluppo che ha avuto l\u2019opzione armata come forma di lotta politica nel dibattito interno alla sinistra extraparlamentare italiana negli anni 1969-1972, dai suoi albori teorici fino alle sue prime attuazioni pratiche.Come \u00e8 nata, come si \u00e8 sviluppata, in che termini e da chi \u00e8 stata discussa all\u2019interno della sinistra rivoluzionaria l\u2019ipotesi dell\u2019uso sistematico della violenza politica nei mesi successivi all\u2019\u201cautunno caldo\u201d? Come si \u00e8 arrivati dall\u2019elaborazione teorica, attraversando lo spontaneismo, agli \u201canni di piombo\u201d? Queste sono le domande cui l\u2019autore tenta di rispondere attraverso un\u2019analisi serrata e fin troppo esaustiva dall\u2019infinita pubblicistica prodotta dalle maggiori organizzazioni extraparlamentari dell\u2019epoca, su tutte Potere Operaio, Lotta Continua e Cpm (future Brigate Rosse).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La tesi di&nbsp;<em>Donato<\/em>&nbsp;\u00e8 semplice e tutt\u2019altro che innovativa ma sostanzialmente condivisibile: il ricorso alle armi prima ipotetico e poi via via sempre pi\u00f9 messo in pratica \u00e8 sostanzialmente entrato nei ragionamenti della sinistra antagonista in reazione alla \u201crivoluzione mancata\u201d<\/strong>; rivoluzione attesa e data per certa dopo il biennio \u201968-\u201969; cio\u00e8 dopo i grandi movimenti di radicale contestazione, che avevano prodotto in certi ambienti un clima messianico di attesa del radicale mutamento dei rapporti di forza nella societ\u00e0.L\u2019undici settembre 1969, con uno sciopero nazionale dei metalmeccanici, ha dunque inizio l\u2019\u201cautunno caldo\u201d. Con le battaglie all\u2019interno delle fabbriche, negli ambienti operaisti si inneggia al \u201cgrande balzo in avanti\u201d di ispirazione maoista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In quel magma si forgiarono dirigenti e militanti della sinistra rivoluzionaria, quella decisa nel rifiutare obbiettivi intermedi e convinta dell\u2019inevitabilit\u00e0 di una rivoluzione cui occorreva prepararsi.<\/strong>&nbsp;Ma un primo brusco risveglio si ebbe gi\u00e0 il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana che sanc\u00ec l\u2019avvio della \u201creazione\u201d di quei poteri occulti in funzione anticomunista (con cui ancor oggi siamo costretti a fare i conti) e soprattutto la vittoria del \u201criformismo\u201d concretizzatasi con l\u2019approvazione in parlamento dello Statuto dei Lavoratori nel maggio \u201970, grazie alla decisiva astensione del PCI.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel \u201971 il clima peggiora ancora: nelle istituzioni, con l\u2019elezione grazie ai voti dell\u2019MSI di Giovanni Leone a Presidente della Repubblica, e nelle piazze con una repressione poliziesco-giudiziaria senza precedenti. Il 1972, con il ritorno alle urne e la conseguente vittoria del centro destra andreottiano e con il significativo e contemporaneo calo numerico della contestazione radicale sia a livello di piazza che nelle fabbriche, rende evidente ai movimenti una dura realt\u00e0: il sessantotto in Italia non \u00e8 una rivoluzione sociale, ma solo un annuncio di rivoluzione. Donato sostiene che \u00e8 da qui, dalla paura di riflusso, dalla disillusione per l\u2019imminenza della svolta rivoluzionaria, che l\u2019opzione armata, fino a quel momento pi\u00f9 discussa che realizzata, prender\u00e0 definitivamente il sopravvento con l\u2019egemonia, anche estetica, di brigate Rosse e Prima Linea.<\/p>\n\n\n\n<p>Potremmo dire, semplificando un poco, che&nbsp;<strong>Piazza Fontana e gli accordi sindacali ottenuti dai riformisti hanno sconfitto lo \u201cspontaneismo\u201d del biennio \u201968 \u2013 \u201969; dall\u2019analisi dei documenti che ci propone Donato si evince chiaramente che dopo il 1970 l\u2019idea di rivoluzione non potesse pi\u00f9 essere considerata un momento insurrezionale da attendere, essa poteva e DOVEVA ora essere ORGANIZZATA.<\/strong>&nbsp;Ed anche gli obiettivi cambiano: scrive M. Moretti (BR) \u201csi tratta di riconoscere che il sistema capitalistico non pu\u00f2 reggersi senza l\u2019appoggio dei revisionisti (sindacati e partiti di sinistra NdA) e che questi divengono, obiettivamente, i pi\u00f9 pericolosi avversari di classe\u201d. Dunque lo spostamento del conflitto dal terreno economico \u2013 rivendicativo a quello politico: lo Stato ed i suoi rappresentanti. Il ragionamento si palesa durante gli scontri alla manifestazione per il primo anniversario della strage alla Banca dell\u2019Agricoltura: a Milano, i servizi d\u2019ordine dei gruppi (AO e LC su tutti) per la prima volta contrattaccano affrontando apertamente la polizia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Di fatto da qui in poi il dibattito (notevole) all\u2019interno della sinistra rivoluzionaria non verter\u00e0 pi\u00f9 sulla leicit\u00e0 o meno dell\u2019uso della violenza come lotta, bens\u00ec sulle sue pratiche.<\/strong>Forse proprio in questo momento storico sta l\u2019errore pi\u00f9 grande (non l\u2019unico), a mio parere, di tutte le elaborazioni teoriche di movimento dell\u2019immediato post \u201968 e cio\u00e8 l\u2019aver creduto possibile \u201cun processo rivoluzionario senza soggetto sociale\u201d, ovvero senza le masse; \u201cl\u2019intenzione di ricorrere alla violenza non si diffuse sulla base di spinte di massa incontenibili, non fu la conseguenza di una crescita impetuosa delle idee rivoluzionarie; si configur\u00f2, al contrario, come un tentativo di reagire alla crisi di consenso dei gruppi extraparlamentari\u201d.Il resto lo fecero il clima di violenza diffusa (e incontrollata), le citate elezioni con la vittoria del blocco conservatore e le pesanti conseguenze, anche in termini di scelte, conseguenti l\u2019omicidio del commissario Calabresi, tutto nel 1972. Circostanze che precipitarono la sinistra rivoluzionaria ed una grande fetta dei suoi militanti verso il partito armato, spazzando via ogni diversa opzione in campo, rompendo gli indugi nel senso della clandestinit\u00e0, dell\u2019uso delle armi per le azioni \u201cesemplari\u201d che caratterizzeranno poi l\u2019intero decennio e oltre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La lotta \u00e8 armata<\/strong>&nbsp;di&nbsp;<em>Gabriele Donato<\/em>, Ed.&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.deriveapprodi.org\/2014\/11\/la-lotta-e-armata\/\">Derive Approdi<\/a>&nbsp;2014, 384 pp. (<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/pages\/La-lotta-%C3%A8-armata-Gabriele-Donato\/1284963774977030\">Pagina FB del libro<\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di:&nbsp;Francesco Fanesi Lotta armata o terrorismo? Violenza soggettiva o necessit\u00e0 oggettiva? Violenza d\u2019avanguardia o avanguardistica? 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