info@glomeda.org
Monday, 06/09/2010

FEATURES
home
archivio
agenda
speciali
downloads
links



14/02/2005 | Blocco Imesa Comunità Resistenti contro la guerra
JESI/MARCHE
ATTIVISTI BLOCCANO L'IMESA, IMPRESA DI GUERRA


Incatenandosi ai cancelli, un centinaio di attivisti dei centri sociali e delle Comunità Resistenti delle Marche hanno bloccato per più di due ore, le attività di produzione e di movimentazione merci dell'Imesa, azienda del gruppo Schiavoni.
L'Imesa, impresa produttrice di quadri elettrici, gestisce direttamente un appalto per il ripristino dell'illuminazione elettrica a Bassora, nell'Iraq occupato.

Più di 150 operai hanno partecipato con attenzione alla conferenza stampa che si è tenuta nel piazzale antistante alla fabbrica. Nessuno di loro ha tentato di forzare il blocco. Molti hanno espresso solidarietà all’iniziativa pur sottolineando la difficoltà di esprimersi per paura di ritorsioni sul posto di lavoro. I dirigenti dell’azienda hanno tentato in un primo momento di convincere gli attivisti a togliere le catene che impedivano l’accesso all’ingresso, ma senza successo.

"Questa è un'azione di resistenza concreta contro la guerra, per il ritiro delle truppe e delle imprese che lucrano sulla guerra, per la liberazione immediata di Giuliana Sgrena."



Leggi il testo del volantino distribuito durante l'iniziativa.

Leggi il comunicato delle Comunità Resistenti delle Marche.

Guarda il video realizzato da MpTv/Glomeda Comunicazione.

Guarda la galleria fotografica.




BLOCCO ALL’IMESA
CRONACA DI UN’AZIONE RESISTENTE
[Ascolta la corrispondenza audio.]


Il blocco della produzione e delle merci dell’Imesa, azienda collaborazionista con le forze di occupazione in Iraq, è iniziato alle ore 13,30, in coincidenza con i primi rientri in fabbrica dei lavoratori usciti per la pausa-pranzo.
L’azione è stata realizzata da oltre un centinaio di resistenti che si sono divisi in due gruppi: un primo gruppo ha bloccato l’accesso attarverso il cancello posizionato difronte agli uffici, mentre un secondo gruppo ha bloccato la strada laterale che conduce ai cancelli dei capannoni ed a quelli destinati al carico/scarico merci.
Sulle inferriate che circondano lo stabilimento, sono stati affissi gli striscioni che comunicavano vistosamente i motivi dell’azione: per il ritiro immediato delle truppe e delle imprese che arricchiscono sul bottino di guerra, contro il rifinanziamento della missione in Iraq, contro il clima di “unità nazionale” che ancora una volta si tenta di costruire intorno al sequestro della Sgrena, per un’azione di resistenza concreta alla guerra, capace di cogliere gli snodi della guerra globale collocati nei territori.
Nell’arco di pochi minuti i circa 200 lavoratori dell’Imesa che dovevano rientrare si sono accalcati su una delle principali vie di comunicazione della Zipa.
Intorno alle ore 14,00 è iniziata la conferenza stampa, mentre polizia e carabinieri si posizionavano nelle vie adiacenti allo stabilimento.
La conferenza stampa è proseguita sotto forma di assemblea con i lavoratori rimasti fuori dai cancelli: malgrado la presenza provocatoria dei vertici aziendali, nessuno dei lavoratori, ad esclusione di due impiegati degli uffici, ha tentato di aggirare il blocco.
L’assemblea e gli interventi informativi sulle responsabilità dell’Imesa nella gestione degli appalti in Iraq, sono stati seguiti con attenzione da tutti i presenti.
Dopo circa due ore il blocco è stato sciolto: prima di rientrare molti lavoratori hanno espresso la loro solidarietà ai manifestanti ed hanno colto l’occasione per denunciare il clima anti-sindacale presente in azienda.
Il blocco, collocato strategicamente nello “spezzato” del turno, ha determinato un effetto trascinamento per cui, tra i tempi di rientro e di riattivazione degli impianti, l’intera attività lavorativa pomeridiana, compresa quella relativa alla movimentazione delle merci, è stata pregiudicata.

Nella giornata di sabato la notizia ha avuto larghissima eco sulla stampa (vedi rassegna stampa su Glomeda), anche in considerazione del rilievo che il gruppo Schiavoni riveste nell’economia regionale, ed ha aperto un ampio squarcio sulle altre aziende ed organizzazioni aziendali che hanno importanti interessi nell’Iraq occupato.
Il blocco all’Imesa rappresenta una modalità di traduzione concreta e materiale della volontà di resistere alla guerra, contro ogni tentativo di ridurre il conflitto a litania testimoniale e contro ogni lettura “conservatrice” della fase che stiamo attraversando.




RASSEGNA STAMPA
[Leggi la rassegna stampa completa]

Dal Corriere Adriatico

ORE 14, I “RESISTENTI” ASSALTANO L’IMESA.
Sotto accusa gli appalti dell’azienda in Iraq.
Un centinaio di persone bloccano i cancelli.


Jesi – Una catena a bloccare l’ingresso e avviluppati a essa cinque giovani che si passano un megafono. Manifesti contro la guerra, alte note di musica alternativa, scritte sul muretto di un’altra entrata laterale. E’ questa la scena che si presenta nel pomeriggio di ieri, poco prima delle 14 a Jesi davanti alla ditta Imesa, zona Zipa. E di fronte al blocco, senza possibilità di entrare, operai e impiegati che, ignari dell’occupazione, si guardano attorno, chiedono spiegazioni, non sanno cosa fare.
“E’ il nostro no alla guerra in Iraq e a chi con questa fa affari d’oro” gridano i dimostranti delle Comunità Resistenti delle Marche. L’accusa è lanciata senza mezze misure:”Rivendichiamo il nostro diritto a fermare le imprese che come l’Imesa speculano sulla guerra. Il gruppo Schiavoni in un articolo del dicembre scorso si vantava di trarne profitti. Non si è lasciato sfuggire l’affare Iraq! Oltre mille quadri elettrici sono già stati inviati a Bassora, protetti da una scorta di carriarmati e mezzi blindati, grazie all’appalto ottenuto dal Pentagono”.
Intanto cresce il numero delle persone che si raccoglie davanti all’Imesa: carabinieri e polizia, dipendenti sempre più frastornati.
Qualche centinaia di presenti, tra cui dominano le chiassose figure degli occupanti. [...]
Paolo Cognini, uno dei leader dei manifestanti, spiega le loro ragioni:” L’appalto che l’Imesa ha ricevuto in Iraq è un premio concesso dagli Stati Uniti al nostro Paese per la complicità nelle azioni di guerra. Ma non si può guadagnare sulla vita altrui”.
La ditta Imesa, con sede ad Ancona e a Jesi, è specializzata nella produzione di quadri elettrici ed è parte di un ben più ampio gruppo guidato da Sergio Schiavoni e i figli Giampiero e Claudio. L’invio di quadri elettrici per l’illumunazione delle strade a Bassora si inserisce nel piano di ricostruzione post-bellica. “Ma come si può parlare di ricostruzione se la pace non c’è? L’appalto è stato assegnato dal Pentagono...”, sostiene tra i dimostranti Enza Amici. Continuando: “Non siamo contro i lavoratori dell’Imesa, ci assumiamo tutte le responsabilità. Questi minuti sottratti non devono essere tolti dalla loro giornata di lavoro”.
[...] Alle 14,45 il centro sociale decide di smontare tutto. Ammainati i manifesti, sciolte le catene, tutti via senza disordini. I lavoratori possono rientrare, Un’oretta di pausa e di inaspettato dibattito.


LA NOTIZIA RIMBALZA A ROMA
E LA GARDINI ATTACCA PRODI


Jesi – Il blitz portato a termine ieri pomeriggio all’esterno dei cancelli dell’Imesa ha avuto ieri anche una eco nazionale. “Un gruppo di giovani no global si è incatenato a Jesi per boicottare un’impresa marchigiana che lavora in Iraq per ripristinare l’illuminazione pubblica della città di Bassora. Sono questi i giovani che piacciono al compagno Prodi? Quelli che lui ha in mente per la campagna elettorale dell’Unione?”. A chiederlo è stata la portavoce nazionale di Forza Italia Elisabetta Gardini, nel corso di un incontro politico romano. Poi Elisabetta Gardini – come riferisce un lancio dell’agenzia di stampa Ansa – ha successivamente concluso il suo intervento rivolgendosi ironicamente al leader del centro-sinistra:”Professore, ci illumini”.


Da "Il Manifesto"

OGGI NON SI LAVORA PER L’IRAQ, “GIULIANA LIBERA”
A Jesi i centri sociali bloccano la produzione all’Imesa, che “fa affari con l’occupazione di Baghdad”


Sergio Sinigaglia – Jesi (Ancona) Giuliana libera, lo senti ripetere nei posti più impensabili. Per esempio, all’Imesa. L’Imesa è una fabbrica specializzata nella costruzione di quadri elettrici. Fa parte del Gruppo Schiavoni, (oggi patron dell’Ancona Calcio). 50 milioni di euro di fatturato, 600 dipendenti circa che spaziano dall’importazione di prodotti elettromeccanici, a società di vigilanza e sicurezza industriale, costruzione di centri industriali.
Un’attività a tutto campo, con delocalizzazioni nei Balcani, in Romania e Bulgaria.
Un'azienda che non poteva rimanere insensibile di fronte al business di guerra offerto dall'occupazione militare in Iraq. E infatti, la famiglia Schiavoni non si è fatta sfuggire un appalto a Bassora per la costruzione di quadri elettrici, in collaborazione con Elettro-Energia. E certamente di commesse militari se ne intende, visto che, come scriveva mesi fa un giornale locale in un articolo intitolato “Dall'Ancona all'Iraq, 2005 di sfide per l'Imesa” si legge che la portaerei Cavour ha “un cuore tutto jesino”. Ma ieri questo cuore si è arrestato per un paio d'ore, grazie all'azione messa in atto dai centri sociali delle Marche. In più di un centinaio si sono presentati ai cancelli della fabbrica di Jesi e hanno bloccato per quasi due ore la produzione e il carico e lo scarico delle merci. In quattro si sono incatenati all'entrarta principale, così che quando operai e impiegati (l'impianto occupa 120 persone) si sono ripresentati per il turno pomeridiano hanno trovato l'accesso bloccato. Gli striscioni appesi intorno alle inferriate rinnovavano la protesta contro il conflitto bellico e le imprese che fanno gli affari sulla pelle degli iracheni. Negli interventi che si sono succeduti è risuonato forte l'appello per la liberazione di Giuliana Sgrena, “conseguenza di una situazione di guerra che travolge tutto e tutti”.
Operai e impiegati hanno ascoltato attenti i discorsi. C'è da tenere conto del fatto che l'Imesa non ha neanche un minimo di rappresentanza sindacale.
Come ci ha dichiarato un operaio, di scioperi non se ne parla, eccetto occasioni eccezionali. Eppure, nessuno ha tentato di scavalcare i bassi cancelli che limitano l'area. [...]
Del resto, la guerra in Iraq e la liberazione di Giuliana valgono sicuramente i sessanta minuti di ritardo della produzione.



LA RICOSTRUZIONE in IRAQ sul WEB

- Network di imprese italiane per la ricostruzione dell'Iraq (www.iraqitalia.it)

- Rebuild Iraq 2005 (http://www.rebuild-iraq-expo.com/)

- Rebuilding Iraq (http://www.rebuilding-iraq.net/)

- Naomi Klein - La ricostruzione dell'Iraq? E'una privatizzazione mascherata (13 aprile 2003)




Glomeda Comunicazione Globale
www.glomeda.org
 



AGENDA

AGENDA


Global Project

Ya Basta Marche

Csa Oltrefrontiera

Csa Sisma

Csoa T.N.T.

Squola s.p.a.

Csa Kontatto

Csa Fabbri




home | archivio | agenda | speciali | downloads | links