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La società civile argentina continua ad autorganizzarsi, a crescere, a svilupparsi, a lavorare collettivamente, coinvolgendo persone e gruppi dei diversi settori sociale. Una piccola società nuova è nata nel seno dell’Argentina che affonda...
Progetto del Centro di Salute Autogestito (ambulatorio popolare)
Promosso da YaBasta! Marche e dal Movimento Piquetero Lavoratori Disoccupati Solano
- La presentazione del progetto [Glomeda] [Global Project]
- La Carovana 2008 di YaBasta! a Solano
L’Argentina come laboratorio sociale di resistenza al neoliberismo
Dopo la nostra partecipazione al III Forum Social Mundial di Porto Alegre, abbiamo deciso di spostarci nuovamente a Buenos Aires, per continuare ad incontrare quelle realtà già conosciute e non, e per approfondire la situazione attuale, quell’interessante laboratorio sociale che è l’Argentina. Ed è per questo che abbiamo preso contatti, nel sud della provincia di Buenos Aires (più precisamente a Solano) con il Movimento Lavoratori e Disoccupati (MTD) , movimento piquetero, che ci ha fatto immergere in questa nuova esperienza di autorganizzazione sociale che si sta producendo e sviluppando: “un cuneo sovversivo dentro e contro la globalizzazione”.
Come Ya Basta Marche abbiamo pensato di proporre qui in Italia un sostegno concreto al progetto di “Centro Salute Autogestito”, progetto che fa tesoro della concezione di autogestione ed autonomia che si costruisce dentro le forme di auto-organizzazione della società civile, aprendo così una comunicazione diretta con il movimento.
I fratelli e le sorelle del MTD sono fra le realtà più perseguitate e colpite dal potere repressivo, essendo un movimento radicale e completamente autonomo da qualsiasi forza politica istituzionale, perciò è di rilevante importanza la presenza- testimonianza dei volontari che decideranno di recarsi nelle loro comunità.
Origine dei movimenti picchetteri
Per capire il sorgere e lo sviluppo dei movimenti dei disoccupati degli ultimi anni in Argentina, per comprendere le nuove forme di lotte, las puebladas, i nuovi attori sociali e politici, è necessario rivedere le trasformazioni strutturali di più di venticinque anni di neoliberismo.
Dai primi anni novanta il mondo lavorativo ha sofferto un grande stravolgimento, perdite delle conquiste storiche dei lavoratori, crescita dello sfruttamento. A fianco a tutto ciò, un livello di espulsione di lavoratori in eccedenze, che ha fatto diventare i disoccupati, non più un “esercito di riserva”, ma in “popolazioni eccedenti “, milioni di persone che non hanno accesso ai diritti fondamentai per esistere (sopravvivere) . La classe politica e le strutture sindacali tradizionali sono stati complici del processo di consegna ed esclusione.
Come risposta , prima nelle altre province e poi nella capitale e nella provincia di Buenos Aires, si sono sviluppati metodi di resistenza sociale che hanno dato vita a nuove espressioni di protagonismo popolare.
Fuori Buenos Aires le lotte prendono caratteristiche di vere “puebladas”. Popolazioni intere che vivevano delle imprese dello stato (YPF-petroleo , Gas dello Stato, etc) e che quando sono state privatizzate queste zone si trasformarono in “popoli fantasma” di senza-lavoro, come a Salta, Jujuy, Cutral-Co, dove si sono sviluppate le prime esperienze di lotta secondo la nuova realtà, trasferendo il fulcro del conflitto dalle fabbriche alle strade.
Se prima si cercava di paralizzare la produzione (dentro le fabbriche) adesso, nel territorio, si cerca di interrompere la libera circolazione delle merci, con l’obbiettivo di colpire dove al capitalismo fa più male.
Dall’Argentina ci arriva un esempio di nuova “costitutività della moltitudine”, di embrioni sempre più sviluppati di autorganizzazione sociale, dando vita a nuovi dispositivi che hanno costruito nuove “composizioni di resistenza e di desiderio, di contropotere”.
La democrazia diretta insorge con forza fra i nuovi picchetti ; assemblee popolari svolte nelle strade bloccate, elezioni dei delegati con mandati revocabili, la lotta e le azioni basate sul protagonismo plurale come unico modo di arrivare a un negoziato diretto con il governo.
In tutto il Paese le mobilitazioni, sit-in, tende permanenti, occupazioni di strutture pubbliche, “ollas populares” (distribuzione popolare di cibo) e soprattutto il blocco di strade, ed il picchetto, sono un fedele specchio della continuazione delle prime “puebladas“.
Più recentemente , altre forme creative si sono aggiunte alle lotte picchettere: i “caserolazos” della classe media nelle grandi città e l’occupazione di fabbriche che producono attraverso la cooperazione e il controllo operaio, e che insieme, con la loro convergenza di obbiettivi, hanno fatto entrare in crisi (e cadere) più di un governo, come è successo il 19 e 20 dicembre 2001, quando gli abitanti di Buenos Aires si riversarono nelle strade e nelle piazze, costringendo alla fuga il Presidente, e dopo il Massacro di Avellaneda a giugno 2002 , quando assassinarono i compagni Dario Santillan e Maximiliano Kosteki.
Piqueteros
I movimenti piqueteros che nascono in tutto il paese , insorgono in maniera diversa e si strutturano in più organizzazioni e tendenze.
Fra le organizzazioni che hanno mantenuto un permanente conflitto con le politiche corrotte e repressive degli ultimi anni ci sono quelle orientate ed appoggiate dai partiti di sinistra e poi quelli che come il MTD (Movimento Lavoratori Disoccupati ) di Solano , rivendicano la sua piena autonomia anche nei confronti dei partiti di sinistra ufficiale.
Tutte queste realtà hanno dato un grande impegno di lotta in comune, convergendo negli obbiettivi più importanti e nelle maggiori battaglie degli ultimi anni.
Il Movimento Piquetero MTD
E’ lo specchio delle lotte degli ultimi anni, del processo di ricomposizione delle forze popolari e delle resistenze in Argentina. Il piquete è molto di più del corte de ruta ( blocco di strada) , è la porzione visibile di una società alternativa che lotta e lavora con serietà e responsabilità per creare un’alternativa al capitalismo, che non può sorgere che dalla base dall’autogoverno delle comunità ,attraverso la resistenza e la creazione di un mondo nuovo qui e ora. Sono uomini e donne che stanno scambiando il posto assegnatoli dall’alto , con un altro che loro stessi hanno creato dal basso . Si tratta dell’autonomia, della ribellione e dell’insorgere all’ordine e al potere imposto. L’esistenza di spazi permanenti autocontrollati, permette ai MTD di creare forme di vita integrali, che abbraccino la salute , l’educazione , fino alla produzione e all’ozio. Si tratta di un aspetto che differenzia il movimento piquetero da tutti gli altri e che crea le potenzialità per aggregare autorganizzazione sociale.
Proponiamo una breve intervista di Susana (Ya Basta! Marche) ai compagni del MTD sui progetti di comunità:
- (Susana): “Puoi parlarci dei tre punti fondamentali del vostro agire politico?”
- (MTD): “Bene. La nostra lotta e le nostre attività politico-sociali si basano su tre elementari aspetti del vivere umano: lavoro, dignità, cambio sociale.
Lavoro: perchè è ciò che viene selvaggiamente negato e ciò che pretendiamo come diritto inalienabile , perchè nonostante la disoccupazione ci sentiamo parte delle categoria dei lavoratori.
Dignità: perchè senza dignità non c’è futuro. Perchè nonostante le difficoltà, non ci arrendiamo ne’ ci pieghiamo, mantenendoci in piedi senza mendicare elemosine e carità da coloro che sono responsabili della situazione di miseria che viviamo. Perchè abbiamo ereditato la dignità delle lotte storiche dei nostri antenati che continuano a vivere come la bandiera del futuro dei nostri figli; in un paese dove i diritti primari come il lavoro, la salute, l’educazione, la casa, l’alimentazione, i vestiti, la libertà di organizzarsi ed esprimersi siano rispettati.
Cambio sociale: perchè questo futuro degno dovrà costruirsi su una società giusta e di uguaglianza, e per tutto ciò si dovrà trasformare dalla radice questo sistema, finendo una volta per tutte con lo sfruttamento del uomo sull’uomo, con il dominio e l’alienazione. Questo cambio sociale si esprime nei nuovi rapporti e forme di organizzazione che stiamo costruendo al di fuori della logica del sistema capitalistico, e si proietta verso il futuro, nel bisogno di espandere e massificare le lotte del popolo in una trasformazione sociale radicale.
- (Susana): ”Sono rimasta molto colpita dal vostro modo di intervenire politicamente e nell’affrontare senza ideologie la grave crisi socio-economica cercando di ricreare dal basso organizzazione e legame sociale, molto rassomigliante al nostro italiano “fare società” attraverso il conflitto e la creazione di consenso.”
- (MTD): “Tutti i progetti svolti nel MTD, non funzionano solo con la logica di risolvere i problemi urgenti e immediati prodotti dalla grave crisi economico-politico-istituzionale, ma funzionano anche con la logica di generare una società autonoma dalle logiche del mercato liberista, creando nel concreto economia e cultura alternativa e autogestita.
Per esempio la battaglia contro l’ALCA (Area Libero Commercio Americana) conduce a ragionare, parlare e riflettere sugli OGM, sui modelli di coltivazione e sui modi che vogliono imporci nella alimentazione. Per noi la costruzione dell’orto biologico è rifiutare anche l’ALCA, e lo stesso vale per gli altri progetti che portiamo avanti, come quello della falegnameria, la mensa popolare e il forno, quello sulla comunicazione e il lavoro che stiamo svolgendo sulla salute.
Facciamo anche dei laboratori di educazione popolare: “la conoscenza è in tutti noi, la conoscenza si produce in maniera collettiva e tutti i compagni hanno la capacità di produrre conoscenza. Nessuno è cosi ignorante per non sapere niente e nessuno è cosi saggio per sapere tutto”. Con questi principi lavoriamo nei nostri laboratori di educazione popolare dove niente rimane chiuso, dove non esiste la verità rivelatrice, tutto nasce con una pratica, ma questa va anche confrontata ad altre pratiche di altri movimenti sociali, come lo zapatismo o i Sem Terra, o le pratiche e scritti di altri che hanno provato prima di noi. Niente è dogmatico o chiuso, tutto si rielabora con la pratica e questa nuova conoscenza collettiva.
Niente di tutto ciò che facciamo è fuori dal conflitto che abbiamo con il sistema, e il conflitto non è solo bloccare una strada e resistere alle cariche della polizia, ma il conflitto è quello di ogni giorno, confrontarci con il nostro vecchio modo di pensare, con il nostro individualismo, il nostro egoismo, e cercare di confrontare i nostri limiti con una condivisione di tutto ciò che riusciamo a fare.
La nostra mensa per esempio, non è una pura iniziativa assistenziale, ma è una sfida di autogestione e di condivisione, perciò pensiamo che l’azione diretta, i progetti concreti sono una colonna fondamentale del nostro agire politico.
Per noi, usufruire dei sussidi dello stato non è dare continuità alla logica del governo, generare assistenzialismo o clientelismo, ma significa utilizzare un mezzo per la autogestione in beneficio della comunità, che ci ha portato a creare i nostri progetti in base a reali bisogni sociali, è il rapporto fra le possibilità e i bisogni collettivi.”
- (Susana): “L’Ambulatorio popolare del MTD Solano nasce da qualche tempo con le energie delle compagne del movimento insieme a dei professionisti sanitari ed è un’esperienza concreta di autogestione dal basso del problema della salute e dei Servizi socio-sanitari devastati dalla crisi. Ce ne parli un attimo?”
- (MTD): “Certo, l’Ambulatorio popolare: Noi a Solano e dintorni siamo una zona altamente inquinata ,accerchiati da ruscelli inquinati da industrie che gettano in forme illegali sostanze altamente tossiche. Puoi ben immaginare che siamo in una zona altamente inquinata dove i problemi respiratori e le infezioni della pelle ci hanno portato a ragionare su una farmacia popolare e questo ci ha portato a approfondire e ragionare sulla prevenzione anche per non abusare dei medicinali.
Ci sono le organizzazioni che pensano che questo “servizio” lo dobbiamo esigere dallo Stato, ma noi oltre a pensare che dobbiamo pretenderlo dallo Stato, pensiamo che dobbiamo costruire qualcosa di alternativo. Intendiamo la salute come parte della nostra autonomia, della autonomia dei popoli. Non accettiamo di essere sempre dipendenti del monopolio dei laboratori medicinali, dei medicinali e dello Stato ed è cosi che abbiamo cominciato a lavorare in questo progetto di salute, svolgendo laboratori di prevenzioni e di capacitazione. Abbiamo la farmacia popolare e stiamo lavorando molto con alcuni medici ed infermieri volontari per avere un centro di salute con una strumentazione di base ma efficiente come un’ecografo, un impianto per radiografia ecc...
Soprattutto parliamo di “promozione alla vita” cioè, per noi costruire autonomia significa imparare a vivere in un'altra maniera. Promuovere la vita è promuovere una maniera diversa di vederci, uno stato d’animo diverso; vedere la vita da un altro angolo e questo ha a che vedere con la salute mentale, la salute del corpo… da questo punto di vista lavoriamo sulla salute e non è niente isolato del resto delle rivendicazioni e della vita del movimento. La formazione è qualcosa che è inserita in ogni esperienza che si vive, come ad esempio le battaglie fatte, le repressioni sofferte, ogni vittoria conquistata.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità “La salute è lo stato di armonia tra il fisico, la psiche e il sociale” .
Considerando questo concetto di salute, crediamo che per uno stato adeguato di benessere, una persona debba essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni e poter cambiare l’ambiente.
A cura di Associazione Ya Basta! Marche
Via Colocci 11 Jesi 60035(An)
tel/fax 0731/5060 - cell 333/8235503
email yabastamarche[at]libero.it
web www.yabasta.it
(foto di Fabio Ambrosini)
(foto di Susana Ciummelli)
(foto di Fabio Ambrosini)
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